La crisi del Viaggiatore. Pensavate era solo adrenalina e felicità?

Crisi del viaggiatore
Da una lettera scritta a un caro amico una ora fa.

“È stato un piccolo viaggio di 600 km o poco più, con Olga come passeggera, per raccogliere stimoli e foto per un nuovo articolo… ma ora sono ancora qui a Guanajuato, centro Messico. Tutto bene, ogni tanto mi arrivano gli spauracchi della partenza e mi rendo conto che lascerò il Messico per parecchio.. andrò in Centro America questa volta senza più fare dietrofront, il solo pensiero fa male.
Fondai il viaggio su due motivazioni: l’insoddisfazione del presente e la curiosità per la scoperta.
Ora mi trovo in un felice presente che si è allungato a settimane e poi mesi, un presente migliore di quello che lasciai a Monza quasi un anno fa. Sono soddisfatto e mi rimane quindi la seconda motivazione “curiosità per la scoperta”, purtroppo continuare a scoprire vuol dire andarmene ancora una volta, lasciare questo posto dove sto bene, abbandonare, sradicare, sloggiare.

E qui le domande partono come sputi controvento.
Crisi del viaggiatore

Parto? Mi devo fermare? Se mi fermo che faccio? Se riparto perchè lo faccio? Cosa sto cercando?

Da buon brianzolo devo avere un fine, un disegno, un scaletta, una bozza per impostare un futuro, forse anche da buon essere umano incapace di vivere alla giornata troppo a lungo e quindi m’immagino che stare qui senza un progetto, scaldato solo da una bella ragazza e da un bel sole, possa farmi entrare in un limbo del quale dopo un po’ mi stancherei.

Il taccuino per gli appuntiPiù che per un limbo sono forse fatto per un girone infernale degli irrequieti.. forse devo essere dannato e questo è il tempo di dannarmi a cercare… senza sapere cosa e per cosa. Il mio Viaggio è solo sfamare la curiosità? E se questa piccola radice di vita Messicana era la mia felicità? O magari era solo un miraggio alla stazione dei treni prima di prendere il prossimo…

E quindi tra non molto lascio Guanajuato con l’augurio che, come diceva Steinbeck, sia il Viaggio a fare me e non viceversa, perché se sono io a dover fare il Viaggio, come lo faccio? Che vita gli soffio dentro? Con che destino lo dirigo? Qui le mete geografiche sono solo il contorno perché il piatto forte, dopo un anno in giro per il mondo, è il senso che sto dando alla mia vita.

Come vedi mi arrovello, faccio le mie virate controcorrente e faccio finta di non ricordare che in “1984” di Orwell, che tu mi citi, alla fine vinceva “il sistema” che riusciva persino a farsi amare. Forse mi sto facendo plagiare di nuovo per addomesticare quella bestia che mi vuole in strada e spinge sempre più in là.
Se solo quelli programma televisivo “il grande fratello” ricordassero come è andata a finire con il libro…

Qui vivo di piccoli gesti, simili a quelle che mi scrivi nella tua mail: il caffè con il libro, la passeggiata mano nella mano, lo scatto fotografico sull’attimo fuggente, la fuga dalla pioggia e poi la tenda in una pineta, il taccuino ingiallito degli appunti e il racconto ai lettori di terre a me così vicine e a loro così lontane.

È questo il sale della vita? L’ho trovato? Il richiamo della strada è forse la mentita spoglia della solita affannata ricerca di qualcosa che non si raggiunge mai? È la carota appesa al bastone sulla schiena dell’asino? È troppo presto per fermarmi oppure imparare a dire “enought” e iniziare a vivere qui?

Non lo so. Ci sto male ma ancora una volta, in questa roulette di scelte punto sul movimento e presto partirò per non fare ritorno. Strapperò un’altra radice. Se sarà giusto o meno i miei sorrisi o rimpianti sapranno ricordarmelo ogni volta che penserò a lei e a questo posto dove sto bene.
In alcuni momenti tristi, che hanno il sapore degli addii, ho voci partigiane che mi girano in testa, che mi frustano il culo per farmi continuare a camminare, senza “se” e senza “ma”, dovrei metterle a tacere e fermarmi?

È saggezza interiore oppure il solito rogo di istinti indisciplinati che mi costringono a viaggiare senza tregua?

