17 settembre
Ho attraversato in direzione Sud tutto l’Oregon e la mattina appena svegliato ho ripreso a costeggiare il fiume columbia riuscendo a raggiungere un distributore dopo 60 km fatti in riserva. Scorgo l’insegna Wi-Fi sulla pompa di benzina e trovo ricezione per la connessione del mio portatile proprio sopra un bidone dell’immondizia, non importa, lo chiudo, vi appoggio sopra il portatile e mi fermo un’ora navigando su internet, aggiornando il sito e rispondendo a qualche email, Un paio di camionisti mi guardano stupiti ma dura poco.
Riprendo la moto e attraverso l’unico ponte nella zona che consente di passare sopra il columbia entrando nello stato dell’Oregon, al pedaggio prendo il portafoglio e lo do direttamente alla casellante, tra guanti, moto e monetine sono impacciato e lento, la casellante replica che è illegale, allora glielo porgo tenendolo aperto nella mia mano. “Faccia lei” le dico, sorride e prende i 75 centesimi di dollaro americano che le spettano scavando tra monete, “loonie” e centesimi canadesi. Continuo per 400 km sino a entrare nel “Crater Park” a sud dell’Oregon, il sole sta scappando dietro le cime dei pini, punto esattamente in direzione “tramonto” perchè la strada numero 138 che percorro sembra volerlo infilzare come una freccia. Il tramonto pare un incendio propagato in ogni direzione, la linea dell’orizzonde si fa densa di un vapore rosso cangiante che svetta delle pinete sino al cielo sopra il cratere del vulcano. Assuefatto da tanto belvedere mi accorgo all’ultimo momento di un cerbiatto impalato in mezzo alla carreggiata, non si muove, e finalmente quando mancano solo 10 metri scappa verso la carreggiata opposta. Smaltisco l’adrenalina tornando a respirare dopo l’apnea, è il caso di trovarmi un posto per piantare la tenda. Ero convinto di raggiungere il campeggio di “Diamond Lake” ma a quanto pare è ancora troppo lontano.
Seguo cosi la prima strada perpendicolare e poi ancora un piccolo sterrato che in pieno inverno diventa la traccia seguita dalle motoslitte. Il cielo coperto mi mette in guardia: se piove lo sterrato e la sabbia diventeranno troppo scivolosi per il ferro, sarà arduo risalire sino alla strada. Continuo e mi scelgo uno spazio contornato da alberi abbattuti dai taglialegna. Viene presto notte. C’è un silenzio papabile, interrotto dal fruscio dei motori lontani. Quando mi accampo in questi posti mi sento sempre strano, confido nella natura ma ho sempre la sensazione, solo in mezzo al bosco, di essere a casa di altri. Gli altri sono i pini alti venti o trenta metri, le migliaia di ettari di terra, gli animali, gli scricchiolii che irrompono nel “nulla” della quiete ricordandoti chi è l’ospite e chi sono i padroni di casa. Scriveva un poeta latino che “di giorno l’uomo è nella foresta…ma di notte, l’uomo..è la foresta!” E così questo uomo mi sente mi circonda e mi osserva. Rimango seduto in tenda ripensando a scrittori come Thoreau o London, alla loro quintessenza ritrovata vivendo nei boschi dell’America e alla gioia che ci comunicavano con i loro scritti stando tra le braccia della natura.
Io godo della natura, ma quando mi addentro nelle sue ombre, fuori dagli asfalti, sento una leggera ansia come si potrebbe avvertire attraversando la dogana di un altro paese. Scavando tra le pieghe della memoria ricordo una notte di tanti anni fa con un caro amico a camminare nei boschi, eravamo in Liguria e fatto buio avevamo cercato di riprendere il minuscolo sentiero che conduceva alla nostra macchina. Estratta la torcia ci siamo accorti che era rotta, non avevamo lampadine di ricambio, la luna era totalmente coperta dalle cime degli alberi e noi avvolti dall’inchiostro impenetrabile della notte. Iniziamo a camminare puntando, secondo i residui della memoria, nella direzione della macchina, ogni tanto usavamo l’accendino per illuminarci almeno intorno ai piedi. Andavamo a naso quella notte e il naso non bastava. Finalmente dopo un pò di cammino abbiamo raggiunto una radura, con lo zippo acceso ci guardiamo intorno…ci si gelò il sangue: quella era la radura dalla quale eravamo partiti quindici minuti prima per cercare la macchina.
Lezione numero uno: senza fonti luminose e punti di repere visivi l’uomo di notte tende a camminare in cerchio.
Lezione numero due: di notte non sei tu l’uomo, è “lei” che ti sta intorno l’uomo, se l’ascolti si fa sentire, ci sono scricchiolii e sussurri tra le foglie che vengono mosse da qualcosa…
Lezione numero tre: se hai paura in compagnia puoi dimezzarla.
Chiudo il portatile, vado a dormire, sono in compagnia questa notte, siamo io e… “lei”.

Ehi ragazzo il tuo viaggio sta portandoti a belle riflessioni, sono contento visto che in parte e’ una delle ragioni per cui ti sei spostato oltreoceano!
Capisco che non puoi dirci gia’ tutto a noi chiusi nelle nostre scatolette a quattro ruote e nei nostri uffici tutto il giorno, ma sono certo che il tuo “diario” si arricchira’ parecchio col trascorrere del tempo in quel della grande America.
Ti faccio una domanda… ma dall’inizio del viaggio da quanto tempo no stai con una ragazza?! fammi sapere quando “compagna notte” ti cucina qualcosa di più decente dei soliti panini americani ;)
Un abbrax
P.S.
Ti ricordi le notti di cambusa nei campi Scout?
… e allora ‘serena notte! Tu, la notte, e … il tuo inseparabile ‘orsacchiotto’, il primo orsacchiotto che partecipa alla ‘3 Americas’! Ciao.
Emozionante…non trovo altre parole!
Ciao Lonely Wolf!! Grazie to “Join us” in Longwalk.it!!
Stiamo sintonizzati
A Paola.
Una parola giusta è come una carezza, mi basta e avanza.
Felice di fare la tua conoscenza.
CLa
Mi hai riportato con la memoria alla magia di tante notti passate nelmistero della natura!ho sempre desiderato comprenderlo…..,ma forse non ci ho vissuto abbastanza assieme.Il tuo lungo cammino potra’darti molto di LEI:amante perfetta.
con tutte le notti passate nella foresta, da solo non mi stupirei troppo se facessi una deviazione verso Venice Beach…
sempre buona strada…
ue’ Claudio finalmente riesco a leggere il tuo viaggio, e nn sai quanto avrei voluto poterlo fare pure io alla tua eta’ turchia e poco di piu’…………. ma gia’ con il biglietto di ritorno in tasca, nulla di paragonabile alla tua avventura,continua cosi’ scrivi scrivi e fai sognare chi ti legge e che nn ha ha avuto il coraggio di scollarsi da qui’…………
ogni racconto mi sorprendo di quanto un viaggio ti porti lontano. nei pensieri, nelle profondità dell’animo e delle cose.
hai il dono di avere occhi bene aperti…
un abbraccio
e cmq non hai incontrato trombino e pompadour??
Ben fatto vecchio mio … ti abbraccio, scusa per il ritardo, con affetto Paolo