Non è computer grafica… È solo la realtà un poco ritoccata.
Ma vi giuro che ero lì quella notte.
Mentre la camera registrava il movimento del cielo ed Olga teneva acceso il fuoco dentro la baita.
Adesso siamo a tijuana.. Dove il selvaggio non è la natura ma il traffico e l’immigrazione.
Non mancano spunti per la creatività che condividerò con voi.
Notte da fiaba nel bosco
Verso il mare Di Cortes
Un momento di pace, una tinta rosa sull’orizzonte durante il mio rito vespertino del saluto al giorno.
Un uomo lontano ha voglia di confondersi con l’acqua.
Presto sarà un nuovo giorno qui a LaPaz.
Esplorando il bosco..

Il bosco ed il viaggiatore sono forse archetipi o forse stereotipi che rappresentano l’avventura.
La notte passata sono uscito che tirava un vento da titani ed ho giocato nel bosco con la luce e la pellicola.
Forse la fotografia è il mio giocattolo da adulto.. se ti fa uscire di notte a meno due gradi è perché il divertimento vince il freddo.
45 secondi di esposizione e poi di nuovo a correre tra gli alberi per illuminare il bosco.. sono come un pittore che rivela con la luce ciò che già c’è..
Oggi ha piovuto e si aspetta neve, il che significa stare ad aspettare che il sole ci regali di nuovo quel poco di gradi per sciogliere la neve sul cammino di ritorno.
Ma c’è tempo perché questa non è una vacanza.. ma uno stile di vita.
Quindi stiamo ad aspettare con qualche provvista, qualche ciocco di legno ed un buon libro.
Isolamento

Isolamento.. in positivo intendo.
Almeno finchè una tormenta di neve ci bloccherà qui.. ed è prevista per il fine settimana..
Siamo nel Parque Nacional Constitucion. 1700 metri, un polmone di Pini ed un mare di stelle.
Abbiamo barattato foto per alloggio così da passare quasi una settimana in questa riserva alpina.
La sera intorno al fuoco si lavorano le foto fatte di giorno, si legge un po’ e si esce di nuovo per fare esperimenti di foto notturna..
E questo è un esempio.. 45 secondi di esposizione e dopo aver schiacciato il bottone via a correre per il bosco con la luce portatile per illuminare gli alberi..
roba da matti con il freddo che fa.. ma ne vale la pena!
Tra qualche giorno torneremo con 39 km di sterrati alla statale che ci porterà di nuovo a Sud.. dove c’è ancora tanto da vedere e da fare.

Dietro le quinte..
Alcuni aggiornamenti rimangono indietro..
vi giro questo per farvi vedere dove vivevo un paio di mesi fa, è un video divertente ma soddisferà sicuramente la curiosità di chi vuole vedere dove vivo, che faccio e come mi organizzo quando sono fermo in un posto.
Viaggiando sono stato in diversi posti, questo è uno dei pochi che è stato tutto nostro: affitto regolare, niente da spartire con nessuno che non siano cenette tra amici e chiacchiere.
La mia borsa fotografica ingrassa in modo preoccupante, sarebbe poco male se viaggiassi solo ma con Olga le cose si complicano e bisogna depurarsi dal non necessario. Sacrificare una mutanda è poca cosa ma un obiettivo fotografico è diverso. Cmq ci sto riuscendo.. sono rimasto con 4 obiettivi.. e due corpi macchina, una luce led, un computer, un mini stedicam ed un solo treppiede con una testa fluida per video ed una piccola per fotografie. Meno di così per il momento non riesco a fare. Stavo per vendere la canon 7d ma il lavoro di Greenpeace voglio farlo nel migliore dei modi e due macchine, visto che siamo in due, sono necessarie.
Bene, a presto!
Un poco di Wilderness
Eccomi alla carica con i video.. piano piano mi metto in pari con l’assenza degli ultimi tempi.
Ero in Valle Bravo, vicino allo stato del Mexico (lo stato non il paese), andavamo per montagne a vedere questa natura dalla faccia quasi alpina. C’erano boschi di pinete che sembravano una cartolina della Valmalenco. Roba da ridere pensare che il Messico sia polvere e spiagge. Abbiamo lasciato il guzzi al margine della strada, dove alcuni Jinetes a cavallo si sbracciavano per fermarci e proporci un tour.
