La stanchezza di viaggiare, voglio tornare a casa!

 

Accampati sotto le stelle nel trekking di Santa Cruz

Volevo fare il bastian contrario e scrivere un post che remi contro la corrente entusiasta che vede il viaggio come una cosa sempre stupenda. Contro la corrente del Wanderlust e delle sue meraviglie, contro il pensiero un po’ comune (anche per buone ragioni) che il viaggio sia sempre ok.

Eh sì, vorrei parlare di qualche reumatismo che mi sta acciaccando l’anima dopo anni di strada, forse dopo aver dato per scontato che finché viaggi tutto è perfetto. Invece, proprio perché il viaggio lo fa anche l’uomo, qualcosa ogni tanto può andare storto. E non parlo solo dei ritardi in aeroporto, di qualche infezione intestinale o delle valige smarrite.

Ultimamente mi sono reso conto di essermi assuefatto a molte cose: sono stufo dei soliti paesini coloniali, dei soliti musei arraffazzonati per “pelare” soldi, delle cifre da capogiro per fare semplici passeggiate in montagna, delle guide che raccontano cazzate per una lauta mancia, di litigare per l’acqua calda a ogni ostello, di pagare di più per essere bianco, di vedere ancora la solita chiesa barocca, di ascoltare i soliti commenti sul governo, di fotografare dejavù, di non imparare niente di nuovo.

Me ne rendo conto molto bene in queste giornate peruviane dove invece che andare a Machu Picchu, infilandomi in un tritacarne che macina 2500 turisti al giorno sul cocuzzolo di una montagna, ho preferito (e goduto) stare in uno stanzino a leggere libri e scrivere qualcosa.

É colpa mia, non del mondo.

Forse sto arrivando alla frutta e perciò devo fare una pausa. Il veleno dell’abitudine rovina un po’ tutto, lo rende piatto e monotono. Una dose di vita stanziale, cieli grigi e malumore metropolitano, dovrebbe rimettere le cose a posto, inocularmi di nuovo il virus della strada e la sua febbre. Farmi guardare disperato fuori dalla finestra.

Ma forse sto dicendo un sacco di balle. Forse è solo una nostalgia natalizia di famiglia e amici. Nostalgia delle radici che dicono molto chi sei e a chi appartieni, mentre nel viaggiare perenne sei sempre un straniero e forse finisci per esserlo anche con te stesso. Inizi a guardare al domani come fosse una cartomante che ti darà preziose rivelazioni, mentre intanto ti stufi, non senti l’avventura, ti manca qualcosa, forse stai perdendoti. Ti senti colpevole per non essere sempre felice, come ci si aspetterebbe da chi vive la vita nomade che altri sognano.

Ripenso a quando ho iniziato nel 2008, sempre con quel brivido del novello sotto pelle, spettacolarmente naif con tutto, stupefatto della Sierra o Selva, soddisfatto anche di una chiacchiera col benzinaio, senza fiato di fronte a un tempio Maya, commosso alla prima pubblicazione, sognatore con la strada da fare e tesoriere con quella appena fatta. Lì di sicuro il viaggio era la macchina divina, perfetta.

Oggi l’appiattimento mi schiaccia, non sempre ma in queste ultime settimane lo sento duramente. Peregrino solo ma in una moltitudine, cerco un circo di freaks e stranezze umane ma incontro solo bigleettai che vendono  ingressi nelle mura di civiltà perdute quando quelle genti sono invece intorno a noi e parlano ancora il loro dialetto ma nessuno se ne cura. Tutti infila dentro architetture in rovina a rifare foto viste un milione di volte, passeggiate in centri storici tra sorrisi falsi di bagarini, ascoltando storielle del cavolo per dare la dimensione culturale a una camminata che sembra quella in un centro commerciale.

