Con lo sguardo scandagliava il cielo e pareva che i pensieri li tirasse giù dalle nuvole. Piccole ragnatele di rughe sugli angoli degli occhi e nelle pupille un vivaio di ricordi. Mi raccontava un po’ la sua vita.
Era seduto ieri sera al "cafè conquistador", io stavo appollaiato sul mio tavolino rotondo con il computer a leggere articoli e non gli prestavo attenzione. Si avvicina e inizia a parlarmi in fiorentino. In fiorentino porcamiseria!!! Mi fa: < Ma tu sei italiano vero? Parli bene lo spagnolo ma prima hai detto “merda” anziché “mierda” e ho capito che sei italiano >.
Invece di mostrare un italiano smozzicato che saltella su accenti spagnoli mi parla con cadenza perfetta e nostrana, talvolta quasi dialettale. Mi accorgo che non è concittadino solo perché deve pescare ogni tanto qualche congiunzione facendo così rallentare l’eloquio.

“Chiamami Enzo Mazzetti, così mi soprannominavano in ambasciata in Italia, ma il mio vero nome è Prudencio”.

Era proprio lui il vecchietto che avevo schivato il giorno prima pensando che fosse un poco rincoglionito. Lo sentivo parlare e ridere in continuazione, pareva ci sentisse poco e faceva discorsi generici e un poco senescenti tipo: “si stava meglio quando si stava peggio” o “c’è troppa corruzione e narcos di questi tempi..”.

E oggi lo stesso ometto sorridente mi approccia parlando la mia lingua ad alta voce facendo eco tra le pareti del piccolo "cafè". Mi affaccio un poco nei fatti suoi con domande garbate ma curiose e scopro che è stato diplomatico rappresentando il Messico in Italia, Francia, Turchia, Olanda, Danimarca, Grecia; parla 7 lingue, ha 68 anni e il look "noir", come detto, da vecchietto rincoglionito.

Lo incontro il giorno dopo seduto sempre sul suo sgabellino con un piede dentro il cafè e uno fuori sul porfido antistante che da sulla strada. È vestito di bianco e ricorda un Terzani dimezzato in altezza e con i capelli corti. Ha il sorriso compulsivo, sempiterno, e la voglia esplosiva di chiacchierare.

Parliamo quindi, è inevitabile, faccio ammenda per le prime superficiali impressioni e nonostante la giornata stancante inizio a scivolare dentro la sua storia con tante domande pronte che mi si accodano in testa.
< Ah l’Italia, ho passato i 7 anni più belli della mia vita lì. Pensa che una volta stavo andando in autostop da Roma a Perugia, mi scaricarono a Siena dicendomi “io ti porto fin qui ora continui tu> E mi mima che scende dalla macchina con una falcata che lo fa alzare dallo sgabellino. “Arrivo in un ristorante che tengo 50 lire in tasca, parlo al proprietario che mi dice che non ci arrivo coi soldi nemmeno a un piatto di pasta “ E qui mima che cammina dal proprietario e poi mi fa lo sguardo da miserello. < Il proprietario vede che non ho soldi.. se ne va e poi ritorna e mi dice che posso sedermi e mangiare perché “offre un signore seduto più in là” > Di nuovo mima che va dal signore e gli prende la mano con riverenza, per dar corpo alla scena prende la mia, la strizza e la strapazza, Olga che sta dietro di lui mi guarda e ride. < Quello fu uno dei ricordi più belli dell’Italia di quell’epoca, gli anni 60…che gente!!! >

Poi pesca ancora dalle nuvole del cielo rosato una manciata di memorie felici e sentenzia:

