E se il concetto di Stress non fosse Mai stato Compreso Veramente?

Il concetto di Stress e il suo inventore

Foto di Nik Shuliahin via Uplash

Hans Selye, un biologo Ungherese nel 1936 aveva inventato il termine Stress (o meglio lo aveva importato inconsapevolmente dall’ingegneria) definendolo come “una risposta non specifica del corpo a una richiesta di cambiamento”.

Con il passare degli anni il termine si è “colorito” da solo, diventato anche psichico, connotando luoghi, stili di vita, esperienze, lavori, relazioni etc.. Oggi siamo tutti d’accordo con il fatto che la Vita Moderna è Stressante. Un assioma praticamente. Bene, procediamo.

Scavando un poco vengo a sapere che Hans, scusandosi per il suo pessimo inglese dei primi tempi, confessò che la parola che meglio avrebbe indicato il concetto era più probabilmente “STRAIN”.

Ma il mondo era già stato invaso dallo Stress, non dallo Strain purtroppo.
Lo Strain in inglese ha queste parole come sinonimi: overwork, overextend, overreach, drive too far; exhaust, wear out; overdo it
Indica MOLTO DI PIÙ una reazione interna eccessiva, qualcosa che viene esteso oltre la giusta misura, qualcosa che DIPENDE DALLA NOSTRA RISPOSTA agli stimoli.

Lo Stress come qualcosa che viene da Fuori – Non è colpa nostra!!

Ma il mondo come dicevo ha preso un’altra piega e il termine Stress si è impossessato del linguaggio (nemmeno è stato tradotto dall’inglese nelle altre lingue) e se ci fate caso quando parliamo di QUALCOSA di STRESSANTE intendiamo un EVENTO esterno che CI SCHIACCIA!

Qualcosa che “da fuori” ci opprime.
Proprio come in ingegneria in cui lo stress serviva a studiare l’elasticità dei materiali per vedere come tornavano alla loro forma originaria dopo essere sottoposti a certe forze.

Così il linguaggio comune, si è riempito di infiniti “Stress” intesi come FORZE ESTERNE che ci piegano e spezzano, che sovraccaricano e logorano. Qualcosa che da fuori ci affligge, che è fuori dal nostro controllo, che non dipende da noi, che non è nostra responsabilità. Che ci produce quello stato interno spiacevole che ci fa pensare subito a una bella vacanza.

Se Selye avesse fatto radicare il concetto di STRAIN, sforzo, le idee che questo avrebbe provocato nella nostra testa sarebbero state diverse. Secondo lui infatti avremmo capito meglio che il problema dello stress risiede nella nostra risposta agli agenti esterni.

Per lui il malessere era infatti non tanto l’agente esterno ma la reazione interna dell’organismo.
Seguendo questo cammino ipotetico in cui lo STRAIN, più appropriato, avesse sostituito lo stress avremmo pensato più al modo in cui ci opponiamo a quelle forze esterne, al nostro stile per gestirle e al modo di vivere o sopravvivere a certi pesi. Avremmo concentrato più l’attenzione sull’altro capo del problema: il nostro controllo, la nostra responsabilità, il modo in cui rispondiamo a certi mali e gli sbagli che commettiamo nel farlo. La colpa sarebbe caduta meno sul mondo esterno, il senso di autocontrollo e scelta di come affrontarlo sarebbero stati forse la questione principale, come la principale origine del malessere che tutti lamentiamo.

Se lo Stress fosse invece come rispondiamo al mondo…

Invece siamo rimasti impantanati in questa riflessione che ci vede solo vittime di attacchi esterni (Sono “STRESSATO” da questo e quello) con l’unica chance di evitarli, magari prendendoci una vacanza, “evitando” in poche parole.

E il nostro mondo interno invece? Su quello sì che abbiamo più controllo, ed è lì che lo Stress che “sta fuori” entra e diventa Strain. Diventa lo sforzo, qualcosa di scelto e operato da noi. Quello mi sembra il punto dove veramente possiamo fare importanti differenze.

