Come Cambiano certe cose Dopo 9 Anni Di Viaggio

Riflessioni dopo 9 anni di viaggio, la moto le stelle, i viaggiatori e le emozioni

Prima di tutto… Come mi va in generale?

Benone!! Alla domanda se sono felice la risposta è sì, considerate che ho in testa una idea di felicità che contempla la gratitudine, l’accettazione, la serenità… non uno stato di euforia e gioia costante. Non pensate che vado in giro saltando e cantando come un folletto rincoglionito. Ho momenti di bassa marea ma anche la ferma idea che sto percorrendo un buon cammino, questo mi lascia soddisfatto e in pace con me stesso. Leggi: felicità.

Quindi sono felice, senza “se” e senza “ma”.
Chi, quando gli chiedi se è felice, ti dice “Sì, ma…” oppure deve specificare/contestualizzare/ponderare mmm… non credo che lo sia veramente.
Mi sento sereno a dire che lo sono, senza cazzeggiamenti semantici.
Ho ancora varie questioni diciamo “scoperte”, incomplete o abbandonate che devo recuperare e sistemare.

Vorrei stare più tempo a casa con la mia famiglia e i miei amici. Vorrei bombardare qualche sito turistico che s’intromette nel mio viaggio radendolo al suolo, vorrei vedere il sorriso sulla faccia di mio padre più spesso, vorrei essere scrittore di professione oltre che foto/videomaker, vorrei fare il mio primo documentario, il mio secondo libro o il mio primo podcast.

Questi “vorrei” sono più che altro le lucine ai bordi di nuove piste di decollo e atterraggio, non mi tolgono né il sonno né la felicità. (a parte alcune) Diciamo che marcano soltanto il cammino.
Adesso vediamo meglio nel dettaglio COME CAVOLO SONO CAMBIATE CERTE COSE IN TANTI ANNI DI STRADA.

LAVORO

Faccio fatica a distinguerlo da una passione in quanto se mi togliessero i soldi probabilmente la maggior parte di questo continuerei a farla.

La mia modernissima occupazione è nata, o forse solo reinterpretata, da profeti della Silicon Valley. Oggi continua prolifica lasciandomi la libertà di spendere tante ore per scrivere questo Blog (o il libro che sto regalando) oppure gli articoli che cerco di pubblicare con quelle riviste nostrane non ancora estinte (togliendo le tante che nemmeno rispondono). Ho tanti progetti e quasi tutti cerco di tenerli lontani dal risucchio di quel buco nero che è la tristezza italiana; finirebbero per essere infettati e abbandonati sullo scaffale dei rimpianti. La lingua italiana e l’amore per addomesticarla sono gli unici vincoli, insieme al rispetto per certi scrittori-artisti-pensatori-viaggiatori, che m’impongono di provare ancora qualcosa con questo paese. Quindi il lavoro con l’estero va bene, quello con l’Italia (che è più un volontariato culturale) no. Ma tengo duro, il mio cuore parla ancora italiano e i miei ritorni più desiderati sono nella mia terra, con i miei amici… quindi provo ogni tanto anche a collaborare o pubblicare le mie storie.
La rivista con la quale sto collaborando mostra un marcio e una mancanza di etica che veramente non sopporto più, rasentano il ridicolo tanto sono palesemente bugiardi e disonesti. Invece all’estero ben 3 riviste in inglese hanno accolto con entusiasmo le mie proposte… con pagamenti anche tripli e senza comportarsi da poveri buli/imbecilli di quartiere che esigono che non pubblichi mai con nessun altro all’infuori di loro e poi fanno finta di dimenticarsi di pagare gli articoli…

Guarda:

PUBBLICARE ARTICOLI ALL’ESTERO.

Se vuoi sapere tutta la Tecnologia che uso per lavorare come NOMADE DIGITALE ecco qui:

Strumenti per Nomadi Digitali, lavorare Online ovunque e Viaggiare

STILE DI VIAGGIO – Disonestà e anche Amicizia

Sempre più leggeri!!!

