Due filosofie di trasportoSiamo stati in Nicaragua, a Manaugua, in una casa con manghi grandi come teste di cane che cadono dagli alberi spalmando di colori il cortile.
Ci siamo riposati in questo stupendo anfratto di giunla in cui risiede la dimora del nostro amico Maurizio. Il suo giardino meraviglioso inizia dove finisce uno sterrato nel Sud della capitale.
La vegetazione tropicale non conosce secchezza ne contegno, tutto il verde si lancia in verticale e ricade come foglie frutti e liane… solo il cemento delle pareti cerca di tenere fuori il giardino che vuole entrare dentro con noi.
Cadiamo sconfitti su letti comodi in una casa gigante che ci sembra un sogno rispetto alle anguste camere d’affitto con ventilatori tipo turboelica da guerra e le notti con i tappi nelle orecchie e le chiazze di sudore sul materasso.

Ogni confort è un premio tanto più grande quanto è stata la sua mancanza prima d’incontrarlo.

La pioggia fuori lava, il sole stira e il vento asciuga.
La stagione delle piogge fa il suo mestiere e cerca di radere al suolo tutto e fertilizzare, noi questa volta siamo al sicuro e non la temiamo.

Ripenso ai Paesi attraversati per arrivare fino a qui:
El Salvador, distrutto dalla sua reputazione prima che dalla violenza delle sue periferie, ci ha accolto e donato storie e sorrisi da portarci appresso ora che è solo un ricordo.
L’Honduras si è frapposto mentre cercavamo quasi di saltare da un Paese all’altro, per atterrare in Nicaragua… ma non è stato possibile, geograficamente si è intromesso nel nostro percorso e ci ha costretti a ore interminabili di code alla frontiera per tre sporche ore di attraversamento. Grazie Honduras per questa esemplare imbecillità, abbiamo fatto più ore ad aspettare i cretini che hai messo a riceverci che ad attraversarti lungo la costa. Prima erano in pausa pranzo, TUTTI allo stesso tempo e poi .. c’era la partita di calcio (Juventus Barcellona se non sbaglio)… e poi dovevamo comprare estintore e due triangoli di emergenza (andate a fare in culo! siamo in moto!) venduti a 5 volte tanto e poi ci avete lasciato passare e dopo 3 ore abbiamo rifatto la code per uscire. Fate pena.
Il Nicaragua ci ha colpito, è il primo Paese latino dove, oltre alla gioia e alla gratitudine per l’accoglienza, non sentiamo la paura e il senso pungente di qualche pericolo dietro l’angolo.
Sembra che qui la rivoluzione abbia vinto, il sandinismo non è servito solo a scrivere storie con il sangue dei suoi militanti ma anche a liberare il Paese dalle prepotenze dei tiranni (tipo i Somoza) e degli Stati Uniti (grazie CIA, sei sempre ovunque per migliorare il mondo). La gente che abbiamo incontrato è generalmente contenta del proprio governo e questa per noi è una novità. In seguito parlando con cari amici veniamo a scoprire che molti dei valori del sandinismo vengono traditi dalle riforme dell’ultimo governo. La polizia ha un accanimento particolare contro i motociclisti e sono stato fermato 5 volte in una settimana, un record che spero non dovrò mai superare. Le città ci sono sembrate sicure e relativamente moderne ma con questo progresso sentiamo anche la distanza delle persone, i loro modi gentili ma più circostanziali, talvolta anche freddi, che assomigliano fin troppo al primo mondo.
Continuiamo…

Doña Maria ci racconta della guerra in el Salvador e di come perse 6 fratelli

Il mulino dove macinano mais e riso in El Salvador

La micidiale stagione delle piogge in Nicaragua