Il mio amico Simone è ritornato dal suo periplo motociclistico del Sud America, la mia amica Miriam finirà l’attraversata del continente americano e tornerà alla sua realtà e al suo lavoro che ama. Io sono qui che tornerò solo un poco, giusto per la famiglia e gli amici, e poi me ne riparto ancora. Vorrei che Giorgio Bettinelli fosse ancora vivo per chiedergli quali ferri roventi lo hanno tenuto sulla sella della vespa per 14 anni, se quella era pace o condanna, se era la ricerca disperata di un senso o la fuga disperata per non saperlo incontrare.

E allora che sia il Viaggio a fare me, a proteggermi e a guidarmi con la sua stella nel cielo. Chi in 6 mesi fa il giro del mondo non ha il tempo di farsi appiccicare addosso quell’incertezza che ti fa vacillare tra l’andare e il rimanere, ha l’esperienza chiusa in un circuito di chilometri, incroci stradali, frontiere e alberghi.
Chi come me in un anno ha viaggiato lento, non ha fatto nemmeno mezzo continente, chi come me si è fermato e ha vissuto, alla fine molla il gas e si domanda: chi sono e cosa voglio? Perché sono qui?
Questo è il privilegio e la spina pungente di chi fa il Lungo Viaggio.
Buon viaggio anche a te.
Sempre bello leggerti.”

By | 2016-12-17T15:45:32+00:00 giugno 28th, 2009|Diario Personale di Viaggio, Generale|

11 Comments

  1. elestelles 28 giugno 2009 at 21:37 - Reply

    Caro Claudio,
    non sarò io a dirti le fatiche, le spinte, il senso dell’evolvere che conosci come le tue tasche. So solo (e tu sai perchè) che questo richiede sempre più: chiede persino di essere liberi anche da se stessi, o meglio dall’idea dalla quale si è partiti da quella che ci si è fatti di se’ (è più facile liberarsi dalle attese altrui) e che non corrisponde più proprio perchè il viaggio ha fatto ciò che gli chiedevamo: ci ha fatti evolvere.
    Qualcosa è cambiato. Ed è un bivio, sembrerebbe di dover scegliere la propria identità futura decidendo per una o per l’altra strada, fin lì, fino all’inquietudine ai dubbi non ci si arriva solo quando crolla il mondo intorno ma anche quando tutto sta al meglio. Ma il nocciolo duro della propria identità non si perde qualsiasi sia la scelta e resisto dal parteggiare per l’una o per l’altra perchè tu solo ne conosci fino in fondo i costi e soprattutto quella che più ti corrisponde.
    Il frutto è maturo sull’albero e non può rimanerne attaccato. C’è dunque qualcosa che cambia. Saprai scegliere se restare o proseguire con piena libertà perchè il tuo viaggio non mi pare sia mai stato l’idolo ma il mezzo attraverso cui tu conosci, esplori e vivi.
    Io sono solo in parte d’accordo con Steinbeck, il viaggio fa il viaggiatore ma anche viceversa. Se il viaggiatore non avesse quella che io chiamo permeabilità a ciò che incontra, il suo sarebbe solo un trasferimento tra un luogo e l’altro. Ma ogni viaggiatore è diverso e ciò che riceve elabora in sè e lo restituisce al viaggio. Per questo i luoghi possono rimanere gli stessi ed essere attraversati da mille viaggiatori diversi che ne restituiranno ognuno una propria visione e un proprio vissuto. E’ vero che non ci sono ormai più luoghi che non siano già stati esplorati e che non siano già stati conosciuti. Ma non sono finite affatto le cose da scoprire, da conoscere perchè ognuno vive questo scambio tra sè uomo e il viaggio con tutto ciò che porta. Il viaggio fa il viaggiatore, ma anche il contrario.

    Seguo lo scorrere dei pensieri che ho fatto in questi giorni ultimamente ho seguito alcuni viaggi, sarà il periodo estivo ma fioriscono, chiudono le scuole e ci sono le esperienze giovanili, qualcuno sceglie di andarsene del tutto e anche tu parli di viaggiatori, che rientreranno, non li conosco quindi non potrei riferirmi a loro, solo qualche domanda me la pongo. Il viaggio, un progetto, un ideale può trasformarsi in idolo? Quando questo avviene come riconoscerlo e disfarsene? proprio per continuare il viaggio vero quello che fa essere sempre autentici.

