Chi //  CLAUDIO GIOVENZANA
Cosa //  VIAGGIATORE FOTOVIDEOMAKER SCRITTORE PSICOLOGO
 Quando //  DAL 2008 A OGGI
Dove //  DAL NORD AL SUD AMERICA OVUNQUE C’È STRADA
Perché //  AMORE IRREQUIETEZZA CURIOSITÀ RICERCA
Come //  CON MACCHINA FOTOGRAFICA MOTO E ORSACCHIOTTO
Claudio Giovenzana con Casco e Fiorellini

DAL 2008

Claudio-Giovenzana foto primo piano

PRIMA DEL 20008

Laurea in psicologia clinica con il massimo dei voti seguita da esame di stato e abilitazione alla professione. Due specializzazioni in Psicosomatica e Psicologia di Gruppo a indirizzo Psicodrammatico. Ha collaborato con istituzioni scolastiche della regione Lombardia in progetti di formazione per adulti e insegnanti. Con altri colleghi ha aperto il centro clinico della cooperativa Borgocometa dove riceveva clienti per consulenze, trattamenti e supporto psicologico.

DA “DOTTORE” A “NOMADE” IN OTTO ANNI

Claudio Giovenzana in viaggio. Illustrazione di Lorenzo Terranera
Da piccolo mio padre mi diceva “perché da grande non fai….” e poi seguivano una serie di professioni improbabili, estinte, altisonanti o impossibili.
Il Poeta, l’Astronauta, il Monaco, l’Arrampicatore, lo Studioso, il Viaggiatore.
Più che orientarmi volevano stimolarmi a una ricerca di me stesso, al pormi domande senza aver fretta di dare risposte e di archiviare la socratica questione che riguarda “Chi sei e Cosa fai”.
Grazie a Mamma e Papà questa abitudine è rimasta e di conseguenza non sapermi dare risposte mi ha costretto a sterzare e cambiare direzione parecchie volte nella mia vita. Per esempio sono finito dalla poltrona dello psicoterapeuta alla sella della moto, da una piccola città italiana agli spazi illimitati di un nuovo continente.
Per una passione piuttosto ludica per i computer sono mi sono iscritto all’istituto tecnico ottenendo la maturità come Perito Informatico.
L’unica cosa perita era in realtà la mia convinzione che m’importasse qualcosa dell’Informatica. Oggi me ne pento ma almeno sono riuscito a farmi e rifarmi il blog da solo!
Nonostante i professori dell’istituto tecnico mi dicono che “sono buono per andare a lavorare” m’iscrivo alla facoltà di psicologia ma non sono abbastanza bravo da passare il test d’ingresso. Faccio ricorso contro l’incostituzionalità del numero chiuso e lo vinco insieme a centinaia di altri studenti ma purtroppo perdo il primo anno.
Scopro di poter essere un bravo studente e assisto a un personale miracolo nella motivazione e nei conseguenti risultati. Mi laureo con il massimo dei voti nei tempi  previsti nonostante l’anno perso e un grave incidente. I professori delle superiori e il test d’ingresso all’università hanno miseramente fallito il loro tentativo di etichettarmi e di orientare o sbarrare il mio cammino, né tantomeno di stimare le mie capacità.
Inizio ad aprire gli occhi sullo scempio che è il mercato del lavoro sociale, questo già prima della crisi faceva pena. Non mi demoralizzo e lotto senza tregua. Mi unisco a bravissimi colleghi facendo una cooperativa, continuo a studiare per ottenere titoli e specializzazioni nonostante nessuno li richieda.
Credo erroneamente all’equazione, che funzionava ai tempi di mio padre durante il miracolo economico italiano, IMPEGNO=RIUSCITA.
In realtà l’equazione è RIUSCITA= (Impegno+Dose di Culo+Scelte Giuste)/(Economia + Salute del mercato del lavoro + situazione del tuo settore professionale + Competizione).
I primi viaggetti vacanzieri con zaino in spalla destabilizzano le mie convinzioni e durante un viaggio in Marocco, mentre leggo su una corriera un pezzo di Giorgio Bettinelli m’immedesimo e piango guardando il tramonto sull’Atlante Marocchino. Per gioco decido che voglio prendermi un anno OFF, sarà un “esperimento di vita on the Road”. Non ho le palle di fare questa scelta quindi “faccio finta” e inizio a dirlo in giro creando aspettative in tutti.
Quando in una intervista di Radio Popolare mi chiederanno come si fa a partire e lasciare tutto risponderò così:
