Il Ritratto Perfetto ai tempi delle rivoluzioni studentesche

Un ritratto di un charro messicano con sombrero pitturato da teschio, un simbolo del Messico

Riprende l’avventura Messicana.

La città vomita chiasso, colore, pittura e musica. Siamo a Guanajuato e si sta festeggiando l’indipendenza del Messico.
Io credo più che indipendenza sia un cambio di padrone: dalla Corona spagnola all’Aristocrazia dei Partiti.
Il movimento di studenti “Yo soy 132” protesta in piazza esautorando l’attuale presidente Pena Nieto, accusandolo di genocidio ancor prima delle sue passate elezioni piene di frodi elettorali e manipolazioni mediatiche.
Tra volantini, concerti e discorsi al megafono gli studenti decantano la loro indipendenza intellettuale, il loro non sentirsi rappresentati dall’attuale governo, la loro fame di informazione, il loro diritto alla dignità.
Il Messico che lotta è forse il segnale più sano di un paese schiacciato sotto il tallone di un governo che ad oggi risulta tra i più corrotti del mondo.
Gran parte di questo paese, tra cui purtroppo anche le persone alle quali voglio più bene, sono teledipendenti che non hanno mai speso una ora del loro tempo in una marcia, in una protesta, in un qualsiasi coro che rivendichi dignità e rispetto. Loro si lamentano, “Pinche Mexico” dicono, affermano che non cambierà mai e che queste cose non servono a niente, che io sono un ben pensante ma in realtà no so come stanno le cose…
Tutto il mondo è paese, anche qui, quelli che godono della libertà dopo che qualcuno ha abolito la schiavitù, dei sindacati dopo che qualcuno ha lavorato come animale da soma, dei diritti dopo che qualcuno è stato ucciso per chiederli, della salute dopo che qualcuno è stato lasciato a morire, anche qui non fanno un cazzo e aspettano che qualcuno vada avanti a lottare per quello che loro o i loro figli godranno un domani. Loro lo guardano in televisione il cambiamento e quando gli chiedo perché non si uniscono, come ho fatto io che non appartengo a questa patria, al movimento studentesco mi dicono che “nessuno li paga per andare in piazza a protestare”.
Che schifo, eppure sono le persone che più mi sono vicine e alle quali voglio veramente bene. Frequentando gli studenti spero di essere il testimone di un evoluzione di coscienza, di qualcosa che porti al cambiamento, non più degli effetti di una codarda e diffusa rassegnazione.

Cammino in piazza con Olga che ha una insopportabile fretta e non mi fa fotografare con i miei tempi. Appena vedo un artista di strada pitturato da teschio con il sombrero che cerca disperatamente di tenere accesa la candela per il suo show da mimo… appena lo vedo inchiodo, fermo Olga e la cazzio anche se potrei evitarlo, poi inizio ossessivamente a cercare il ritratto perfetto. A un certo punto sono così contento del risultato che, in cambio della foto, gli faccio firmare un documento per autorizzarmi a usarla.
La foto è questa e si classifica al Sony Photo Award tra le prime 50 su 110.000 circa. E la ripresa video invece vince il concorso indetto da Shutterstock, agenzia internazionale dove vendo i miei lavori.
Insomma, sono contentissimo di questo risultato.
Hasta la vista

By | 2016-12-17T15:45:08+00:00 settembre 15th, 2012|Fotografia, Generale|

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