L’Ecuador sta finendo, ci siamo rifugiati tra le pieghe selvagge delle sue montagne, abbiamo esplorato lagune, intravisto contadini e cercato di avvicinare branchi di lama e alpaca. Abbiamo “zapateato” all’Inti Raymi, scambiato saluti sfrecciando sulle strade di fredde valli, ci siamo ubriacati con chi parla Quechua e abbiamo provato una buona nostalgia per chi è stato lasciato indietro con la millesima partenza.
La Cordillera sarà la nostra casa ancora per tante migliaia di chilometri. Preferisco l’aria sottile all’afa della costa, lo sguardo fuggevole delle genti che vivono più vicini al cielo, alle pendici dei vulcani, con i piedi e le mani nella terra gelata dove si strappano le patate.
La bellezza è tanta ma dopo 10 mesi di strada i nostri sensi sono stati riempiti così tanto che dobbiamo fermarci un paio di mesi, solo due purtroppo, e svuotare i serbatoi prima di riempirli di nuovo con il Perù, la Bolivia, il Cile e l’Argentina.
Le corde che mi tengono attaccato alla mia Italia sono solo gli affetti per chi conosco da una vita e per chi devo ancora conoscere, il resto del paese è una carcassa di ricordi, di economia fiacca, di scarse possibilità di crescita e un dubbio senso di appartenenza con il quale farò i conti a tempo debito.
Tornerò a casa per almeno un anno dopo la fine dell’America e vedrò cosa si prova a riabbracciare quella realtà che avevo senza rimorso lasciato dietro di me tanti anni fa.

Vi faccio salire brevemente su un’altra giostra di immagini e momenti dell’ultima settimana o poco più.

Olga sul volcano a Chimborrazo
Olga più vicina che mai al cielo, 5050 metri, il nostro record!

Festa indigena in Ecuador
Uno scatto “sobrio” nel marasma alcolico di una festa di matrimonio durata ben dodici ore in cui tutta la compostezza del villaggio è stata sciolta nell’alcool. (Ricordatevi che Freud diceva “il Super Io è solubile nell’alcool”)
Contadini nella Nariz del Diablo
Mentre il governo di ALAUSI crede di avere la settima meraviglia del mondo e fa pagare 30 dollari la corsa di due ore in treno nelle sue famose valli noi abbiamo seguito i binari a piedi sino a infilarci in un sentiero dove abbiamo visto la vita contadina della valle. Ci siamo avvicinati con prudenza e usando la macchina con grande discrezione. Questo sorriso ci seguirà per sempre.
Incontro con il popolo Quechua di Niza nella valle della Nari del Diablo, Ecuador
E sempre con tanta discrezione seguiamo gli asini e le contadine sino al loro villaggio dove Doña Maria Manuela e Maria Juana ci porgono una tazza di fermentato di Maiz (uno schifo inenarrabile) … a questa ne segue un’altra “più divertente” di fermentato di canna da zucchero che a occhio e croce, ed alito, giudico svetti sopra i 40 gradi di altezza alcolica. Finiamo ubriachi.Margherita guarda la sua foto sul nostro smartphone
Doña Margherita si aggiunge al comizio e dopo tre giri di tazza balla e si fa fotografare, questo è la sua memorabile contentezza nel vedersi, forse per la prima volta, digitalizzata nel nostro smartphone.
Olga le ha regalato il mio cappello (!!??) altrimenti avrebbe una bombetta bianca con nastro nero. Stampiamo le foto e il giorno dopo torniamo al villaggio per regalargliele.

Foto per i nostri sponsor Givi e Clover
Questa foto conclusiva l’abbiamo fatta per i nostri sponsor Givi e Clover. In un tempo in cui chi viaggia, scrive e fotografa per quasi dieci anni non vale più di un paio di discorsi esotici da bar loro hanno saputo riconoscere il nostro valore e la nostra dedizione che ci tiene in pista dal 2008.
Scanso un attimo l’umiltà e affermo che nel nostro paese quelli che hanno abbandonato tutto e trasformato in professione il viaggio si contano sulle dita di una mano probabilmente, pochi lo sanno riconoscere e apprezzare e tra questi ci sono i nostri sponsor con i quali scambiamo immagini e prodotti… e tutti portiamo a casa qualcosa senza pagare nulla.

Grazie Givi e Clover.

Tra poco avremo un altro grande sponsor ma non voglio ancora rivelare nulla.
Ve ne parlerò.

Grazie a voi che leggete.

Oggi i blog con i racconti di viaggio sono quasi morti, come anche le riviste (ne sapresti nominare almeno 3 che parlano solo di viaggi?), avere persone che visitano un po’ il tuo mondo è per me molto bello. Fa’ sentire che questo comunicare non è per nulla.