Come Cambiare Concretamente, il Mio Esperimento

Non c'è ascensore per il successo, bisogna prendere le scale

 

Il Cambiamento era il mio pane quotidiano,
con questo non mi voglio presentare come un “asso della trasfomazione”, semplicemente come un professionista che facilita il cambiamento altrui. Questo è uno dei compiti dello psicologo come del coach come del nutrizionista come dell’allenatore.
Aiutiamo gli altri a cambiare qualcosa.

Poi ho effettuato il più grande cambio della mia vita spezzando ogni ancora che mi tenesse saldo sulla mia terra e sulle mie abitudini. Sono partito e ho decisamente mandato a farsi fottere molte abitudini, anche positive, con le quali regolavo la mia vita e la mia salute.

Dopo aver perso palestra, cucina, calendari, ritmi, appuntamenti, consulenze, pazienti, terapeuti… ho dovuto con il mio solo corpo, la mia sola mente, ricostruire e mettere a punto un sistema per stare bene, per imparare e per cambiare che sia essenziale e cucito addosso alla mia persona.
Ho dovuto imparare di nuovo a “cambiare”, a farlo in strada, in viaggio.
Allora ho dovuto riflettere meglio sul “cambiamento” e su alcuni mezzi per attuarlo e misurarlo.
Perché misurare aiuta a comprendere e comprendere aiuta a cambiare.

CAMBIAMENTO COME INTRODUZIONE DI ABITUDINI

Nel senso comune quando parliamo di cambiare noi stessi spesso ci fermiamo a questo momentaneo desiderio senza sapere precisamente come identificare, quantificare, misurare e portare a termine questo Cambiamento
Nei miei studi di psicologia il cambiamento è ovviamente preso molto sul serio e spesso è associato alla terapia che è un processo lungo e spesso “indefinito” negli obiettivi.
Se parliamo di cambiamento dal punto di vista artistico vediamo come in tanti film appare il cliché del cambiamento come un percorso di trasformazione del protagonista che passa attraverso una crisi e un riadattamento.
Purtroppo il cambiamento è spesso un concetto fumoso, impreciso e aleatorio, spesso riamane come una necessità vagante, che non viene definita nei suoi contorni e raggiunta attraverso un metodo

UN’ALTRA VISIONE

Se invece iniziassimo a considerare il cambiamento come l’aggiunta o rimozione di abitudini?
E se iniziassimo a considerare le abitudini come una serie di azioni ripetute nel tempo?
Allora avremmo un quadro molto più chiaro del cambiamento:
Identifico delle azioni che ripeterò nel tempo per instaurare delle nuove abitudini, con l’introduzione di nuove abitudini nella mia vita starò CAMBIANDO.

Adottiamo questa visione e concentriamoci solo sull’introduzione di nuove abitudini senza, per il momento, parlare della rimozione di altre (magari quelle dannose).

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MONITORARE L’INTRODUZIONE GIORNALIERA DELLE NUOVE ABITUDINI

Se ho già identificato QUALI azioni voglio trasformare in abitudini, e su questo si apre un notevole capitolo di goal setting o definizione degli obiettivi, mi rimane il problema di applicare e misurare queste azioni.
Perché misurare? Perché misurare aiuta a capire come ci stiamo trasformando e questa comprensione ci orienta meglio e ci motiva a continuare.

Ho scoperto e subito comprato una applicazione che si chiama MOMENTUM, semplicissima ed efficace.momentum logo
Metti sino a tre azioni (per aggiungerne altre si pagano 5 dollari) in una tabella in cui a ogni azione corrisponde una riga orizzontale in cui ogni quadretto è una giorno del calendario.
A ogni giorno marchi la corrispondente casellina se sei riuscito a fare quell’azione che deve diventare abitudine. Ovviamente ripetere quell’azione giornalmente permette di consolidare l’abitudine dopo un tempo prolungato.

MOMENTUM APP l'applicazione per misurare le proprie abitudini

QUANTO TEMPO PRIMA CHE UNA NUOVA AZIONE DIVENTI ABITUDINE?

