Buon anno, ovviamente.
Non vi ripropongo auguri riscaldati.
Vi invito a continuare come sempre avete fatto per tutti gli altri giorni del 2015 che sono preceduti a questo.
Alla fine non ci sarà nessun cambiamento a sforzarsi di partorire un sogno guardando il cielo e stappando uno champagne a mezzanotte.
Ci sarà magari l’ispirazione, il brivido, la lacrima e la fantasia. Forse una scintilla meravigliosamente breve e bruciante.
Saranno i giorni dal numero 2 al 365 quelli dove veramente potrà succedere qualcosa, quelli dove potremo dimenticare lentamente tutto oppure soffiare sulle braci per attizzare il fuoco del cambiamento.
Io non ho nulla da desiderare che non sia andare avanti cosí, qualche ritocco magari, qualcosa in più sul lato artistico perchè no, ma grossomodo punto nella giuta direzione. “Questa strada ha un cuore” come direbbe uno sciamano. Vorrei che il resto della mia famiglia invecchiasse in modo decente, godendo per un decennio almeno dopo averne sacrificati tanti… ma non è possibile.
Sono a Taganga insieme a Olga, sulle coste caraibiche della Colombia. Attraverso un Natale e un Capodanno che non riconosco ma che solo mi fa ricordare distanze siderali tra culture diverse e radici lontane. Mi fa sentire di appartenere a un paese lontano e alla strada che da quello mi ha condotto qui.
Mi sento a casa nella congiunzione dei luoghi, negli spazi a metà tra le metropoli, nelle terre di mezzo dove non è chiaro dove sei arrivato ma è chiaro che te ne devi andare e continuare il tuo cammino.
Dopo le mille peripezie per attraversare lo stretto di Panama, il Darien Gap, finalmente ce l’abbiamo fatta e siamo in Sud America. Un notevole progresso per quel viaggio che nel 2008 iniziò con il progetto di attraversare il Nord, il Centro e il Sud America. Geograficamente siamo nell’ultimo terzo di questa meravigliosa avventura.
Tanti auguri!
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