    La paura di finire ad amare il sistema, di sedersi ed essere assorbiti fino a non vederlo più… sai mi ricorda Calvino quando dice l’inferno è già qui lo abitiamo, stando insieme, e tra i due modi di non soffrirne il primo è accettarlo e farne parte fino al punto di non vederlo più.. “Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”

    Nel percorso della vita ognuno sperimenta il gruppo, siamo animali sociali, a me come ad altri è spesso successo di far parte di un gruppo, viverne gli entusiasmi, crederci e condividerne gli obiettivi. è rassicurante il gruppo.
    Ma sempre un piccolo particolare, una domanda che sorge un dubbio o una visione diversa comincia a svelare le differenze di vedute e di azione: il gruppo ha sempre un leader, che infine strumentalizza spesso in modo cosciente per un proprio tornaconto di prestigio, di guadagno. E strumentalizza il gruppo arrivando sempre a chiedere all’individuo di rinunciare alle proprie idee se divergono dal suo obiettivo, di rinunciare ai propri no non ci sto se questo mette in risalto le contraddizioni, o a rischio la commedia. sì perchè cominci a vederne questi limiti: ognuno recita la propria parte tanto più con convinzione e spesso ottusamente e ostinatamente persino contro ogni logica (umana). Sia esso un partito, un gruppo di amici, una fede o uno staff di appassionati di ciclismo o persino di progetti umanitari.

    Allora più ti allontani più vedi che ognuno ha una parte, un copione che recita con la convinzione di essere se stesso. se tu glielo chiedi nessuno ti risponderebbe: è così sono un attore, avrei altre aspirazioni, altri impeti ma è spesso “non capisco ma mi adeguo”. Persino nei rapporti di coppia questo accade, o tra genitori e figli, quando tutto deve rientrare nello schema che ci si è dati, nell’ideale sociale rinunciando a sostenere quello che in realtà dovrebbe essere l’habitat dell’evoluzione di una persona. Allora i figli devono seguire la carriera del padre, e il compagno/a rinunciare ad altri sogni relegati e derisi a illusioni adolescenziali. Questo si svolge nelle cose più banali, quotidiane, come nella scelta degli studi del tipo di lavoro, della passione per la pesca o della spinta a conoscere nei mille modi possibili. La rinuncia di questi piccoli spazi porta a quelle più profonde, a quelle di essere se stessi, e persino alla negazione che questa rinuncia al proprio nocciolo duro di persona unica, sia avvenuto.
    Alcuni ci stanno male ma perchè sono già fortunati, altri sono assuefatti e dicono: io sono così, (salvo scoppiare nei tempi che solo il destino conosce).

    Passo dal micro al macro e penso che succede proprio così, rinunciando a se’ che nei gruppi nelle squadre, nelle comunità, in nome della fede si arriva a massacrare, in nome di un ideale di libertà si arriva a incarcerare chi ha un pensiero diverso, in nome di una madre patria e dei suoi confini si sacrificano i figli del mondo. La deriva di alti ideali per beffa sembra giungere proprio al loro opposto del motivo per cui sono nati, per cui gli uomini si stringono in gruppi, sotto bandiere che non sono più fonte di ispirazione ma altare sacrificale.

    Ma lo stesso accade con se’ stessi, quando l’obiettivo il progetto, l’ideale, il sogno si impone sulla persona. Soprattutto a chi un percorso l’ha iniziato, (non a chi rimane al palo) capita di non distinguere più se è il cammino ad essere protagonista o la persona. Credo non bisogna farsi fregare nè schiacciare da qualsiasi ideale o progetto, credo che la persona debba gestire l’obiettivo e non il contrario, ma ci vuole quell’attenzione continua e faticosa del dubbio..
    Si rischierebbe di farlo diventare l’idolo cui sottostare piuttosto che il motore della nostra esistenza. Cosa che tu Claudio sai fare molto bene, altrimenti non verresti scosso. Qualsiasi sia la scelta, ripartire o restare non sarebbe nè sbagliata e neppure statica (ma lo è davvero?), perchè ovunque un viaggiatore (nel senso più ampio possibile) troverebbe come viaggiare dentro e fuori, quello che non va perso è la permeabilità quella qualità che permette uno scambio tra se’ stessi e il mondo che ci circonda, e che è movimento…