Ho con il materialismo un rapporto sadomasochistico, ho piacere nel dolore di privarmi degli oggetti e godo anche quando la mia compagna rinuncia sofferente a qualche orpello che ci renderebbe solo più pesanti. Siamo degli assi della rinuncia. Il consumismo ci fa ‘na sega a noi! Stiamo capendo sempre meglio il poco che ci serve per vivere. Se siete interessati a questa perversione anticonsumistica per la leggerezza leggete LA VITA IN 160 LITRI

Quando rientro in Italia sfogo il mio debole impulso di shopping calmierando gli acquisti che finiscono sempre per gadget che possono in qualche modo migliorare il viaggio e il mio lavoro. Il resto non mi interessa molto…

Altre cose che sono cambiate con il viaggio sono l’intolleranza per la disonestà, fosse anche quella di una povera ragazza indigena con il faccino carino serio serio… Se solo perché sono bianco devo essere A) Gringo B) Fottuto sui prezzi e sui servizi C) Nemmeno salutato … allora la mia pazienza si accorcia in fretta come la miccia di un candelotto di dinamite.

Non son qui in vacanza, vivo per strada, dormo in buchi di merda, non faccio vacanza ma sono qui proprio come te, il mio lavoro è raccontare la tua storia e il tuo paese, promuovendone la bellezza e tu… mi fotti? Ti auguro di trovare gente esattamente come te quando verrai a cercar lavoro o fare turismo nel mio di paese! Punto, accapo, fine dello sfogo.

Invece sono mooooolto più sensibile all’amicizia autentica, di fronte a questa manifestazione ho perso la testa molte volte: ho partecipato a cause politiche ed ecologiche, ho dormito in tenda per un mese e mezzo, ho percorso migliaia di chilometri in cerchio, ho regalato tutto il mio lavoro, son tornato “indietro” di un paese intero per tornare da qualcuno. Sentendo il profumo di genuinità, accoglienza e amicizia non posso far altro che lasciarmi inebriare e sedurre. Mi offro senza ritegno, fermo il viaggio o lo dirotto, arrivo persino a capire che quello, dopotutto, è il viaggio stesso.

Quindi dopo tanti anni sono più cinico da un lato e più affabile dall’altro, più criticone su certe cose e più cordiale su altre. Stufo di routine prestabilite cerco bellezze che nascono dal caso, spesso nell’imprevisto, nel fuori pista, nelle deviazioni.

Leggete questo per approfondire:
La stanchezza di viaggiare, voglio tornare a casa!

L’ARTE DI AUTO INVITARSI A CASA DEGLI ALTRI QUANDO VIAGGI

BLOG – Gioia e Dolori

Gioia e Dolori. Se fossi uno scrittore o un creativo “autocentrato” che non ha bisogno di nessuno che lo guardi o legga sarei un blogger felicissimo. Ma uno che non ha interesse a farsi leggere non apre un blog, solo un diario.

Quindi, dopo anni a snobbare questo strumento oggi lo sto riscoprendo come contenitore “aperto al pubblico”, di tutto quello che mi si agita dentro mentre faccio strada. Sto cercando anche di riempirlo di contenuti che possano aiutare gli altri. Curo poco l’ottimizzazione dei motori di ricerca e questo si vede visto che da google le visite arrivano principalmente verso il mio articolo su come Bruciare i Grassi con il digiuno intermittente!!!

Veramente patetico considerando che l’ho scritto sì curando il SEO ma soprattuto perché uso la tecnica con convinzione e la ritengo parte degli strumenti a disposizione di un viaggiatore.

Se seguissi la linea editoriale che cerca le mode e i best seller della rete probabilmente avrei più visite ma perderei l’intima connessione che il blog ha con il suo creatore. Oggi comprendo molto bene quando mi dicevano che se parlassi di “figa” o “diventare ricchi in 3 mosse” avresti fatto il botto. Pazienza. Quindi per ora un bel po’ di gente viene sul mio sito, “consuma” l’articolo su come consumare grassi e se ne va. Un pò fallimento. Ma è colpa anche della trasversalità dei miei contenuti, non sono uno che riesce a concentrarsi come un raggio laser.
Se vedo invece i commenti sui social o su certi miei articoli allora posso parlare di successo.

L’onestà e trasparenza che ho avuto su vari temi del viaggiare che in Italia vengono ancora trattati molto male e, sembra, con una regia che considera ancora il principio “Mors tua vida mea”, è finalmente stata premiata. Ho ricevuto tanti commenti entusiasti e ho innescato confronti di alto livello. “Guadagnare viaggiando” sguazza tra i primi tre posti su google e ha raccolto 50 commenti positivi sul blog + una marea sui social.

