Incontri nel Deserto della Bassa California

Incontri durante un viaggio in moto nei deserti della bassa california
Quando attraversi la Bassa California, se non stai attento, ti fai sfuggire un cartello che dice “prossimo rifornimento a 314 km”. Se viaggi in moto e non ti stai trascinando un’autocisterna sei fregato. O fai il pieno prima del cartello e dosi parsimoniosamente il gas oppure ti trovi a spingere in mezzo al deserto.

Ho avuto la fortuna di notare quella scritta e fare dietro front per raggiungere la pompa di benzina e riempire il serbatoio sino all’ultima goccia. Chi attraversa il deserto di Cataviña lo fa rapidamente, con la preoccupazione di “arrivare dall’altra parte” e fare benzina. E questo è stato il mio stile la prima volta.
Ma la seconda, consapevole di poter coprire, usando la riserva, una simile distanza, ho deciso di fermarmi con Olga a dormire nel silenzio assoluto di questa regione.

Abbiamo visto un Ranch, o meglio un Rancio, con un ristorantino adiacente a un gommista che vive in una roulotte circondata da pezzi di motore e un cimitero di pneumatici scoppiati.
Prima siamo entrati nel ristoranti prendendo il caffè e preparando la confessione “non sappiamo dove dormire.. siamo stanchi… non è che per caso avreste un posto dove possiamo pernottare” etc…
Ma la signora, probabilmente padrona indiscussa di tutta la struttura, ci ha guardato ammutolita con uno sguardo severo tipo l’infermiera di Misery non deve morire, ribattendo perentoria che non ha posto.
Non ha considerato i milioni di km quadrati che circondano la sua proprietà evidentemente e ci ha rifiutato il favore.

Passiamo al gommista e così conosciamo Juan che a prima vista non presenta disturbi psicotici ma invece quella sana socievolezza e simpatia dei Messicani. Riprendiamo dalla cerimonia del caffè ma questa volta andiamo dritti al punto visto che un vento polare ci sta iniziando a cristallizzare le ossa mentre chiacchieriamo seduti fuori dalla sua roulotte.

Gli chiediamo uno spazio per la tenda e prontamente libera a calci qualche metro quadro dalle cianfrusaglie abbandonate. Ci dà un altro caffè caldo e ci porta delle coperte senza le quali, con i nostri due sacchi pelo sfigati, potremmo morire assiderati.

L’accoglienza è prassi di animi gentili come il suo, animi che hanno viaggiato e hanno avuto bisogno di aiuto proprio come noi. Anche a lui è toccato il nomadismo diverse volte, alcune delle quali alla ricerca della frontiera con gli Stati Uniti, una barriera da superare con paura.. di notte, tra passi di montagna, deserti e fiumi.

Ma il Messico l’ha chiamato indietro perché “una vita povera qui è meglio di una clandestina là” ci dice.
Abbiamo passato ore a chiacchierare, con la voglia impetuosa di chi, vivendo isolato (e vicino a una psicopatica), non lo può fare e ha bisogno di svuotare il sacco.

Sarà un altro ricordo da portarci dietro e un altro luogo dove tornare a salutare un domani.

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By | 2016-04-06T19:52:15+00:00 maggio 31st, 2012|Generale, Storie, Viaggio|

One Comment

  1. Antonello 24 giugno 2012 at 12:59 - Reply

    Fantastico, Claudio! Ho appena letto di te e la tua storia su “Moto Guzzi, Una passione da vivere”. Anch’io sono un guzzista, anche se con molti meno km di te sulle spalle: quelli nel cuore però ci sono tutti. Scrivimi, se vuoi, mi piacerebbe rimanere in contatto con te. Salutami Toporso ;)

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