INCIDENTI FATALI E MAGIE COLOMBIANE

INCIDENTI FATALI E MAGIE COLOMBIANE

Eccoci alla quarta parte del racconto di viaggio in colombia.

Se ti fossi perso le prime tre eccole:
parte 1: IL QUASI NAUFRAGIO DEL DARIEN
parte 2: TERRA!
parte 3: IL DESERTO DELLA GUAJIRA

In alcuni lunghi e veloci tratti l’ asfalto riprende ma con la sorpresa di buchi larghi come pozzi, non ci sono cartelli che segnalino il pericolo ma solo quelli che limitano la velocità a non più di 60, in alcuni casi 80 km/h.
Verrò poi a scoprire che grazie ai farabutti di “Envia Colombia“, gli incaricati della logistica e manutenzione delle strade, un ragazzo ha perso la vita prendendo uno di questi buchi con il suo motorino alla velocità da loro “consigliata” nei cartelli.
Mentre procediamo a rilento assaggiando tutte le asperità che ci trasmettono le minimali sospensioni posteriori fino a che il motore decide “che va bene così” e si ferma per fare una “siesta”.
Giro la manetta compulsivamente ma dalla sala macchine non viene risposta, tiro la frizione e vado d’inerzia sotto l’ombra di un albero. Iniziamo a fare un check dei relè e dei fusibili, poi dei contatti della batteria e di quel che rimane del sensore del cavalletto laterale… Intanto un ragazzo paffutello con maglietta rosa, rigorosamente senza casco ma con una sciarpa avvolta in testa che evidentemente lo sostituisce, ci affianca con la sua motoretta e Olga lo tiene occupato rispondendo come una segreteria telefonica alle solite domande e deviando con maestria verso il vuoto le sue proposte su come sistemare una moto che non ha mai nemmeno sentito nominare. Ci piace il gesto e la disponibilità, è veramente gentile, ciononostante ascoltarlo e sopratutto seguirlo sarà un grave errore.
Intanto identifico il problema! Era il cavo della centralina che si è staccato per le vibrazioni, lo rimetto e la sala macchine risponde. Il ragazzo col turbante ci consiglia di ritornare indietro che “lui sì che sa consigliarci una strada rapida per Mompos!” Accetto. Non lo avessi mai fatto.

TRAPPOLE MORTALI CON L’INVITO

Nel cammino di ritorno non si capisce chi sta davanti e chi sta dietro, io preferisco la seconda posizione ovviamente ma lui insiste per farmi gli onori della casa, prima mi lascia passare chiudendo le retrovie e poi si diverte a superarmi. Inizio a essere stufo del giochetto e finalmente si decide ad affiancarmi, sembra deciso a stare lì. Appena gli tolgo lo sguardo di dosso mi trovo a pochi metri un buco enorme nell’asfalto… lo prendo in pieno nel rispetto dei “limiti” ma sempre ad almeno 60 all’ora.

TRAPPOLE MORTALI

Mentre l’adrenalina mi schizza come una stalagmite di ghiaccio su per il culo gli ammortizzatori vanno a pacco con un colpo micidiale e la moto svirgola e si dimena come un cavallo trafitto da una lancia. Appena realizzo che sono ancora vivo, che Olga è dietro e non ci stiamo sfracellando vedo nei retrovistori le borse laterali con dentro tutto ciò che mi serve per lavorare e sopravvivere che rotolano e rimbalzano sulla strada con un rumore angosciante da maracas. Mi fermo e sospetto che questa volta il Guzzi non ce l’avrà fatta, qualcosa si sarà rotto… non è possibile che abbia retto un colpo del genere.

le valigie dopo la cadutaRiaggancio le borse infuriato, con denti e pugni stretti insieme alla volontà di uccidere il mediocre figlio di puttana capace di lasciare una trappola mortale di fianco a un cartello che invita a finirci dentro a 80 km/h. Altrimenti non sarebbe fatale al punto giusto e qualcuno potrebbe avere rimostranze.
Il ragazzo è dispiaciuto, si vergogna di averci fatto cambiare direzione, nessuno lo colpevolizza ma l’odio e la disperazione dipinti sul mio volto lo tengono a due metri di distanza.
La Guzzi non sembra aver sofferto di un bel nulla ma stento a crederlo. Dopo qualche centinaia di metri a bassi giri tiro la frizione e sento dalla trasmissione un rumore che mi fa accaponare la pelle.