Bella domanda, c’è chi parla di 21 giorni. E sembra che questo 21 sia un numero magico che ho visto apparire nella letteratura inglese almeno 3 volte. Invece la più attendibile ricerca scientifica citata nel European Journal of social psychology parla di un tempo che varia da 18 a 254 giorni con una media di 66.
Tuttavia in funzione della propria soggettività e del tipo di abitudine da introdurre il tempo può variare … e di molto.

COME INIZIA IL MIO ESPERIMENTO

Inizia con 3 sole abitudini: meditare, allenarmi, scrivere.
3 abitudini per il cambiamento

Tutto procede bene, ogni giorno per le prime due settimane riesco a concludere una sessione di allenamento HIIT e una meditazione di 10 minuti con HEADSPACEheadspace logo la scrittura è un’abitudine più ostica sulla quale sono molto più capace di procrastinare, inventare scuse e darmi per vinto di fronte al Blocco dello Scrittore. Le cose cambiano quando invece di scrivere aggiornamenti arretrati sul viaggio (NOIA) o scrivere un nuovo capitolo del mio libro(ANSIA DI PRESTAZIONE) mi metto a scrivere un articolo per Motociclismo (Di articoli ne avrò scritti più di una ventina in questi anni e mi sento RILASSATO) o mi metto a scrivere per il BLOG (in cui non è richiesta una performance stilistica da scrittore professionista).

Mentre inizio il mio esperimento sono a Taganga, in Colombia, in un ostello modesto ma con gente simpatica, un caldo della madonna e pochi confort! Ciononostante funziona.

DA 3 ABITUDINI A 10 ABITUDINI

Ci prendo gusto e compro l’applicazione intera.
Aggiungo con il tempo varie abitudini. Intanto ci muoviamo da Taganga e andiamo dopo una escursione nel deserto, un incidente in moto, e altre avventure a Barichara. Qui Olga torna in Messico per un mese e io mi fermo.
Inizio a rileggere Garcia Marquez e poi finisco, non so come su libri in inglese di tecniche di allenamento e alimentazione. Per farla breve aggiungo queste nuove abitudini. (Le chiamo abitudini ma, come detto, sono azioni che con il tempo e l’applicazione ripetuta diverranno abitudini).
-Intermittent fasting 16/8 (una tecnica fantastica di digiuno intermittente per dimagrire e aumentare la massa muscolare) e poi 24ore fasting (si esatto 24 ore di digiuno…non si muore non vi preoccupate) una volta ogni 4 o 5 gg.
yayog app - un applicazione per allenarsi a corpo libero ovunque-Perfezionamento dell’allenamento: da esercizi generici HIIT a bodyweight workout (YAYOG) circa 34 min almeno 4 volte alla settimana.
-Alzarsi presto la mattina (chi mi conosce sa che da quando sono partito le mattine sono il mio regno dell’indisciplina)
-Blog (Ho capito che devo farlo rinascere! Questo è il risultato!)
-Tecniche di respirazione (uso e abuso dell’applicazione Paced Breathing con sperimentazioni su cicli di respiro)

CONCLUSIONI

Dopo 2 mesi sono riuscito a introdurre in modo più costante queste azioni e a buon conto posso chiamarle abitudini:
– Allenamento
– Intermittent fasting 16/8
– Blog
Queste abitudini sono giornaliere, con qualche piccola eccezione. Le ritengo consolidate e sono sicuro che incontreranno nel proseguo del viaggio un limite prima nella logistica degli spostamenti che della mia motivazione.
Le abitudini che invece sono rimaste più sporadiche ma comunque in aumento nella frequenza del calendario sono:
-Scrivere (almeno 1000 parole): Non lo faccio tutti i giorni perché sono più concentrato su aspetti tecnici del Blog, ciononostante credo di aver superato il proverbiale Blocco dello Scrittore grazie anche alla scrittura più rilassata che il Blog mi permette.
-Digiuno 24hr: Mi trovo meglio con il digiuno intemrittente 16/8 ma ogni 4 o 5 giorni cerco di provare quello di 24 hr che aumenta maggiormente la produzione di ormone GH e mi serve per sperimentare il funzionamento della mia testaccia quando viene forzata a lavorare solo con il metabolismo dei grassi.
-Tecniche di respirazione/Meditazione : Le faccio spesso, non tutti i giorni, sopratutto quando mi sento stanco e ho bisogno di ricaricarmi.

