10 anni di Viaggio, Come si Vive, Cosa si prova, Problemi e Meraviglie

10 anni di Viaggio

Eh sì, ho finito la prima decade.

A calendario, tra poche settimane, posso commemorare “quella” partenza di “quel” ventottenne in “quel” continente per “quello” strano progetto…

Virgolettati di un passato lontano e fiabesco da “c’era una volta”.
È simpatica la retrospettiva, ti fa sempre sentire figo perché provi a esercitarla da una certa un’altezza ed esperienza. Dall’alto guardi verso il basso. Sei in cima a una scala temporale e vedi quanto eri piccolino, in fondo, titubante sul primo piolo…mentre adesso… ahhh. Sguardi che ti fanno sentire cresciuto, consolidato e soddisfatto.

Ma viaggiare non è sempre “salire” più in alto.
Qualcosa cresce e diventa “di più”, qualcos’altro diventa di meno.

Metto un po’ in discussione quella linearità che va dal principiante all’esperto dal bambino all’adulto, dall’allievo al maestro, dallo sfigato al ganzo.
Non mi sento cintura nera, né mi sento arrivato.

Sono veramente una versione migliore di me stesso? Forse.
Ma in tutta quest’altezza ci sono anche bassezze, inciampi e rotture, disorientamenti e capricci.
E allora in occasione del decimo compleanno, vivisezioniamo questo viaggio, violando la mia privacy, per capire come va.

Geografia, Dove siamo, Dove andiamo e …Chi siamo

Argentina dopo 10 anni di viaggio

Ci siamo, stiamo per toccare fondo, siamo all’inizio della Patagonia che ci si è congelata sotto i piedi. Dopo un paio di notti in campeggio a “meno qualcosa” e una a meno dieci suonati ci siamo convinti ad aspettare. L’estate e l’inverno sono capovolti rispetto ai nostri, oppure i nostri lo sono rispetto a quelli dell’emisfero australe. Quindi il nostro progresso puramente geografico s’interrompe per cause climatiche (e di stanchezza). Aspettiamo il disgelo e facciamo un letargo nelle nostre case, dove gli altri festeggiano l’estate.

La fine di tutto sarà la famosa Ushuaia??

Non me ne frega niente, se Ushuaia fa schifo la metà di quello che ho sentito non ci arrivo nemmeno, non finisco il viaggio per forza con una minchia di selfie davanti al cartello della fine del mondo. No grazie.

Voi non comprate un gatto per riempire il profilo d’instagram vero?
E quindi io non faccio un viaggio per finirlo sulla linea d’arrivo tracciata da milioni di selfomani.

Se qualcosa o qualcuno ci dirà che vale la pena ci spareremo questa tarantella di sterrati martellanti per arrivare fino all’ultimo lembo di terra.. (che in realtà si troverebbe in Chile invece che Argentina). Se non varrà la pena il Gran Finale potrà essere un sogno notturno, un presagio diurno, una birra in un bar, un colpo di testa. Va bene così, vorrei finire su una nota alta, questo sì, ma non so ancora quale sarà.

Un grippaggio potrebbe andare…

Incontri

L’Argentina è tra le prime posizioni come densità di simpatia per chilometro quadrato. Abbiamo avuto incontri deliziosi con gente ospitale.

“Non parlare con gli sconosciuti” è qualcosa che non è mai stato insegnato all’infanzia di questa terra. Il Chile ci assomiglia di più: “tu stai lì e io sto qui, arrivederci”, ma anche in Chile la fortuna o il destino hanno tramato i primi incontri veramente piacevoli dopo un inizio drammatico da turisti senz’anima.

Come detto altrove, se lascio un Paese senza un nuovo amico, mi sento male dentro.

Abbiamo fatto un buon lavoro anche quest’anno.

Scontri

Mah, quasi niente di estremo. Forse più capricci mentali e qualche delusione culturale. Tipo che non ho visto MAI, in un anno, qualcuno con un libro aperto in mano. Ho fatto veramente POCHE chiacchierate stimolanti. Non giro certo per biblioteche o circoli letterari ma mi sarebbe piaciuto non asfissiare mentalmente. Fortuna che, a parte qualche persona veramente interessante, il resto dell’ossigeno è arrivato dai libri nei quali ho dovuto chiudermi per salvaguardare un certo equilibrio mentale.
Parlo di situazioni tipo: dopo un mese in un motel a sentir parlare di telenovele turche e profili instagram o un altro mese nel deserto di Atacama a schivare feste reggaetton e cocktail di rum+qualcos’altro.

