Category Archives: Generale

Riprendere la moto e la penna


Ok,
tolgo il cellophane,
la moto sta benone, due mesi sotto un “lenzuolo” di plastica e la bimba non è conciata male, tuttosommato.

C’è solo un ragno, ma questa volta non è una vedova nera, quindi ha diritto, dopo due mesi dentro questo territorio ”abbandonato”, di usucapione.
Lo lascio con il patto di non allontanarsi più di 20 cm dalla pompa della benzina, così evito di trovarmelo in prossimità dei testicoli quando guido.

La sella è scorticata ed il mio amico Aldo, abile pellettiere, me ne ha regalata una ad hoc!

La nuova batteria da 18 ampere ha resuscitato il pompone con forza, una defibrillazione istantanea e definitiva. Una piccola nube di petrolio viene riconsegnata all’ecosistema e poi tutto torna normale ed irregolare, musica in 4 tempi con piccole stonature da bicilindrico Guzzi.

Affitto una piccola casa, solo la camera da letto ha la porta che si chiude, il resto è “open” ma gradevole. Vedo uno scorcio di città imbrattata del giallo dei lampioni di notte che si passano liane di cavi elettrici l’uno all’altro. Scrivo da uno piccolo terrazzino ovale che si protende dalla casa verso il mare di tetti della città, la vista è carina, le zanzare meno, ma funziona come scrittoio egregiamente.

Ho ripreso a scrivere quindi; non mi sono riattivato facilmente come il Ferro ma dopo i riti propiziatori e le devianze creative verso cose che non c’entrano una mazza con la scrittura, posso finalmente dire di aver preso la penna per la collottola. Adesso scriviamo.

I libri fatti sino ad ora sono stati scaricati 180 volte. Questo mi riempie di felicità molto più che il portafoglio che cmq ne giova. Con i libri ci faccio una “tredicesima” ogni anno, almeno stimo visto che son è solo da aprile che vendo. Considerando che “il viaggio è come il porco” … cioè che non si butta via niente, anche pochi proventi dai libri aiutano sensibilmente. Se ne vendessi anche solo 4 la settimana avrei la spesa dell’alloggio pagata. Le foto per finanziarmi andrebbero molto meglio ma nessuno le compra online perché il sito non viene visto nei motori come sito di vendita stampe.. peccato, ma ovvierò.

Ad ogni modo ogni tanto vi giro qualche anteprima sul nuovo libro che se vado avanti senza troppe interruzioni vedrà la luce in un mesetto o meno.

La foto.. eh caro ricordo, è di quando sono salito col guzzi a 4100 metri sul vulcano Popocatepetl!

Fate girare per i social media il mio sito, facebook, twitter, sentitevi liberi di condividere se vi piace, è un concreto modo di aiutarmi ed incrementare visite, contatti, amicizie, stimoli.


Hasta la vista!

a presto.



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In memoria di un amico


In questi giorni, ma nel 2008, Giorgio Bettinelli è morto.

Avvenne in circostanze non ben chiare, un’infezione, ma nulla di più si seppe.
Era un viaggiatore emblema di uno stile tutto italiano che con vespa, chitarra, curiosità, cultura e simpatia girava per il mondo e scriveva.
Per molti come per me è stato il rappresentante di una vita on the road all’italiana.
Ricordo la costernazione nell’apprendere la notizia e ricordo anche quell’effetto rimbalzo, dopo lo shock, che mi ha spinto dalla tristezza all’allegria di continuare il mio discorso con il viaggio, con la strada, con l’andare.

Viaggiare, come dice il mio amico Edo, è un verbo all’infinito presente. Non si esaurisce nella memoria di chi ci ha lasciato ma ne trae forza, esempio, ispirazione e senza pretese di imitazione questa memoria diventa forza motrice e trasformazione per altri, come lo è stato per me.

