Cambiare Vita Viaggiare per il mondo e lavorare online

Quali sono i primi passi per cambiare vita e costruirne una nomade, con un lavoro in viaggio che viene con noi?

Scrivo questo articolo per fugare dubbi, per rispondere alla frequentissima domanda “come fai a mantenerti se viaggi dal 2008?” e poi “come faccio a cambiare vita e viaggiare per il mondo?”. Con questo articolo voglio mettere in guardia da pericolosissime trappole chi vuole cambiare vita e provare a diventare un viaggiatore a lungo termine o un nomade. Fornirò ovviamente anche consigli e soluzioni.

Se vuoi viaggiare per il mondo a tempo indefinito, in modo diciamo “professionale” o comunque con solide basi di sussistenza, credo che questo articolo possa interessarti.

Molti che desiderano il viaggio come stile di vita cercano di realizzarlo guardando nella direzione sbagliata, seguendo le orme di grandi viaggiatori che ci insegnano quanto è bello il mondo ma poco come si costruisce quella condizione di libertà che permette di viaggiare per il mondo dove e per quanto vogliamo.

Non stiamo quindi parlando di chi mette da parte soldi e fa un vacanza lunga, né di chi è benestante, non parliamo dell’anno sabbatico, parliamo di una vita nomade che inizia e finisce quando lo diciamo noi.

Sembra tutto bello e per la maggior parte lo è. Ma ci sono molte cose che dovete sapere a proposito di un cambio di vita così radicale, sognato da molti ma costruito sputando sangue, in silenzio, da pochi.

Ogni tanto mi vergogno di dire che questa è la mia vita, essere felici può mancare di rispetto in un paese che credo sia molto triste. Alcune persone mi rispettano perché mi attribuiscono un “successo”, se non ci fossi riuscito probabilmente oggi mi guarderebbero dall’alto in basso pensando “povero sognatore”. Forse questa è la vostra stessa sensazione quando avete il coraggio di rivelare pubblicamente il vostro sogno segreto.

Cambiare vita e Viaggiare è possibile solo “se sei ricco, o fortunato, o coglione”

Mi capita ancora di offendermi quando qualcuno crede che sia “un figlio di papà” e immagina che tutto quello che vivo sia costruito sopra le basi di una presunta ricchezza. Di una immeritata fortuna.
Con queste affermazioni ci sono persone che invece di dirigermi un attacco cercano una “autoassoluzione”. Riescono ad archiviare questioni molto spinose tipo “Ma allora anche io potrei provare a cambiare vita…” oppure “Se ci è riuscito lui posso trovare un modo anche io!!”. Se immaginiamo che chi lo ha fatto è più ricco o più fortunato abbiamo risolto il problema e possiamo mettere a tacere ancora un po’ certi inequivocabili segnali interiori. Procrastinare, rinviare il cambiamento come il viaggio come la ricerca di soluzioni.

Mi rattristo anche quando qualche viaggiatore crede che ci sia un segreto da strapparmi che non voglio condividere e proprio mi sento sconfitto quando qualcuno tra questi dopo che finalmente è riuscito a smarcarsi da certe idiozie del pensare comune finalmente si avvicina alla linea di partenza, con la stessa meravigliosa ingenuità che ho avuto io, e poi cade in bruttissime trappole finendo per ritornare nella sua tana come un animale ferito. Il suo cambiare vita verrà trasformato autobiograficamente in un “colpo di testa”, un piccolo raffreddore esistenziale che per fortuna è stato curato. A quel punto il suo servizio sociale sarà dissuadere gli altri dal farlo, dirgli di mettere la testa a posto (e quel posto a mio modo di vedere è ancora sotto la sabbia). Ricordo mia madre quando mi diceva che da giovane stava per diventare traghettatrice tra isole caraibiche ma poi “ha messo la testa a posto” o quando un cliente dell’officina dove ho imparato a riparare la moto con la quale stavo per iniziare il viaggio mi disse “anche io volevo fare quella coglionata che stai facendo te”. Solo in virtù del fatto che viaggio dal 2008, che guadagno bene e che sono soddisfatto alcune persone non pensano più che sia un coglione, hanno archiviato il mio cambiare vita come una stronzata che per qualche colpo di fortuna è riuscita. Ma per quanto riguarda te che stai meditando un cambiamento le cose possono essere diverse. La pressione esterna può essere molto forte. Sul tema di come “pensare” e attuare un cambiamento come partire per un grande viaggio ho scritto:

Se mi state ancora seguendo, vi prego, smettere di invidiare e iniziate ad ascoltare. Se avete sempre desiderato una vita viaggiando per il mondo e qualcuno vi ha dato degli stupidi adesso avete finalmente davanti uno stupido che è andato fino in fondo e sta vuotando il sacco.

