GUADAGNARE SCRIVENDO CON L’AUTOPUBBLICAZIONE

 

Guadagnare Scrivendo con l'Autopubblicazione

Ho intervistato Roberto Tartaglia, una persona che conosco da poco, e molto poco, ma che mi è sembrata molto preparata, gentile e interessante. Ha messo in piedi un progetto utilissimo PER CHI NON VUOLE GETTARE LA SPUGNA CON LA SCRITTURA E NON SI VERGOGNA DI VOLERCI GUADAGNARE, sopratutto oggi che l’autopubblicazione è una strada che ha già mostrato i primi importanti successi!

Senza ritegno ed esclusione di colpi ho chiesto a Roberto di darmi “il polso” della situazione attuale dell’autopubblicazione rispetto all’editoria tradizionale (di cui io sono una vittima :-) con il mio libro Feltrinelli), esempi sfolgoranti di successo “autoeditoriale”, consigli pratici, formati digitali vs cartacei e la sua accademia del Self-Publishing.

BUONA LETTURA e CONDIVISIONE!!

Secondo te la maggioranza degli scrittori ancora si rivolge alle case editrici?

Sì, direi proprio di sì. Il Self Publishing è un mondo in via di sviluppo, ancora, e la reputazione che le case editrici hanno avuto nel passato, così come il loro ruolo, permane nella mente di molti, come un tatuaggio indelebile. Molti scrittori e molte scrittrici, dunque, si affidano alle case editrici perché sperano di avere l’attenzione, la pubblicità e il successo che loro predecessori illustri hanno avuto in passato. Ma ormai non è più così, purtroppo. Le case editrici non hanno più abbastanza soldi per permettersi tutto ciò e il mondo, nel frattempo, si è evoluto. Talvolta, la speranza che il “miracolo” accada spinge i giovani talenti ad affidarsi addirittura a case editrici a pagamento, ovvero case editrici che, oltreché non investire su di te, ti chiedono anche dei soldi per pubblicare il tuo libro. Io ho un’opinione così negativa, di queste case editrici, che preferisco non esprimermi, per evitare di essere denunciato.

Un amico, Francesco Coratti, ha venduto 33.000 copie su amazon, incoraggiante!! Sicuramente un’esempio concreto di come si possa guadagnare scrivendo. C’è qualcuno la fuori, nel nostro paese, che realmente vive di scrittura autopubblicata? Si può guadagnare bene scrivendo?

Solo di scrittura autopubblicata, mi sembra di no. E i motivi sono 2. Il primo è che, purtroppo, come in ogni lavoro, non tutti riescono a emergere e ci si ferma a poche decine di copie vendute. Il secondo è che, chi ama scrivere, raramente si dedica solo alla scrittura di libri. E non solo tra noi self publishers, anche tra i big di fama mondiale come Stephen King, Michael Connelly, Roberto Saviano e anche Hemingway, per tornare un po’ più indietro negli anni. C’è chi scrive anche sceneggiature, chi è anche giornalista, chi entrambi, e così via.

Conosci fenomeni di chi ha autopubblicato, non in lingua inglese, ed è riuscito a trovare successo a livello internazionale?

Purtroppo no, perché la lingua inglese è un obbligo, a mio avviso, se si vuole avere successo nel mondo. È una lingua “trasversale”, parlata un po’ ovunque. Chi vuole gettarsi sul mercato internazionale, secondo me, deve pensare seriamente alla traduzione professionale del proprio libro (o dei propri libri).

Sai qualcosa di traduzioni economiche per piazzare il proprio libro nel più diffuso mercato inglese?

Sul web ci sono servizi altamente concorrenziali, anche in Italia. Ma traduzioni “economiche” proprio no. Le traduzioni costano, se sono fatte bene, perché richiedono un duro lavoro. Anche alcuni servizi di self publishing propongono i propri servizi di traduzione. Ma bisogna sempre fare attenzione che sia una traduzione letteraria e non una semplice traduzione. Io direi che è sempre preferibile basarsi sulle recensioni di persone fidate e sulla visione di materiale già lavorato, per scegliere a chi affidarsi.

Quali sono secondo te le piazze dove mettere in vendita il proprio libro?

Dipende molto dal genere. Ci sono piazze più generaliste, come le librerie e i negozi online, e poi ci sono piazze più di nicchia. Un libro sui viaggi nel mondo ha più probabilità di essere venduto tramite recensioni su siti di nomadismo digitale o di travel bloggers, ad esempio. Un libro sul cibo potrebbe avere più successo con presentazioni dal vivo in ambienti di cucina, e così via.

Soltanto Amazon o vale la pena altro?

Per i negozi online, vale la pena mettersi in vendita ovunque. Perché limitarsi ad Amazon? È il più potente, ora, ma vale sempre la pena differenziare, in questo mondo. Differenziare le fonti di reddito e differenziare i canali di distribuzione e marketing.

Parlando di vendite, assisti maggiormente all’acquisto della versione cartacea o digitale?