Molti sanno bene cosa significhi gestire lo stress, ci mancherebbe. Sono sicuro che anche tu hai le tue tecniche per farlo.
E poi quante volte ti sarai sentito dire “piangere non serve” “tutto questo è solo nella tua testa” “non reagire così!” “rilassati” “controllati” “accetta”. Queste parole indicano che non tutto il male “è colpa” di ciò che ci viene addosso ma abbiamo la libertà e la responsabilità di scegliere come reagire. Mille sfumature che vanno ben oltre il semplice “stressarsi”. Eccone alcune: ribellarsi, cambiare, accettare, digerire, sopportare, scappare, risolvere, allenare, esplorare, controllare, rilassare, conoscere, elaborare, piangere, ridere, confidare, condividere, delegare, cercare aiuto. Tutte queste sarebbero forse le mille sfumature dello “Strain”, e sarebbero tutte dentro di noi.

Cosa sarebbe successo a pensare allo Stress come qualcosa di interno invece?

La medicina e la psicologia avrebbero preso una sterzata interessante focalizzandosi su questi termini sul problema… e da lì anche la nostra educazione personale avrebbe preso forse una bella raddrizzata. Avremmo forse fatto come gli stoici, che cercavano di capire per bene la differenza tra quello che è fuori dal nostro controllo, cercando di accettarlo, e quello che invece rimane saldamente sotto di esso, trasformandolo e lavorandoci sopra.

Bene, questo articolo vuole solo farti riflettere su come la parola stessa e il suo uso nell’ultimo secolo ci abbia allontanato miserabilmente dalla condizione in cui NOI possiamo CONTROLLARE in parte quello che ci succede.

Spesso quello che crediamo essere “la Causa” del nostro malessere (che ci viene da fuori) non è altro che la Risposta interna che abbiamo a questo. Come un’esperienza che dipende più da chi siamo e da quello che facciamo invece che da quello che la vita ci lancia contro.

Immaginati se quando ci lamentiamo dicessimo tutti spontaneamente queste parole:
– “È un periodo nero perché reagisco malissimo a questo e quello”
– “Oggi sto male perché non sono riuscito ad accettare o reagire a questo o quello”
– “Oggi al lavoro è andata male perché non sono riuscito a gestire le relazioni con..”
– “Sto vivendo un brutto periodo perché ho delle questioni che non sono riuscito ad affrontare ancora”
– “Mi sento a pezzi ! Vorrei proprio migliorare il modo in cui gestisco la mia tensione”
– “Sono sotto pressione e devo imparare a convivere con quest’ansia”
– “Quest’anno un inferno! Stiamo cercando di affrontare quest’annata terribile assieme”
– “Non ce la faccio più, mi sento dentro un macigno e devo trovare il modo di liberarmene”

Immaginatevi ora che potentissima rieducazione del nostro “discorso interno” avrebbe avuto luogo nelle teste di noi umani se il nostro linguaggio si fosse riempito di questo tipo di linguaggio per connotare il malessere. Sarebbe stato tutto molto diverso ma abbiamo adottato questa grossolana di stress come un insieme di minacce aliene e noi poveretti che stiamo sotto questo il loro fuoco incrociato.

Percorsi Anti-Stress

Se vuoi continuare con questa linea un poco provocatoria e curiosa su termini che usiamo quotidianamente, forse senza conoscerli troppo bene, prova a leggere questo:

Essere Felici, quale è la Natura della Felicità?

oppure commuoviti leggendo questo:

LETTERA DI UN GRANDE FOTOGRAFO VIAGGIATORE SULLA FELICITÀ E LIBERTÀ

O magari..

MOTIVAZIONE – Perché è inutile Aspettarla

Se invece vuoi buttare giù un paio di luoghi comuni insieme a me ecco qua:

Ancora la Storia di USCIRE DALLA ZONA DI COMFORT

Non cercare le tue Passioni Creale

By | 2017-07-07T18:50:08+00:00 maggio 31st, 2017|Mente|

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