“Immagina di vivere 80 anni. Prendi un solo anno, quindi 1/80 della tua vita, e dedicalo al tuo desiderio più grande.”
Visto con il senno di poi è facile.
Da quando ho preso la decisione di partire a quando 8 mesi dopo sono effettivamente partito mi sono svegliato ogni mattina sentendomi alternativamente o “un idiota disadattato” o “l’eroe di me stesso”.
Ho comprato una Motoguzzi California di terza mano, scoprendo poi che è stata incidentata, raddrizzata, reimmatricolata e veduta al pistola di turno. Et voilà!
Ho chiesto al concessionario Millepercento di Verano Brianza di accettarmi tra le fila dei meccanici come “garzone” senza essere pagato, solo per imparare a ripararla in caso di guasti. Il titolare, Stefano Perego, quando ha guardato il mio curriculum ha detto: “Mi stai prendendo per il culo?”.
Poi loro hanno preso me e dopo vari mesi hanno restituito al mondo il primo esempio di psicologo/meccanico.
Nota interessante: nonostante le due specializzazioni in psicologia le condizioni lavorative migliori erano COCoCo/ CoCoPro e CoCodè della durata di 3 mesi, al massimo 6. L’anno lavorativo finiva anticipatamente a giugno con questa frase: “d’estate te ne stai a casa e a settembre vedremo”.
Quando invece ho chiesto di lavorare gratis come meccanico sono stato assunto!!!
Arriva il momento fatidico e dopo aver spedito la moto in container verso gli USA, vado a riprendermela con un volo.
Inizia l’esperimento che diventa la mia seconda vita.
Esatto.
  • S’impara la differenza tra essersi liberato da qualcosa ed essere libero di fare qualcosa. E ancora non sai cosa. Uno psicologo in moto in terra straniera non serve a niente perché ha un mestiere troppo radicato nel contesto linguistico e culturale.
  • S’impara che ogni giorno è domenica e ci si può svegliare felici tutti sempre o quasi
  • S’impara a cavarsela da soli ma anche a chiedere aiuto.
  • S’impara a vivere di più nel Qui e Ora senza scordarsi di dare un rapida occhiata all’orizzonte e sognare un Altrove dove sarai un Uomo diverso sotto un Cielo diverso. Adesso però preoccupati di cosa mangerai e dove dormirai stanotte.
  • S’impara a “Ricominciare Daccapo”, senza cucina, senza palestra, senza lo stesso tetto e le stesse abitudini. Come si vive da Nomade? Come si può stare in salute viaggiando? Come sopravvivo?
Il primo problema è stato “stare a galla”. Poi imparare a nuotare con stile.
Mi sono sentito frustrato e angosciato tante volte. Ho avuto paura di non farcela. Le ho provate quasi tutte. (Questo l’articolo che racconta le peripezieMi sono dato per sconfitto lasciandomi cadere sfinito. Poi mi sono rialzato.
Eroico? No, semplicemente umano!
Sono partito con la macchina fotografica della mia ex e ho costruito una professione come fotografo e videomaker.
All’inizio ho cercato una soluzione nello squallore editoriale italiano venendo respinto da tutte le riviste a parte una (Grazie Ragazzi!). Ho vissuto con 260 euro netti al mese per un anno e mezzo. Il provento mensile di un articolo. Ero tecnicamente povero pure nel terzo mondo!
Poi la rivista è fallita.
Con gli anni ho iniziato a lavorare con istituzioni in Messico, sempre in qualità di fotografo e videomaker. Ho collaborato con Greenpeace e con la Croce Rossa, con National Geographic Channel. Ho iniziato a migliorare la qualità delle mie immagini servendo diversi clienti con diverse attività. Dal ristorante all’hotel, dal gioielliere al fabbricante hitech, dal profit al no profit, dal ritratto di famiglia alla pubblicità per un intera città.
Tutto bene quindi?
Certo. ANZI NO PERCHÉ ogni volta che cambi luogo sei sempre l’ultimo arrivato e davanti ti trovi una sfilza di professionisti ben radicati e conosciuti. Alcuni veramente bravi, altri veramente “imparentati” o paraculati.
La soluzione è stata diventare un “nomade digitale“, lavorare su internet, essere indipendente da tutto e da tutti, non dover spendere tempo a stringere mani o distribuire sorrisi interessati, a fare scalate sociali per arrivare ai soliti “inaccessibili poteri” decisionali, essere mobile quando e come voglio.
