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La Signora dei Delfini e la ricerca della felicità

 

Sulla costa del Mare di Cortes ci sono leggende che corrono come vascelli e prendono corpo nella pietra per immolarsi su un altare lungo fino all’orizzonte. Un altare che finisce dove finisce il lungomare e narra, capitolo per capitolo e monumento per monumento, la bellezza delle acque accarezzate dal sole tutto l’anno e popolate dalle balene e dai delfini. Il sole scalda chi come me vi cammina con lo sguardo perso a seguire i profili irregolari degli scogli dilatando le narici come un toro per sentire odori e fragranze mescolate alla salsedine. Ci sono città marittime “mestize”, dove turismo e natura seguono percorsi diversi incontrandosi solo nelle spiagge ben frequentate ma rimanendo più delle volte come due rette parallele le une illuminate di divertimento e musica e le altre avvolte nelle reti dei marinai e nei suoni più intimi del mare.Camminando per la vecchia Matzatlan, lontano dai castelli-discoteca policromi che rifulgono di luce propria nella notte come fari per il turismo, si trovano case coloniali dipinte di blu, cattedrali gialle, piazze in porfido e pietra e monumenti di delfini, balene e creature del mare. Questi “signori del mare” non riportano nessun evento storico ma decantano la bellezza delle acque. Una statua si chiama “Inno alla Vita” e rappresenta una signora del mare abbracciata al suo uomo dietro a una flotta di delfini che guizzano dentro e fuori le onde onde come tante mezze lune impazzite. La mia signora dei delfini si chiama Ana e viveva della città del messico con altre venti milioni di persone, fu il richiamo del mare che la strappò dalle pagine patinate dei libri per metterla in cammino seguendo il richiamo “più blu” che orecchio umano possa ascoltare: il mare di Cortes. Si lasciò dietro famiglia e amici per andarsene sola a cercare un modo di vivere a contatto con il mare e le sue creature, per sentire cosa dice la pelle quando si tocca un delfino e cosa nasconde una balena nei suoi canti malinconici. Arrivò lungo la costa con un nodo duro nel petto che ad ogni respiro rilasciava il sapore delle cose passate e forse anche perdute. Fu il mare stesso a fare gli ultimi metri per tenderle la mano: due delfini emersi improvvisamente le nuotarono a fianco scortandola nel cuore dellacittà attraverso tutto il lungomare. Qui trovò terreno  per le sue nuove radici. Ora lavora per l’università come dottoranda e di tanto in tanto prende la via del mare salpando con “la puma”, la nave laboratorio con 15 marinai e 15 studiosi, alla scoperta del “pianeta blu”. “Questa è la mia ricerca della felicità, o almeno è la cosa che più vi si avvicina” Con affetto e amicizia, prima nell’imbarazzo di non saper cosa dire e poi in quello di non saper più come fermarsi ci siamo raccontati le nostre immagini di città, continenti, felicità e rancori. L’incontro con lei e le sue amiche mi ha cambiato il modo di vivere quella città in quei pochi giorni costieri. Mi ha lasciato impresso come una pellicola davanti a ogni monumento, ogni scoglio, ogni belvedere. Ricordo il faro arroccato su una collina, la vista notturna dalle strade montane  tra cespugli e palme, le mille luci che seguono la costa come un tappeto di candele tagliato a misura del mare. I tuffatori che si lanciano nellepozze d’acqua tra gli scogli con torce infuocate tra le mani e tante sagome che ondeggiano camminando a braccetto sotto l’effetto ipnotico delle pulsazioni del mare. Tornato all’hotel quella sera ero talmente felice da non rendermi conto di essere stanco morto, tantai di usare il portatile per scrivere due righe ma la testa vi si appoggiò presto sopra usandolo prima come cuscino. Un paio di giorni dopo la signora dei delfini mi diede un portafortuna cinese per benedirmi nel viaggio e il resto che vidi furono solo ricordi negli specchietti retrovisori della moto. Ad aggiungersi a quelli ci furono anche quelli della mia piccola-grande ragazza peruviana che con amore mi è stata accanto tanti mesi, sopportando i miei colpi di testa e anche quello “di grazia”: il viaggio e l’abbandono di tutto.  Un paio di ore dopo ero già lontano centinaia di km e iniziavo ad assaporare l’essenza amara del viaggio, quel “lato B” della cassetta che non si vuole ascoltare perchè melanconico e meno riuscito dell’altro. Ma infondo, a guardarla da un altro punto di vista, penso che attraverso la magia degli incontri più che vivere una serie di comunioni e distacchi ho disegnato una nuovamappa che userò un giorno sulla via del ritorno. Qualcuno, di cui in questo momento non ricordo il nome, diceva che “non c’è viaggio senza ritorno”, solo che si è dimenticato di specificare dove “è ritorno”  e dove non lo è. Forse dava per scontato che il ritorno è il punto dal quale si è partiti ma questo ridurrebbe la questione a dettaglio geografico. Credo, o mi piace pensare, che il ritorno non sia solamente a casa propria, ma anche in quella dei tanti amici, conoscenti o piccoli affetti incontrati lungo la strada. Partenza è anche quando lasci la signora dei delfini e i suoi amici per andartene via e lei come altri meritano un ritorno. Me lo auguro. Forse in questa folle, forse stupida, ricerca della felicità un fatto spicca: la felicità non è nelle cose ma nemmeno in noi stessi come si legge in tanti libri. E’ incastrata tra le persone, proprio nel mezzo. Incapace di saltar fuori se non viene corteggiata da tutti e due attraverso la condivisione e la vicinanza.