Insomma mi trovo come strumento una linguaggio che m’incatena dentro un Paese che è stato solo a guardare, seduto, quella rivoluzione digitale che ha cambiato per sempre il mondo. Posso decidere se buttare tutto nel cesso o perseverare diabolicamente con questo Blog che appartiene al paese dove ancora la televisione regna sovrana, internet viene usato in abbondanza per porno e social, alcuni non hanno ancora la email, altri credono che lavorare in internet sia una fantasia e altri scrivono contenuti cesso per scalare le vette di google. Non è tutto così ovviamente ma devo ancora mantenermi aggrappato alla motivazione intrinseca e personale di scrivere per divertirmi e stare bene. Per ora il blog deve essere uno spazio intimo di confessione e condivisione, di aiuto reciproco. Punto. Se mi aspetto troppo finisco per bruciarmi, sentirmi inutile e credere di buttare via il mio tempo.

I miei amici non leggono il mio Blog, quando sanno che arrivo in Italia, la sera prima di vedermi si fanno un trip con gli ultimi articoli giusto per capire dove cazzo sono stato nel mondo. I racconti di viaggio che pubblico, anche se poi escono a pagamento in edicola all’incirca in 100.000 copie, nessuno se li caga. Che lo faccio a fare? Ecco, questo è proprio il tipo di discorso interiore da evitare.

Faccio blog per migliorare come persona e come scrittore, per aiutare e ispirare. Cerco di controllare e gestire bene le impennate di speranza. Quella di avere una numerosa e intraprendente famiglia di lettori, nuove interazioni con persone speciali, progetti e possibilità. Per il momento coltivo il blog come un piccolo giardino dove crescono idee e dove spuntano parole dove prima c’erano solo sensazioni e impressioni vaghe. Il giardino è aperto al pubblico e ogni tanto qualcuno ci viene a mettere il naso dentro facendomi felice.

AMICI – Nuovi, Persi e Ritrovati.

Ci sono amici spariti, amici riscoperti, amici inediti, amici al quale non frega nulla della mia lontananza e non mi mandano nemmeno gli auguri di natale, altri che quando torni è come se non fossi mai partito, altri che imparano a usare whatsapp solo per me, altri al quale costa troppo anche un ciao, mensile, via email.

Sul fronte amici ci sono senza dubbio numerosi assestamenti. Sembra che ci sia una regola tacita per cui se sono io che parto sono sempre io quello che deve scrivere, chiamare, aggiornare. Forse è vero all’inizio, nelle prime “avanscoperte” dove sei una sorta di esploratore, uno scout che va e poi fa rapporto. Adesso lo trovo ridicolo dopo che la mia vita è stata viaggiare per 9 anni invertendo il luogo della “vacanza” con quello della “casa”, che logisticamente è diventata la strada. Abito il “lontano” come voi abitate il “vicino”.

Sono stato a vedere chi, almeno a Natale dove la scusa del tempo non applica, si è fatto vivo con almeno un messaggio. Risultato: tante sorprese piacevoli e un paio un po’ meno. Grossomodo c’è ancora qualcuno che mi vuole bene oltreoceano :-).

Ho coltivato certi legami nei miei ritorni e questi, anche se costruiti nella brevità di un’estate di racconti camminate e bevute, reggono 10 mesi di silenzio e rifioriscono ogni anno e ogni ritorno.

Questi legami saranno, spero, la mia famiglia del futuro. Uno scudo per i tempi difficili in cui non si potrà scappare più da nulla ma si dovrà solo fare quadrato e difendersi dalla solitudine e dall’appassire.

Oggi, anche se lontano un oceano, sto cercando in qualche modo di essere vicino.

Leggete: RELAZIONI A DISTANZA in VIAGGIO, 4 cose strane che succedono

Relazione con L’Italia

Mi dispiace continuare a sentirmi un detrattore dell’Italia. Non aiuta chi ci vive questo mio atteggiamento. Eppure come non importava molto il fatto che in passato mi sono formato investendo tutto il mio tempo e denaro così oggi non sembra importare nulla il fatto che ho sulle spalle un decennio di vita on the road, nomadismo digitale, esperienze, scrittura, esperimenti…

Parlo da un punto di vista professionale ovviamente. Mi faccio prendere dai fondelli dall’unica rivista Italiana con la quale pubblico e trovo ancora fastidioso il menefreghismo quando, sempre meno, offro la mia collaborazione, gratuita, a quotidiani dai quali non ho nemmeno lo straccio di una risposta. Il libro pubblicato con una grande firma dell’editoria…era meglio pubblicarmelo da solo. Altre cose all’orizzonte non ne vedo. Sentire il polso dell’economia generale, delle prospettive future, delle condizioni di del paese nella sua totalità mi deprime.

Faccio fatica a digerire i telegiornali che guardano i miei genitori a pranzo e cena.

