La Tempesta Perfetta e il nuovo Record di Altura

Ciao a tutti! Sta per iniziare la quarta parte del racconto! Se non hai letto le altre trovi a questi link La Prima, La Seconda, La Terza.

Record di altura con il Guzzi in Perù. 4850

Con il Guzzi cerchiamo di avvicinarci ai ghiacciai, almeno a quelli superstiti del riscaldamento globale. Ci dicono che una strada “abbastanza” agibile conduce molto vicino al “Nevado Pastoruri” senza che siano richiesti giorni di cammino con piccozza e ghette. Un semplice sterrato ci potrebbe condurre a soltanto due chilometri dalla meta, il resto è solo una passeggiata. Un programma perfetto per una gita di un giorno.
Quel “abbastanza agibile” che mi dicono sta esattamente sullo spartiacque tra “possibile” e “impossibile” ma è inutile fissarsi sui prognostici di chi non viaggia con un Guzzi e non ne conosce pregi e difetti, scandalosi sovrappesi e magie inspiegabili. C’è anche da dire che con il barbatrucco del pneumatico anteriore sgonfio dovrei avere un fantastico grip extra da spendere proprio in queste situazioni. Quindi decidiamo che “abbastanza agibile” è “abbastanza” anche per noi e andiamo a vedere.
Usciamo dall’asfalto ed entriamo nella festa, l’inizio si presenta come uno sterrato tranquillo, timido. Tengo i 30-40 di media, schivo le buche, ogni tanto non ci riesco e mi prendo una gragnuola di pugni nei reni da parte di Olga che durante anni di pessime strade mi si è accorciata di statura.
Piano piano, proprio quando aspetti dallo sterrato il peggio, una mutazione invece accade al paesaggio: la valle stretta si dischiude mostrando pareti di velluto verde, un fiume lento scorre aggirando massi, dissetando bestiame. Cavalli selvaggi, Alpacas e animali che non conoscono la bardatura si muovono lenti, a distanza ma senza paura di noi, forse consapevoli di essere i padroni in casa loro. Non so perché ma mi vengono in mente documentari sulla Mongolia. Saremo intorno ai 4000, oltre quella soglia gli alberi danno forfait, sono tornati indietro per stabilirsi almeno mille metri più in basso, chi del regno vegetale azzarda avanscoperte sono alcuni cespugli coriacei, erba setolosa come pelo di cinghiale e qualche fiore, imparentato con le margherite, che decora i tappeti di prato. La valle è un costante propagarsi di terra e di roccia, un lenzuolo increspato appeso tra le punte della Cordillera, poggiato sotto un cielo un po’ plumbeo incupito dalla stagione delle piogge.

Tempesta di neve e arrieros al Nevado Pastoruri

RECORD DI ALTITUDINE

La strada continua fino alla fine della valle dove si piega in tornanti e prende quota. Inizio ad aver freddo sul serio, una sensazione che minaccia ma non scaccia la bellezza che ho intorno. Un cartello di legno ci rassicura sul fatto che il ghiacciaio Pastoruri è vicino, un altro cartello invece m’inchioda nello stupore: appoggio la moto sulla sua zampa laterale e mi avvicino per leggere bene, dice che siamo a 4850 metri. Il Guzzi ha segnato il suo record di altura. Ne vado fiero, l’iniezione elettronica presa dalle Fiat Punto dei primi anni 90 è stata capace di alimentare il pompone nonostante il fatto misterioso che il sensore d’altura non abbia mai funzionato e quindi la carburazione è rimasta quella di 5000 metri più in basso.
Eppure siamo qua e la teoria del venticinque per cento di potenza in meno ogni mille metri va a farsi benedire.
Raggiungiamo il parcheggio dove un torpedone vomita turisti che congelano uno ad uno appena poggiano terra.
Ci sono Arrieros con gli asini pronti a caricare chi non ha gambe e polmoni capaci di funzionare a dovere e viene preso in ostaggio dal “Soroce”, il male d’altura. Chi non ha asini o cavalli che fanno il lavoro sporco per 20 soles ti carica in spalla e ti porta sino al belvedere davanti a quello che rimane del ghiacciaio.
Questi due miseri chilometri ce li facciamo da soli sulle nostre gambe, anche se a 5000 metri non vanno sottovalutati, aggiriamo il belvedere pieno di una marmaglia di gente con disturbi narcisistici che usa il ghiacciaio, il sentiero, le pietre e le nuvole come sfondo per i propri Selfie selvaggi. I Selfomani non possono permettersi il lusso di abbandonare il profilo Facebook anche per un solo giorno. “Signore dacci il nostro post quotidiano” recitano.
Olga scappa più in basso verso la laguna e il ghiacciaio, io scappo in alto, cercando di salire ancora di più. Alcuni crampi alla pancia m’impongono subito di segnare un nuovo spiacevole record, quello di defecazione d’altura, quasi a 5100, nascosto dietro un promontorio di sassi al riparo dagli sguardi e un po’ meno dalla vergogna.
Fotografo Olga che appare nel mirino della macchina come un capuccetto rosso davanti alla salma di un gigante di ghiaccio che sta scomparendo sfaldandosi in un lago turchese.

Accampati sotto le stelle nel trekking di Santa Cruz

LA TEMPESTA PERFETTA

Sulla via del ritorno, proprio quando ci accordiamo con un arriero per scattare delle foto, arriva una bufera di neve. Il dorso dei cavalli si copre di bianco mentre i loro padroni si riparano, stretti gli uni agli altri, sotto cellophane azzurri che svolazzano agitati dal vento sopra le loro teste. Io corro scattando come un pazzo con la macchina nella mano destra e un sacchetto della spesa nella sinistra che uso per proteggerla dalle folate trasversali.
Porto a casa scatti memorabili. Quando riprendiamo la strada per Huaraz, veniamo sbrinati insieme alla moto da un sole pomeridiano che sotto i 4000 ancora riesce a scaldare. Guido perdendo quota come un aeroplano che cerca un atterraggio di fortuna, intanto sento che mi risuona dentro come un diapason quel detto antico: “Vale un Perù”. Si attribuiva a qualcosa talmente ricco da essere paragonato ai giacimenti di metalli preziosi che sono sepolti in questa terra che tanto ha concesso a chi ha voluto depredarla.
Per me questa ricchezza è un’altra, è quella ricchezza che ti spiega daccapo, per l’ennesima volta, perché cavolo stai ancora viaggiando dopo tanto tempo.
Arrivato a Huaraz parcheggio la moto e sulla strada di casa lascio una moneta a un mendicante, cieco, che tiene un cartello con scritto “Oggi è un giorno meraviglioso e non lo posso vedere”. Mi sento fortunato.

 

Arrieros in una bufera di neve  2 Ritratto di due arrieros a 5000 metri Arrieros in una bufera di neve

By | 2016-12-20T17:51:15+00:00 dicembre 18th, 2016|Diario Personale di Viaggio, Generale|

2 Comments

  1. Roberto Miggiano 19 dicembre 2016 at 17:56 - Reply

    bellissime foto e piacevolissimo il racconto…la Guzzi è magica ;D.ciao Claudio.

  2. Pietro 8 gennaio 2017 at 13:34 - Reply

    Grazie del bel racconto. Buon viaggio rider. Se passi da Arequipa dimmelo…ho un caro amico che ci lavora….

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