Quel piccolo e temporaneo matrimonio di desideri e intenzioni. 

Quella piccola lampada di Aladino da strofinare a quattro mani.

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6 Comments

  1. Posted %e %B %Y at %H:%M by pave | Permalink

    La felicita’….e’ quella che si cerca,camminando piu’ o meno consapevolmente lungo il”proprio lungo cammino”..anche”nella Signora dei delfini”ce’chi ha incontrato la propria felicita’…l’incontro continuo della felicita’,il saperla riconoscere,saperla mantenere…Esiste anche la felicita’che si dona agli altri e..lungo il tuo lungo cammino ne stai anche distribuendo…grazie

  2. Posted %e %B %Y at %H:%M by aa | Permalink

    sss

  3. Posted %e %B %Y at %H:%M by pave | Permalink

    felicita’e'anche incontrarla incastrata tra’ la gente e tirarla fuori, tu dici…..ma la trovi anche tra’ la gente accatastata in metropolitana nelle ore di punta? nei super..ipermercati tra’ la distratta folla che cerca checosa..?la gente in colonna sulle tangenziali..? Gente distratta chiusa nel proprio silenzio, paurosa d?incontri di felicita’che latente,ogni tanto,la si coglie in un sorriso di un’anima semplice.Forse il tuo lungo cammino, caro raccontatore,ti facilita la scoperta della luce negli occhi di chi incontri,la gioia di chi pensa di essere sulla giusta strada!..dove non c’e'massa e’ piu’facile scoprire l’altro e sorridere la tua disponibilita’…cammina amico mio sono con te’.

  4. Posted %e %B %Y at %H:%M by Valerio | Permalink

    Ciao Claudio, trovo solo ora la voglia giusta per scriverti queste due righe; ho iniziato a seguire il tuo viaggio da semplice appassionato Guzzista ma poi, racconto dopo racconto, sono rimasto sempre di più affascinato dai tuoi racconti e dal tuo progetto di ricerca della felicità, io la mia felicità l’ho trovata, ammiro però allo stesso tempo il coraggio di affrontare un tale viaggio con uno scopo così nobile, sei forte, con i tuoi scritti riesci a trasmettere sensazioni, emozioni, profumi e voglia di vivere!
    Continua così!!!
    Valerio

  5. Posted %e %B %Y at %H:%M by Luca | Permalink

    La felicità…mettila in qualche ampollina, anzi no in qualche barattolo, anzi no in qualche bottiglia, anzi no in qualche tanica…anzi no mettila in un barile, in tanti barili e portacela quando torni. Qui nello stivale, che mai più azzeccato è questo nome ora che ci rifila solo calci in culo, la felicità inizia a diventare merce preziosa…

  6. Posted %e %B %Y at %H:%M by Paper | Permalink

    Dagli ultimi racconti si evince chiaramente come il peyote che ti sei calato in messico ha fatto troppo effetto!
    Povero toporso… Non vorrei essere nei suoi panni (o nei suoi stracci) nelle notti in cui ti senti solo e ti viene voglia di intimità. :)
    Cmq potresti iniziare a parlare con Bud Spencer. Del resto anche lui lo conosci da molti anni.
    Oh! Scherza, scherzando, sei già in Messico!!
    Ti immagino già a fare la scena della “supercazzola” con qualche autoctono…
    Gli ultimi filmati messicani sono bellissimi: montaggio, sonoro, regia… Niente da dire!
    Il nuovo Kubrick degli on the road movies!
    Ma ciò che più conta è che fanno venire la pelle d’oca…
    Qua ti pensiamo sempre con ironia ed affetto!
    Ciao
    Paper

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