    Quella qualità che permette la conoscenza, della felicità e anche del dolore. Qualsiasi scelta porterebbe a nuovi orizzonti di cui mai ci si dovrebbe pentire, al di là degli esiti. male che va ci sono sempre i colpi di coda… al peggio ancora “l’effetto fenice” che rinasce dalle sue ceneri. Se la persona evolve, l’obiettivo, (che sia la conoscenza, la liberazione dall’insoddisfazione o la brezza di un sogno che si realizzerà in una meta che si sposta sempre più in là) questo obiettivo dicevo si apre ad altre modalità di viverlo, si modella sulle nuove esigenze. come hai detto in altri tuoi scritti: “Si suppone che come viaggiatore debba percorrere veramente tanta strada, sfortunatamente il tempo delle grandi esplorazioni sulla terra è finito, così, forse, se si vuole scoprire e raccontare qualcosa di diverso può essere più sensato invece che coprire solamente enormi distanze in superficie iniziare anche a muoversi “in profondità”.

    Nella crisi il viaggiatore si chiede se ripartire o restare, ma tu hai già tutti gli elementi e la maturità perchè il viaggio non è mai stato misurabile con i chilometri, lo dici tu stesso il tuo è un Lungo Viaggio di “chi si è fermato e ha vissuto”, nè è misurabile con il solo affascinamento delle mete geografiche. Tantomeno con il fascino della moto, anche se è una Guzzi la moto con l’aquila (e anche se è ora persino la Germania l’ha scelta rispetto alla Bmw per rifornire la polizia locale).

    Spero di non averti dato risposte ai dubbi, nel negozio della felicità si trovano solo i semi e il loro futuro è una scommessa perchè un viaggiatore lo sa: le variabili sono tante.
    Ho solo voluto partecipare al momento, come hai partecipato al mio.
    Nessuno mai conosce l’altro e le sue “temperature”, il suo momento. Poi da lontano senza vederne il quotidiano è un azzardo. Tutto ciò che esprimo vale per quello che è: un punto di vista che è solo il mio.
    le risposte sono infinite e diverse per ciascuno e portano in altrettante infinite direzioni che sono solo nostre.
    Parlarne ecco, sapere che qualcuno partecipa come un testimone silenzioso, anche se il silenzio qui l’ho buttato proprio all’aria.

    Buon viaggio …

  2. Pieru 30 giugno 2009 at 19:08 - Reply

    Ciao Claudio,

    leggerti è sempre un piacere. Scoprire che anche tu hai dei dubbi ti rende più umano.
    Sei un mio pilastro, indipendentemente dalla strada che sceglierai al prossimo bivio

    Pier

    • Claudio 1 luglio 2009 at 21:37 - Reply

      Grazie Pier, mi riassumo quindi in un “umano pilastro che vacilla”.
      Affettuosamente.
      CLa

  3. Luca 2 luglio 2009 at 10:05 - Reply

    La maga Circe ti ha beccato…ed ora come te ne vai da lì?

    ;)

  4. iBaby 3 luglio 2009 at 19:36 - Reply

    Ciao califfo, comprendo bene il tuo stato d’animo, la parte più negativa di un viaggio è quando abbandoni, senza voltarti indietro, delle belle persone che hai conosciuto per la strada…
    Non ci sarà mai una scelta che ti appagherà completamente ma qualunque via prenderai rafforzerà il tuo animo.
    Chi si fa venire dei dubbi vive male. Nella vita, se vuoi stare tranquillo non devi fartene venire, però ascolta un fesso… Non sei uomo che si beve quello che gli dicono, quindi fatti venire dei dubbi, continua nella ricerca. Magari starai male ma tutte le mattine di questa sporca vita ti alzerai e guardandoti allo specchio sarai fiero per quello che hai fatto il giorno prima.

    Suerte amigo ;¬)

  5. pave 3 luglio 2009 at 19:45 - Reply

    da….”una lettera scritta ad un amico…”ai diffusi
    pensieri di-elestelles-: sono affascinato dalle mille possibilità di riflessione,considerazioni,di dare spazio alle emozioni…nel “lungo viaggio” s’incontrano Persone che hanno iniziato viaggi tridimensionali! avrò tempo per entrare con voi nel pieno delle riflessioni generate dalle emozioni. ciao a tutti con affetto.

  6. Davide 3 luglio 2009 at 21:29 - Reply

    Prezioso il tuo punto di vista per chi sta per prendere idealmente il testimone di un viaggio. Rifletto, in silenzio.

