Il fuggiasco della Guerra Civile – un incontro in Guatemala

Guatemala seconda parteIl primo paese Centro Americano che visito è il Guatemala, noto agli aztechi come “il paese dei tanti alberi”. Un paese anche delle tante vicende storiche, delle sperequazioni sociali ed economiche che hanno prostrato una terra fino a 12 anni fa luogo di una violenza fratricida che pagata con il sangue per 40 anni. Dal 1954 al 1996 il paese ha attraversato una guerra civile secondo un copione ben noto che vede governi espropriare terre tradizionalmente appartenute agli indigeni locali per trarne profitto e dividerlo con chi, in questo caso gli Stati Uniti, ha foraggiato economicamente la mano armata e il business nazionale con l’impianto di attività. Viaggio in un paese dove la pace è firmata sulla carta dal 1996, ma l’onta e la macchia sono ancora nella memoria delle persone in attesa che una coscienza collettiva interceda per un autentico perdono. Tracce vivide, immanenti, che ascolto ancora nei racconti di alcune persone come fossero appartenuti a ieri. Valter, capelli ricci pelle caffellatte e sorriso radioso, è appoggiato al suo vecchio pulmino per il trasporto dei turisti, la mia motocicletta che a queste latitudini appare come un carro carnevalesco pieno di adesivi e bagagli attira la sua attenzione. Entriamo subito nelle corde l’uno dell’altro e scartando i convenevoli facciamo venire i nodi al pettine, la curiosità mia di sapere la storia alle spalle di questa terra è pari alla sua di sapere delle terre che ho conosciuto viaggiando. Mi racconta di quando nel 1992, anno in cui emerse dalle ceneri della guerra il premio Nobel della pace Rigoberta Menchù, una sera tornò a casa dal lavoro e trovo un poliziotto che lo fermò, senza riconoscerlo, e gli chiese che aveva urgentemente bisogno di “parlare” con un certo Valter. Valter fingendo gli rispose che era solo un suo “conoscente” ma che in caso lo avrebbe avvertito. “Avevo palpitazioni  e paura, quello era li per matarme”, la giustizia arrivava con la pistola in pugno sino ai villaggi rurali più lontani dove la gente iniziava a nascondersi nelle chiese. Ma in alcuni casi nemmeno la casa di Dio proteggeva dalle forze governativa a quei tempi spalleggiate dalla CIA. La tragica fine di due amici di Valter fu proprio quella di essere trascinati fuori dalla chiesa di un paese vicino al lago Atitlan e giustiziati insieme ad altri 24 studenti con l’accusa di cospirazione e attentato contro la polizia. Ascolto questa storia ed ho come la sensazione di non avere un contrappeso da mettere, nemmeno con tutta l’esperienza della mia vita, sull’altro piatto della bilancia. Me ne sto appoggiato al suo furgone e distolgo lo sguardo da quegli occhi translucidi abitati dalla vicenda. Lui stesso era la storia di quel paese. Scappò in Messico e poi negli Stati Uniti lavorando come bracciante in attesa di un cambiamento. Arrivò. Rigobertà Menchù mobilitò l’attenzione internazionale sulla causa vincendo il premio Nobel per gli sforzi di riconciliazione etno-culturale basati sui diritti degli indigeni. Bill Clinton ammise pubblicamente che “Gli Stati Uniti hanno sbagliato ad    appoggiare il governo Guatemalteco”. Un ammenda poco riparatoria ma che catalizzò nuovamente l’attenzione mondiale. Nel 1996 la pace venne firmata tra governo e popoli indigeni. Valter, che qui di fronte a me sta già rientrando dalla deriva dei ricordi con un bel sorriso, ritornò finalmente a casa. Nell’attualità i residui di quei quasi 50 anni di fuoco sono ancora ardenti e in alcune località i dissidi tra popolazione indigena e governo sono tutt’altro che archiviati. Le ambasciate allertano sul Guatemala, la pericolosità c’è ed escludendo il narcotraffico uno dei motivi di questa è la povertà endemica che il gravame della guerra civile ha prodotto. In questo lungo conflitto intestino il popolo si è diviso e riunito, si è stretto con solidarietà ed oggi, in tempi più calmi ma non troppo, vedo questa gente aprirmi le porte delle loro case facendomi sentire la durezza del loro passato ma anche la meravigliosa accoglienza unita alla voglia di riscatto e riconciliazione.

 

By | 2016-12-17T15:45:32+00:00 giugno 2nd, 2009|Diario Personale di Viaggio, Generale, Storie|

3 Comments

  1. pave 3 giugno 2009 at 08:30 - Reply

    non mollare,raccogli storie per te! sono le tue opportunità,le tue coincidenze della tua realtà.

  2. me 4 giugno 2009 at 09:50 - Reply

    “non mollare”, termine condiviso a quanto pare, e allora coraggiosamente…
    qualunque sia il cammino, lungo la strada si incontrano ricompense.

  3. Paper 5 giugno 2009 at 17:56 - Reply

    Ehi cla!
    Como estas?
    Dunque dopo una lunga sosta in Messico di nuovo in partenza? Urka urka! E’ quasi un anno che sei partito. L’esperienza prosegue alla grande dunque!!
    Los maricones de la domingo te salutano!
    Ciao
    Paper

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