Fa male quando metti Coldplay e ti chiedono se è l’ultima di Bieber, quando parli con grandi viaggiatori in Patagonia e menzioni Chatwin che ha scritto, porcaputtana, “IN PATAGONIA” e non l’hanno mai sentito. Quando devi spiegare che Trump è sì un cesso ma non è effettivamente una marca di gabinetti quanto un presidente. Che l’America non l’hanno scoperta “intorno” al 1480 ma proprio nel 1492. Che Stephen King non è un rapper ma uno scrittore. Che Netflix fa roba semplice semplice ma meglio delle telenovele, che un libro puoi leggerlo anche sull’iphone e via dicendo. Insomma deserto, deserto e poi quasi solo sorrisi e semplicità. Che non è male se non avessi anche una mente avida di conoscenza da nutrire ogni tanto.

Io e Olga

Claudio e Olga Piedras Roja Chile

Il viaggio ci ha scavato e reso sempre più complementari e sintonizzati. Nonostante il rapporto full-contact senza esclusione di colpi, sopravviviamo l’uno all’altra sempre meglio. Anzi, mi viene difficile pensare alla strada senza di lei.

Abbiamo messo a punto un sistema di micro-litigate estinguibili con solletico o sguardi comici e anche una condivisa, e coatta, astinenza dai comfort.

Siamo un’ottima squadra.

Come tra il Piccolo Principe e la Volpe c’è una mutua educazione per creare conformità spirituali e fisiche (dobbiamo incastrarci in tenda e sulla moto come due pezzi di puzzle).

Chissà se un domani anche il governo Europeo la tratterà non come un’immigrata da sgomberare dopo tre mesi ma come la mia compagna senza bisogno di firmare contratti medievali di fronte al sindaco di una città dove non vivo o dinanzi a un Dio in cui non credo di credere.

Io e il Futuro

Ecco il punto dolente, camuffato nella lista. Qui c’è il nervo scoperto.

Di certo non ho più né la fantasia né l’ingenuità magica dell’inizio. Inutile cercare di recuperare quell’estasi onirica, impaurita, avventata e frizzante. L’inizio è già “iniziato” da troppi anni ormai per ricostruire la mia verginità di viaggiatore.

Il problema è che il mix strada+foto+nuovi paesaggi, per quanto bello, non mi riempie più al 100%.

Il viaggio da obiettivo è diventato il contesto, il contenitore e non il contenuto.

Tornare stanziale non se ne parla. La mobilità è diventata un valore per ora irrinunciabile. Manca una “missione”, un orizzonte non necessariamente geografico che mi faccia venire un po’ di pelle d’oca. Sarà un atto creativo come scrivere o girare un documentario? Sarà arrembare il continente asiatico e conquistarmelo via terra? Sarà riprendere in mano i miei progetti orfani come questo blog o il podcast? Cambiare mezzo e andare a vivere in Furgone?

Non lo so, non sputo nel piatto dove mangio… eppure manca un po’ di sale. Mi spiego?

E come se sai di essere fortunato, sai di fare una vita che molti sognano, eppure l’abitudine ormai si è insinuata come un’erbaccia. Il giardino rimane bello ma non perfetto. Non te ne fai una colpa perché sei consapevole che è normale, è umano che le cose ripetute si appiattiscano. Succede per le relazioni, per i lavori i domicili i pensieri.

Per alcuni sopravvivere è già una degna occupazione per sentirsi motivati e orientati, per altri bisogna andare oltre ma non è ben chiaro dove.

Io sono qui, a vivere una vita che mi da ancora tanto, ma che non mi ammalia più come all’inizio. Sarà il principio di una Noia mortale oppure una trasformazione da un’innamoramento verso un amore più maturo? Chi vivrà vedrà. Cmq non mi lamento, ci mancherebbe. Oppure l’ho appena fatto?

Deserto di Atacama

Lavoro in Viaggio

Quanto segue estende e aggiorna la persistente faccenda di “Come mi guadagno da vivere viaggiando”, qui c’è la morbosità, spesso comprensibile, di chi pensa “sì sì bello bello… ma i soldi per tutto questo dove li trovi??”