IL MODO PEGGIORE PER INIZIARE: IL MIO

Sono partito sognando di diventare un Bettinelli (primo errore: l’imitazione invece che la ricerca personale), sponsorizzato (secondo errore: gli sponsor non danno quasi mai soldi), accolto sotto l’ala protettrice della Piaggio (terzo errore: loro sono morti per me come io non sono mai esistito per loro, nemmeno per avere un pastiglia dei freni), che vive vendendo articoli (quarto errore: un articolo oggi a malapena ti riempie il serbatoio della moto qualche settimana) e scrivendo libri (quinto errore: ho pubblicato con Feltrinelli e gli incassi mensili sono meno di un articolo).

Ho iniziato con il piede giusto vero?

Quindi, a meno che non siate migliori dei vostri Idoli per poterli imitare e superare, a meno che non siate famosi per poter chiedere palate di soldi agli sponsor, a meno che non siate bravi come un premio Strega per poter vendere bestseller nel mondo… a meno che non cadete in una di queste categorie vi prego di smettere di credere alle favole. Questo non significa che non ci siano possibilità di cambiare vita e viaggiare lavorando, io ne sono la prova e non sono mai stato il grande scrittore, il grande testimonial o il grande “qualcos’altro”. Anzi, ho un serio problema di specificità e un cogente dubbio su cosa farò da grande (vado per i 40…).

Semplicemente bisogna affrontare il problema in un altro modo, moderno e tanto distante dalle immagini patinate (anche quelle che diffondo io) che vi fanno venire la voglia di acchiappare la vita di questi giramondo e “fotocopiarla”.

Non basta “Mollare Tutto”!!

“Mollare tutto”, il fenomeno che attira l’attenzione generale, è soltanto il primo stadio che riguarda “la liberazione”, ma la vera libertà non è solo buttare nel cesso qualcosa o sbattere la porta andandotene.

Anche il famoso “Downshifting”, filosofia pragmatica e meravigliosa di “restringimento” del materialismo, dei suoi costi e del suo “non senso” a favore di un guadagno di tempo e qualità di vita, non ci viene molto in aiuto quando dobbiamo sopravvivere spostandoci da un luogo ad un’altro. Anche se siamo degli assi della rinuncia dobbiamo avere qualcosa che funzioni e ci sostenga sia quando arriviamo in un posto che quando ci stiamo trasferendo. In una parola quando stiamo “viaggiando”.
“Ridurre i costi” e avere più tempo libero per quanto riguarda il viaggio è una scelta saggia ma non sufficiente se continuiamo a muoverci.

Ridurre, contenere e decrescere sono scelte meravigliose per certi versi ma per altri non sempre garantiscono le risorse per cambiare vita adottandone una “mobile” attraverso paesi diversi e con un lavoro “location independent”.
Ricordate che gli psicodrammi nazionali sul mollare e mandare tutto al diavolo sono comprensibili reazioni di rabbia e frustrazione ma non forniscono molti strumenti per cambiare vita e costruire un lavoro mobile che ci rende liberi di viaggiare.

L’immaginario e la Realtà,  Come stanno Veramente le cose.

Dietro l’immaginario esotico del viaggio che “dura una vita”, nella realtà che l’ha prodotto, ci sono meandri bui pieni di cosucce che conoscete molto bene: fatica, dolore, impegno, strategia, lungimiranza, rinunce, esperimenti. Eh sì! Proprio così. Si cerca di assomigliare tanto a un viaggiatore ma l’esempio di vita che veramente ci può aiutare di più è ancora quello del “gran lavoratore”, anzi, dell’imprenditore. La vera novità come vedremo è il “campo da gioco”, ovvero dove applicare questi valori che già conoscete, non una serie di “colpi segreti” da provare un giorno con l’altro.

Vi elenco qualcosa che ho imparato mentre continuavo a inciampare nelle favole, grazie a tanti bei lividi sono diventato più imprenditore e da lì un viaggiatore se vogliamo “di professione”. Questa trasformazione non avveniva mentre guidavo la mia moto sulle coste dei caraibi con il vento nei capelli o mentre attraversavo montagne in trekking stupendi, avveniva quando stavo rinchiuso in tuguri di tre metri per due da 80 euro al mese a chiedermi disperato come cavolo ce l’avrei fatta. Come sarei sopravvissuto, come avrei potuto trasformare questo cambio di vita, questa “parentesi” esistenziale in una vita vera e propria, questa “pausa di strada” in una scelta che perdura, o questa “coglionata” in un cammino dignitoso non meno di quello di chi vive in città e mette su famiglia.