Siamo saliti verso Santuario a dorso di cavallo, sento ancora i rumori degli zoccoli sulle rocce del sentiero fangoso e stretto. L’ultima parte è stata a piedi, i cavalli erano sudati e sfiancati, li abbiamo lasciati legati ad un albero. Sentivamo solo il rumore delle fronde da piegare per farci strada sul pendio ma poi nelle ultime pause per prendere fiato iniziava quel fruscio di ali che si sfregano per il freddo. Una vibrazione che animava il bosco, faceva gli alberi come tralicci di tensione dalle cui cime si avvertiva una moltitudine in movimento.
Avevo un Tele per fortuna ed un convertitore che ne aumentava ancora la lunghezza focale.. la luce faceva pena.. le cime degli alberi si immergevano in un cielo tra il bianco latte ed il grigio perla… qualcosa di pestilenziale per una fotografia a colori.. ma ho ripreso più che potevo.
Milioni fi farfalle appese ai rami come grappoli di uva arancione.. poi qualche macro con la testa nei cespugli più bassi a vedere da vicino la carta velina di quelle ali che hanno viaggiato dal Canada per riprodursi al caldo e morire. La guida che ci accompagnava paventava l’importanza dell’eco turismo mentre con il macete faceva a pezzi mezzo bosco per fare spazio al cavalletto della macchina fotografica.. l’abbiamo fermato in tempo.
Sono tornato a Valle Bravo con una fortuna nelle schede di memoria.. un materiale grezzo da sistemare per far ri-vibrare i colori, isolare i soggetti, stabilizzare i movimenti di camera.
Il distillato è questo video.
Nel Cuore della Terra
La settimana scorsa ho chiesto permesso per visitare una miniera dismessa qui in Guanajuato.
L’Ingegner Alberto mi ha scortato sino ai livelli più bassi, chiusi al pubblico, che sono rimasti a disposizione solo degli studenti di “Mineria” dell’Università.
Visitare una miniera, in latino america e sopratutto in Messico, è visitare la storia di questo continente.
Non è come da noi dove “Ti mando in miniera” era solo uno scherzo, vestito a minaccia, per prendere in giro i pigri.
Qui le miniere fanno i soldi di alcuni e le polmoniti di altri. Quelli che estraggono tonnellate di roccia con martello pneumatico, dinamite e trivelle.
Il papa di Olga lavorava in una miniera, lavoro rischioso e pesante ma non come nel 1810 quando aprì la miniera che vedete nel video. Ai tempi si viveva sino a 35 anni con questo lavoro e nel cuore della miniera una piccola cappella raccoglieva le preghiere di chi sperava di uscirne vivo ogni giorno di lavoro.
-Sopravvivi? Meglio Grazie-
Se ultimamente mi vedete poco aggiornare il sito non è per malavoglia ma per tempo, come vi dicevo infatti sto lavorando a tempo pieno nella produzione di Video Stock coronando il sogno che ho di poter vivere di quello che vedo viaggiando attraverso un lavoro in internet, quindi omnipresente e quindi perfetto per chi sis posta come me. E forse ci sto riuscendo. Ma per fare 1100 video da novembre ad oggi, girare, tagliare, correggere, descrivere in inglese ed aggiungere 50 parole per ogni clip… ci vuole tempo e pazienza. Non ho visto una lira i primi tempo ed ero mezzo demoralizzato ma il mese scorso ho chiuso con 400 dollari ed è stata una festa… questi primi 10 giorni di febbraio sono già 300 dollari.. possono essere inezie per un italiano ma non per chi viaggia e valorizza il centesimo per il proseguo del suo sogno itinerante. Forse potrei fare soldi se mi mettessi a vendermi a privati o ad enti governativi come feci in Taxco.. ma non ho voglia di avere a che fare con gente che truffa, raggira, cambia le carte in tavola e trova escamotage.. sono stufo, come stufo di interpellare politici. Mi voglio liberare da tutto e lasciare il lavoro nella freddezza siderale di una vetrina online che espone e vende da sola a compratori che non conoscerò mai. Con piccole eccezioni ovviamente come la pubblicazione di articoli che inizierà a Marzo con MOTOCICLISMO. La rivista numero uno del settore!
La settimana prossima vado ad aiutare Greenpeace, mantenuto dai piccoli introiti dei video andrò in un paradiso naturale per dare una mano a salvarlo dalla cementificazione selvaggia e criminale. Ma ve ne parlerò al prossimo post probabilmente.
Quindi abbiate pazienza e sappiate che dietro i miei silenzi c’è tanto lavoro e tante immagini che condividerò presto con voi. Non mollo da più di tre anni e non lo farò certo adesso.