E sul tema scrissi un articolo bomba, pluri-acclamato da chi si è annoiato di vedere i tutorial di chi promette vite paradisiache in “10 passi” con un paio di sgami giusti sui social, colpi segreti con il SEO e barbatrucchi html.

Un articolo di blog è finito pure su una rivista ispirando suicidi, cambi netti di direzione e lavoro costruttivo. Cambiare Vita, Viaggiare per il mondo, Lavorare Online

Situazione tipo Matrix:

  • pillola blu continui a credere in un mare di cazzate tipo che semplicemente pompando articoli in un blog, like su facebook e richieste agli sponsor finisci per girare il mondo pagato. Te la spassi e guadagni.
  • pillola rossa capisci che dietro le foto patinate qualcuno si sta facendo un culo lo stesso, che viaggiare di per sé non genera milioni, scrittori non si diventa facendo km e un blog non è l’ultima invenzione che sta aspettando il mondo.

Se vuoi leggere l’articolo ti avverto che spegnerà certi sogni ma amplificherà il tuo senso di realtà di 10 volte gettando ponti solidi tra la sega mentale ed il senso del reale.

Business online

Benone, è il primo anno con meno 7% di vendite (parlo dei miei video), alzo le antenne ma non mi allarmo, il mio stile di vita minimalista mi permette di spendere veramente poco.

Guadagnare il doppio, per un minimalista, inizia dallo spendere la metà.

Tuttavia senza essere Nostradamus avevo predetto da anni che questa “bolla” di business online, nel settore della fotografia microstock, si sarebbe sgonfiata perché tutti i big player del settore fanno entrare sempre più persone e abbassano sempre più i prezzi. Usano il nostro sederino per provare atterraggi su nuovi mercati. Propongono tagli per farci vendere di più, collaborazioni per avvantaggiarci, membership per metterci in luce, ribassi per aumentare la nostra appetibilità. Alla fine della fiera sono quasi sempre stronzate. Cercano di massimizzare i guadagni riducendo i compensi di noi artisti per diventare più a buon prezzo sul mercato.

Se non riesco a seguire almeno il passo dell’inflazione inizio a preoccuparmi e dovrò spremermi le meningi per trovare un piano B.

Cmq rapporto costi/benefici/tempo/libertà è un ottimo lavoro. Creativo anche se non sempre, compatibilissimo con lo stile di vita mobile, non richiede spendere metà vita online a coltivare legioni di fans, ti svincola dal mercato italiano proiettandoti in quello mondiale.

Pubblicazioni

Dopo la nausea venuta con certe riviste nostrane ho smesso di scrivere articoli.

Mi sono chiesto: se non ho bisogno dei loro soldi perché mai dovrei umiliarmi solo per mantenere la mia scrittura attiva e fresca uscendo periodicamente con pubblicazioni? Ho smesso, almeno per ora.

L’idea di tradurre in inglese e pubblicare all’estero ha funzionato, avrei potuto scrivere solo per riviste in inglese ma quest’anno ho voluto pensare al viaggio, punto e basta. Ho provare a vivere la strada senza calendari editoriali, scadenze che m’inseguono e soldi da inseguire.

blog

Il Blog ha aumentato le visite in modo assurdo, anche nonostante la mia assenza prolungata. Se escludo l’intervista con l’Huffington Post non ho pubblicato nulla eppure la gente va pazza per i miei articoli sul digiuno intermittente. Ironia della sorte, in un blog di viaggio e stile di vita il 90% è interessata a come mangio…o meglio a come non mangio. Tuttavia c’è anche un flusso esiguo di visite su argomenti come allenamento a corpo libero e minimalismo.

Come sempre fatico a trovare un target specifico. Questo è un errore madornale per la comunicazione online e un favore madornale per la mia natura eterogenea. Dedicarmi a parlare solo di una cosa, e ogni settimana solo e soltanto quella cosa, potrebbe solo aggravare i miei seri problemi di costanza e motivazione. Preferisco offrivi temi che spaziano dalla moto alla psicologia, dal viaggio esteriore al trip interiore, dall’allenamento all’alimentazione, dal fare lo zaino al consumare in modo più intelligente. Tutto con un taglio speculativo ma anche estremamente tecnico, minimalista, filosofico-pratico, on the road. Insomma per chi è stanziale in modo “leggero” e per chi viaggia in modo funzionale.