Sebbene la fatica e la ricerca non potrò mai evitartela almeno potrò risparmiarti alcune tappe inutili e dolorose di questo cambiamento di vita.

LUOGHI COMUNI E ALTRI MOSTRI

Viaggiare non è un lavoro

Dai tempi di Marco Polo non mi risulta che qualcuno sia stato pagato semplicemente per “viaggiare” ed esplorare.
Il pagamento avviene se si offre qualcosa. Viaggiare offre molto a sé stessi ma ben poco agli altri. Iniziamo a stabilire questo.

  • Non si vive pubblicando articoli. Un tempo si poteva oggi no, sono sempre meno le riviste che pagano e quando pagano si percepisce una frazione di quello che arrivava 20 anni fa. Un amico fotografo e viaggiatore (160 paesi e 1 milione di scatti) mi raccontava di cifre dal milione ai due milioni di vecchie lire a servizio… negli anni novanta! Oggi non funziona così, a meno di essere un freelance internazionale capace di pubblicare all’estero, sicuramente più giornalista che motoviaggiatore. Un articolo è a malapena sufficiente per vivere qualche settimana, da stanziale e non in viaggio, aggiungerei anche nel terzo mondo. Più articoli al mese sono improbabili da noi in quanto molte riviste sono morte e altre in concorrenza tra loro.
  • Non si vive pubblicando libri. Non guardate Chatwin o Kapucinsky o Bettinelli (il quale mi risulta che affittava un appartamento a Roma oltre che prendere le royalty sui libri). Non guardateli perché se nel calendario sono indietro di qualche decina d’anni, rispetto alla nostra economia e al nostro mondo sono indietro di qualche secolo. Se volete proprio guardarli (e per la formazione classica ve lo consiglio!) ispiratevi a valori come il coraggio e a talenti come la scrittura. Ma non seguite le loro strade pensando di raggiungere il loro successo!
    Ho pubblicato con Feltrinelli coronando il sogno che avevo da tanto e con gli introiti arriverei malapena a riempire il serbatoio della moto. (anzi a dire il vero non ho introiti ma è un’altra storia…)
    Forse si trovano più possibilità nell’auto-editoria che in quella normale, e questo è ancora più probabile se ci si dedica con la stessa passione del viaggiare anche a raccontare. Ci sono i primi fenomeni di self-publishing all’Italiana che hanno superato le 10.000 copie vendute, un amico che ho intervistato anche 33.000! Ma attenzione…
  • Saper viaggiare non significa saper raccontare. Se vai lontano per tanto tempo, fai tanti km e prendi tanti timbri sul passaporto non diventi automaticamente un freelance richiesto nel mondo.
    Vivere e raccontare sono due cose ben diverse e la qualità in circolazione spesso conferma la separazione tra i due campi. Si vedono grandi “macinatori di strada” che pubblicano porcate inenarrabili e grandi stanziali che ci commuovono per la qualità umana, letteraria e fotografica dei loro lavori, che ci fanno viaggiare molto di più di chi ha attraversato tutto il mondo.
    Il vivere e il narrare ciò che si vive, che sono di certo imparentati, non nascono l’uno dall’altro.
  • Gli sponsor danno attrezzatura e supporto, non pagano carriere di “viaggio” Ci si propone a uno sponsor senza parlare di soldi e parlando di quello che voi potete offrire a lui. Non si elemosinano soldi perché state facendo una cosa bella e avventurosa. Essere un testimonial per il suo brand e fornire immagini e racconti sui suoi canali di comunicazione sono un’offerta allettante e che gli costa poco se quello che chiediamo in cambio sono le attrezzature che produce. Ho intervistato un mio sponsor e ha detto molto chiaramente come stanno le cose.
  • Nella vita di viaggio c’è anche il dolore
    Se uno vede un vostro selfie non penserà di certo “ecco! finalmente un uomo felice e soddisfatto in pace con se stesso ogni istante della sua vita”.
    A molti invece una vita nomade, raccontata con tanti belli scatti esotici, sembra una vacanza perenne al luna park, dove ci si diverte sempre e ogni secondo c’è qualcosa di nuovo da vedere che da gioia e brivido.
    Sicuramente mi considero una persona felice e credo che questa vita sia la migliore che ho potuto costruirmi ma non sono al riparo dal dolore, dalla solitudine, dal senso di fallire o da quello di colpa.È una vita bellissima ma nel bagaglio vi portate dietro voi stessi, anche il vostro male. Quelle parti che pensavate di aver lasciato a casa le ritrovate in fondo allo zaino dopo qualche mese di strada. La vita è un viaggio giusto? Quindi anche nel viaggio c’è tutta la vita, non solo la parte che vi piace. Vuoi un esempio: leggi questo articolo molto apprezzato sulla Stanchezza di Viaggiare. Oppure questo vecchio articolo su un momento di crisi: La crisi del Viaggiatore. Pensavate era solo adrenalina e felicità? O cosa vuol dire avere 10.000 km di distanza tra te e quelli che ami: RELAZIONI A DISTANZA in VIAGGIO, 4 cose strane che succedono
  • Internet è un’opportunità ma non una scrigno pieno di soldi
    Anche il lavoro 2.0 richiede “palle” 1.0, ci sono opportunità da scovare e sviluppare ma serve la stesso impegno di un imprenditore che avvia una StartUp classica (non di un “viaggiatore” avete letto benissimo).
    Non rastrellate internet alla ricerca di soldi facili e dei primi lavori online che vi capitano a tiro qualche mese prima di iniziare il vostro viaggio. Non funziona così ma lo vediamo tra poco.