Sono passati tre anni da quel giorno, ed oggi rimpiango solo di non potermi sedere ad un tavolo per chiacchierare con Giorgio. Ho sognato in due occasioni che non era morto, come una volta ho sognato che anche Terzani, superata la sua malattia sorrideva dall’Himalaya e scriveva lettere di pace per i ragazzi che oggi si sentono privi di scopo ed abbondanti di “non senso” per la vita che sta cambiando così rapida e così forte che nemmeno i nostri padri sanno più spiegarcela e rassicurarci.

Auguro che nelle memorie di chi ci ha lasciato, nei loro scritti e nei loro esempi, ognuno possa trovare la propria scialuppa di salvataggio per andare verso un futuro possibile e sereno. Terzani diceva “se non trovate strade .. apritele voi”. Mio nonno lasciò a mio padre quest’ultima consegna prima di morire: “Io ti ho dato la barca, adesso tu prendi i remi ed inizia a remare da solo”.

Questo video, scapestrato, tremolante, in bassa risoluzione e lontano anni luce dalla tecnica con la quale giro e monto oggi, racchiude la festa dei primi 10.000 km di strada, ed è dedicato a Giorgio Bettinelli.

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L’alba del nuovo giorno











Tu sei come me, un creatore di immagini.
Il sole non è altro che questo:
un creatore di immagini, di esseri e cose che non sono mai veri…

(Miguel Angel Asturias)

Eppure c’è del vero in questo scatto,
c’è il mio alzarmi all’alba per il Jet Lag e trovare questo panorama, questa officina di colori che forgia il nuovo giorno.
La tecnica fotografica chi mi conosce la conosce.. un HDR, il tentavo di mettere nella foto l’esperienza reale della percezione visiva.

Come sapete, anche se il sito non funziona molto come vendita di stampe..
questa foto è disponibile stampata in gran formato direttamente a casa vostra..
47 euro più spedizione e la benedizione del Dio dei viaggiatori squattrinati è inclusa e porta fortuna.

Beh.. che aspettate?

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Tutto come prima


Tutto come di consueto,
piccoli maggioloni che corrono sulle strade ripidissime,
le donne del mercato con mani incartapecorite fasciano mazzi di rapanelli e verdure,
i signori per strada prodigano i sorrisi migliori, eleganti come i vestiti della domenica.
I narcos si son presi una vacanza e da qualche settimana ammazzano un poco di meno.
L’espediente è ancora il presente di molti, la graduale rassegnazione il futuro di altri.
Il sole splende sfacciato, ammorbidisce il duro delle vite.

Ho finito il libro della Rigoberta Menchù e mi sento stordito dal constatare la grandezza di battaglie che ancora si combattono. In alcune regioni, in qualche angolo nemmeno troppo piccolo ma troppo silenzioso del latino america, ci si batte per il diritto e per la libertà. In qualche altro angolo, mangari anche adiacente, qualche profeta del libero mercato, qualche imprenditore o politico, sonnecchia sul problema e cambia canale.

Faccio i miei km di pullman insieme a chi è sfatto dalla fatica della settimana e con il sabato ritorno nel paese dove Olga è pronta a ricevermi con le braccia pesanti di nostalgia ma il sorriso in su come la mezzaluna.

Adesso dove andare?

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Tu non puoi comprar mi alegria


Ecco, la vigilia della partenza.

Il Latino America con il tanto di amore e ceffoni che ha in serbo per me mi richiama in aula.
E’ finita la ricreazione.

Ho incontrato nuovi amici, sembra che la semina degli anni di strada sia stata buona perchè mi ha fatto incontrare persone speciali, che nulla hanno in comune con i “Fans” ma molto con i compagni di strada. Due mesi in italia per incontrarli, due mesi per sentire ancora il dubbio sul futuro, due mesi per perdonarmi le cose non fatte nel passato e per dare un giro di vite sul presente con le sue scelte. Il bilancio è positivo se considero i 5 giorni a praga con mia madre, i due lavori di grafica, i 400 km in bicicletta.