Tu produci e le agenzie di Microstock su internet vendono, se il tuo lavoro fa schifo non lo accettano o se lo accettano non lo vendono, se il tuo lavoro è ben fatto qualcuno prima o poi lo compra e l’agenzia di paga una percentuale. Meritocratico, pulito, non importa di chi sei amico.
Come è andata a finire?
Primi due mesi a caricare tutto ciò che avevo fotografato e girato con la penosa fotocamera e la videocamera a cassette miniDv. Guadagni: zero. Materiale respinto: 70% almeno.
Dopo due mesi: prima vendita di 20 dollari. Piango e moltiplico per 4 i miei sforzi.
Vivo in simbiosi con la macchina fotografica, ne compro una che fa anche i video e mi concentro sulla vendita di quelli. Di foto ce ne sono troppe. Faccio video di qualunque cosa si muova.
Dopo altri 3-4 mesi guadagno più della rivista per la quale pubblicavo.
Dopo 6 mesi posso continuare a viaggiare, in bolletta, mantenuto dal mio lavoro di nomade digitale. Ma continuo a lavorare come un pazzo sino ad essere preso in giro da amici messicani (che oggi continuano ad aspettare davanti alla tele che gli piovano in testa soldi e opportunità) per via delle 12-14 ore al giorno davanti al computer.
A un anno e mezzo offro lavoro alla mia compagna che mi segue viaggiando in lungo e in largo per il Messico e poi per l’America latina.
Oggi guadagno varie volte quello che guadagnavo come psicologo super specializzato. Viaggio, racconto, riprendo, vendo, continuo a viaggiare. Libero, senza padroni o ridicoli contratti di lavoro tra le palle.
Mi manca la famiglia e gli amici, ogni anno torno pochi mesi per ricongiungermi alle mie radici. Sento il dolore del mio paese e questo blog è una personale risposta a questo. Una voglia di esprimermi e di condividere la mia esperienza, ispirare e aiutare.
PRIMA lo usavo di fretta come raccoglitore di immagini e appunti di viaggio.
ADESSO diventa un blog a più ampio spettro sullo stile di vita, sul viaggio, sulla crescita personale, sulla fotografia e sul racconto.
Perché voglio che mi segui?
– Voglio intrattenerti con quello che vivo. Pubblico materiale di qualità, sia per estetica, che per spontaneità. Guarda le foto per esempio.
– Voglio condividere quello che imparo. Viaggiare richiede adattamento e l’adattamento richiede l’apprendimento.
– Voglio suggerirti come migliorare. Senza presunzione o saccenza, con l’umiltà di chi ha ricominciato daccapo e sta sperimentando nuovi modi per migliorare la propria vita.
Che s’impara in una vita Nomade?
Ci sono tante cose che possono essere d’aiuto a chiunque, indipendentemente dal suo stile di vita.
Per esempio:
-Come imparare una lingua in poche settimane
-Come mangiare semplice, in strada, e senza ammalarsi
-Come tenersi in allenamento usando come palestra il proprio corpo
-Come organizzare un bagaglio
-Come fotografare o scrivere superando blocchi creativi
-Come fare meno per ottenere di più cercando il 20% che produce l’80% dei risultati
-Come farsi ricevere con benevolenza e ospitare
-Come guadagnare viaggiando
-Come scrivere e raccontare
-Come autopubblicarsi
-Come partire per un viaggio o come……
Una gloriosa Motoguzzi California TR anno 1997.

Normalmente sarebbe una California EV, cioè Evoluzione, ma la mia invece è una California TR, Telaio Rotto. Per quello che costava così poco quando l’ho comprata di terza mano a “solo” 60mila Km!! Poi i miei amici meccanici mi hanno fatto notare insolite saldature e ho capito… Sono il felice proprietario di una moto meravigliosa, pesante, grezza, quasi indistruttibile, mula, testarda, fedelissima, scorbutica, altezzosa, ironica, instancabile. Lei è il FERRO!

Vi presente il TOPORSO!

Lui mi conosce da quando sono nato e nel viaggio mi tiene compagnia. Nel libro “Quante Strade potrete leggere le nostre chiacchierate negli infiniti boschi del Canada. Oltre a compagno di strada è anche un simbolo che grida a chiare lettere che QUESTO VIAGGIO NON È FATTO DA EROI, SOLO DA BAMBINI SOGNATORI CRESCIUTI… o da adolescenti di terza età se preferite.