Che snob che sono diventato, dopo 10 anni ne ho piene le palle. Non mi parte la scintilla, non s’accendono fuochi, la motivazione coincide con la fede che sto vivendo una buona vita, che quindi vado avanti, sono fortunato, molti no, e cara grazia… Negli ultimi anni il tempo in Italia è stato troppo poco, non ho avuto modo di desiderare a sufficienza la partenza, pause troppo brevi, poco stare fermo e troppo movimento. Poca famiglia, parenti e amici. Troppa esplorazione, troppa esposizione verso l’esterno e il nuovo.. fino a soffrirlo anche un po’.

Ultimamente mi faccio di sorrisi. Se ne infilo tre in un giorno, diciamo della receptionist dell’ostello, di una donna quechua al mercato e del poliziotto al quale chiedo indicazioni, allora la giornata va bene. Se non ne vedo manco uno, se pure il cielo non sorride e le foto mi vengono male, se le vie e le piazze mi sembrano tutti uguali … allora il mio viaggio mi va di traverso. Prima avevo un senso estetico molto più resistente alle bordate della vita. Il viaggio andava bene anche sotto le tempeste. Oggi lo guardo come un uomo guarda un giorno di pioggia, in pace magari ma senza l’entusiasmo di correre fuori.

Ho ritirato un po’ l’interesse dal Mondo Esterno, forse perché questo non mi propone qualcosa di nuovo e interessante, forse, anzi sicuramente, perché non lo scavo bene come dovrei.

Invece di lanciarmi sulle tracce di eroi dimenticati, leggende nascoste dietro le quinte dei teatrini per turisti, persone avvezze alla cultura e non alle telenovele, esploratori o artisti che crcano frontiere … Invece di questo mi lascio andare e seguo itinerari banali meritandomi forse di vedere le solite banalità.

Allora quando il Mondo Esterno non mi da quello che voglio, mi richiudo in quell’altro. Nei perimetri stretti abitati da pensieri e sensazioni intime, con gli echi di domande poco leggere come “Che farò nel futuro?” “Quali progetti all’orizzonte?” “In che paese vivrò” ecc. Insomma, trivelle cosmiche, imbuti esistenziali, insaccati filosofici.

Cerco di capire dove ho smarrito il cuore nella strada che percorro e mi domando se è una questione di luoghi che non comunicano molto a qualche parte di me oppure semplicemente di noia e nostalgia.

Ho una moto che mi permette di fuggire in avanti, verso nuovi scenari che rimescolano geografia popoli e storie. Lì nell’Altrove spero d’incontrare il cuore smarrito, secondo l’utopia che “poi andrà meglio”, una gustosa carota appesa al bastone che serve per andare avanti un altro chilometro. E magari quel chilometro di Cordillera delle Ande, sotto gli occhi di llamas schivi e contadini solitari, sarà finalmente quello che rimette a posto certi meccanismi guastati nel tempo. Magari andrà così, oppure sto solo accusando un Mondo quando il colpevole è dentro di me: una bambino che cerca nuovi giocattoli.

Uno dei momenti più belli degli ultimi tempi è stato proprio quando mi sono fermato. Ero in Colombia, in una cittadina che invece di offrirmi spettacoli mi ha solo tenuto dentro le sue mura, facendomi crescere come un seme. Alle 6am sveglia, ginnastica, corsa nelle montagne oppure tanta scrittura, di quella buona che nasce dal gesto di condividere, di ridare indietro un po’ delle lezioni apprese in silenzio. Il viaggio non era più verso il mondo, era attraverso di questo, per cercare roba che stava dentro, resuscitare antiche passioni, pensare a libri da fare, documentari da girare, tecniche per disciplinare il corpo e la mente, possibili vite da tratteggiare. Quando mi sono bloccato lì per tre mesi, affittando un giardino con una capanna, sono veramente partito.

Un viaggio spirituale era iniziato proprio quando ho lasciato le valigie a terra, togliendo tempo al mondo per ridarlo alla fantasia, in compagnia di un tazza di caffé, notti di grilli e mattine di cicale, musica dolce e tante voci interiori che potevo finalmente ascoltare.