Lungo la ciclovia del Danubio sono stato azzannato dal desiderio di Altrove, del prurito della partenza, dalla delizia di scoprire, dalla passione di andare ed incontrare. Ma al mio ritorno in Messico mi sono dato uno o due mesi per scriverVI altri 10.000 km della mia avventura, un secondo libro che racconti le avventure con il Toporso… l’innamoramento, la crudezza, la violenza del Tropico, l’infinità del deserto e le prime esplorazioni della Repubblica insieme alla raccolta di Storie che per me rimangono ancora le vertebre del Viaggio.

Concluderò un lavoro e forse inizierà qualche altro per riempire le sentine di risorse prima di salpare.
Avrei voluto incontrare Pino Cacucci ma purtroppo è partito prima che potessi raggiungerlo a Bologna.Ho bisogno di incontrare chi è stato folgorato da certe esperienze date dalla Strada e lui è uno di queste. Vi ricordate il film “Puerto Escondido?” è farina del suo sacco. Salvadores gli comprò i diritti dell’omonimo libro. Ma c’è molto altro..

Nondimeno ci sono amici tra di voi che ancora non ho visto o rivisto, e mi scuso.


Il video in questione ancora mi accapona la pelle.
Saranno le immagini, sarà il testo o la simbiosi dei due, ma sicuramente un messaggio arriva.
Vi traduco solo il ritornello:

tu non puoi comprare il vento
tu non puoi comprare il sole
tu non puoi comprare la pioggia
tu non puoi comprare il calore
tu non puoi comprare le nuvole
tu non puoi comprare i colori
tu non puoi comprare la mia allegria
tu non puoi comprare il mio dolore

Se vi risuona dentro un perchè ci sarà, il mio è in quella terra lontana.
Vado a cercarlo.


Di nuovo in viaggio

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L’uomo che spicca il volo































Un regalo frutto del sentire del mio amico Ippokiro,
io ci ho messo queste foto per dire “libertà”
e lui ci ha messo queste parole per dire “fantasia”.
Che son sinonimi.

… e l’origine è stata la mia avventura in bicicletta lungo il danubio.. il video parla, guardalo!

Tin Tin
poi avanti con tutta l’orchestra.
Vola il ciclofotografo,
vola lento tra le strade sommerse di vita vola con gli occhi.
Shh!
S’è appena sopita la sua fantasia,
ed ora striscia lenta verso i miei pensieri.
Tin tin.


E come diceva un amico Messicano,
di hobby fotografo e di professione ubriacone, (anche se lui invertiva i due termini ma solo da sobrio)
siiiii felice!!

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Danubio




Ciao a tutti amici del Blog.
Torno ad aggiornarvi dopo questo periodo di vacanza e disintossicazione da monitor che proprio ci voleva!
Ho lasciato il Messico per ritrovare amici e familiari italiani due mesi orsono.
I primi tempi li ho trascorsi con pochi intimi, poi sono arrivati due provvidenziali lavori di grafica ed infine 4 giorni a praga con mia madre e una bella vacanza di una settimana in bicicletta lungo il Danubio.
E proprio a questa esperienza da ciclista che è dedicato il video,
ho sempre avuto due ruote spinte da motore, adesso il motore, per soli 400 km, sono state le mie gambe.

La fatica sana che ne è conseguita inisieme alla mia rutine consolidata di viaggio determinata da adattamento, curiosità e tanta voglia di incontrare mi ha regalato una bella esperienza.

Ricordo i primi scapestrati giorni dove ritmo e fiato erano ancora fuori posto,
le notti pedalando lungo le piccole stradine che portavano a pendii e colline ventose perse nell’inchiostro della notte,
l’incontro con uan ragazza che nella vita è medico rianimatore, e lavorando su quella filosofica soglia tra la vita e la morte dei suoi pazienti ha maturato molte convinzioni sulla vita che l’hanno portata a cadere nell’amore per il viaggio.
Ricordo il mio compagno di strada che alle prime armi con questo modo di viaggiare vive, ancor una settimana dopo, sulla brezza di libertà che soffia sempre su chi viaggia un po’ per gioco e un po’ per amore.