Da detrattore dell’Italia sono invece un estimatore di italiani, di un certo tipo di cui fanno parte i miei storici amici, i ribelli, gli esperti, gli innovatori e i piccoli/grandi protagonisti di rivoluzioni e ricerche individuali. Li cerco, ne ho bisogno, ne voglio di più! Gli affetti vecchi e nuovi per quelle persone che sto conoscendo e che devo ancora conoscere sono per me una “patria” e un patrimonio che non voglio scartare. Ma ho bisogno di essere orientato, focale e preciso, devo prendere il meglio ed evitare gli sguardi allargati sulle condizioni d’insieme di tutto il paese, intrise di lacrime di dolore e rabbia, che sta mietendo vittime una dopo l’altra.

Relazione di Coppia in Viaggio

Bene, il mio slogan è 10 mesi a 10 cm di distanza.

Lavoriamo assieme, dormiamo assieme, viaggiamo assieme. In Messico Olga direbbe che siamo attaccati come “Uña e Mugre” che significa come l’unghia e lo sporco che gli sta attaccato sotto. Non è ancora chiaro chi faccia una parte e chi l’altra, quello che è certo è la nostra vicinanza. A chi ci dice, dall’alto della sua saggezza posticcia, che dovremmo sposarci rispondo di provare con il/la suo partner questo livello di unione e vicinanza… e poi vediamo!!
Siamo una buona squadra capace di estinguere rapidamente i fuochi di paglia di certe litigate e continuare assieme questo strano stile di vita. Le nostre differenze culturali ogni tanto giocano brutti scherzi, altre volte giocano a favore. Io proiettato al futuro con mille progetti da tentare e direzioni da prendere, lei ancorata al presente a setacciare il sale della vita per trovare piccole gioie quotidiane.

Andiamo bene, probabilmente meglio che da soli.

SALUTE, nuove tecnologie ed esperimenti!!

Bene, da più di un anno ho introdotto il digiuno intermittente che mi permette di saltare, senza morire, la colazione guadagnando una buona oretta di tempo e innescando cascate metaboliche interessanti tra cui la ketosi (basicamente il metabolismo dei grassi) e qualche pera gratuita di ormoni anabolici e di riparazione dei tessuti (Gh e Testosterone).

Sto anche studiando la “dieta Keto” e le meraviglie di un alimentazione low-carb, bassa in carboidrati e alta in grassi… il mio giro vita sembra essersene accorto.

Ho abbandonato la corsa perché quando viaggi nel terzo mondo e ti vuoi fare una corsetta serale appena sei arrivato in un nuovo posto finisce spesso che ti sloghi una caviglia saltando sue e giù dai marciapiedi mentre cerchi una pista ciclabile o un circuito di running che non esiste. Oppure vai in terra quando inciampi sulle irregolarità di un marciapiede posato secondo teorie cubiste o ancora capiti in un quartiere dove circolano pochi runner e molte pistole.

Ho letto libri sul “Bodyweight workout imparando ad allenarmi anche in stanze-cesso, facendo trazioni sulle porte, flessioni a una mano o in verticale, isometriche spacca addominali e bicipiti usando le valigie laterali della moto.

Ho ancora qualche problema di costanza ma almeno un paio di allenamenti alla settimana riesco a totalizzarli. Oggi riesco a fare quasi 15 trazioni alla sbarra (che per me è di solito la porta del cesso), qualche buon set di flessioni su una mano e 10-12 flessioni su una sola gamba.

Tutte le mie piccole/grandi rivoluzioni personali sono il frutto dell’esposizione a informazioni… sopratutto via Podcast che nutrono il mio cervello e lo ispirano a provare/sperimentare. Leggi I Podcast che ascolto per tenermi compagnia, ispirarmi, sognare e crescere

Ecco Qua qualcosa sul metodo che ho usato per cambiare alimentazione/ allenamento e aumentare drasticamente la mia produttività anche in Viaggio.

Cambiare Vita cambiando Routine con le Mini Abitudini

LA MOTO, the Rock that doesn’t Roll !!

In Colombia ha dato il peggio di sé, quasi sempre come conseguenza di errori umani. Sono arrivato a un pelo dall’abbandonarla e continuare a piedi.