Se anche tu, nei tuoi viaggi, hai pensato di essere sempre sotto la luce del sole ma certe ombre ti sono scivolate addosso portandoti malinconia solitudine o noia, t’invito a lasciare qui qualcuno dei tuoi pensieri.

Il viaggio non è perfetto, è un esperienza umana.

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By | 2016-12-24T03:37:14+00:00 dicembre 24th, 2016|Generale, Risorse, Stile di Vita|

24 Comments

  1. Luca 24 dicembre 2016 at 08:05 - Reply

    Ciao Claudio,
    Siccome sono chiuso in un ostello a leggere invece che esplorare una nuova città da poco guadagnata, posso capirti.
    Non ho accumulato così tanti anni di viaggio, ma adesso dopo 7 mesi consecutivi, certe domande mi si pongono spontanee:
    cosa lo visito a fare un altro tempio? un altra vecchia cittadina… sembrano tute simili a non ti arricchiscono più come il primo giorno di viaggio.
    Anche io vorrei scrivere qualcosa contro l’esaltazione del Wanderlust,il tutto rosa e fiori mentre viaggi, il ma che invidia che sei in giro da tanti mesi; spesso il viaggio è difficile fisicamente, ma quello è niente rispetto alla difficoltà psicologica che arriva col tempo.
    Personalmente penso che serva un equilibrio, tra viaggio e staticità, (almeno per me) che devo ancora trovare; anche se sono ancora soddisfatto di quello che sto facendo,ho sentito il bisogno di fermarmi per riordinare le idee, e solo se necessario ripartire.
    Ho ritrovato energie cambiando un po’ la routine (lasciando la moto temporaneamente) e con nuove sfide sono stato felice di rimettermi in marcia per qualche altro mese, senza pensare troppo al futuro più lontano e concentrandomi sui miei obiettivi a breve termine.
    Come tute le altre cose, se ne mangi troppo fai indigestione

    • Claudio 26 dicembre 2016 at 18:16 - Reply

      Verissimo! Sembra che il wanderlust e l’esaltazione del viaggio sia riassuma spesso nella rottura con abitudini e convenzionalità. Come se una volt ahi apri la porta e vai tutto gira perfetto. Invece è vita su strada e con il tempo banalità noia truffa, perdite di tempo e rotture di palle s’insinuano con allegria se non si sta attenti :-)

  2. Alberto 24 dicembre 2016 at 11:59 - Reply

    Claudio ti capisco.
    Io non ho fatto viaggi come il tuo ma in alcune situazioni dopo 1 mese di viaggio (da solo) avevo voglia di tornare.
    Quindi posso capire la tua sensazione, forse è la tessa che avevo io dopo 1 mese e tu ce l’hai dopo anni.
    Ma è la stessa, credo.

    Comunque credo che grigiore e noia metropolitana siano una buon test per capire se torna la voglia di andare.
    E se non torna va bene uguale.

    Buon Natale
    Alberto

    • Claudio 26 dicembre 2016 at 18:21 - Reply

      Vero! Adesso sono a fare il Natale “solo” con Olga in un paesino di pastori sotto i 4000, in perù. Siamo gli unici stranieri e mi sento molto meno solo della bolgia schifosa di venditori e compratori di Cusco. ho solo una fisiologica nostalgia di casa parenti e amici per via della ricorrenza natalizia. Ma sembra che in mezzo alle montagne e in mezzo a gente che ancora saluta e accoglie invece che fottere e fingere mi sento di nuovo nella buona strada, nel buon viaggio.

  3. Leo 24 dicembre 2016 at 16:28 - Reply

    Ciao, ho letto il tuo articolo molto interessante perche ho avuto la stessa esperienza. Ho viaggiato per undici anni in giro per il mondo. Ora vivo in Inghilterra da tre anni. Viaggiare iniziava a stancarmi, per cui il mio ultimo viaggio in Giappone di tre mesi, ho scritto un libro Viaggio IN-Giappone. Un viaggio interiore in Giappone. Il mio idea era quella di condividere la mia esperienza che conoscere il mondo esteriore non e’ niente in confronto al mondo intetiore, ma conoscerli entrambi e’ bello. All the Best.

    • Claudio 26 dicembre 2016 at 18:23 - Reply

      Credo che il nomadismo sia bello ma lascia poco tempo per depositare esperienze e creare “campi base” dl quale partire e ritornare per costruire qualcosa. Dopo un po’ stanca, sopratutto quando viaggiare diventa muoversi per muoversi. Cercherò una pausa per far rinascere certi sentimenti che considero la base del mio andare.

  4. Luigi Bellu 24 dicembre 2016 at 18:32 - Reply

    La vita come dici tu è un viaggio, è comunque un viaggio anche se non ti muovi e la vita ti fa incontrare tanti compagni di viaggio, gli Amici li conti sulle dita di una mano e sono preziosi,vanno coltivati come una pianta che non vuoi vedere morire.
    Ti auguro il meglio per il futuro e oltre a farti i complimenti per questo bellissimo scritto, ti ringrazio per avermi fatto viaggiare con i tuoi racconti, ricordo bene le tue sensazioni descritte nel tuo libro a inizio avventura.
    Buona strada.
    luigi

  5. Gigi Prati 25 dicembre 2016 at 02:17 - Reply

    Dopo tanti viaggi in parti del mondo diverse devi trovarti un obiettivo per continuare con la stessa passione.
    Io, appassionato di arte primitiva, mi sono posto di visitare le popolazioni ancora tribali dell’ Africa. Da 7 anni ho iniziato un giro in moto a tappe. Sono arrivato all’ 11° e ho fatto l’ Africa Occidentale.
    By the way se a Macchu Picchu ti fermi nell’ albergo in vetta puoi visitare le rovine quasi solo.

    • Claudio 2 gennaio 2017 at 15:09 - Reply

      Ciao gigi! Sonno d’accordo. Anche io inizio ad avere progetti in testa che esigono una certa temporanea stanzialità e quando invece mi trovo a far valige ogni giorno o attraversare cloache turistiche… beh preferisco uno scrittorio a lume di candela dove scrivere i miei pensieri e progettare il mio futuro…francamente. Adesso va meglio, siamo in Bolivia e ci facciamo ancora qualche mese di strada prima di rientrare. Buona strada!

  6. Mauro 25 dicembre 2016 at 16:33 - Reply

    Annastro!…sei bravissimo a mettere su carta questo tipo di emozioni…Io ci ho provato in passato ma mi scorrevano troppo veloce per scriverle…in altre parole non sono capace e non mi piace scrivere, preferisco leggere.
    Capisco pienamente quello che dici. Io amo viaggiare, per me e’ naturale, mi sento a casa ovunque ma nello stesso tempo ho bisogno di molta stabilita’ e di una routine.
    Io al momento quello che sogno di piu’ e’ farmi un bel giro del sud america ma per il momento devo temporeggiare nel grigiume di Belfast.
    Se vuoi venire, e farti “Una dose di vita stanziale, cieli grigi e malumore metropolitano”, ti faccio provare l’ebrezza del lavoro d’ufficio e potremmo essere colleghi ancora una volta!!! Ci faremmo un sacco di risate fidati…

    • Claudio 2 gennaio 2017 at 14:56 - Reply

      Annastro!! Verrò in ufficio da te a Belfast solo se ci sono specchi giganteschi dove possiamo spararci le pose come quando lavoravamo in palestra! Scherzi a parte adesso che sono lontano da certe cloache turistiche l’umore si è sollevato di varie tacche e sebbene abbia progetti in testa che esigano una sosta continuo il viaggio in Bolivia con serenità. A presto!