Ricordo le strade di vienna animate di giocoleria, invenzioni, cabaret, artisti e gente che con dignità fa il lavoro serissimo di stupire e far ridere.
Ricordo a Praga il nuovo stile fotografico scoperto per caso in una foto notturna, inciampando mentre tenevo premuto il tasto e facendo strisciare i colori, sfumando le forme e storpiando la mia immagine verso un astrattismo, un po’ pittorico, che ben bilancia la mia tecnica HDR così ricca di particolari.
Guardate il video e sappiatemi dire.
Un abbraccio e buona strada.
Al prossimo posto nel futuro prossimo,
ma vicino.
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Una vita da Capanna


Posada La Catrina from Claudio Giovenzana on Vimeo.


Si.. parecchi mesi fa ho vissuto per quattro settimane circa nella capanna di un’amica in un promontorio affacciato sul Pacifico, lungo le coste di Oaxaca, dove ho scattato il servizio fotografico sulle tartarughe (consiglio il libro ARRIBADA). Nel video potete assaggiare, con il solo “palato” visivo ed acustico, quella bella atmosfera.. il mio risveglio nell’azzurro mattutino fuso e confuso con quello più scuro del mare. Il sonnecchiare di tanti animali inquilini ma anche padroni e le passeggiate a bordo oceano aspettando la grande venuta delle testuggini nell’arrembaggio sterminato di 200.000 esemplari al giorno.

Ah dimenticavo… SONO TORNATO IN ITALIA!!

E ieri sera in preda ad un Jet Lag fulminante come una diarrea tropicale, ho iniziato una sperimentazione notturna del nuovo Final Cut X per montare qualche piccolo girato fatto in capanna. Sicuramente non è uno dei miei video più belli.. non ho gradato i colori ed ho messo riprese fatte così così.. mi è servito per prendere il polso con questo nuovo software che trovo rivoluzionario ma un po’ immaturo.

Beh, per il momento è tutto.. vi saluto e spero anche di persona questa volta.

Ciao

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Il Volto ed il tempo

Mexicano 2 Dragan - Version 3

Nel mio spirito io porto, accesa,

la bella luce dell’entusiasmo ardente.

Amo la libertà più della vita

È non sono nato per abbassare la testa.

(Ismael Cerna)

Ero a Pochutla, una piccola cittadina vicino alle coste di Oaxaca, costituiva l’unica alternativa al mercatino striminzito ma con prezzi dopati presente intorno al centro messicano della tartaruga.. dove ho speso mesi e fatto scatti meravigliosi. Così lasciata Mazunte alla volta di Pochutla per fare spese sono andato a caccia di volti. Cacciare volti è uno sport senza spargimento di sangue, legale se non comprometti l’intimità dei soggetti, ed artistico se riesci a fotografarli non in pose plastiche, eccessivamente composte o rigide. Ho visto questo uomo dal volto scavato da chissà quali emozioni, retaggio di vita e pensieri. C’era nelle rughe un’archeologia di fatti a me ignoti. Come gli anelli degli alberi ne segnano la vita così le rughe contano sul volto il ripetersi di emozioni.. di stati d’animo, di sensazioni che modellano la creta della persona. Ho scelto “Lui” anche perché ho ravvisato in quello sguardo qualcosa che si avvicina all’idea di “messicanità” che mi sono fatto, la messicanità .. per quanto complicata da comprendere e tutta da vivere, è, forse, un coacervo di allegria velata da rimpianto per qualcosa che è passato e deposto sotto la lapide del tempo.. una linfa goliardica di spensieratezza nella quale scorre anche un’istanza di tragicità che avvicina alla morte ed alla caducità di cose… che oggi ci sono, e ce ne si rallegra, ma magari tra un istante saranno spazzate via.

