Un uomo cammina nel bosco con la torcia sotto le stelle

Il bosco è forse un archetipo, un modello per rappresentare l’iniziazione, il mistero, l’avventura, l’isolamento, il selvaggio.

Ad ogni modo qui mi sento a casa, sento un pezzo del Canada e dell’inizio del mio viaggio con la V maiuscola, sento un pezzo della mia infanzia quando giocavo a nascondino nei parchi, ricordo mio padre che mi metteva dentro lo zaino quando ero un bambino e mi portava sulle Grigne.
La notte scorsa sono uscito che tirava un vento da titani e ho giocato ancora con la luce e la mia macchina fotografica.

Forse questa è il mio giocattolo da adulto… se ti fa uscire di notte a meno due gradi deve proprio essere così o forse ho semplicemente bisogno di portarmi via qualcosa più di un ricordo da questo posto. Adesso ho la capacità tecnica di assimilare la realtà e puntellare la mia memoria che dopo anni crolla senza preavviso lasciandoti privo dei dettagli di questi momenti stupendi. Con il tempo imparerò ad essere più costante con le immagini come con il diario, sto imparando a mie spese come la memoria tradisce proprio quando la vuoi interpellare. Il Canada che ho attraversato, che mi ha plasmato come viaggiatore e che ha inaugurato il mio cambio di vita sta svanendo nella mia memoria e quando cerco di rievocare dettagli trovo pochi diari striminziti, poche foto fatte male, in sostanza non ho ancore per evitare che quelle memorie, se ancora esistono dentro di me, se ne vadano alla deriva.

Dopotutto chi siamo senza memoria? Che brutto non sapere più le esperienze e i fatti che ti hanno modellato facendoti la persona che sei.

Corro ancora tra gli alberi ma questa volta non pitturo di luce il bosco ma me stesso, voglio immortalarmi come un fantasma che si aggira sinistramente tra i pini.

Intanto continuiamo ad aspettare la nevicata annuciata che probabilmente ci bloccherà qui per un po’, abbiamo qualche provvista ma non abbiamo nessuna fretta, dopotutto questa non è una vacanza ma uno stile di vita.

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