  7. Leonardo 26 dicembre 2016 at 10:50 - Reply

    Caro Claudio, forse è perché in quest’ultimo periodo le mie pessime condizioni di salute mi hanno impedito di viaggiare come avrei voluto, o forse perché, a causa di esse, potrebbe essermi pregiudicata la possibilità di poterlo continuare a fare in futuro, che mi rendo conto come le cose possano apparire diverse, a secondo del punto di vista dal quale le si guarda. Osservando l’orizzonte dal tuo punto di osservazione le cose possono sembrare certamente così come tu le hai descritte; viste distese in un letto, dove sono costretto dall’immobilità forzata, ecco che tutto cambia. Quindi che dire?? Un ovvio “gioisci di questo tuo momento di stallo poiché hai la consapevolezza di poter continuare a viaggiare o smettere di farlo solo per una tua libera scelta” è fin troppo scontato. Forse sarebbe meglio un “fermati, torna a casa, lasciati risucchiare dal calore della famiglia, dall’affetto dei tuoi cari, dalla quotidianità dei luoghi natali e poi pian piano, dalla routine del cosiddetto ‘mondo civile’ con i suoi mille problemi, il suo smog, il suo traffico, la sua burocrazia”. In ogni caso, una delle due dovrebbe funzionare… non so in che modo.

    Un abbraccio e a presto… spero!

    Leo

    • Claudio 26 dicembre 2016 at 16:56 - Reply

      Ciao Leo, spero non ti sia successo qualcosa di brutto sul lavoro. Ad ogni modo se la minaccia è di una condizione permanente rimane brutto lo stesso.
      Mi spiace che legga queste righe in questo momento, sembrano di qualcuno che si annoia a fare cose che tu desidereresti.
      Credo che viaggiare sia stupendo ma dopo che è il tuo stile di vita da quasi un decennio ci sono delle menate che non sopporti più. Dovermi infilare in greggi d’imbecilli e farmi succhiare il sangue dai vampiri autoctoni credendo agli spettacoli del cazzo che vendono… mi umilia.
      Proprio per salvare le parti migliori del viaggiare DEVO prendere una pausa e tornare in italia, vuotare le sentine, scrivere diari, ridesiderare la partenza e affinare la ricerca …. a quel punto torno nel viaggio che ho sempre voluto e che ti auguro possa anche tu fare, con o senza moto.
      Un abbraccio e se posso fare qualcosa sono distante in questo momento ma ancora a tiro di email.

      • Leonardo 26 dicembre 2016 at 17:31 - Reply

        Ho compreso il senso del tuo ‘sfogo’ e se ho dato la sensazione di averlo interpretato come il lamento di uno che si annoia, sgombero subito il campo dall’equivoco. Leggere le tue parole e scoprire che ci si può ‘annoiare’ viaggiando nel modo in cui uno preferisce, per me ha rappresentato un momento di ottimismo, un traguardo a cui aspiro. In altre parole, spero che ritorni presto il giorno in cui anche io,dopo aver tanto viaggiato, avrò bisogno di una prendermi una pausa dalla mercificazione ad uso dei turisti.

        Ancora un abbraccio.

  8. Salvo 26 dicembre 2016 at 22:49 - Reply

    ciao,ragazzi sto leggendo questo post da Medellin ! sto viaggiando per il sud america già da 50 gg e in questi giorni di festa mi mancano famiglia e amici! E un po vero che ci si abitua e tutto diventa normale, ma è sempre meno normale della vita monotona che si fa in città o comunque nello stesso posto. In questo momento sono abbastanza stanco ma sicuro che riuscirò ad emozionarmi ancora, e se non è così allora sarà bello tornare.

    • Claudio 30 dicembre 2016 at 01:35 - Reply

      Ciao Salvo! Un grande! Anche la pausa è viaggio, rallenta ricaricati e riparti. Vedrai le accelerate che saprà fare ancora il cuore di fronte al Realismo Magico della Colombia

  9. Nilla Campiglia 27 dicembre 2016 at 08:46 - Reply

    io invece sono a casa, viaggi del genere solo sognati, ti ho scoperto da poco assetata di paesaggi, esperienze, emozioni, tutte non mie, è vero, e sopratutto al comodo della mia poltrona ma desiderando fortemente di cambiarla per uno scomodo sellino ma con il vento in faccia, delusa ? No no, anzi comprendo ma se permetti ti propongo anche un altro punto di vista, chiediti cosa hai lasciato nel tuo percorso, se gli occhi e le vite che hai incontrato in questi 8 anni siano diverse grazie a te o nonostante te, e quello che hai voluto raccontare loro, chiediti se la tua missione, quella in po meno personale sia finita… bacio e auguri

    • Claudio 30 dicembre 2016 at 01:34 - Reply

      Ciao Nilla, credo che negli anni una certa assuefazione mi abbia portato a soffrire in situazione banali, metropolitane, congestionate, troppo turistiche… allo stesso modo in cui chi non viaggia soffre la monotonia di certe cose, il traffico, alcune assurdità, dejavù, superficialità esagerate. Quando parti tutto è nuovo, quando ci sei dentro per anni “il nuovo” lo devi stanare, ultimamente mi è andata male. Ma non demordo. Adesso che ti scrivo va molto meglio, complice di questo risanamento sono certe punte a 5000 metri, vecchi erranti e solitari con le radio legate alla schiena per tenersi compagnia, camminate serali incontrando bambini pastori, allevamenti che salvano Chincillà dal loro destino di pelliccia, scultori che hanno rifatto la pietà di Michelangelo tra le Ande… Insomma ho imparato che meno sto nelle città e più son contento. Ho bisogno di circondarmi di tempi lenti e paesini sornioni, natura selvaggia e piccole perle rurali da scoprire guidando su sterrati.

  10. Michele 4 gennaio 2017 at 09:30 - Reply

    mah….sono 35 anni che viaggio, anche se il viaggio più lungo è stato di soli tre mesi posso dirti che la stanchezza del viaggio non mi è mai venuta e dubito che mai mi verrà (anche se il mai dire mai è d’obbligo). Sarebbe come stancarsi dello stile di vita che hai deciso di vivere. Può succedere chissà!!. In realtà mi è capitato qualche volta pensare che in un certo viaggio mancava qualcosa, che non sentivo l’adrenalina scorrere nelle mie vene, ma non per questo mi sono sentito mai stanco, neanche quando mi sono fratturato il perone, solo, in una montagna sperduta del Canada.
    Fermarsi in luogo significa comunque viaggiare, significa viverlo è parte del viaggio, può durare una settimana o tre o quanto vuoi tu. Devo dire anche che non sopporto molto quelli del Wanderlast come lo chiami tu…ma qui parliamo di viaggiare mica di andare a spasso. Ti faccio comunque i migliori auguri e che il tuo peregrinare sia lungo e intenso