Bene, se abbiamo preso questi luoghi comuni e gli abbiamo ficcato una bella pallottola in testa, per il nostro bene, andiamo avanti a capire come realmente ce la possiamo cavare.

Differenza tra “sopravvivere in viaggio”, “lavorare IN viaggio” e “lavorare CON il viaggio”.

Se cercate su internet “lavorare in viaggio” vengono fuori, spesso, ai primi posti dei risultati che fanno accapponare la pelle. Quei binari morti provocheranno gravi incidenti a chi cerca informazioni per progettare realisticamente un cambio di vita, una vita in viaggio, con più libertà.

Tra quelle idiozie vediamo cose tipo “lavorare in ostello”, “nelle piantagioni di cocco”,”fare il diplomatico”, “l’oceanografo” o “l’insegnate di yoga”.

Quindi domani prendete la moto e diventate diplomatici, poi andate in oriente.
Oppure stasera diventate oceanografi e domani andate a fare un culo così agli sherpa sull’Himalaya. Ma se volete potrete insegnare Yoga perché in quattromila anni non ci ha mai pensato nessuno e credo che farete anche un sacco di soldi con uno stipendio indonesiano nelle piantagioni di cocco.

Al di là delle cazzate il problema è che molti di questi lavori, quelli veramente fattibili come lavorare in ostello in fattoria ristorante eccetra, non sono niente di più che soluzioni “tampone” per sopravvivere in viaggio. Quando ve ne andrete da un posto li perderete diventando dei “disoccupati in viaggio” che cercano di sbarcare il lunario e trovare qualcos’altro. Per quanto possano essere esperienze meravigliose da un punto di vista umano non sono lavori IN viaggio, sono classici lavori stanziali che nulla hanno a che vedere con la mobilità.

Lavorare In Viaggio, Lavorare Online e Lavorare Con il Viaggio

Un lavoro IN viaggio è qualcosa che non perdete quando vi state spostando con la vostra bella motocicletta da un paese a un altro. Può essere un’attività gestita in remoto, un lavoro online, consulenze periodiche con clienti, sedute online con pazienti, vendita di prodotti a distanza, travel blogging, traduzioni, SEO, Social Media Manager, Marketing, negozi su ebay, corsi digitali da scaricare, infoprodotti, etc…

Molte di queste opzioni usano le nuove tecnologie altre solo marginalmente. La maggior parte sono lavori online anche se online non significa che hanno a che vedere con il mondo dei computer o della programmazione (classico equivoco). Lavoro online significa anche gestire qualcosa di “offline” e tradizionale con l’ausilio della rete, a distanza. 

In ultimo, finalmente, c’è il lavoro CON il viaggio in cui quello che vedete e vivete è in qualche modo collegato al vostro lavoro. Se sviluppate anche la competenza di raccontare, scrivere notizie, documentare con foto e video ecco che possono arrivare le possibilità di guadagnare raccontando il mondo. Questa per me è una delle cose più belle, un antico lavoro che oggi DEVE usare le tecnologie più moderne.