Per chi vuole meno stronzate e più sostanza. Per chi esplora l’intersezione tra il viaggio e la vita stanziale. Cosa c’è in comune tra chi va e chi resta? Cosa si può imparare? Come si può semplificare una vita oberata di cose prendendo spunto da chi si sposta ogni giorno con due valige?

Guzzi e motorizzazioni novecentesche

Nell’immagine, nella consistenza, nell’affidabilità rimane l’unico elemento della banda longwalk che è sempre rimasto uguale a se stesso per ben 10 anni. Io sono cambiato, Olga è cambiata, il Toporso è cambiato, vestiti, attrezzatura, lavori e geografie sono cambiati. Ma lei è la stessa. Vecchia, sulla carta inadeguata, 1100cc, puffo metallizzato.

La stessa di quando in Italia facevo le prove carico con le bottiglie d’acqua e andavo ad accamparmi nei boschi simulando (malissimo) quello che sarebbe stato il viaggio.

Ecco il video del primo test, quasi 11 anni addietro… Ero pre-viaggiatore pre-fidanzato pre-meccanico pre-venuto pre-fotovideomaker pre-occupato. La moto era sempre la stessa.

Negli anni ho peccato desiderando donne altrui, Bmw (ma solo la 800 gs non adventure giuro!), Ktm (ma solo il 690), monocilindrici a carburatori da guerra (Dr650) e altre guzzi fintamente moderne. Tutto questo adulterio è rimasto nelle ipotesi di futuri viaggi asiatici che forse faremo o forse no.

Ma poi quando visito il mio amico Todd di Guzzitech che mi mostra coma la mia stessa moto “rivisitata” in chiave moderna possa avere 30 Kg meno e 15 cavalli di più… riconsidero l’ipotesi di non cambiarla mai..

Sono Vintage, mi sono arreso a questa realtà, se il mio lavoro è del 22esimo secolo la mia moto era scarsa anche nel 21esimo e per adesso mi piace così.

Van Life: Un possibile Futuro di Casa / Viaggio

Allora, inizio a soffrire di troppa esposizione al mondo.

Chi viaggia per un mese o due non può capirlo, quel viaggio è solo una festa d’incontro con il mondo e con l’Altro, di colori e diversità. Chi ci vive da 10 anni

sente (o forse solo io) che manca un po’ l’altra dimensione, quella domiciliare, privata, tua, dove ti chiudi dentro e ci rimani fino a quando sei pronto ad uscire.

In un viaggio in moto così lungo non c’è “l’uscire” perché sei sempre fuori, fuori da qualunque TUO ambiente che ti contenga. Ogni volta devi condividere un ostello, un pavimento, un divano, un campeggio o la casa di qualcun altro.

Cosa è casa ma è anche mobile?

L’unica cosa che esiste è il camper (o varianti come tiny house, trailer house etc), forse l’unica casa dove potrei essere felice. Fuori si muove ma dentro sta fermo e diventa indiscutibilmente come io lo voglio. Se vogliamo una versione meno pachidermica, una via di mezzo meno impegnativa e più di transizione tra la nudità di una moto e l’ingombro di un camper troviamo il FURGONE.

Se vogliamo un Furgone che tiene valore, è affidabile, conosciuto ovunque, circondato da appassionati e mercatini dell’usato allora andiamo sul Volkswagen Westfalia. Se ne vogliamo un modello che puzzi e si rompa come il Guzzi, ma sia leggendario e “alla mano” di chi lo vuole deflorare con la chiave inglese allora c’è il modello T3. L’ultimo modello che segna la fine della tradizione fricchettona “a pulmino”.

Quindi mi vedo, teoricamente, a integrare il mio motociclismo con il furgonismo.

Ne consegue che per l’opinione pubblica non sarò più un fico-poetico-giramondo-avventuriero ma un banale-prosaico-inscatolato-fichetto automobilista, non più viaggiatore perché è dietro a un vetro… E poi magari un’altra scarica diarroica di luoghi comuni, una caduta di like sui social media che mi vedranno delusi senza moto, nessuna pubblicazione su riviste tipo “se lo fai con due ruote è un’odissea straordinaria se lo fai con quattro sei un volgare pendolare”.

Ma come sapete non-me-ne-può-fregar-di-meno.