Negli ultimi due anni c’è stato un boom delle vendite in digitale, per i miei libri, che hanno surclassato il cartaceo. Però, l’acquisto di copie cartacee, specie in librerie fisiche, tiene duro e, secondo me, a breve tornerà ad essere il principale canale di vendita.

Quali sono gli errori più grandi di chi si avvicina e intraprende il Self-Publishing?

Credere che chiunque possa scrivere, che il talento sia innato. Questo è l’errore principale, che porta alla pubblicazione di opere amatoriali, di bassa qualità, che minano sia la reputazione dello scrittore, sia quella del Self Publishing, che viene visto come il luogo dove pubblicano solo coloro che vengono “scartati”. Pubblicare un libro richiede tempo, tanta fatica e tanto studio. Poi richiede l’ausilio di professionisti esterni per l’editing e la correzione di bozze, per la realizzazione della copertina e così via. Un altro errore è credere che basti mettere un libro in vendita e stare a guardare. Lì fuori non c’è uno sciame di lettori che non vede l’ora che tu pubblichi il tuo prossimo libro. Lì fuori ci sono persone che hanno una vita e mille pensieri, che non sanno neppure che esiti (o l’hanno dimenticato). Devi sudare molto anche per fare del buon lavoro di marketing e personal branding.

Credi che il pubblico stia guadagnando o perdendo fiducia verso i libri auto pubblicati vista e considerata la mancanza di qualità garantita dalla casa editrice.

Torno a quanto detto prima: la responsabilità di tutto ciò è nostra, di noi autori. Però, giustamente, anche le case editrici, ormai “a secco”, risparmiano sulla qualità e puntano sui “cavalli vincenti”, proponendo sul mercato sempre i soliti autori, o “fotocopie” di best sellers. Direi che il pubblico, al momento, è molto confuso. Confuso anche sul ruolo di un libro. Sento molti dire “non ho tempo da perdere con la lettura”. Le persone vanno di fretta, hanno “cose più importanti” da fare, che leggere. Ma non si rendono conto di quanto sia importante prendere un libro e far lavorare la propria mente, nutrire la propria anima. Non hanno idea delle ripercussioni che tutto ciò può avere nelle loro vite. Ecco, questo credo che sia l’aspetto più interessante, al momento, ancor prima di riflettere sulla preferenza self publishing-editoria tradizionale.

Ci vuoi dire qualcosa della tua accademia che inizia gli scrittori al mondo del self-publishing?

Nel 2014 ho pensato di creare questa Accademia per riversarvi dentro tutte le mie conoscenze in àmbito scrittura e comunicazione. Io lavoro in questi settori da oltre 10 anni e ho vissuto molti ambienti, dalle case editrici tradizionali al self publishing, dai cortometraggi alla scrittura web, dalla comunicazione interpersonale alla comunicazione aziendale. Per questo, le basi dell’Accademia sono: “differenzia sempre le tue entrate” e “vivere di scrittura non vuol dire scrivere solo libri”. Forniamo una formazione a 360°, a chi studia con noi, così che ciascuno possa scegliere quel è il mestiere (o quali sono i mestieri) della scrittura che preferisce.

In quanto tempo credi che una persona impegnata sia sul fronte della scrittura che delle nuove tecnologie (quindi capace di scrivere e consapevole delle opportunità del web) possa iniziare a guadagnare scrivendo?

Dipende dall’investimento iniziale. Più è alta la cifra, più tempo serve per rientrare. Direi che, in linea di massima, se si fa un buon lavoro, si può iniziare a guadagnare (a fronte di un investimento iniziale esiguo) già dopo un semestre dalla pubblicazione. Ma è dura immaginare tempi certi e universali, ogni caso è a sé. Non vorrei fuorviare.

Conosci, oltre a te, persone che sono riuscite a guadagnare con la scrittura di libri/articoli? Potresti condividere i loro Blog le pagine dei relativi libri?

Sì, ne conosco. I link sarebbero talmente tanti…In questa pagina ho cercato di raccogliere i libri italiani autopubblicati più meritevoli e che hanno generato guadagni: http://www.viverediscrittura.it/migliori-libri-autopubblicati/.

Credi che guadagnare scrivendo e raggiungere un “quasi stipendio”, ipotizziamo tra le 500 e le 1000 euro al mese, sia un traguardo realistico per chi, parallelamente al proprio lavoro, dedica tempo e sacrificio alla scrittura e ai suoi nuovi mercati?

Altroché! Tutto dipende dal saper differenziare bene le entrate e produrre materiale di qualità. Mi spiego con un esempio. Si può scrivere un libro e iniziare a guadagnare, ma le vendite subiranno un fisiologico calo, dopo il primo periodo. In quel momento bisogna lavorare bene di marketing e personal branding per rilanciare le vendite, ma anche generare entrate da altre fonti (sempre in àmbito scrittura): articoli, sceneggiature, racconti brevi…

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By | 2017-07-07T19:14:16+00:00 febbraio 4th, 2017|Viaggio|

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