Ho chiesto ad Olga di mettersi di fronte a me, per far finta di essere l’oggetto delle mie attenzione, ma con la lente “lunga” cercavo quel signore dietro lei.. che appoggiato ad un muro guardava l’andirivieni di carretti, macchine, delle nuvole e chissà cosa pensava.

Ho poi lavorato “duro” sull’immagine originale per farne un ritratto che esaltasse il lavoro fino del tempo sulle superfici di quel volto, il cesello della vita che ha scavato solchi vicino agli occhi, al naso, alla bocca..


Vi ricordo che Luglio Agosto sono in italia e mi piacerebbe, con voi, organizzare corsi per insegnare la fotografia.. sopratutto le tecniche HDR che come vedete dai post maneggio piuttosto bene. Ormai il tempo stringe e ho molta voglia di starmene per i fatti miei leggendo tanti libri, compagni troppo a lungo chiusi nello zaino, piuttosto che mettermi a spedire email ovunque. Se conoscete associazioni o gallerie d’arte sarà be lieto di offrire CORSI, ESPOSIZIONI, SERATE CON PROIEZIONI IMMAGINI E VIDEO.

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Se avessi una seconda vita?


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Vi giro un articolo che Andrea Bettini ha scritto su di me e sul mio viaggio.

Andrea è un cacciatore di storie. Di sfumature poco raccontate della vita quotidiana del nostro paese. Di differenze importanti e troppo spesso nascoste nell’ombra della normalità al quale tutti siamo abituati.

Così Andrea ha scoperto il mio progetto, il mio stile di vita inusuale e ha voluto da bravo mecenate d’ anime, raccogliere la mia testimonianza e pubblicarla nel suo sito. Ve la propongo qui, è un’occasione per conoscermi.

Cosa fareste con una seconda vita a disposizione?

Una domanda ingombrante, che lascia intravedere che ciò che abbiamo fatto non ci ha completamente soddisfatti. O magari non abbiamo avuto il necessario tempo per fare tutto quello che desideravamo.
Cosa succede se questo interrogativo se lo pone un non ancora trentenne? Può accadere che dalle parole si passi ai fatti. Che un pensiero si trasformi in azione. Che una nuova vita abbia inizio.

Marocco, Natale del 2007. Il ragazzo in questione sta leggendo il giro del mondo in Vespa di Giorgio Bettinelli. I suoi dubbi cominciano a diventare certezze. La smania che lo accompagna da un po’ si tramuta in energia di rinnovamento. “L’idea era quella di aprire una parentesi… sospendere quello che stavo facendo per costruire qualcosa di nuovo…” – A parlare è Claudio Giovenzana. Laurea in psicologia. Due master di specializzazione alle spalle. Un lavoro nel campo sociale.

“Ho fatto tutto ciò che c’era da fare… tirocinio, corsi di formazione, lavorato tantissimo… co.co.pro. … co.co.co… cooperativa sociale… lavori diversi accomunati da impegno, sacrificio e dedizione… più andavo avanti però, più mi accorgevo che la qualità della mia vita era bassa…” mi racconta Claudio. Di fronte a questo malessere, Claudio reagisce. Viaggi e storie gli illuminano la strada. Gli fanno da spartiacque tra un prima e il dopo. Ad aiutarlo viaggiatori come Chatwin, reporter come Terzani. “… la mia idea non era solo quella di viaggiare… io sentivo la necessità di raccontare… raccontare la storia di persone orientate alla felicità…”. Definito questo, mancava solo di decidere il mezzo per gli spostamenti. La scelta ricade su una Moto Guzzi “California” del ’97. Per prepararsi al viaggio otto mesi in un’officina meccanica – “… dovevo prepararmi per intervenire manualmente sulla moto in caso di guasti… e poi mentalmente… mi serviva un arco di tempo per capire che quello che stavo facendo era la scelta che volevo…”. Una preparazione tecnica ed interiore. Una consapevolezza che è divenuta tale solo nel momento della partenza. Biglietto aereo in mano. Moto spedita. Ad accompagnare Claudio Giovenzana in questa avventura il Toporso – “… un orsacchiotto… è il simbolo di questo viaggio… un viaggio che definirei di un adolescente di terza età… il punto d’incontro tra il mondo reale e la capacità di sognare… un viaggio fatto con il disincanto dei bambini…” mi dice Claudio con voce vibrante.