Da quando ho detto ad alta voce che probabilmente l’avrei regalata a qualche amico in Argentina per poi ritornare un domani, diciamo a 60 anni, e farci qualche ultimo giretto… ha smesso di rognare e si è comportata quasi da moto Giapponese. Ho fatto centinaia di km di sterrato, sono andato sino a 5070 metri, l’ho lasciata a gelare di notte e a cuocersi di giorno… non ha mai perso un colpo. Invecchia come il vino. Ora che in Argentina ci butto dentro la benzina a 95 ottani (non la beveva da 9 anni) tira come un cavallo!!

La moto arricchisce anche l’immagine del mio viaggiare, gli dà un plusvalore ma anche toglie qualcosa.
Attiri tanti motociclisti che amano l’immaginario del centauro in posti esotici ma poi li perdi “per strada” non appena inizi a raccontare il viaggio, le genti, i popoli e le esperienze che veramente definiscono “il viaggiare” e lo differenziano da una lunga scorrazzata su due ruote.

Questa sofferenza è diventata un articolo che si chiama “mototurismo vs motocentrismo”.

Fare un viaggio in moto da un certo vantaggio in termini di pubblico: inspiegabilmente se lo fai in moto sembra più ganzo che farlo a piedi. Al Viaggio non frega molto di come tu lo faccia, ai media abbastanza. Forse è anche grazie alla moto che pubblico, se andassi a piedi non avrei molte riviste che vorrebbero accogliermi, sopratutto perché non redigo articoli su hotel a 5 stelle o località “In” per il turismo bene.

Il mio stile narrativo è in prima persona, e la mia persona ingombra molto bene il testo quando incontra il mondo. Descrivo quello che mi capita in particolare nelle strade che collegano luoghi e negli incontri che collegano persone. Uno stile novecentesco che non trova molto interesse editoriale.

Se volete un assaggio ecco l’articolo pubblicato a gennaio su motociclismo.
In sostanza “w la moto ma non il motofeticismo”.

Emozioni Forti e Pensieri che mi assillano in Viaggio e a Casa

Alcune emozioni provengono da riflessioni, malumori, stati euforici, nostalgie e pippe mentali. Alcuni di questi ispirano, fanno alzare lo sguardo al cielo, accendono la sala macchine, altri piombano addosso come uccellacci, infastidiscono e persino feriscono.

Per esempio ho la sensazione di non stare al passo con certi desideri tipo scrivere il secondo libro, alimentare e accrescere come si deve il Blog, fare il mio primo documentario o un podcast. Se continuo a viaggiare faccio fatica a trovare perimetri di pace, silenzio e tempo dove incubare idee e partorire progetti. In altre parole devi evocare stati interiori con formule che non funzionano molto quando sei incasinato, in movimento, in esplorazione. Se ti dedichi al mondo esterno rimane meno spazio per quello interno.

  • Altra sensazione è forse il bisogno di essere di nuovo un po’ nel “centro” del mondo, non solo nei suoi margini sperduti tra civiltà antiche e paesi lontani. Vorrei pensare meno a dove mangio, a dove compro la benzina di contrabbando o quale stanza merdosa affittare. Vorrei pensare più a creare, scrivere, intervistare, fotografare cose nuove, stanare leggende, imparare nuove lingue, rompere le palle ad artisti e registi, giornalisti e professori.
  • Ho anche il senso di colpa per i miei genitori che invecchiano male e senza di me, che non sono riusciti a pensionarsi in tempo, prima del grande tsunami che ha travolto la nostra economia. Oggi fanno la naia a 70 anni, con cause legali e umiliazioni, a lottare da vecchi per il lusso d’invecchiare in pace… mentre intanto ipotecano la casa. Ho fatto la scelta migliore della mia vita ad andarmene nel 2008, adesso la scelta migliore è un nuovo equilibrio dove possa partire e ritornare più spesso.La mobilità sarà probabilmente la colonna portante del mio lavoro come della mia felicità ma non deve essere esasperata come in questi ultimi anni, 10 mesi su 12 in strada. Troppo per me e troppo per chi mi ama.Ho bisogno di continuare a viaggiare ma a intervalli maggiori per avere il tempo di sedimentare esperienze, registrarle e svilupparle ma stando vicino a chi mi ama.Altra cosa, inizio a sospettare una proporzione diretta tra numero di turisti in un posto e quanto me ne frega a me di quel posto. Questo dopo essermi impantanato in certe cloache che si formano intorno a zone d’interesse che potrebbero anche essere belle se i locali non si trasformassero in vampiri e i visitatori in “portatori di denaro” che comprano esperienze pilotate, prevedibili e già viste in ogni forma. Qui si perde il senso della strada, l’avventura e l’incontro autentico con l’Altro. Mi è capitato di recente e ho scritto subito La Stanchezza di Viaggiare.. articolo che ha risuonato molto in vari viaggiatori.Diventato un vecchio rompicoglioni quando arrivo in certi posti massacrati da visitors e ladroni.
  • Altra cosa, un concetto difficile da esprimere, è ogni tanto la piattezza che senti nel viaggio, la scarsità di stimoli nuovi. Mi fa ridere considerando come quando rileggo certi passaggi di alcuni scrittori (Bettinelli o Terzani ultimamente) mi si accendono emozioni ancora emozioni nel petto. Il mio cuore palpita per la strada quando ascolta le parole altrui, come se non si rendesse conto che lui sta vivendo quella vita, è fonte di quelle parole, è viaggiatore, è sognatore. E non guardo più fuori dalla finestra sognando una vita che appartiene as altri, è anche mia oggi!!! È strano perché sto vivendo esattamente il loro stile di vita, sono in viaggio, sono nomade, scrivo, vado in moto… Eppure quando finalmente acchiappo quella vita magica, ecco che quell’emozione di vivere la mia Leggenda personale cala d’intensità, scivola sotto il manto dell’abitudine che rende normale ciò che si ripete anno dopo anno. Ciò che prima leggevo soltanto ora lo sto vivendo e sembra che ogni tanto me ne dimentichi.