Chi pensa che “in moto” è un vero viaggio mentre in macchina no… è un pivello, una pulce che abbaia le sue “grandi” gesta e cade nell’errore di scambiare il mezzo (la moto) per il fine (il viaggio).

Riassunto per chi non ha più tempo di leggere nulla:

Cose Belle

  • La Patagonia è bellissima, almeno il prologo molto breve che abbiamo avuto in questo viaggio.
  • Chile e Argentina insieme alla loro cordigliera sono luoghi di leggenda, d’ispirazione, di fuga e di de-civilizzazione.
  • C’è ancora tanta strada da fare rigorosamente zig-zagando per non mancare genti e luoghi mozzafiato.
  • Dopo un po’ di riscaldamento difficoltoso le amicizie sono proliferate attraverso destini o casualità favorevoli e catene relazionali che ci hanno visto passare da amici, ad amici di amici, a familiari di conoscenti.. a cuggggini di sconosciuti, a sconosciuti di sconosciuti.

Cose Brutte

  • S’avvicina quel Finale alla Fine del Mondo che dovrebbe concludere un’avventura epocale della mia vita… eppure non traggo da questo nessuna conclusione e non saprei proprio cosa e come dovrei concludere… Sono stato chiaro vero? In conclusione non sento di aver concluso un cavolo per il semplice fatto di aver raggiunto il punto più a Sud.
  • Manca una “Mission” (se facessi il fighetto milanese) all’azienda (se fossi una s.p.a). Oltre a muovermi per il mondo, vivere, fare esperienze…ho bisogno di un orizzonte maggiore, forse professionale-creativo, forse ancora geografico-umanitario al quale “consegnarmi” anima e corpo. Una sfida, un progetto, uno scopo superiore, un traguardo. Qualcosa che riempia di amore lo stile di vita on the road.
  • I 40 alle porte iniziano a limare le mie capacità di adattamento, anche se me la cavo discretamente bene inizio a desiderare cose come:“Pavimenti più comodi” eHotel “menodimerda” o

– Ostelli “dovesivaalettopresto”,
-Tende “chenondevostrisciarecomeunverme”
-case in affitto “senzalafestareggaettondelcazzoogninotte”
-discorsi offline su mondi offline

Quindi questi 10 anni di Viaggio …?

Quindi il viaggio a lungo termine non è un’ascesa verso il paradiso ma un work in progress dove nella delizia del nuovo s’insinua l’ombra dell’adattamento. Dove nella giostra di paesaggi e persone, foto e scritti, sono importanti anche i punti fissi, quasi sempre interiori.

Cerco un centro di gravità permanente..

per nuovi progetti nuova crescita e un rilancio dell’immaginazione e del sogno.

Cmq Va bene ragazzi, va bene. Ci mancherebbe. Ma dopo tanti anni i confini tra il viaggio e la vita sbiadiscono e una vita porta sempre certe problematiche e spinte contrarie.

Se hai letto fino a qua ti sei probabilmente addormentato sulla rotella del mouse oppure sei l’1% dei miei lettori. Complimenti, non hai vinto nulla se non la mia profonda stima.

Se vuoi invece entrare a far parte dello 0,1%, quello dei miei stalker, puoi leggere il resoconto dell’anno scorso:

Come Cambiano certe cose Dopo 9 Anni Di Viaggio

By |2018-07-03T10:20:19+00:00giugno 27th, 2018|Viaggio|

4 Comments

  1. Paolo Pastore 28 giugno 2018 at 20:06 - Reply

    Mi piace, condivido gran parte dei tuoi pensieri e delle tue sensazioni, dal “basso” dei miei 8 anni on the road.

  2. Mireya 2 luglio 2018 at 23:07 - Reply

    Felicitaciones, la cifra se dice en un suspiro, la distancia y el tiempo no siempre. Un abrazo desde La Catrina.

  3. Raoul Pazienza 3 luglio 2018 at 01:51 - Reply

    beh quando uno scrive bene è anche bello leggere, ti leggo una volta ogni tanto perchè ahimè ti conosco da tanto, forse da più di 7 anni, non ti leggo spesso ma ogni tanto mi arriva una tua email di riepilogo e leggo quella :-P Ad ogni modo il video delle prove pre viaggio non so dove tu l’abbia messo nell’articolo XD

  4. Francesco 3 luglio 2018 at 10:50 - Reply

    Grazie Claudio, sono 10 anni che fai viaggiare anche me!

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