< Ci sono due tipi di Italiani. Quelli degli anni 60 che ho conosciuto la prima volta e quelli dagli anni 90 in avanti che ho conosciuto dopo. I primi erano gentilissimi, gente povera, ma che si faceva in quattro per aiutarti ed esserti amica > Faccio un sospiro che diventa quasi un latrato malinconico e gli chiedo di raccontarmi qualcosa di quegli anni che non ho conosciuto perché non ero ancora nato. < La gente era vicina, si stava rimettendo in piedi l’Italia, c’erano tanti ideali” Sorride, come sempre, anche quando inizia a parlare del ”altro tipo” di italiani. < E invece gli italiani di dopo il 90 era diverso… ero a Venezia e chiesi a uno “scusi dove posso comprare il biglietto per il traghetto?” e mi rispose” ho la faccia da bigliettaio?” Era gente più fredda, che ti schiva, la disoccupazione ha iniziato a crescere, i miei amici che studiavano all’università erano riusciti tutti a trovare lavoro, oggi i laureati se lo scordano… >
E poi alla mia ennesima domanda:
<Se mi chiedi se ci sono stati momenti brutti… mi viene da dirti che la mia vita, così come me la ricordo è stata sempre, SEMPRE, felice> Io insisto caparbiamente a chiedergli delle difficoltà, ma non lo faccio per costruire lo scoop su una disgrazia nascosta nella sua bella biografia. Perché so che tutte le persone qualche volta atterrano sul duro ed è proprio lì che imparano o peggiorano, che fanno scuola pagando con il dolore.

< Be in effetti, a parte l’episodio che mi capitò a 15 anni (sorvolo. "nota mia") la vita del diplomatico non era sempre facile, immaginati di innamorarti e farti degli amici e delle radici per 5, 6 o 7 anni e poi sentire in una telefonata che hai un paio di settimane per lasciare tutto e andare a vivere altrove… ti ci vedi? > Sento sospette somigliante tra me e lui…

< Fa male! Devi poi informare all’ambasciata chi è che conosci e chi è che frequenti perché vogliono vedere se sono spie e accertare le identità, e alla fine non gli importa ("les vale madre!!") e ti fanno comunque andare da un Paese all’altro. Non è facile nemmeno portarti dietro la fidanzata perché il diplomatico messicano deve avere la donna, anzi la moglie, messicana.. così stanno le cose! Quando lasciai la Grecia in lacrime dissi alla mia ragazza “ ti faccio chiamare dopo un poco che mi stabilisco in Danimarca..” È ancora lì che aspetta ah!>

E scoppia in una fragorosa risata!! Non c’è niente che scalfisce il sorriso adamantino, ogni tanto se ne va con la mente nei suoi archivi a pescare ed è solo allora che la bocca molla il sorriso e diventa un piccolo imbuto. Nella fattispecie accade quando gli chiedo esperienze "clue", insegnamenti o quant’altro da lasciare come testimone a chi una vita deve ancora costruirsela …o ripararsela. Sembra che quando passa al setaccio il passato non si distacchino pepite di saggezza particolari, tipo “quello che ho capito è…” o “ la lezione più importante è stata…”. Sembra invece che smuovere i ricordi gli faccia solo l’effetto delle ampolle natalizie: si muovono i pezzettini di neve che fluttuano facendo tutto più bello e allegro. Non c’è saggezza che si deposita sul fondo. Prudencio è felice così, senza un paracadute di consigli da offrire a chi sta cadendo.

Si limita solo a dire che è importante desiderare e insistere, ma mai dimenticarsi degli altri ed essere sempre pronti ad aiutare. E mi ricorda ancora di quel piatto di pasta di quando aveva 50 lire e tanta fame. È diventato il suo buon ricordo, uno di quei ricordi felici come quelli che fanno volare Peter Pan. A Prudencio quel piatto di pasta gli ha messo dentro il senso di gratitudine e la voglia di aiutare a sua volta. Ha sempre soccorso gli altri quando poteva. Atteggiamento che mi ricorda il padre di Olga quando mi regalò alcuni attrezzi dopo il furto alla moto “un giorno qualcuno ha aiutato me, oggi io aiuto te”. Così Prudencio, mi abbraccia e mi dice < di ai tuoi genitori che sono stato nel loro Paese gli anni più belli della mia vita e che devono essere orgogliosi di te perché con il tuo viaggio ti stai facendo libero.

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