Dubbi sul Viaggiare e sul Futuro

Ci sono. Tanti.

  • Dove vivrò quando starò stanziale?
  • Chiuderò questo Blog per sempre o ne aprirò un’altro?
  • Quale sarà “il piano B” se il mio lavoro andrà a puttane scoppiando come tante bolle speculative della new economy?
  • Riuscirò a veder anche l’altra metà di mondo?
  • Che farò quando mi stuferò di viaggiare?
  • Se non voglio sposarmi la mia compagna sarà clandestina nella mia terra dopo solo 3 mesi e io clandestino nella sua dopo 6. Come faremo?
  • Come faccio ad essere più presente con i miei genitori, da figlio unico, e viaggiare allo stesso tempo?

ULTIME CONSIDERAZIONI

Spero di aver fatto luce un po’ su quello che succede dentro e fuori chi è in strada da tanto e ha fatto del viaggio la propria vita. Non sono chiunque… sono IO, quindi questo non è un manuale su come ci si migliora o usura viaggiando, è quello che capita a me. Purtroppo di gente che viaggia da tanto e vuota il sacco ce n’è poca quindi accontentati del mio “outing” :-)

Ho cercato di mettere sotto la lente tanti aspetti di una vita diversa, diversa anche da chi fa viaggi brevi e poi torna, diversa da chi si trasferisce e mette radici all’estero, in una parola ho cercato di raccontarti come si trasforma la mia vita “Nomade” dopo nove anni.

Recentemente ho scritto:

Cosa Succede alla tua Vita quando Torni da un Viaggio Meraviglioso?

Ma ci sono anche delle belle guide che possono ispirati se hai un piede mezzo fuori dall’uscio di casa:

Ah!! Dimenticavo.. se vuoi sapere chi sono..

By |2017-07-07T18:52:50+00:00aprile 27th, 2017|Viaggio|

7 Comments

  1. Valerio Plessi 28 aprile 2017 at 17:48 - Reply

    Ciao Claudio, gran bell’articolo che tocca tanti temi che vengono nascosti sotto il tappeto dei viaggiatori online. Hai ragione del dire che qui hai fatto outing, elencando anche gli aspetti spiacevoli del viaggiare a lungo termine. Mi ritrovo quando dici che quando una situazione diventa la quotidianita’, allora quasi non la si nota piu’ e ci ci ritrova a fantasticare sulle foto e scritti di viaggi altrui, mentre stiamo vivendo proprio la stessa realta’ bellissima. Colpa dell’abitudine, che smorza le emozioni e fa diventare tutto una routine, anche l’arrivare in un posto nuovo e dover pensare dove mangerai, dormirai e camminerai quel giorno. E’ anche vero che in viaggio bisogna reinventarsi tutto: dal vivere le relazioni, mantenere amicizie, tenersi in froma e non farsi tagliare fuori dal mondo vivendo in zone tante volte remote. Tutto verissimo, viaggiare a lungo termine e’ una costante prova con se stessi, una evoluzione continua per adattarsi a un ambiante che cambia continuamente. Leggendoti sento anche la sofferenza per la distanza da casa, amici e famiglia, e quindi mi chiedo: perche’ non alterni periodi tra casa e viaggio, cosi’ da prendere il meglio dai due mondi? Non so, ti sento come “intrappolato” nella tua condizione di viaggiatore perpetuo, e mi pare strano per uno che sceglie la liberta’! Buona strada, e’ un piacere leggerti!