    Forse occorre semplicemente una boccata d’ossigeno europeo? La tua terra. Poi sarà forse nuovamente tempo di ripartire?

    Un abbraccio

    Davide

  7. pave 8 luglio 2009 at 22:24 - Reply

    “…essere liberi da se stessi…” elestelles,propone grandezze auspicabili, ma difficili da riconoscersi(almeno per me),quali la capacità di riformulare con esattezza le idee di partenza(quando non le si è ricordate piu o meno correttamente, oppure e peggio,inconsciamente stravolte)…eppure resta la consolazione che il viaggio(lungo la vita) ci ha cambiati, resi piu consapevoli piu grandi!..non lo si deve dimenticare…..
    ogni vita ha alle spalle un viaggio!…l’importante è ricordarlo,riconoscerlo, accettarlo come propria creazione e quindi ricchezza indiscutibile senza dubbio alcuno…allora il proseguo del cammino diviene : fiducia ,aspettativa gioiosa,..vita piena.

  8. elestelles 9 luglio 2009 at 22:45 - Reply

    Ciao Pave grazie per il tuo affettuoso ciao. ricambio!
    Quando ho voluto rispondere qui al post di Claudio, qui dove un viaggiatore ha fissato il suo pensiero, che è sì la crisi di un viaggiatore ma sa più di un paletto su una vetta che di un chiodo da cantina cui appendere gli scarponi, l’ultimo mio pensiero era che ciò che ho risposto venisse letto. Certo ne ero consapevole che avrebbe potuto succedere, qualsiasi cosa scrivi nella rete ha una diffusione capillare nello spazio e nel tempo, ma non sai mai dove a a finire nè quando. non ci pensavo, mi sorprende che qualcuno abbia letto e capito.
    Quando ci sono momenti così, mentre tutto intorno sembra accadere e non, momenti di quelli che ti regala Claudio nei suoi scritti, mi viene in mente un verso di una poesia: “però un umano si meraviglia”
    L’ho ripescata, riporto solo i versi che sento:

    “Non si stupisce una fiumara scendente
    e silenziosamente discendono i boschi
    al ritmo del torrente
    – però un umano si meraviglia.

    Ed era solo, col suo stupore,
    tra le creature senza meraviglia
    – per le quali esistere e trascorrere era sufficiente.
    L’uomo, con loro, scorreva sull’onda dello stupore!
    Meravigliandosi, sempre emergeva
    dal maroso che lo trasportava,
    come per dire a tutto il mondo:
    “fermati!
    ….

    sì quello che riprendi su “essere liberi da se’ stessi” è proprio una virata, un rivedere e aggiungo se necessario demolire l’immagine di se’ o il ruolo cui si è giunti, per trovarsi al nostro punto più originale e percorrerlo in nuove o uguali forme ma niente sarà uguale. Demolire è forte come idea, ma le radici mantengono la memoria, ed è tutto quanto ci serve per ripartire.
    ciao

  9. pave 9 agosto 2009 at 10:28 - Reply

    ho scoperto solo ora il tuo scritto….girovagando tra le “cose” di claudio…..è vero troppo spesso ci si dimentica di essere entità che si stupiscono, si meravigliano, si emozionano!….è terribile dimenticare il “potere” che ci permette di demolirci e poi ricostruirci più forti perchè le nostre radici,è vero, hanno memoria e ci connettono alle essenzialità già vissute nel tempo e nello spazio….si perchè noi veniamo da lontano.

  10. elestelles 16 agosto 2009 at 00:02 - Reply

    “tra le cose di Claudio” … mi fa sorridere questa espressione la associo a un cercare, in un baule o in una stanza dove si sa che qualcosa si trova, potrebbe quasi essere un titolo
    “Tra le cose di Claudio” i pensieri di un viaggiatore, una lente per vedere meglio e da vicino o un filo come quello di Arianna che conduce fuori da un labirinto di una realtà che si conosce perché non ci si vuole proprio rinchiudere nel proprio orticello, si vuole vederne oltre o altre… e magari vedere meglio :)
    Di solito però un baule, una stanza richiamano a un contenitore che è fermo, e invece mi sa che Claudio di tenere cose ferme non ne ha l’intenzione: sta alzando polvere altrove!!
    vedremo cosa porterà qui: tra le cose di Claudio.
    ciao Pave

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