È difficile credere che dietro questo signore riservato ma disponibile che ci ha mostrato con pazienza l’arte di tessere amache usando i vecchi telai, ci sia un soldato che ha passato le ignobili crudeltà della guerra civile in El Salvador. Difficile credere che oggi, oltre a lavorare per un pugno di dollari al giorno, riesce a trovare l’ispirazione per scrivere Poesie, aprire ancora e poi ancora il vaso di Pandora pieno di memorie feroci della Guerra, dei ricordi che non conoscono oblio, che vengono su come un rigurgito e spezzano il sonno di qualsiasi notte.
Anche questo fa parte degli imperscrutabili destini che capitano a chi viaggia curioso come una scimmia, e con una buona stella nel cielo.
È stato un giorno di marzo del 1981
Tutto pareva tranquillo
Il cielo era chiaro
I bambini dormivano tranquilli
Si sentiva il malinconico cantare dei passeri
Il sibilo del vento tra gli alberi
E lontano il motore di un elicottero armato di mitragliatore
D’improvviso la tranquillità si è trasformata in spavento
Mentre il piombo si conficcava nel cranio di un bambino innocente
Cade nel vuoto, dall’orecchio esce sangue
Uomini, donne e bambini morti sulla linea di fuoco
In un instante i loro cuori smisero di battere
Le montagne tremavano con le bombe da cinquecento libre
Corpi mutilati e pioggia di sangue fresco
Escrementi di animale e pozzi avvelenati
Nell’aria vibrano le grida
Di un popolo addolorato
Della chiamata di aiuto e soccorso
Delle preghiere e suppliche dei poveri
Esseri che si trascinano nella valle d’ombra della terra
Gli occhi di quella gente
Con il pianto s’innondarono
E tutti muti rimasero
Schiacciati sotto un silenzio impotente.
Ovidio Antonio Ponce
Poeta
San Sebastiàn, San Vincente. El Salvador C.A.

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