Il problema è che tutti credono che questo sia il punto di partenza ma non è proprio così. Nella mia gavetta sono girate molte cose prima di questo, ho imparato a fotografare poi a fare video, ho venduto qualche articoletto per farmi le ossa con le parole ma il grosso l’ho fatto con le immagini, prima realizzate per piccole attività commerciali, poi per istituzioni e anche governi.

Dopo i grandi lavori, proprio quando mi credevo avviato, sono tornato nella miseria e ho finalmente scoperto le possibilità del web. Ho iniziato a cercare su YouTube tra tanti profeti del “lavorare online” qualche strada percorribile. Sono stati momenti molto duri lo confesso. Ho sentito ancora una volta che per cambiare vita si paga un prezzo.
Ho iniziato a lavorare con agenzie su internet che in questi anni hanno distribuito le mie immagini in tutto il mondo prendendosi in cambio di una abbondante commissione sulle vendite.

Ho fatto 6 mesi passando 14 ore al giorno per imparare a sistemare i video da caricare in queste piattaforme, intanto ho tenuto allenata la scrittura con il blog e gli articoli. Ogni tanto ho trovato ingaggi come foto/videomaker nei luoghi che raggiungevo ma non erano più necessari per sopravvivere perché la mia professione stava diventando viaggiare per raccogliere immagini e poi venderle attraverso enormi gallerie su internet. Con le stesse immagini ho poi pubblicato sul mio blog e su riviste turistiche vari articoli completi dei racconti che potevo scrivevo ovunque, in ogni bettola o ostello. Fino a qui non ho ancora parlato di introiti derivanti dal semplice “viaggiare per viaggiare”, né dal fatto di percepire stipendi perché sono stato via quasi un decennio, né perché sono bravo a fare foto. La bravura cari amici, ce la dobbiamo avere di serie in questi tempi e se manca la si coltiva. Dopotutto ho accantonato una laurea e due master in psicologia prima di capire come far manutenzione al vecchio bicilindrico che mi porta per le tre americhe e usare la mia nuova macchina fotografica per far qualcosa di decente. S’impara. Ma l’equazione bravura=successo oggi non è più garantita. Ci vuole strategia e anche la conoscenza di un mondo che negli ultimi due decenni ha accumulato più trasformazioni che negli ultimi due secoli. La rivoluzione del web ha cambiato anche la comunicazione e chi, come me, si è formato con l’accademia deve imparare a comunicare daccapo se vuole viaggiare per il mondo e lavorare online.

Questi sono stati chilometri di imprenditoria, non di strada e timbri sul passaporto.

Se state pensando, come hanno fatto diverse persone, di chiedermi subito come vendere foto o video su internet sto miseramente fallendo nel mio tentativo di farvi capire che non bisogna “copiare” vite altrui ma partire dalle proprie competenze. A riprova di questo il 90% di quelli che mi hanno chiesto consigli/formazione hanno fallito proprio perché non sono partiti dal loro “amore” o “competenza” per qualcosa ma semplicemente dalla voglia di imitare qualcuno per guadagnare.

La differenza tra l’imitatore e l’imprenditore

L’imitatore vuole la vita di un altro e ricalca i suoi passi, lo fa come se la sua differenza di esperienza, competenze e talenti, non influissero minimamente sul risultato.

L’imprenditore si ispira a qualcuno ma parte da sé stesso prima che dall’aeroporto, capisce quali sono i suoi punti di forza e li collega a quello che un mercato moderno, mobile e “location independent”, richiede in questo specifico momento. A me la parola imprenditoria non piaceva, sopratutto con una formazione umanistica sentivo in questa la puzza di soldi e arrivismo, poco il profumo di avventura e libertà. Quindi se vogliamo pensiamo all’imprenditore come una persona che ricerca i punti di intersezione tra quello che sa fare bene e quello che serve ad altri. La classica “domanda” da intercettare e soddisfare con una “offerta”: l’offerta siamo noi, quello che amiamo e siamo capaci di fare. L’imprenditore 2.0 poi va un passo oltre e cerca di liberare questa offerta di professionalità da vincoli di luogo con l’ausilio di nuove tecnologie, il lavoro diventa in parte o totalmente un lavoro online. A quel punto è irrilevante che stia a casa o in un monastero o in vacanza o in giro per il mondo.

Mentre alcuni in italia parlano ancora del concetto vetusto e ventennale di “telelavoro” altri parlano di automazione, virtual assistent, gestione remota, web marketing, co working a distanza e nomadismo digitale.

Parliamo di quest’ultimo, il Nomade Digitale, una grande possibilità per chi vuole viaggiare ma spesso una figura ancora molto confusa nel nostro paese.