K.O., FINALMENTE MI ARRENDO

Mi fermo a un pompa di benzina, metto la moto sul cavalletto laterale rialzato da un pezzo di legno, faccio andare la ruota e capisco di cosa si tratta. Spengo il motore, mi siedo sotto la pensilina e mi prendo la faccia con le mani rimanendo in silenzio e per la prima volta non ho né la volontà né la capacità di far nulla.

FINALMENTE MI ARRENDO
Come minimo ho distrutto il giunto cardanico e chissà cos’altro, non ci sono pezzi di ricambio e non si ripara di certo con due martellate e un colpo di saldatore. Olga mi stimola a reagire, il benzinaio mi guarda forse compatendomi, io continuo a stare in silenzio, avvilito da un lato ma anche leggero per essermi per la prima volta arreso, consapevole che un problema come quello va ben oltre il raggio di azione delle mie competenze e dell’esigua borsa di pezzi di ricambio che mi porto dietro. Posso lasciarmi andare sconfitto.
C’è un senso di sollievo quando sei al tappeto e sai che non ti rialzerai, che potrai rimanere disteso senza combattere aspettando che qualcuno ti porti via dolcemente, la resa ha un sapore agrodolce. Poi capisco che non posso indulgere in questo inganno, al mio angolo insieme a tanta frustrazione c’è anche l’alleato migliore: il tempo di sistemare le cose.
E il tempo in Latinoamerica, se sai gustarlo, scorre dolce come il miele.
Andiamo da un meccanico e smontiamo tutta la trasmissione, come previsto il giunto cardanico è in mille pezzi…non so nemmeno come cavolo sia riuscita la moto a spingerci fino a lì, è stato il suo ultimo ed eroico gesto per non lasciarci in mezzo alla strada. il giunto cardanico a pezziAffittiamo un camera per qualche notte lì vicino e senza saperlo stiamo entrando in quel “Realismo Magico della Colombia” che cercavamo da tempo.
Il giorno dopo torniamo dal meccanico, la mia moto è la chiacchiera del circondario, mi sottopongo umilmente all’attacco di uno sciame di “domandatori” che pullulano intorno al quella carcassa menomata senza ruota posteriore che mi ha portato come un Ronzinante attraverso mille avventure.
Rispondo all’inquisizione impegnando un dieci percento del cervello, un ottanta percento lavora duro per produrre scenari deprimenti dove continuo il viaggio da semplice bipede, l’ultimo dieci guida le mani che rigirano il cadavere di quell’apparato metallico che trasmetteva alla ruota posteriore tutta la fatica di quel vecchio motore, da una vita, da un’America.
Con un taxista “motorinizzato” vado al paese vicino e giro cinque ricambisti senza mai trovare, nella misura esatta, le due croci che permettono al giunto di snodarsi.
Torno a orecchie basse dal meccanico, nel paesino che ho scoperto chiamarsi Arjona, convinto di fare un bel soggiorno forzato di qualche settimana. Intanto dall’Italia i miei fidi amici della Millepercento, insieme a Massimo Cortese, mi mandano il prezzo del pezzo di ricambio originale. Ottocento euro. Lo prendo come uno sputo in faccia mandatomi con affetto dalla casa madre, la stessa che paga decine di migliaia di dollari o forse più a Ewan McGregor per posare con la nuova Guzzi California e che poi va a farsi i viaggi con il Bmw. La madre che non mi ha mai riconosciuto come figlio guzzista. Mi sento offeso e schifato ogni volta che vedo come qualche “senza vergogna” decida prezzi che rasentano la follia, almeno per chi suda il suo salario ogni mese.
Qui i soldi per quel ricambio, derivato tra l’altro da semplici mezzi agricoli e poi messo dentro le vecchie Guzzi, li guadagnano in tre mesi di lavoro e se potessi usarne uno venduto dai ricambisti locali lo pagherei una trentina di dollari a esagerare.

