Flusso di coscienza

Foto di Kristopher Roller via Upsplash

Ho intervistato Paolo Inghilleri per approfondire meglio il concetto di flusso di coscienza. Ovvero quello stato interiore, chiamato anche ESPEIENZA OTTIMALE, in cui perdiamo la nozione del tempo, siamo totalmente focalizzati su quello che stiamo facendo, ci sentiamo bene, felici, efficaci.
Nel mondo anglofono questo particolare stato interiore, per molti sinonimo di Felicità, si coltiva nei settori del Business, della Creatività, della Performance Sportiva.

In passato “Essere nella Zona” era un’espressione che si sentiva circolare sopratutto negli sportivi di alto livello. Oggi sappiamo che tutti, coscienti o meno, l’abbiamo provata. Il problema è capire come evocarla. Se la evochiamo, stiamo bene, ci sentiamo distanti dai problemi, miglioriamo le nostre capacità/performance (non solo sportive, anche nel lavoro, nelle relazioni, negli hobby e nella nostra crescita personale) e miglioriamo la nostra Qualità di vita.

Cosa è il flusso di coscienza e come è connesso alla felicità/qualità di vita?

Per capire cosa è il Flusso di coscienza pensiamo ai momenti nella nostra vita durante i quali siamo totalmente coinvolti, quasi immersi, in quello che stiamo facendo e vivendo: può essere un’attività fisica, come una camminata in montagna o uno sport, o la lettura di un romanzo o una situazione relazionale, come stare degli amici o con il partner. In quei momenti tutto il nostro Io è lì, con un senso di appagamento, di benessere e di concentrazione totale su quello che stiamo vivendo in quell’attimo. La mente non si disperde, ci sentiamo così in sintonia e adeguati rispetto a quello che stiamo facendo che non abbiamo il bisogno di autovalutarci: è come se la nostra soggettività si realizzasse pienamente nell’azione, nella situazione di quel momento. C’è un senso di controllo immediato, senza sforzo cognitivo. Il senso di benessere è allora pieno. Si noti bene però: tutte queste sensazioni le posso descrivere solo quando quella situazione è terminata. Dopo lo stato di Flusso di coscienza.

I primi contatti con il flusso di coscienza

Noi conosciamo questo tipo di esperienza (che è stata studiata a partire dagli anni ’70 dagli psicologi dell’Università di Chicago) fin da bambini: è l’esperienza della relazione intensa con la mamma, è l’esperienza del gioco libero, della felicità di essere impegnati in ciò che più ci piace e che desideriamo. Il flusso di coscienza avviene quando le nostre motivazioni e i nostri desideri più profondi si realizzano in momenti reali, concreti, della vita quotidiana. Un punto importante è che quelle situazioni, quelle attività entrano in questo modo a far parte di noi, a costruire il nostro mondo interno. Diventa così evidente il ruolo del flusso di coscienza nella costruzione e nel mantenimento della cultura e della società. Tutti i gruppi umani, dalle tribù più sperdute alle società complesse della modernità, si costruiscono e si trasmettono nel tempo perché riescono a far vivere alle nuove generazioni questo tipo di esperienza, così appagante e ricca di significato, quando i bambini e i giovani sono a contatto con i valori, le conoscenze , le pratiche della cultura stessa. Non è un caso infatti che il flusso di coscienza sia considerato un’esperienza tipica di molti momenti dei riti di passaggio e di iniziazione nelle società tradizionali.

Credi che tutti abbiamo la possibilità di trovare uno Stato di Flusso nella nostra vita?

Certamente sì. Alcuni studi recenti, d’altra parte, mostrano che la capacità della nostra mente di provare questo tipo di esperienza ha una base biologica, corrisponde cioè a determinate funzioni cerebrali ed è stata utile dal punto di vista evoluzionistico ed è quindi una capacità prettamente umana. D’altro canto si vede che il flusso di coscienza è presente in tutte le culture, in uomini e donne, in tutte le fasce di età, in persone dagli stili di vita e dalle occupazioni diversissimi. D’altro canto, la mancanza (rara, fortunatamente) del flusso nella propria vita è associata a diverse forme di psicopatologia, dalle sindromi ansiose (compresi gli attacchi di panico) a forme gravi di depressione.

Cosa dovrebbe fare uno nella sua vita quotidiana per cercare stati i flusso di coscienza?

Il problema è che l’essenza stessa di questo fluire consapevole, armonico e di benessere esperienziale è che non può essere imposto e anche autoimposto. Si tratta invece di scoprire e riuscire a sviluppare ciò che davvero si ama, ciò che davvero ha senso per noi, ciò che sappiamo e ci piace fare. Dobbiamo partire dalle situazioni in cui sentiamo che stiamo davvero scegliendo di essere lì, per noi stessi in primo luogo e, contemporaneamente, ci sentiamo pienamente, direi armonicamente, in grado di fare ciò che ci viene chiesto, in quel momento, dagli altri e da ciò che ci circonda. Lì nasce il Flusso di coscienza. D’altro canto dobbiamo avere il coraggio di abbandonare, nei limiti del possibile, ciò che ci dà noia o ansia e che ci allontana dall’esperienza ottimale. In alcuni casi occorre partire da piccoli momenti della quotidianità: un incontro, un’esperienza estetica nella natura, un hobby, uno sport. Rinfrancati dal fatto che abbiamo saputo riconoscere questo tipo di esperienza e abbiamo sentito la sua importanza per il nostro mondo interno, per la nostra psiche, possiamo poi allargare il ventaglio di situazioni che possono darci il Flusso di coscienza. In altri casi, invece, occorre attuare dei cambiamenti più radicali, occorre cioè scegliere di abbandonare il tipo di vita o di relazioni che non ci permettono il Flusso di coscienza per avventurarci sulla via di nuove esperienze e relazioni (ad esempio il lavoro o il partner o il luogo dove viviamo o le nostre attività di tempo libero) che ci permettono di raggiungere finalmente questo stato esperienziale.