Un Modello per capire subito di cosa stiamo parlando

Trovare un'opportunità per un lavoro online, viaggiare per il mondo e cambiare vita

Ispirato da “Suitcase Entrepreneur”

  • Quello che ami fare: non ha bisogno di spiegazione, almeno per me che ci ho speso tutta la vita rendendomi conto troppo tardi che nessuno avrebbe pagato per un 110 e due master all’università. Nessuno avrebbe pagato per occupare quasi tutti i week end della mia vita in corsi di perfezionamento.
  • Quello che sei capace di fare: Se sei fortunato e hai lavorato bene questo può coincidere più o meno con quello che ami fare.
  • Quello che gli altri pagherebbero per avere: Campo a me sconosciuto per troppo tempo. Per alcuni è l’unico esistente, il piacere, l’affinità e la competenza sono irrilevanti e il denaro è tutto.
  • La magica intersezione: Conoscendo te stesso, la tua passione ma anche i tuoi punti di forza in termini professionali, puoi identificare nicchie nel nuovo mercato del lavoro online che possono intersecarsi al meglio con la tua offerta e la tua persona. Scoprire se qualcuno è disposto a pagare significa andare sulle piazze online dove si vendono e cercano lavori e vedere cosa si offre e cosa è richiesto. Oppure si può essere più coraggiosi ancora e aprire una strada da sé, proporre un servizio nuovo che deve essere sempre pensato per chi ha bisogno di risolvere un problema e ti pagherebbe volentieri per questo.

Presto pubblicherò un articolo con 17 esempi.

Nomadismo Digitale e Nuove Opportunità

Se pensavate che il nomade digitale fosse l’incrocio tra un Hippy e un Nerd vi siete sbagliati. Se credete che per diventarlo dovete essere web master e madrelingua inglese anche.

La definizione di Alberto Mattei, fondatore di Nomadidigitali.it che ho intervistato da qualche tempo è:

Il Nomade Digitale è un professionista che facendo leva sul proprio desiderio di indipendenza e di mobilità, utilizza le tecnologie digitali per conquistarsi la libertà di poter vivere e lavorare da luoghi diversi nel mondo, seguendo le proprie motivazioni, ambizioni ed esigenze personali.

La buona notizia è che per un lavoro online non dovete andare domattina a fare un corso di HTML, la cattiva notizia è che non ci sono formule magiche ma ancora tanta esplorazione, tanta forza di volontà, resilienza e spirito imprenditoriale.

Alberto ipotizza che meno del 10% di chi ci prova riesce finalmente a diventare un professionista libero e capace di sfruttare queste tecnologie per essere dovunque vuole e quando vuole. Anche con una moto in giro per il mondo. Perché?

  • Innanzitutto la mancanza di una cultura digitale. Il web crediamo di conoscerlo perché lo “consumiamo” soprattutto per social e altri contenuti ma in realtà è molto di più e ha regole e caratteristiche imprescindibili quando ci mettiamo dalla parte dei produttori di contenuti o servizi.
  • Troppi profeti “guadagnano spiegando come guadagnare” e vendono soluzioni universali, facili e “chiavi in mano”. Non insegnano un mestiere e come collocarlo in questo contesto, non aiutano a trasformare il tuo lavoro in un lavoro mobile, semplicemente ti raccontano come diventare ricco in “3 semplici passi”.
  • Troppi contenuti sono di scarsa qualità ma la gente non sa distinguerli sulla base all’autorevolezza di chi li crea.

Queste sono tra le più grandi difficoltà, secondo Alberto, di chi cerca una professione mobile che usi tecnologie digitali capaci di “liberare”.

Ma opportunità ci sono e questo è il momento di iniziare a cercarle in modo non ingenuo ma accorto.

Io stesso, oltre agli articoli e alla vendita di immagini, sto cercando di sviluppare piani alternativi con il Blog e con la pubblicazione all’estero tramite servizi di traduzione economici di altri nomadi digitali. Presto passerò dall’editoria “di prestigio” al self publishing e in futuro fornirò consulenze attraverso skype.

Ho iniziato a offrire recensioni in cambio di alcuni prodotti che rivendo su ebay o di licenze di alcuni software che uso in viaggio per scrivere fare ricerca ed elaborare foto. Adesso che ho assodato come un blog di racconti e diari di viaggio non interessi quasi a nessuno sto scrivendo contenuti mirati ad aiutare altri che vogliono cambiar vita.  Non escludo anche la possibilità di riprendere i corsi di fotografia o ritornare a sperimentare con riprese aeree (ho già perso un drone su un vulcano dell’Ecuador) o riprese a 360 gradi (ma il rapporto prezzo/qualità di questi sistemi è ancora troppo sconveniente).