Il viaggio ha inizio.

Prima tappa New York. Poi Canada. Discesa nella West Coast. E ancora Messico, Guatemala e poi di ritorno in Messico. Tre anni sono trascorsi. Tre anni di viaggio. Tre anni in viaggio. Tre anni dall’inizio della seconda vita di Claudio.

Un riferimento sul web. Longwalk, immagini, video e testi che immortalano gli incontri fatti. Modalità diverse per comunicare emozioni.

Un libro. Transcanada. Il racconto dei primi 10.000 km. 130 pagine di parole e foto.

Collaborazioni. Diverse. Quotidiani, magazine e altro ancora ospitano le testimonianze di Claudio.“… se guardo indietro a questi tre anni trascorsi mi sembra un sogno… o meglio ancora tanti sogni… quelli che sono riuscito a vivere attraverso gli occhi e le parole delle persone che ho incontrato… sogni non come qualcosa di onirico… ma come desideri… qualcosa di tangibile… realizzabile…”, sottolinea Claudio. La città di Taxco, 150 km da Città del Messico, è il luogo dove Claudio si è fermato a raccogliere idee ed a consolidare la sua altra professione di fotografo, ma è solo una nuova tappa. L’intenzione di Claudio è quella di riprendere il viaggio prima a Nord del Messico per poi invece dirigersi vero il Chiapas – “… è la parte più indigena di questa terra… da lì il Guatemala per poi scendere a sud… in Argentina”.Nel frattempo Claudio ha diversi progetti. In questo momento di apparente staticità, la sua mente è in continuo movimento – “… questa pausa mi serve anche un per mettere su carta quello che finora ho fatto… sto scrivendo nuovi racconti… sto pure riorganizzando il materiale video e fotografico… è necessario per capire quello che ho fatto e quello che potrò fare…”.

La cosa che lascia più entusiasti di Claudio però è la serenità. Sentirlo parlare, vederlo gesticolare lascia intravedere che la strada che ha intrapreso è quella giusta – “… i confini di questa mia nuova vita si stanno sempre più delineando… vado avanti e mi accorgo che voglio sempre più essere un reporter… focalizzarmi sulle cose che contano… voglio studiare e applicare questo stile narrativo ai miei incontri… incontri diversi, ma che hanno come tratto comune il tema fondamentale della nostra esistenza… la felicità”, questa volta mi dice sorridendo Claudio. La narrativa come terapia. Potremo sintetizzare così il lavoro di ricerca di Claudio. Un lavoro che si sta affinando sempre di più. Un viaggio che ha avuto un suo inizio, ma forse che non avrà una fine. Un percorso particolare, che mette al centro l’uomo. I suoi sentimenti. Una speranza che prende forma. Un’insoddisfazione che innesca un cambiamento. La costruzione di una nuova vita che ha preso forma da un sogno. Non è semplice quello che Claudio Giovenzana sta facendo. Non si tratta di mettersi in moto e viaggiare. La moto qui è solo un mezzo di trasporto, forse il più idoneo per il tipo di viaggio, ma la cosa va ben oltre. Si tratta di sostenere con dei contenuti, dei buoni contenuti quello che si vede. Quello che si sente.

Sono da poco trascorse le 18 qui in Italia. Da qualche minuto ho terminato la chiacchierata con il Messico. Mi metto a sfogliare Transcanada. Ricordo le parole di Claudio, che ora di anni ne ha trentuno. Vedo i risultati di quello che ha fatto. Sogno pure io. Gran bel lavoro Claudio. Complimenti.

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