    • Claudio 29 aprile 2017 at 16:55 - Reply

      Ciao Valerio!! Forse ho calcato troppo la mano, sono contento di viaggiare… ovviamente ogni tanto sento dei “vuoti” che mi fanno preferire essere a casa dei miei in italia (ma con lo stile minimalista che ho sviluppato in viaggio e tanto tempo libero per i miei progetti OVVIAMENTE!). Tutto qui. Ogni tanto il moto perpetuo non stimola più quindi bisogna mettersi alla ricerca.. e non è solo quella i un altro paesino da visitare ma di qualcosa da coltivare, studiare, provare, conoscere e sentire. Il viaggio per le sue necessità logistiche produce delle buone scariche di adrenalina (trova dove mangiare/dormire etc..) ma se è sempre uguale dopo un pò assomiglia ad andare in palestra e fare sempre la stessa routine.
      In quel senso la “vita leggendaria” di strada viene appiattita. Questo capita a chi viaggia per tanto… a quel punto credo che la focalizzazione sul mondo interno invece che esterno è fondamentale, è giusta, ed è lì che si rompe l’abitudinarietà. Nel mio caso, scrivere, allenarmi, studiare nutrizione e digiunare, leggere su internet informazioni su passioni momentanee e passeggere, cercare sponsor per testare nuovi prodotti, registrare lunghi divertenti ma profondi messaggi audio con amici in posti diversi del mondo, ascoltare podcast e far crescere il mio cervello mentre postproduo foto…etc. Questa roba che non ha niente a che vedere con il mondo esterno che mi sta intorno (che diventa uno scenario soltanto) mi stimola molto più che la millesima chiesetta coloniale o del solito centro commerciale del cazzo o della spighetta bellissima (che a confronto con il caribe fa cagare) o del super-saccente locale che non ha letto un libro o del bosco stupendo che poi è pieno di monnezza lasciata da ignoranti…
      Un abbraccio Valerio!!
      Grazie del commento

  2. Giovanni 29 aprile 2017 at 02:52 - Reply

    Ciao Claudio, ho letto questo tuo articolo dopo averlo ricevuto tramite la mailing list, dopodiché lo ho riletto, poi letto ancora e poi passato allo scanner della riflessione; interessandomi molto. La ragione principale di tanto interesse è che percepisco esattamente di cosa tu stia parlando. Il viaggiare, il farlo in moto, trasferirsi in un altro continente, il lasciarsi coinvolgere dalla comunicazione digitale e le sue dinamiche, divorarne i contenuti in lingua straniera, dedicarsi ad apprenderne le tecniche ed infine fare confronti con l’Italia ed il muro di gomma spinato che la circonda spesso pone flosci punti interrogativi anche nella mia nuvoletta. Sarei curioso di chiederti che tipo di feedback l’articolo abbia generato e da parte di chi, perché la mia personale opinione è che tu abbia descritto molto e molto intensamente, ma se chi lo legge non ha i propri piedi in due differenti scarpe ritengo non possa percepire di cosa tu stia parlando. Mi piacerebbe lanciare un confronto tra chi come me ha accolto l’articolo con interesse ed entusiasmo ed approfondirne i contenuti. Giovanni

    • Claudio 29 aprile 2017 at 16:45 - Reply

      Ciao Giovanni!
      Sono molto pochi quelli che hanno i piedi in due scarpe, quasi nessuno mi lascia commenti che non siano mozioni di stima o “sei un grande” etc.. parole che fanno piacere ma non alimentano nessuna cultura o discussione. Credo che molti non leggano nemmeno i contenuti fino in fondo (anche se questo è un atteggiamento molto comune nella rete). Sono pochi quelli che accettano uno scambio profondo, fosse anche da stanziali, fosse anche da criticoni. Mi spiace ma per ora non ho ancora feedback significativi o scambi già avviati dove mi piacerebbe facessi parte. Triste però è così. Molti sognano di viaggiare ed esplorare il mondo come stile i vita.. ma il 90% rimane a sognare senza fare nulla, nemmeno cercare, leggere, confrontarsi, sperimentare… Grazie del commento! un abbraccio