Come vedete, dopo quasi 3000 parole non ho mai detto “essere pagato” per girare il mondo.

L’ispirazione dei Maestri … poi il loro abbandono

Anche se sono un nomade digitale fotografo etc… ho una moto e un’anima novecentesca, analogica, 1.0 e offline. Gli strumenti che uso sono modernissimi ma la moto e il cuore sono ancora d’epoca.

Devo a Bettinelli, Terzani, Cacucci, Chatwin e Kapucinsky molto della mia visione del mondo come frontiera con nuove storie e nuove vite possibili, sono loro e non gli Steve Jobs quelli che insegnano ad aprire la porta, innamorarsi dell’Altrove e partire.

Questi scrittori, viaggiatori e giornalisti hanno fatto un buon lavoro con la mia anima, direi anche un plagio, il mio cambiare vita dipende anche da loro. Hanno messo le basi meravigliose e “DonChiciottiane” di chi va alla carica per amore della vita e di un senso di giustizia tutto inventato. Mi hanno trasmesso l’etica del viaggiare e il dovere di raccontare.

Ma a un certo punto bisogna smetterla di inseguirli e aprirsi una strada propria, sopratutto quando a noi, e non a loro, sono toccati da un lato i decenni più umilianti della nostra economia nazionale e dall’altro le nuove incredibili possibilità della new economy. Ci vogliono altri strumenti e ne parlo tra poco.

Se avete letto fin qui già sapete con che bagaglio “classico” e spettacolarmente naive ho iniziato questa avventura, oggi in parte sono arrivato al punto che desideravo ma il cammino è passato attraverso tappe di dolore e maturazione che non avrei mai immaginato.

Quindi, se non siete ricchi o mantenuti, vi consiglio subito di formarvi una cultura “digitale” per scoprire dove sono le vostre specifiche opportunità nei mercati “mobili”. Dobbiamo perdonare agli statunitensi parte della loro arroganza, dei loro vangeli dell’ottimismo, ed esplorare, tra slogan e promesse, le vere opportunità che stanno sviluppando e che arriveranno, alcune troppo tardi, da noi.

Frequentare comunità di gente che cerca soluzioni tecnologiche per liberarsi e vivere una vita felice, non comunità di viaggiatori che condividono foto e consigli su dove comprare i voli low-cost.

Su queste basi moderne e non romantiche potete concretamente sviluppare una vita di viaggiatori liberi che scoprono il mondo.

Quindi se vuoi cambiare vita il viaggio comincia ora, cercando chi sei o cosa sai offrire in questo mondo, cercando di portarti dietro questo bagaglio come faresti con la tenda o lo smartphone. Non è necessario un “grande coraggio” quando “parti” se hai costruito una professione che ti accompagna e da sicurezza.

Dopo questo passaggio vedrai che lasciare tutto e andare a cavalcare la moto sulle Ande, accampare nei boschi del Canada o vivere su isole del pacifico, sarà molto più bello e molto più facile.

LA SCIENZA DEL CAMBIAMENTO

Per fare questi sforzi imprenditoriali bisogna innanzitutto fare sforzi psicologici, cambiare vita vuol dire anche cambiare modo di pensare. Il primo cambiamento è accettare che per qualcuno entrerete a far parte della cerchia degli “stupidi sognatori”.

Poi dovrete iniziare a smettere di “aspettare di essere motivati” perché la motivazione è costruita sui sentimenti che sono la cosa più fluida e cangiante che abbiamo. Vengono su come un’eruzione durante uno “speech” motivazionale e vanno giù con un soffio il giorno dopo con la quotidiana insoddisfazione. Ecco un mio esperimento personale fatto per migliorare scrittura, allenamento, alimentazione e sveglia mattutina. Conviene costruire da subito abitudini attraverso piccole azioni ripetute come:

  • Ogni giorno provare a scrivere una sola idea su come potreste lavorare viaggiando.
  • Un’altra è leggere, sempre ogni giorno, un solo articolo o una sola pagine di libro o un qualche sezione di forum “serio” (italiano o inglese) che riguardi il cambiamento, l’imprenditoria online, il nomadismo digitale.
  • Un’altra è scrivere soltanto 100 parole al giorno in un diario del cambiamento dove raccontate a voi stessi cosa vi sta succedendo facendolo diventare ancora più “ufficiale” e storico.
  • Un’altra ancora è cercare un “mentore”, qualcuno che ha esperienze e possa darvi conforto e suggerimento.