Un grafico dei primi 30 giorni di traccino delle mie abitudini

QUINDI SONO CAMBIATO?

Si, non sono un altro uomo di certo, ma ho modificato il mio comportamento e con questi cambiamenti ho ottenuto i seguenti risultati:
Perso 5 Kg e aumentato di massa muscolare visibilmente.
Da un punto di vista di performance il digiuno intermittente mi permette di avere un flusso costante, senza sbalzi alimentari, per lavorare.
Ho più energia durante il giorno perché dopo essermi alzato presto vado a fare 30 minuti di attività sportiva prima di inizare a lavorare.

Ovviamente non siamo giocattoli, abbiamo un anima, un meraviglioso o terribile margine d’incertezza nella nostra sofisticata natura e quindi non riusciremo mai ad avere da noi stessi le risposte che potremmo avere da un computer. Ciononostante operare un cambiamento di “basso livello” lavorando in modo specifico sull’introduzione di abitudini è un passo CONCRETISSIMO, osservabile, per CAMBIARE LA NOSTRA VITA.

E TU? HAI PROVATO A INTRODURRE NUOVE ABITUDINI?

(Photos by Unsplash)

By | 2017-07-07T22:44:03+00:00 marzo 21st, 2016|Mente|

2 Comments

  1. Tania Bressan 1 settembre 2017 at 16:09 - Reply

    Ciao, ho scoperto solo oggi il tuo blog, ma mi sono subito appassionata alle tue righe e forse, le vivo con un pò di invidia e come un sogno ad occhi aperti. La mia vita è cambiata dieci anni fa con la comparsa di una malattia invalidante che mi ha distrutto, non riesco più a ritrovarmi, bloccata da mille e una cose. Diventata procrastinatrice seriale maniaca delle liste e come te ho provato qualunque Tecnica/Attività (pomodore, Eisenhower etc..) pur di continuare a rimandare, ma come avrai capito con risultati nulli.
    Sono arrivata al tuo Blog, proprio continuando a cercare metodi, app, corsi che mi aiutino a dare una svolta e, qui mi sono fermata e ho cominciato a scriverti per una sensazione… forse i tuoi viaggi, il contatto che hai con te stesso e il mondo, mi hanno fatto pensare, invidiare la tranquillità che trasmetti e che forse hai trovato, l’equilibrio che hai con te stesso. Ecco, forse è questo quello che devo cercare l’equilibrio… ma come?
    Un saluto e grazie di quello che scrivi.

    • Claudio 7 settembre 2017 at 09:57 - Reply

      Ciao Tania,
      sto per iniziare un podcast in cui mi piacerebbe trattare i temi della crescita personale in un modo non banale o stupido. Cercare di non procrastinare può essere un ottimo modo per continuare a farlo anche se almeno è una focalizzazione sul problema.
      Tra le tante cose che sto sperimentando per non farlo, e che funziona meglio, c’è il minimalismo: cellulare spento, andare in un luogo dedicato, computer spento se non serve, silenzio per almeno mezz’ora o un’ora. Piuttosto mi annoio o guardo una parete ma rimango lì, solo con quello che devo fare davanti. In quel caso si costruisce uno stato di concentrazione profonda e “serialità” senza interruzioni multitasking che funzionano alla grande per deviare o distrarsi o convincersi che ci sono altre priorità.

      Un buon libro che puoi trovare in inglese è Deep Work.
      Non so nello specifico cosa stai procrastinando, che tipo di attività è. Su questo ci potrebbero essere differenze di approccio e stile.
      Mi dispiace la malattia che ti ha colpito, spero che questa non diventi la giustificazione perfetta per non fare. Lo dico per te. Purtroppo alcune patologie, anche se di per se invalidano indiscutibilmente, diventano un modo di ristrutturare la propria identità. Diventiamo “quelli che hanno la tal malattia” e in virtù di questa definizione siamo più legittimati di fronte a noi e agli altri a non fare.
      Sono parole dure ma non presuntuose. Non ti conosco e non voglio irritarti con supposizioni. Cerca di capire, come facevano gli stoici, quello che è realmente sotto il tuo controllo da quello che non lo è. Cerca di scoprire il tuo IKIGAI, considerando te, con virtù, salute, malattia, desideri e sogni.

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