Frammenti di una intervista – Il Perché e il Come di questo viaggio

Voglio condividere con voi una intervista, mi piace molto qualcuno mi pone domande perché mi permette di riflettere e rielaborare questa scelta di vita e questo viaggio. Leggete e ditemi che ne pensate o cosa vorreste domandarmi.
Scuola di vida in sella a una moto

La prima domanda è molto forte. È partito quest’estate alla ricerca di qualcosa, dopo 17.000 km può dire di averlo trovato?

Sono partito con l’idea fondamentale di arricchire la mia vita e per quanto possibile cambiarla. Sono riuscito nell’intento: il viaggio mi ancora al presente come una calamita e il tempo posso spenderlo per vedere, conoscere, incontrare, raccontare. Tutto ciò si approssima di molto al mio concetto di felicità. Era quello che cercavo.

Quando ci eravamo sentiti in luglio, mi aveva detto che sperava di scrivere un libro su questa avventura e di fare del viaggiatore una professione. E’ ancora determinato a volerlo fare?
Sì, ancora lo spero, sia di scrivere un libro che di viaggiare in un modo più “professionale” grazie a collaborazioni con riviste. Mai ho pensato che fosse facile ma mi devo dar conto dopo gli innumerevoli tentativi e proposte di pubblicazione che accedere all’editoria significa mettersi in un ginepraio dove spesso ho incontrato tante parole vuote e mille promesse mai mantenute. È molto frustrante ma non demordo.

Mentre lei attraversava l’America, il mondo che le stava attorno passava attraverso una delle più drammatiche crisi finanziarie della storia. L’economia mondiale ha subito un grosso shock, si sono dovuti trovare correttivi urgenti su scala mondiale. Lei come ha vissuto tutto questo?
Concretamente non ho visto altro che fluttuazioni del valore dei miei pochi risparmi e tanta preoccupazione sui visi della gente, non ho nascosto un pensiero ironico relativo al fatto che proprio in un momento in cui avrei avuto bisogno di un terreno florido economicamente per i miei progetti mi trovo invece a sentire la terra che trema sotto i piedi, credo che non solo io ma milioni di altre persone e aziende che tirano la cinghia vivranno un 2009 veramente “minimal” da ogni punto di vista.
E’ vero che lasciando perdere la frenesia della vita moderna cambiano completamente anche le priorità della vita?
Si è vero, per lo meno il fine ultimo, la realizzazione di sè, rimane lo stesso solo che i mezzi vengono stravolti al punto tale da farti avvertire nuove priorità per organizzare il tempo. Una di queste sono le relazioni interpersonali, che passano da essere un contorno delle proprie giornate, come prima di partire, ad esserne un fulcro estremamente interessante. E cosi in 4 mesi mi ci sono dedicato con passione ho raccolto testimonianze veramente “esotiche” per contesti e contenuti. Altra priorità è centrarsi sul presente e lo faccio evitando programmazioni eccessive e improvvisando in base a ciò che dettano i sensi, gli incontri e i desideri. Si rinuncia, almeno una volta ancora (la prima era quando eravamo bambini), ad essere formiche devote all’idea di futuro, per essere cicale prese a sperimentare la pienezza del presente senz’altre preoccupazioni che trovare un tetto e un pò di cibo per la giornata. Almeno quasi.
Ha lasciato l’Italia ormai da mesi, come si aspetta di trovarla quando rientrerà?
Da quando sono nato sono abituato a vivere e percepire il mio paese come afflitto da un susseguirsi di crisi e problemi, forse perchè ci siamo imputati sulla cronaca nera o forse perchè realmente il nostro tessuto sociale, politico ed economico è seriamente malato.. o forse ancora tutti e due. In poche parole mi aspetto di trovare la solita italia che annaspa per non andare a fondo. Dovrò come molti altri sputare sangue per inventarmi un lavoro, ma almeno la prossima volta lo farò senza nessuna illusione di una carriera o di un futuro sicuro e stabile. Lo farò forse più da “cicala” che da “formica”, quando perderò per troppo tempo il sorriso sarà segno di cambiare o partire di nuovo.
Mentre scrivo provo un forte senso di impotenza, perchè lei ha avuto il coraggio di mandare tutto a quel paese e buttarsi in un’avventura vera. Io, come molti altri credo, non ne sarei mai in grado. La vita è dura, lei l’ha affrontata davvero di petto e con grande coraggio. Si rende conto di poter essere davvero orgoglioso di quanto ha fatto?
La ringrazio molto per queste parole, sono orgoglioso di quanto ho fatto, ma per amore del vero le dico che mi ci vorrebbe molto più coraggio a continuare la mia “solita vita” che ad attraversare un continente da solo con pochi soldi, una moto di quarta mano e una tenda. Il momento dove mi è servito il più gran coraggio, e non ne avevo abbastanza, era quando quasi un anno fa decisi di partire e lo annunciai con la voce tremante e un nodo nello stomaco, ci vollero i rimanenti 8 mesi prima della partenza per metabolizzare la follia di quella scelta e prepararmi al viaggio. Adesso il viaggio è pura vita che non mi passa intorno ma mi centra in pieno petto e lascia a bocca aperta. Dopo 8 mesi a sentirmi un pò stupido, ho la conferma che quella idea di cambiamento alla quale mi sono aggrappato per tanto era fondata e autentica.
Parliamo di amori, qualche incontro particolare sulla sua strada in questi lunghi mesi?
Si, tre incontri “magici”, l’ultimo ancor più degli altri. Magici perchè non durano in eterno ma durano solo come un incantesimo di qualche giorno, magici perchè ti viene la pelle d’oca come al primo bacio, e magici perchè quando l’incantesimo finisce, sei già lontano centinaia di km, seduto in tenda a fissare il nulla e sentirti tutta la malinconia per chi ti ha voluto bene ma, maledetto sei, ti sei lasciato alle spalle perchè il viaggio esigeva di continuare. Ne rimangono comunque amicizie da mettere sul banco prova del tempo, la promessa di un ritorno e i ricordi  che non dimenticherai.