      • Giovanni 30 aprile 2017 at 00:28 - Reply

        Penso spesso ai “grandi esploratori”, coloro che staticamente regalano molte delle loro ore risucchiati dal loop di video ed articoli bomba dedicati all’ultimo cavaliere, indomito ammaestratore di essenze da uno a quattro cilindri, alla ricerca della chiave di volta che possa istantaneamente teletrasportarli nel mondo fantastico del nomade a tempo pieno.
        Al tempo stesso mi sono sempre chiesto, perché? Perché questo fervente desiderio di mollare tutto ed andare e perché, perché invece di nutrire il desiderio informandosi e ricercando strategie che possano creare piccole realtà per volta, semplicemente si continua a sognare e vomitare giustificazioni? Avrei molte risposte a tal proposito, delle quali quella che spicca è: Evasione.
        Tutte le volte che mi sono ritrovato a viaggiare la più grande emozione derivava dall’essere finalmente lontano da tutto ciò che quotidianamente alimenta ansie e insoddisfazioni, ed ho trovato che questa è una sensazione comune, molto marcata in Italia, dove il senso dell’innovazione è pari ad un algoritmo in caduta libera.
        Peccato tutti i video ed articoli disponibili perdano la parte essenziale durante il processo di editing, i momenti difficili, lo sconforto, i fallimenti e la storia della determinazione del cavaliere che ha dovuto affrontare critiche, accuse di pazzia, l’essere messo in ridicolo e nel frattempo e la determinazione nell’imparare l’ennesima lingua, l’ennesimo programma di video editing, marketing, business strategies.
        Penso che investigare con attenzione questo lato oscurato dall’estatica musica che accompagna l’ultimo video di viaggi avventura che spacca ed avviare confronti possa insegnare molto ed aprire a più soddisfacenti prospettive.

        • Claudio 30 aprile 2017 at 01:45 - Reply

          Ciao Giovanni!! Credo che molti continuano a sognare e fantasticare perché approcciare il viaggio come una realtà complessa e risolvere problemi di sopravvivenza, trasformazioni del proprio lavoro, questioni affettive di distanza… beh li toglie dallo stereotipo del viaggio-stupendo e li mette di nuove dentro ansie, scervellanti e problem solving. Diciamo che il reale toglie la patina meravigliosa della fantasia. Così tra noi viaggiatori comunichiamo con i gli stanziali attraverso frammenti di immagini esotiche, palme, deserti, tramonti, lune e stranezze… e tutti sono felici. Noi condividiamo la bellezza e loro la succhiano per nutrire le fantasie.
          Noi siamo i cavalieri del 1-2-3-4 cilindri e loro sono “quelli-che-un-giorno-magari…”.

          Anche io che vendo foto e video al 90% estrapolo frammenti di una bellezza condivisa (quando per me la bellezza assomiglia più alla verità invece che all’estetica). Tuttavia nel Blog, e sopratutto nel mio libro, sviscero molto di questo stile di vita. Le paure, la forza di brancolare nel buio, le umiliazioni, il senso di vuoto, la tecnica, la strategia, la modernità.

          E sono contento, anche se sui social c’è molto più audience per i “colpi di scena” le pillole d’adrenalina e le foto mozzafiato. Ma qualcuno, specie chi è stufo di sognare e vuole realizzare, abbocca all’amo ma poi entra dentro e studia, cerca informazioni…mi trova anche nella mia sfacciata crudezza e lì, forse, si avvicina di più alla verità di una vita nomade e come intraprenderla.

          Ti ringrazio. Bel commento!

  3. Bride 30 aprile 2017 at 05:41 - Reply

    Ciao cuginetto oltre mare, mi fa piacere leggere saltuariamente i tuoi articoli, di questo in particolare mi è piaciuta la parte sulla felicità: “Quindi sono felice, senza “se” e senza “ma”.
    Chi, quando gli chiedi se è felice, ti dice “Sì, ma…” oppure deve specificare/contestualizzare/ponderare mmm… non credo che lo sia veramente. Mi sento sereno a dire che lo sono, senza cazzeggiamenti semantici. Ho ancora varie questioni diciamo “scoperte”, incomplete o abbandonate che devo recuperare e sistemare.”
    Stiamo vivendo delle vite in cui tutto è a sacrificio di questa emozione, non per volere ma per necessità… o forse no, è una scusa, per volere… sta di fatto che se le dessimo maggiore importanza, tutti vivremmo più serenamente a livello internazionale… utopia? inziamo come sempre dal nostro piccolo, dalla felicità…

Leave A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Come Cambiano certe cose Dopo 9 Anni Di Viaggio

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi