Viaggio in moto nelle montagne del Sud del Perù

Anche quest’anno faccio il capodanno lontano lontano…

Ricordo i brindisi in Italia insieme alla profusione di auguri, impegni per l’anno a venire e champagne.

Il giorno dopo rimaneva la sbornia e l’abitudine a continuare la vita come si era sempre fatto, come se l’esistenza e il destino non prendessero troppo sul serio i colpi di testa o le manovre d’emergenza infilate tra il 31 dicembre e il primo gennaio.

Adesso non mi curo tanto di festeggiare un nuovo inizio…quanto di continuare in modo meticoloso la mia ricerca della felicità.

Anche questo anno è andato ma non è semplicemente “accaduto”, è stato fatto e percorso. Se mi guardo indietro il mio 2016 non richiede troppa manutenzione né aggiustamenti, non mi lascia in passivo né con troppi rimorsi. È una continuazione. Solo il calendario vuole “estrarlo dal contesto” ma lui rimane serenamente in fila con le annate che precedono e seguono.

Il trentuno è stato un giorno di viaggio più o meno come gli altri: accampamento in tenda nel magazzino dell’ostello straprenotato, nessun alcolico perché mi sono dimenticato di comprarlo, guardare i fuochi d’artificio, parlare di vita e strada con due colombiani in bicicletta, tirarsi su due coperte per il freddo, una telefonata a mamma e papà, un bacio alla mia compagna e sogni d’oro. Nessun botto, nessun colpo di reni per rialzarsi da un anno mortale e voler cambiare i connotati di quello che viene con intenti mirabolanti. Si continua ad arare il campo e mettere sementi, nulla più.

Esprimo solo un desiderio, anzi, lo riaffermo per sbattermelo ancora una volta in faccia:

Voglio una vita in cui l’80% del tempo sia dedicato a quello che amo fare, il 20% e non di più a gestire inconvenienti, transizioni, capricci e rotture di palle. 80/20 e così sia.

Per alcuni è un’utopia, per altri un cammino che si fa in silenzio tra un capodanno e l’altro, senza dimenticare la propria traccia, stando dentro il solco, smontando l’immaginario di grandi rivoluzioni in piccoli ingranaggi da oliare uno per volta con pazienza, con l’entusiasmo che nasce dalla costanza invece che dall’ebbrezza, con il sogno di chi guarda lontano ma non molla né i remi né il timone.

Ti auguro di riempire i 364 giorni che seguono per arrivare al prossimo anno senza rimpianti e con la soddisfazione di chi non si è perso per strada. Fratello.

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