Durante il suo viaggio ha incontrato moltissime persone. Ho saputo da suo padre anche di incontri molto toccanti. Può descriverne uno che l’ha colpita in maniera particolare? Anche più di uno se necessario.

Una notte stavo girovagando per stradine sterrate in cerca di una campeggio, mai trovato, segnalato su una carta. Chiedendo indicazioni all’unico uomo all’orizzonte divento presto amico suo e di sua moglie. Mi ospitano e i giorni e le chiacchierate nella riserva indiana di Tobacco Plains si moltiplicano. I discorsi ci trasportano in ogni dove, finche parlando del senso del mio viaggio concordiamo sul fatto che è una fortuna e che attiro invidia. Io replico raccontando le mie preoccupazioni relative al vuoto che ho dinnanzi, un vuoto che posso riempire con la libertà di decidere e fare quello che voglio ma anche un vuoto che mette ansia in certi momenti, nella fattispecie quando penso a chi nel mio paese ha “attraccato su porti sicuri” e messo radici consuete e tranquillizzanti che in questo momento sento di non possedere.
“Guarda amico mio” mi dice dondolando sulla sua sedia in legno “ho lavorato duro nella mia vita, ho deciso di fare soldi e fermarmi a 55 anni, ritirarmi e godermi i frutti del mio lavoro, poi a 54 anni successe una cosa…”
“Cosa?” replico io.
“Mi diagnosticarono un tumore al sangue che ora, attraverso una proteina, colpisce anche le terminazioni nervose impedendomi di fare movimenti fini” e mi mostra la mano tremante mentre cerca di muovere una penna tra le dita.
“Non c’è speranza, mi hanno dato qualche anno di vita”
“I am a death man walking my friend”
Dissimulo sul volto quanto mi passa dentro: è forte.
“Non è strano? Ho tutte queste cose e non posso sfruttarle, il “motorhome” dove dormi non posso più guidarlo e rimane li immobile, adesso c’è una lieve remissione dei sintomi fortunatamente ma… la malattia rimane”
“E’ raro incontrare persone ricche di tempo e ricche di denaro allo stesso tempo” mi aggrego io riprendendo un pensiero nato in questo stesso paese un mese prima.
“Ti racconto una storia my friend, c’è un becchino che preparando un morto prima della sepoltura gli controlla le tasche e vi trova dieci dollari dentro, e sai cosa dice?”
“No”
“Dice: Questo uomo ha lavorato mezz’ora più del necessario”
“Cosa significa?” Rispondo.
“Significa che quell’uomo ha speso quello che ha guadagnato nella sua vita tranne quegli ultimi 10 dollari avanzati, quella mezz’oretta di lavoro in più, è stato bravo a far avanzare così poco, cosa ti serve morire ricco?”
Incontrai anche un uomo di Tijuana, una delle città più pericolose del Messico, fui ospitato 3 notti, festeggiai il mio 29esimo compleanno nella sua casa e mi contò la sua storia.
Una notte del ’79 lo assalirono in quattro, aveva una pistola. L’ha usata.
Ha ucciso una persona e gli hanno dato 12 anni per pensarci sopra.
Conobbe una monaca in carcere, le fischiava e le urlava di andarsene, questa continuava a parlare di Gesù, non si fermava, tornava spesso e parlava ancora di Gesu’. Un giorno entrò in carcere e prima di iniziare a parlare ai detenuti scrisse una lettera e gli diede imbustata. Scoppiò un terremoto che durò alcuni minuti.
I detenuti erano terrorizzati e stavano per precipitarsi fuori dallo stanzone. Lei urlò di rimanere dove erano che non avrebbero corso alcun pericolo. Il terremoto fini e lui venne invitato ad aprire la busta. C’era scritta l’ora esatta di inizio e di fine del terremoto e la sua intensità comprovata dal notiziario successivamente trasmesso in televisione.
“Dio mi ha detto che non ci sarebbe stato pericolo per voi” Le disse mentre lo guardava con dolcezza. Dopo 4 anni dall’inizio della condanna lo rilasciarono, non ci credeva, piangeva, rideva e sospettava uno scherzo, ma sua madre era veramente fuori dal carcere ad aspettarlo, era vero!
Andò a studiare teologia a Chicago, ritornò in Messico e iniziò una nuova vita.
Ora la sua missione quotidiana è montare e smontare il suo baracchino fatto di ombrellone e tavoli, sistemarsi in un angolo della sua città e vendere fiori alle persone.
Queste sono solo due storie delle diverse raccolte lungo la strada.
Ci sono stati dei momenti in cui ha avuto paura e ha pensato di mollare? Momenti di scoramento o di paura?
Nessun momento per ora, ci sono solo andato vicino una notte che ho trovato rifugio in un cimitero di automezzi in Canada, senza cibo e con il serbatoio secco…  sono rimasto asserragliato in tenda per 18 ore sotto scariche di lampi tuoni e acqua a fiumi contro la tenda. Mi sono detto “la tua tenda da trenta euro non può resistere a tutto questo, sei fottuto”. Ma poi pensavo alla mia vita di città, allo stress che mi metteva in ginocchio settimanalmente senza sorriso..e mi sono detto “meglio essere qui tutto sommato”. La tenda resistì in modo superbo, il temporale fini e trovai benzina e cibo a pochi km di distanza.
Un’altra volta corsi verso un militare con l’intento di chiedere informazioni, questo colto alla sprovvista imbracciò l’ M16 e me lo puntò in faccia. In quell’occasione mi si strinse il culo parecchio. Ma mai e poi mai provai disperazione o voglia di mollare. Almeno per ora.
Cosa proprio non le manca dell’Italia?
Gli atteggiamenti di menefreghismo travestito da compiacenza, le mille parole senza fatti, il freddo.

