il ferro e claudio in moto

Ferro: che stai pensando?
Io: hai detto niente… non ho due pistoni da mandare su e giù, ho mille pensieri per la testa..come faccio a risponderti?
Ferro: Sei capace di avere cento idee al secondo per la testa?
Io: No, che casino sarebbe!
Ferro: Io sotto le mie teste di alluminio ne posso avere tranquillamente cento per un secondo quando mi mandi su di giri.
Io: D’accordo hai vinto, ma ricorda che i pensieri degli umani non si risolvono in una scintilla e uno scoppio, le nostre idee lasciano la scia cara mia, hanno un rinculo potente, si annodano come mille piedi e qualche volta sono lente come le lumache che corrono sul sale.. qualche volta durano anche un’esistenza.
Ferro: Sii più concreto, tu e il pupazzo volate alti con i ragionamenti, forse non avete un anima in acciaio come la mia che vi tiene sempre a sniffare l’asfalto. Dicono che un uomo morto pesa 20 grammi di meno di quando è vivo, è questo il peso della vostra anima?
Io: Non ne ho idea, ma vorrei che qualcuno mi pesasse di notte, almeno quando faccio i sogni più belli o perché no, anche gli incubi. Ma in fondo sono fesserie, è come se ti misurassi il contenuto del serbatoio in “volt” o la corrente della batteria in “litri” ..o che so… l’usura delle gomme in “decibel”..o
Ferro: si si.. afferrato, sono un essere meccanico ma non cretino, vuoi dire che l’anima non si misura in grammi.
Io: non volevo dirlo che sei cretino, comunque si, penso che l’anima forse si misuri in pensieri e sentimenti… ad ogni modo mi stavo facendo i voli pindarici con la mente.
Ferro: Tu voli? Beato te, io posso solo entrare nelle curve e fare “le pieghe”, le mie colleghe sportive possono anche impennare ma io non ci riesco, sono troppo poco potente e poi se mi impenno l’olio non mi arriva alla pompa e spacco il motore… ma tu almeno puoi fare i voli p….
Io: Anche con pochi cavalli sei abbastanza per me e per il Toporso non ti preoccupare, cmq “voli pindarici” era una metafora per dire che viaggio con la mente..
Ferro: è una di quelle parole che voi psicologi usate per fare vedere che la sapete lunga vero?
Io: no, non è una di quelle, userei piuttosto qualcosa come “sacche autistiche del preconscio” o “fantasia vampiresca orale” o roba simile… cmq non è mai stato il mio stile parlare cosi, su quello io e te siamo in sintonia.
Ferro: io quando voglio fare il figo dico “supercalifragiliconalberoacammespigoloso, seloanticipiforteavrai unacoppiastrepitosa” e la gente non capisce, o dico anche “coppia conica”, “banco di biella” o “alesami sta valvola” e magari “fammi una compressione” o “controllami la pompa” e qui non capiscono ancora ma si offendono generalmente.
Io: detto come lo dici sembra appunto un modo metaforico per dire porcate. Ti do un esempio di metafore che mi vengono guardandoti: i tuoi carburatori sono come le narici dalle quali respiri l’aria filtrata e poi…uhh.. che il motore è come un cuore pulsante, che il tuo impianto elettrico è il tuo sistema nervoso che raccoglie informazioni dal tuo mondo meccanico e da quello esterno per mandarle al tuo cervello elettronico, la centralina, e questa a sua volta ascolta quanto giro il polso sull’acceleratore per poi nutrire con il “tuo cibo liquido”, che tieni nello stomaco di latta da 19 litri, le camere di scoppio, l’esplosione da forza alla colonna vertebrale, l’albero motore, per imprimere movimento agli altri muscoli che ti fanno camminare. E i resti di tutto questo escono dai tubi di scappamento.
Ferro: che sono il culo?
Io: si, pragmaticamente parlando…
Ferro: e tutto questo per dire cosa?

Io: che con una metafora puoi avvicinare mondi diversi, o amalgamare cose diverse.
Ferro: come con la colla?
Io: si, io sto cercando di incollare in qualcosa di “più intero” i miei diversi pensieri: vedo l’uomo incontrato a Matzatlan, il suo andare placido e poi la scintilla negli occhi quando ha sentito della lunga strada che mi ha portato al Messico, la commozione ricordando quando era giovane e non poteva che permettersi di girare il suo paese..anche al centimetro, ma pur sempre senza varcarne i confini. E ora ringrazia Dio per la salute sua e la bellezza del suo mare; tanto gli basta. Poi vedo i mitragliatori lunghi quasi due metri puntati verso di noi ai posti di blocco all’ingresso di Durango e ancora nelle foreste adiacenti, i militari che rovistano lo zaino e ridono del Toporso, giocano al poliziotto buono e poliziotto cattivo, poi alla fine diventiamo tutti amici e ci lasciano carichi di indicazioni e consigli per proseguire. Ripenso alla chiacchierata con Sander: sarà bello o sarà brutto quando saremo arrivati alla fine del viaggio? sarà come un’iniezione di entusiamo da “missione compiuta” ma dentro un corpo flaccido tipo “..e adesso?” Vedo l’occhio storto del simpatico inglese solitario della stanza accanto, con due denti da coniglio, il modo imbarazzato di porsi, anche con lo spazio che lo circonda e la sua propensione a ridere ed essere sempre gentile e cordiale. Ascolto il remake “mentale” dei suoni di grilli e di rami spezzati nei boschi dell’Ontario, dove prendevo atto per la prima volta di aver sottostimato l’effetto “solitudine da viaggio” che si faceva largo in modo flemmatico ma costante notte dopo notte, sonno dentro sonno, solo nella natura. Penso alla mail di un mio amico, al gioco di specchi che ci mandiamo rivedendoci l’uno nei dubbi dell’altro.. e altri dubbi arrivano con gli zaini dei viaggiatori che incontriamo, due su tre hanno scelto di mollare lavoro e casa per prendere la strada, le fondamenta sulle quali stavano costruendo il futuro prima di partire erano fatte di burro e dubbi, mescolati bene ma sempre molli. Penso alle mille e una mail alle mille e una redazione di giornale nelle mille e una notte ma senza romanticismo e storie d’amore, solo frustrazione, incazzatura e nemmeno l’educazione di rispondere alla posta. Sentirmi strappato il presente del viaggio dalle preoccupazioni per il futuro, e poi di nuovo un poco di speranza, e il viaggio che si ficca sotto questi macigni come una leva di Archimede, li fa rotolare via per qualche giorno, giusto il tempo di  fare nuova strada e mettere una tessera in più nel mosaico dell’esperienza. Sento il sapore delle cavallette fritte mangiate a Creel… l’aria frizzante dei boschi lungo la strada chiamata “Colonna del Diavolo”..Poi ancora io che corro verso un militare di guardia a una raffineria e questo che imbraccia l’m16 e mi dice di stare fermo dove sono, ma poi risponde alle mie domande e mi illumina la strada per il porto di La Paz.

Ferro: “ricordo quando ti sei seduto dopo sulla mia sella.. avevi il buco del culo stretto come un temperamine.. paura eh…!!
Io: chi io? .. naa..
Ferro: e come li incolli tutti questi pezzi?
Io: non saprei, facciamoli bollire ancora un poco e poi vediamo che succede, o magari li cuciamo e ci facciamo una bambola voodoo!
Ferro: poi va a finire che il Toporso se la tromba.. ricordi la bambola che ha incontrato nella spazzatura di Tijuana..
Io: Ok, niente pupazzo, lasciamo le cose li come stanno.
Ferro: Dopo tutto questo che mi hai raccontato quanto pesa la tua anima?
Io: Più di prima.

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