Esistono Routine? Abitudini?

Certo ognuno di noi ha le attività più amate, quelle che ci permettono più facilmente di raggiungere il Flusso di coscienza. Queste quindi vanno coltivate e perseguite. Occorre però sottolineare un aspetto fondamentale. Il Flusso di coscienza implica il cambiamento: la routine, l’abitudine, pur all’interno dello stessa attività amata, dopo un po’ ci allontana dal Flusso; entrano in gioco la noia, la ripetizione e il sentirsi più capaci di fare una certa cosa (ad esempio il lavoro, uno sport, la relazione con un partner) di quanto la situazione stessa ci richiede. Occorre allora un piccolo cambiamento, occorre aumentare la complessità (del lavoro, di uno sport, di una relazione, insomma di ciò che ci dava Flusso) per ottenere ancora questo stato psichico. In altri casi, invece, questo aumento di complessità si raggiunge cambiando attività o situazione, cercando di esprimere le nostre capacità in modo nuovo, senza perdere però la qualità di ciò che amavano fino allora (un nuovo lavoro, un nuovo sport, una nuova relazione, ma connessi almeno in parte con i precedenti).

Che letture, divulgative se possibile, raccomanderesti o che consigli ti senti di dare a chi vuole conoscere meglio il tema del Flusso di coscienza e come ricercarlo nella propria quotidianità?

La maggior parte dei libri sul Flusso di Coscienza non specialistici sono in inglese, in particolare quelli di Mihaly Csikszentmihalyi, l’”inventore” (nel senso che è stato il primo studioso ad evidenziarla e a studiarla) di questa teoria: ricordo ad esempio Finding Flow, Basic Books, 1997. Forse la cosa migliore è cercare spiegazioni e fonti sulla rete (v. per es. la bella sintesi di Nakamura e Csikszentmihalyi: http://eweaver.myweb.usf.edu/2002-Flow.pdf o l’articolo su Psychology Today https://www.psychologytoday.com/articles/199707/finding-flow)

Il mio cammino verso il Flusso e la mia risposta al Prof Inghilleri!

Grazie mille per le risposte, le sistemo in un articolo che pubblicherò!

Sto leggendo in inglese vari testi che raccolgono le testimonianze di atleti che devono ovviamente cercare il flusso per battere record che fino a qualche decennio fa erano impensabili per la specie umana. Ci sono anche studi neuroscientifici che dimostrano come in questo stato vengano attivate e disattivate parti della neocorteccia (da qui lo svanire di alcuni elementi spaziali, narrativi e temporali del Sé) come le produzioni ormonali che avvengono durante (serotonina, noradrenalina, dopamina). Veramente illuminante e interessante… anche il fatto che in viaggio invece di occuparmi di Latinoamerica mi occupi di psicologia e stati alterati di coscienza. Ho qualche serio problema di coerenza tra mondo interno e mondo esterno.

Continuo a studiare il flusso di coscienza e pian piano alimento il blog di articoli (anche se trasversalmente mi sto occupando di digiuno intermittente, allenamento funzionale, procrastinazione e consigli per viaggiare).

Voglio approfondire il tema del Flusso di coscienza costruendo contenuti più orientati alla vita quotidiana. Trovo il famoso grafico sul rapporto challenge/skills molto istruttivo in senso teorico anche se manca di declinazioni pratiche per chi non fa sport estremi o per chi non è un meditatore provetto da decenni… Immagino molti lettori si chiedano “come cavolo entro nel flusso nella mia vita quotidiana”.

L’aumento di complessità e difficoltà (dicono che lo 0.4% di aumento di questa costituisce il delta “magico”, né troppo né troppo poco) per alcuni sono difficili da comprendere e realizzare in certe attività.

Mi domando anche, se e come, alcuni stati fisiologici indotti da tecniche di respirazione/meditazione/esercizio fisico possano in qualche modo creare stati di pre-flusso o come dice Mihaly di micro-flusso in cui non siamo ancora pienamente nello “stato” ma ci stiamo avvicinando creando delle precondizioni interne psicologiche e biologiche.

Insomma… un cammino interessantissimo.

Portarlo avanti mentre viaggio non è facile ma ci provo. Avere con te uno scambio saltuario mi rende felice e ispirato.

Prima o poi mi piacerebbe avere con te un confronto su quelle che sono state le nostre memorabili esperienze di Flusso e anche su come evocarle nella vita quotidiana. Allora grazie e un saluto alla prossima!

 

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