  11. dipa 1 febbraio 2017 at 23:29 - Reply

    caro claudio, e’ interessante quello che scrivi. in qualche modo hai dato voce ad alcuni pensieri mal formulati quando, in passato, anch’io viaggiavo molto. Certo, per lavoro, ma vivevo all’estero, e passavo circa 6 mesi in giro per il mondo. Posti bellissimi. Era lavoro, ma lo prendevo come un grande gioco, la motivazione era la scoperta, i posti nuovi che avrei visto, i colori e le immagini che avrei messo negli occhi e gli incontri, che forse avrei fatto.
    Poi pero’ quando il ritmo e’ serrato, e il tuo stile di vita e’ il viaggio, il viaggio in se’ inizia a perdere un po’ del suo fascino, e di conseguenza, anche la tua vita. Ti stupisci sempre con meno frequenza e anzi, ti stupisci quando ti rendi conto che certe bellezze non ti fanno più’ l’effetto di prima. Ricordo una volta a Melbourne, albergo galattico, camera con vista sul fiume, bagno in marmo. Era la terza volta che alloggiavo li, mi ricordo di essere entrato, di aver buttato le mie carte e i miei vestiti sul letto e di aver provato quasi noia, o di aver dato per scontato quel posto. Quel posto cosi esclusivo, che in altri momenti mi aveva emozionato e fatto sentire fortunato, come un privilegiato, ora non mi comunicava più’ niente. E allora ho capito che mi dovevo fermare. Negli anni avevo accumulato cosi tante foto dei posti dove ero stato da non aver mai avuto un momento di pace mentale per riguardale, per gustarle, per ricordarmi di quale esperienza grandiosa stavo vivendo. Ormai era tutto troppo di corsa, frenetico, non c’era spazio per la riflessione, per lasciare che le emozioni si sedimentassero. Tutto passava cosi veloce da perdere di intensità’, per diventare abitudine, normalità’. E li mi sono spaventato: se tutto ciò’ non mi emoziona più’, se tutto ciò’ non e’ più’ abbastanza, cosa lo sara’ mai? Era il momento di fermarsi, a riflettere, ad ascoltare. Poi poi ripartire, eventualmente.

    • Claudio 2 febbraio 2017 at 03:39 - Reply

      Ciao Dipa!! Bellissimo commento, sapevo che anche tu avevi toccato queste zone d’ombra dove si “dovrebbe” essere felici invece non viene.
      Non essendo il mio un viaggio di lavoro ma piuttosto uno stile di vita ho dovuto andarmene e recuperare felicità affittando un buco di camera in un paesino perso tra i monti, poi entrando in bolivia mi sono ricollegato all’anima del viaggio quando ho incontrato alcune persone e mi sono spudoratamente auto-invitato da loro.
      Nei momenti di merda devo andarmene, oppure rallentare, o farmi un bozzolo dove chiudermi in passioni intime (scrivere e passeggiare di solito) o trovare qualche persona meravigliosa e spontanea. Questo mi tira fuori da quell’infelicità inspiegabile e quasi inconfessabile quando fai una vita di strada che a tutti pare una giostra… Ti abbraccio. A presto e grazie del commento!

  12. Mattia 28 febbraio 2017 at 20:45 - Reply

    Stavo rileggendo ora Terzani, La fine è il mio inizio, dopo 8 mesi di Barcellona e una rapida pausa a Roma. E alla fine anche lui, come forse un po’ tutti, dopo tanto girovagare, funge alla conclusione che il viaggio che non ti stanca mai è quello dentro di te, quello che fai nei libri, nell’attesa di ripartire, di sognare ciò che hai lasciato e ciò che non hai ancora visto, nei suoni che ti sembra di ascoltare e invece vengono da dentro di te. Forse l’irrefrenabile voglia di andare man mano lascia il posto al perdersi nell’infinito dentro di se. O forse solo un buon equilibrio. Anche io, in viaggio continuo dal 2007 (ma sempre a tranches di almeno 4 mesi) inizio a stancarmi sempre più spesso e ad apprezzare soggiorni a casa. Ma dopo max un mese o due fermo, ricomincia il tremore ;) Forse aveva ragione Umberto Tozzi, quando in Gente di mare cantava “Gente di mare che se ne va dove gli pare, dove non sa, gente che muore di nostalgia, ma quando torna dopo un giorno muore per la voglia di andare via” ehehe. Ad maiora…buon viaggio a todos…

  13. pa 2 giugno 2017 at 10:53 - Reply

    c’è sempre una prima volta…ed è quella di scoprire che c’è gente meravigliosa, che dialoga, comunica con l’anima, che rammenta l’esistenza di un mondo migliore fatto da raccontatori.

    • Claudio 3 giugno 2017 at 21:50 - Reply

      Grazie Pa,
      tanta tenerezza. E in quell’articolo anche tanta voglia di scollegarmi, forse un po’ anche dal mondo delle chiacchiere ciarlatane, delle circostanze e dalle opportunità che avvicinano persone che vorrei qualche volta stiano lontane…

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