Guzzi da paracadutismo

Fortunatamente il papa di Olga sta meglio,
vediamo ora quali danni neurologici rimarranno dopo la riabilitazione. Ho scazzato parecchio con i dottori e dopo due settimane ancora non abbiamo una diagnosi ma solo ipotesi cliniche che nessuno si è degnato di confermare. Cmq il pericolo di vita ora non sussiste ed ha avuto un recupero spontaneo dopo il ciclo di antibiotici. Se era grave sarebbe probabilmente morto con tante grazie alla noncuranza del centro ospedaliero.
Veniamo al viaggio..
tra un paio di settimane mi rimetto in strada, per qualche migliaio di km, probabilmente verso la penisola più lunga del mondo: la bassa california.
Sarà un ritorno alle origini visto che l’ultima volta che ci misi piede e gomma è stato 3 anni fa, dopo solo un paio di mesi di viaggio. Da pivello, senza conoscenze fotografiche rilevanti ne attrezzatura ne consapevolezza della ricchezza di biodiversità e storie presenti in questa lunga striscia di deserti.
La foto che vedete appartiene invece al passato, ad un paio di mesi fa, quando mi ficcai in testa di andare nel punto più alto da dove si lanciano i paraglider con il parapendio. Il povero ferro si è sorbito la sua razione di buche, sassi e colpi ma, come sempre granitico e caparbio, è arrivato a destino con due persone sopra!
E’ stato emozionante scoprire tra i lettori del blog MASSIMO di CORMASMOTORS.COM che lavorò come responsabile tecnico in Guzzi proprio quando svilupparono il Ferro, è lui il dottor Frankenstein che misa a punto la versione della California che guido. E mi ha redarguito di non cambiarla (e chi lo ha mai pensato?) perché di ferracci robusti come il mio non ne fanno più.
Lunga vita al pompone.
Ci sentiamo presto.
La pioggia laverà anche questo
Prima di lasciare Taxco, in una notte con un cielo in lutto, mi sono appostato sotto una tettoia per riprendere ancora una volta la pioggia.
Uno degli ultimi momenti dove il cielo sazia la terra prima di dimenticarsene per tutta la durata della stagione secca.
Potrei darvi una foto ma ultimamente sto lavorando alacremente con il video, che è foto in movimento, che cammina nel tempo.
Vi scrivo lontano dalla pioggia, molto più a Nord. Mi sono messo in marcia 2 settimane fa lasciando questa laterna che vedevo dalla finestrella ad oblò dell’appartamento che affittavo.
Adesso sono in secca anche io, per mancanza di lavoro, quindi mi dedico full time a raccogliere le più belle o utili riprese dell’ultimo anno per metterle in vendita in archivi Online. Sapevo che l’idillio del guadagno sarebbe stato intermittente e fuggevole. Dopotutto dislocarsi e viaggiare toglie radici e conoscenze che in questa parte di mondo sono ancora il condotto dove passano le occasioni.
Mi trovo con la famiglia di Olga, in una casa piccola ed affollata che non mi permette di concentrarmi nella scrittura.
Il libro è quasi finito, già da un mese, ma va rivisto e non ho la calma per farlo in queste condizioni, almeno sino a che non trovo un affitto a portata delle mie risorse.
Natale si avvicina acuendo il senso di lontananza con famiglia ed amici, questo diario di bordo rimane ancora il mio ponte di comunicazione e d’affetto con chi mi legge. Sapete che ogni anno ritorno e questo non farà eccezione, così ci ricongiungeremo per saluti ed abbracci.
Qui in Guanajuato ammazzano di meno, sono tranquillo, la moto è ricoverata in una periferia pacifica, la gente sorride.
Oggi sul giornale ho letto che i politici si sono dati una tredicesima di 200.000 pesos, il fratello della mia ragazza, che lavora guidando il camion della spazzatura, ne guadagna 3.500 lavorando 6 giorni su 7. Il popolo tace, non parla con referendum ma solo con insulti, qualche “figli della loro fottuta madre” o “ratti di fogna”, ma farsi depredare negli anni e nella storia, ha formato la costituzione solida stolida e spesso anche stupida del latino america. Che incassa come i suoi migliori pugili e trova dignità nella sopportazione ma non nella reazione.
Ma la pioggia laverà anche questo.
Bene, per oggi vi saluto.
Un abrazo Italia.