IL REALISMO MAGICO DELLA COLOMBIA

Intanto l’aiuto meccanico, che di nome e di fatto si chiama Archimedes, guarda compito il cadavere di metallo del giunto e poi, con una sicumera che sorprende tutti, mi dice che può ripararlo.

ARCHIMIDES MECCANICO COLOMBIANO
Negli ultimi 8 anni non ho mai affidato la mia moto a un meccanico in Latinoamerica e non ho mai creduto che nel terzo mondo sanno riparare di tutto come dicono, ho testato sul campo quest’affermazione trovandola molto proverbiale ma poco reale.
Questa volta accetto, non ho nulla da perdere.
Il giorno dopo Archimedes torna con un fagotto che mi apre davanti in modo solenne e dentro c’è il mio giunto ricostruito con colpi di saldatore e fresa dentro il quale due crocette prese in prestito da un motocarro lo rendono di nuovo mobile.

Sono commosso e pentito della mia malafede. Lo montiamo e nonostante gratti un po’ in alcune posizioni del forcellone, trasmette alla ruota posteriore tutto l’affanno del motore.
Archimedes con una leva ha spostato il mondo. Il conto per il lavoro fatto è così basso che protestiamo e paghiamo il doppio, non vogliamo essere infami come chi decide i prezzi di certi ricambi. Il meccanico a disagio accetta e ci invita a mangiare pesce… per colazione. Partiamo dopo solo tre giorni totali di sosta, felici di averla scampata anche questa volta, appesantiti solo dal fritto di pesce ma con un animo tanto leggiadro che potremmo volar via se non fosse per l’incudine di qualche quintale con il quale viaggiamo.REALISMO MAGICO, GIUNTO CARDANICO
Ecco il realismo magico della Colombia, la magia è stata riparare un moto sconosciuta e senza ricambi, la realtà è che funziona veramente. Possiamo ripartire, allontanarci dalle coste e finalmente addentrarci nelle montagne di questo meraviglioso paese.

By |2016-12-17T15:44:49+00:00maggio 6th, 2016|Diario Personale di Viaggio, Generale|

2 Comments

  1. Nunzietto 7 maggio 2016 at 00:45 - Reply

    Porca mignotta ottocento bestemmie gliele mando anch’io alla Guzzi oltre alle tue.

    Racconto molto pittoresco devo dire, piacevole. Sono quegli imprevisti che danno personalitá indelebile al ricordo.

    Chissá quanto avrebbe retto il giunto artigianale….sono convinto mooolto.
    I relé, come ho letto nel (MERAVIGLIOSO) articolo delle 7 cose che avresti dovuto sapere li puoi cambiare, come ben sai, ma non con i troiai guzzi bensi con un piu economico ed efficiente relé della ‘Finder’ a bassa tensione, ci sono anche multifunzione: un unico modello con molte varianti di impiego ma costa di piu del modello che serve a te.

    L’articolo delle 7 cose mi piace tantissimo, l’ho letto 2 volte e alla fine non riesco a trovare il capo per formulare un commento, totalmente disarmato ☺

    • Claudio 7 maggio 2016 at 01:38 - Reply

      Ciao Nunzio! Non sapevo il barbatrucco del relè generico, ma sono così piccoli che me ne porto dietro un paio di scorta. Cmq alla peggio, anche se sono terrorizzato dall’amperaggio potrei fare un collegamento con qualche altro cavolo relé… che sopporti i 15 amp max. VAbbé sto zitto che ho appena fatto 4 giorni per aprire e richiudere il guzzi che perdeva tra cambio e motore.. nell’operazione ho sfasciato un tubo del freno che ho dovuto sostituire con uno “simile”..etc.. ‘na disgrazia.. cmq sembra che ora tutto ok. L’articolo delle 7 cose aspetta solo i tuoi commenti quando e come vorrai. Sono contento ti piaccia, da viaggiatore a viaggiatore.

Leave A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.