Taxco, Guerrero, Mexico from Claudio Giovenzana on Vimeo.
Tratto da un mio scritto per il Blog Mondopoli (http://mondopoli.blogspot.com/)
Uomini che spostandosi spostano il mondo.
Così diceva Erri de Luca, quando in uno spettacolo guardava al fenomeno immigratorio.
Fa pensare avere l’80% del corpo, il sistema muscolo-scheletrico, preposto al movimento e spendersi una vita su una sedia dinnanzi al computer, alla scrivania, alla tavola da pranzo e alla televisione. Sempre nelle stesse cornici ambientali dove il muscolo fa da povero pendolare trasportando dall’una all’altra. Ma almeno queste realtà consuete dovrebbero promettere gran movimento interiore, per compensare la monotonia del paesaggio uguale. Spesso non è così. Confucio dice che il vero saggio non si allontana più di 5 km dal suo villaggio. Eppure i fenomeni immigratori ed emigratori sono in decisa controtendenza al precetto. Il punto è che la fame di bisogni per alcuni e la fame di stimoli per altri, la qualità insomma, muove pellegrini, backpackers, globetrotter verso l’esodo della felicità o quantomeno di una necessità cercata. Così la vedo io. Ed è anche vero che spostandoci spostiamo il mondo, perchè il nostro strascico culturale ci segue e spesso ci fa inciampare quando siamo sotto cieli diversi, lontano da casa.
Siamo inviati speciali che si mandano da soli in ricognizione partendo da una vita per arrembarne un’altra, più leggera ed essenziale, più picchiata dentro il cardine del presente. Dove per una volta anche la geografia si deve muovere insieme al proprio mondo interiore. Gli ingranaggi del mondo interno ed esterno devono finalmente girare tutti, assieme, in fase. Non ci sono limiti da seggiola, da orario d’ufficio o da crisi globale che ci devono fermare. Così stiamo bene e abbiamo quell’esubero di felicità che ci chiama doverosamente a condividere, con mezzi come questo sito, con voi tutti. Spostiamo il mondo, lo decentriamo un poco dalle porcherie assuefacenti cui siamo abituati e lo mettiamo in tavola abbastanza crudo, masticato una volta soltanto da noi che ne siamo testimoni diretti. Speriamo così che il mondo si faccia spostare allora e ci arrivi nelle case con il passaparola, con internet, con i reportage di chi tocca con mano e ti dice anche quanto scotta alle volte. Vediamo se questa rete di siti di chi vuole spostare il mondo e spostarsi nel mondo funzionerà, se sarà specchio del desiderio di 4 gatti o se sarà accolto un pò dal lettore curioso. Nell’oceano dell’ informazione orizzontale, che è internet, ascoltare le voci dei piccoli siti è difficile, eppure fenomeni come le repressioni degli studenti in Iran, insegnano che c’è voglia e possibilità di raccontare “dal basso”. Senza scalare la piramide dei Media ufficiali ma andando ad allacciarsi in una rete di blogger, scrittori e “raccontatori” che sta sotto il filo dell’acqua a raccogliere informazioni e vite da raccontare. Potremo?

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3 users responded in this post
Lo spero…
chiudo gli occhi e vedo il mondo attraversato da flussi e riflussi di uomini alla ricerca..sostanzialmente della felicità…è questo concetto che và chiarito: è felicità la fame feroce soddisfatta..la sete accontentata..guadagnare
di piu’..avere di piu’..comperare cio che ci dicono che ci è indispensabile…è felicità ascoltare la musica..aiutare il prossimo..
in sintesi ogni stimolo appagato dovrebbe generare felicità…puo essere felicità autoesplodersi per un Dio, possibilmente massacrando un poco chi è intorno……ma allora il mondo dovrebbe scoppiare di felicità!
da questo concetto chiarito si puo poi argomentare del movimento indotto, per trovar La questa tanto sospirata felicità..quindi condividere
gli strumenti di comunicazione cosi che possano divenire potenti leve per sollevare il mondo verso la felicita….e questa è la danza: flusso riflusso: movimento..felicita.. movimento.. felicita..,si potremo divenire raccontatori dal basso, da lontano ..potremo!
potremo sì. ancora un paio di settimane e apriamo le nostre finestre da tutti e quattro i continenti. per ora siamo fermi causa impreviste meteori a Roma, raffreddori in Germania e nel Pavese
sai che c’è? un italiano in Messico, un africano in Europa e un argentino nelle Filippine. Sembra che per metterci insieme abbiamo agitato le ceste dove ci stanno i numeri del lotto e abbiamo pescato una varietà impensabile..
Ci manca l’Oceania… quasi mi candido io vado a dipingere le vie dei canti con gli aborigeni e ogni tanto vi scrivo dalle spiagge.
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