By | 2016-12-17T15:45:34+00:00 dicembre 5th, 2008|Diario Personale di Viaggio, Generale|

5 Comments

  1. pave 6 dicembre 2008 at 17:35 - Reply

    si e’ giovani quando si cresce con i propri sogni..,i sogni divengono realta’quando si danza tra le persone e queste ti guardano ti sorridono e magari danzano con te’.ma se smetti di sognare..?

  2. ross 7 dicembre 2008 at 00:20 - Reply

    ciao Claudio!
    stasera finalmente ho un po di tempo per me senza bimbi malati e troppa stanchezza e mi sono letteralmente persa tra le pagine foto e video del tuo sito assetata di vedere e leggere
    ho un po viaggiato anche io con gli occhi la mente il cuore anche se fisicamente sono qui e non ti dico a volte quanto pesa…
    in fondo il vero viaggio è quello che facciamo fuori da noi stessi quando ci sforziamo di togliere gli occhialini dei miopi con cui teniamo strette le nostre certezze e i nostri punti di vista e guardare anche se è diverso il panorama che ci offrono gli occhi di chi incontriamo
    vicini o lontani che siano
    familiari o sconosciuti
    grazie per avermelo ricordato un abbraccio stritolante
    ross

  3. Claudio 7 dicembre 2008 at 22:49 - Reply

    Per Pave
    Se smetti di sognare credo presto sognerai di ritornare a farlo.. almeno per dare una mano di colore alle giornate.
    :-)

  4. Claudio 7 dicembre 2008 at 22:54 - Reply

    Per Ross
    Cara Ross, come hai ragione!
    Si leggono storie di chi fa il giro del mondo per poi tornare a punto di partenza e assaggiarsi il suo pezzo di realtà come se fosse un sapore tutto nuovo. Io a quanto pare sono di quelli che devono fare una bella circonferenza prima di tornare al punto di partenza con nuovi occhi. Tu tra pesi e fatiche sei capace di toglierti la tua miopia e guardare a un palmo dal tuo naso con la stessa meraviglia che ho io quando guardo lontano lontano davanti al manubrio della mia moto.

    Buono per te! e ricordati che quando torno mi insegni come si fa!
    Super abbraccio

  5. Luca 9 dicembre 2008 at 22:17 - Reply

    Oh bè la storia che leggo la conosco, sono contento che qualcuno ti stia dando retta!
    Porca miseria invece di dirmi quanti peli ha sul culo un politico in italia potrebbero aggiornarmi su quello che succede fuori dal nostro paese?

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