Huaraz e il cuore delle Ande

Trekking de Santa Cruz, Perù

Ecco la Terza parte del racconto sul Perù. Nel caso non avessi letto le altre trovi la prima QUI e la seconda QUI.

Andiamo avanti e la faccenda diventa più seria, le salite s’impennano e l’aria diventa rarefatta, la guida da “bella addormentata” diventa cattiva, chirurgica nelle curve strette e quasi volgare lungo i pochi rettilinei dove devo sgassare per non far spegnere il bicilindrico. Ci fermiamo qualche giorno a Caraz, non ancora il Huaraz dei miei ricordi ma ci è molto vicino, con il nome e con la geografia. Mancano solo 70 km che decidiamo di non fare. La sera cade come una sciabolata che stacca di netto il giorno dalla notte. Fa buio e freddo tutt’insieme. Finiamo in un alberghetto economico da 10 dollari a notte, la moto va nel “garage privato” dell’Hotel, tradotto finisce nella segheria all’altro lato della strada tra cataste di legno che le trasferiscono volentieri polvere e segatura.
La connessione internet connette solo il mio computer al modem ma questo rimane inerte, separato dal resto del WorldWideWeb in uno sterile isterismo di lucine verdi, l’acqua calda della doccia scende come una pisciata sulla testa. Solo questi due elementi potrebbero riassumere un decennio di pernotti in Latinoamerica.

Olga che immortala un curiosissimo porco

Olga che immortala un curiosissimo porco

DIECI MASTRO GEPPETTO = UN PINOCCHIO PIÙ COGLIONE

Proviamo a proporre scambi di foto con l’ufficio turistico della zona, memori della bellissima collaborazione avuta con il governo dell’Ecuador. Perdiamo solo tempo e pazienza. Sapete quando si dice “l’insieme è più della somma delle singole parti”? Ecco, in questi uffici pubblici è vero il contrario: quando unisci più teste e colleghi più intelligenze ottieni qualcosa che vale meno del raziocinio individuale. Come se metti insieme dieci Mastro Geppetto e invece di ottenere un Pinocchio più sincero e sveglio ottieni solo un coglione di legno ancora più bugiardo.
Lo dico serenamente dopo quattro tentativi di collaborazione con amministrazioni peruviane, quattro tentativi di regalare la nostra professionalità e tutte le immagini da questa prodotte in cambio solo del supporto logistico per realizzarle. Non vado oltre in questa sede.

 

PRIMO ACCAMPAMENTO D’ALTURA

In guzzi sulla Sierra del PerùEsploriamo la zona azzardando con il Guzzi sterrati preoccupanti d’alta quota per raggiungere posti da cartolina come la Laguna Yanganuco e il Lago Parón. Accampiamo a 4300 metri e cerchiamo d’intrappolare un sonno fugace tra i brividi di una notte siderale. Quando esco a mezzanotte per portare a spasso un minutino la vescica vedo una luna spalancata come un occhio di cristallo e quando esco di nuovo, per la seconda minzione, all’alba delle cinque questa se n’è andata lasciando al suo posto una spettacolare e brulicante assemblea di stelle.
Il giorno dopo ridiscendo i 35 km di sterrati dopo la prudenza di aver sgonfiato a metà la ruota davanti: la moto cambia andazzo e l’anteriore invece di pattinare vergognosamente aderisce in modo felino alla terra battuta senza, quasi mai, perdere presa. Il trucco l’ho imparato quando, all’inizio del viaggio nel 2008, cercai di star dietro a un olandese che, con la moto da cross pesante la metà alta il doppio e caricata meglio, s’infilò dentro una rete di canyon di 200 chilometri con me, povero disgraziato, alle calcagna.

Il lago Paron in Perù

HUARAZ

Poi finalmente c’è Huaraz e dentro questa città commerciale e sgraziata troviamo l’ospitalità inaspettata e generosa di quello che, senza dubbio, diventerà il nostro primo e autentico amico peruviano. Raju ha trasformato la sua casa in un centro di accoglienza e smistamento per viaggiatori che vanno verso Nord e verso Sud. Chiunque abbia uno zaino in spalla e stia cercando di conoscere una fetta di mondo, nella dimora di Raju incontra riparo cibo e amicizia. La moto va nel suo “garage privato”, tradotto viene spinta su rampe di mattoni e assi di legno per ficcarla dentro l’internet point all’altro lato della strada.
L’unica bellezza di Huaraz, a mio modo di vedere, è chi la circonda: la Cordillera Blanca e la Cordillera Negra, da questo snodo partono pulmini traboccanti di turisti che cercano la conquista delle vette, con trekking morigerati o con eroiche scalate.
C’è chi ha le palle, l’età o la salute di portarsi lo zaino da solo e chi invece ricorre ai servigi di “arrieros” che possano caricargli i bagagli sul dorso dei loro asini e fornire altri servizi come preparargli pasti e montargli la tenda ogni notte del trekking. C’è chi qui impara a far scalate sui pareti da quindici metri e chi gli insegna a farlo dopo aver collezionato quattro “ottomila” in mezzo mondo, come Victor Rimac, che una mattina intervisto per capire cosa vuol dire amare la montagna sino al punto di tornare sull’Everest dopo che una valanga ha ammazzato quasi tutti i tuoi compagni.

La QUARTA PARTE DEL RACCONTO QUI

Uno scatto notturno sul lago Paron in perù

By | 2016-12-20T17:52:46+00:00 dicembre 18th, 2016|Diario Personale di Viaggio, Generale|

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