La strada è un museo a cielo aperto che espone il buffo, il terribile e l’emblematico del Tempo. Il Messico è ancora suddiviso tra epoche diverse: mentre in certi quartieri si vendono Ferrari, in province non poi cosi remote si gira con il carretto e gli asinelli per strada.
Alle pendici del POPO, il vulcano piu famoso che sovrasta città del Messico, il tempo si è fermato. O forse è la povertà che imprigiona nel tempo le case, le strade, i mestieri, i costumi e le genti.
Mentre io guido la moto Olga seduta dietro cattura con la macchina fotografica. Sono le nostre esplorazioni casuali che ci portano qui, quel trotterellare a duemila giri che ti fa andar via rotondo e rilassato, t’infili a caso nelle strade che possono farti allontanare di più, spensierato ma concetrato su quel mondo di dimenticati che inizia pian piano a sfilarti accanto. Più andiamo avanti nella strada e più andiamo indietro nel tempo.
Incrociamo sguardi che sembrano dirci.. “che avete da fotografare qui?”
Abbiamo l’antiprogresso, uomini e donne nudi nella semplicità, vediamo i ricordi dei nostri padri materializzarsi qui mezzo secolo dopo. Indigenza orgoglio operosità rassegnazione e reazione, continuità e resistenza. Una capsula del tempo scoppiata dal quale fuoriescono situazioni che pensavamo appartenere a quella storia in bianco e nero che sbiadisce negli album di famiglia ma invece eccola qui, a colori, che ci tende la mano.
Fotografiamo sereni, forse tranquillizzati dal non far parte di tutto questo, dal poter fare dietro front e avere la scelta di un’altra realtà, di un presente diverso. Una scelta che queste persone non avranno.
Poi torniamo a Cholula, tra i colori giallo canarino della basilica e le bande che squillano trombe e tromboni a ritmo di grancassa mentre una principessa vestita di rosso carminio festeggia i suoi 15 anni, il punto in cui dal seme dalla bambina che era esce il primo petalo della donna che diverrà.
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