Se non costruite abitudini di ricerca di informazioni e di possibilità non cambierete mai. I vostri sforzi verranno cortocircuitati in sterili discorsi, verrete “normalizzati” e “spenti” per il benessere comune. Ritornerete nel recinto sentendovi “normali” e presto starete male di nuovo.

Vi serve costruire la “resilienza”, la capacità di brancolare nel buio, di essere pecora nera anche a costo di sbagliare, di accettare di non avere ancora un piano ma soltanto di avere paura. È onesto, è coraggioso ammetterlo. Vedervi impauriti farà anche piacere a chi non ha le palle, lo prenderanno come una bandiera bianca e sospireranno ma per voi sarà quell’accettazione che innesca la trasformazione.

Non pompatevi allo specchio gridandovi frasi in faccia, fate un gesto al giorno nella giusta direzione. Anche quando fuori piove e siete tristi.

Qui Inizia il Viaggio

Se non instaurate una abitudine all’esplorazione sconfiggendo la procrastinazione e gli echi idioti del senso comune non inizierete mai a muovere nemmeno un passo e tutti i sogni che avete vi peseranno addosso come lapidi.

Nel 2012 è stato pubblicato su una rivista di psicologia uno studio condotto dall’università di Scranton che affermava che solo il 9,2% delle persone che dichiarano a gran voce intenzioni mirabolanti nei brindisi dell’anno nuovo si ricordano di trasformarle in azioni e hanno successo.

Il 91% dice solo cazzate circostanziali.

Se sei in quell’9% (per un cambio di vita come questo forse anche l’1%) che considera queste parole come qualcosa che in qualche modo lo riguarda, come un soffio sulla brace o un afflato di speranza, allora benvenuto tra i pazzi e gli stupidi, benvenuto a bordo. La rotta sarà forse la più bella e avventurosa della tua vita.

Risorse

C’è poca letteratura in italiano ma sicuramente la categoria che più contempla la libertà attraverso la de-localizzazione del lavoro e lo sfruttamento delle nuove tecnologie è quella dei “nomadi digitali.”

Di chi lavora online su internet o di chi gestisce in remoto un lavoro.

Ecco due libri in inglese tradotti in italiano da importare (con cautela) nella nostra cultura:

Libri in Inglese

  • The Suitcase Entreprenaur – come creare un business online e viaggiare per il mondo.
  • Digital Nomad – il neologismo spiegato concretamente e tutti i siti/risorse per vivere viaggiando e lavorando online.

Libri in Italiano.

  • Quante strade, Claudio Giovenzana. Sì è il mio libro e non ho vergogna a consigliarlo. Scrivetemi e ve lo regalo. Dentro di questo non troverete saggezza imprenditoriale, come dicevo sono partito con un pugno di sogni e uno nello stomaco. Ma saprete che gioia e che paura sono stati i primi passi nella mia nuova vita.
  • Avanti Tutta, Simone Perotti. Si parla di Downshifting non di nomadismo digitale o imprenditoria online, tuttavia è “positivamente” destabilizzante. Può darci il colpo di grazia per iniziare a cambiare vita.

Podcast

In inglese:

  • Smart passive income: tutto quello che si può fare per guadagnare dopo la rivoluzione digitale.
  • Zero to travel: viaggiatori moderni con lavori mobili

In italiano

  • Italian Indi: Italiani che non si sono accontentati del posto fisso e hanno sviluppato business moderni. Alcuni mobili altri meno. Ho ascoltato 4 interviste, molto bello, peccato che loro stessi hanno concepito un modello di business (che in USA non ho mai visto!) in cui sono disponibili solo le ultime interviste, quelle vecchie diventano a pagamento.

Siti in italiano e inglese

https://www.longwalk.it

https://www.nomadidigitali.it

https://www.nomadlist.com/

http://www.nodesk.co/

http://www.nomadicnotes.com/digital-nomad/

http://www.atnomads.com/

https://workfrom.co

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Spero che questo articolo su come Cambiare Vita, Viaggiare per il mondo e Lavorare online possa averti ispirato all’azione. Non ci sono manuali per il successo ma come vedi tante risorse come questo blog per aprire una strada personale.

Aspetto i tuoi commenti e sopratutto aspetto di aggiungere i tuoi consigli e i risultati dei tuoi esperimenti!!

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