L’ARTE DI AUTO INVITARSI A CASA DEGLI ALTRI QUANDO VIAGGI

Ritratto di due arrieros a 5000 metri

Quando entro nella casa di uno sconosciuto mi sento come un bambino che entra nella fabbrica di Willy Wonka.

Invece che accettare le caramelle dagli sconosciuti godo molto di più nell’accettare la loro ospitalità.

Da bambino volevo vedere le cabine di pilotaggio degli aerei, quelle dei treni, i trucchi dei maghi, la sala motori dei traghetti, cosa c’era dentro il cofano delle macchine. Crescendo mi sono concentrato sugli esseri umani, volevo guardare nei loro pensieri, capire come funzionava un’anima, cosa c’era sotto la pelle di un corpo, quanto era grande una bugia o uno spavento.

Oggi, in viaggio, ho lo stesso brivido quando entro nella casa di qualcuno, mi sembra di andare dietro un sipario, di toccare un cuore, di curiosare in una soffitta, d’incontrare una verità “più vera”.

Ricevere un invito a fermarmi a casa di qualcuno è ancora una delle sorprese e dei regali più belli nonostante i tanti anni di viaggio. Preferisco quando accade per caso, a una pompa di benzina, chiedendo indicazioni, perdendo una strada, scambiando due chiacchiere al bar, cercando l’amico di un amico, parcheggiando la moto.

ENTRARE IN MILLE CASE

Cercando un campeggio sono finito in casa di due canadesi, chiedendo lavoro sono finito in una roulotte in un campo di grano, parlando con un giardiniere sono entrato nella sua famiglia che vive nel bosco, per intercessione di un amico sono stato accolto in casa di una anziana rivoluzionaria, chiacchierando in un piccolo alimentari alle porte del deserto sono finito in casa di una professoressa e poi nella sua aula universitaria, cadendo in moto sono stato pescato e messo in una capanna, facendo foto a un maestro di yoga sono stato ospitato da sua zia per una settimana, parlando in un ufficio turistico ho ricevuto come alloggio un freddo pavimento e una calda compagnia, prendendo un caffé ho incontrato la mia compagna e sono diventato parte della sua famiglia.

Sarà forse una sincronicità Junghiana, forse un destino, forse tanti colpi di fortuna, una mitragliata. Magari sono semplicemente faccende umane, nature dolci e animi disponibili che escono allo scoperto cercando intrecci.

Rimane solo la certezza dell’accoglienza. Di finire “dentro”, di essere parte di qualcosa, di abitare anche tu gli spazi dove si tengono i segreti, dove si lavano i panni sporchi ma anche dove solo la famiglia e pochi altri sono ammessi.

Insomma sono onorato di partecipare a quella vita che non fa spettacolo né diventa meta turistica, sono felice di aprire una breccia in muri che sono fatti per tenere fuori quelli come me.

SONO FORSE DIVENTATO UN ARTISTA DELL’AUTO-INVITO?

Se questa è una virtù invece che una maleducazione non lo so. Mi piacerebbe elencare modi, fare videocorsi e scrivere ricette su come rendere facile l’apertura di queste porte a noi che viaggiamo. Purtroppo posso dire poco a proposito di “tecnica”. Sembra più un incantesimo che devi evocare, quando sei bravo e le condizioni sono buone riesci pure a farlo “uscire” come invito formale dalle labbra altrui. Quello è il massimo, tu lo pensi e lo desideri e l’altro t’invita nella sua casa.
Per riuscirci non ci sono colpi segreti ma solo la sincera voglia di conoscere qualcuno, la sofferenza di sentirsi esclusi dalla vita altrui, la convinzione che valgono di più le  cose quotidiane che stanno all’interno invece che le confezioni per il mondo “a misura di straniero” che stanno fuori. Ci vuole tanta sincerità, delicatezza e genuinità.

CHE DICO PER EVOCARE LA MAGIA DELL’INVITO?

  • Dico, ed è vero, che ogni tanto sento i paesi che visito piuttosto ostili e che quanto tempo mi fermerò dipenderà dalla qualità delle relazioni umane che incontro.
  • Dico, ed è vero, che se lascio un paese senza avere un nuovo amico/a che potrò tornare a salutare un giorno mi sento come di “avere fallito”. Sei tu il mio nuovo amico?
  • Dico, ed è vero, che voglio conoscere meglio il luogo e che ho bisogno di un Cicerone che ricompenserò con foto e racconti se mi offre, se mi offri, un posto dove passare una notte.
  • Dico, ed è vero, che ho un po’ paura e vorrei avere il tuo permesso per piantare la tenda “vicino” o dentro la tua proprietà. Faccio gli occhioni come un cane sull’uscio che ha chiaramente la mira di varcarlo e finire sul divano.
  • Dico, ed è vero, che cercavo un campeggio o un ostello ma non lo trovo e che potrei pagarti la stessa cifra se mi lasci stare da te.
  • Dico, ed è vero, che dopo tanti anni di strada sento mancanza della famiglia e che mi piacerebbe infiltrarmi nella tua per sentire qualcosa che mi ricordi la mia.
  • Dico, ed è vero, che probabilmente non avrò figli e quando sarò vecchio la mia famiglia saranno probabilmente gli amici come te. Credo che l’amore non salta come una scimmia sugli alberi genealogici, che non viaggia solo nel sangue o attraverso le discendenze. Credo che possa succedere anche a me e te. Ieri non eravamo altro che sconosciuti e oggi vivo qualche giorno nella tua casa come ospite d’onore.

QUALCHE VOLTA NO

Qualche volta affitto una camera di qualche hotel perché ho voglia di non dover ricostruire tutto daccapo, non voglio ripartire da come mi chiamo e dal perché puoi fidarti di me, non ho voglia di riassumerti 10 anni di viaggio, non ho voglia di ascoltarmi ripetere le stesse cose. Voglio soltanto un letto con un muro intorno che non fa domande e un tetto sopra che copre con indifferenza chiunque.
Quindi cerco tane in affitto, incubatori di turisti dove si paga anche il servizio di non chiedere e la propensione a non sapere.

IN ITALIA?

Vorrei un giorno tornare in italia e mostrare alla mia compagna messicana che anche noi siamo capaci di aprire le porte.
L’ultima volta a Trieste, dopo 5 ostelli pieni che mi hanno respinto ho proposto a un signore affabile e simpatico, che mi stava dando indicazioni per strada, se mi avrebbe accolto in casa sua corrispondendogli la stessa cifra di un ostello. Avrei volentieri dormito sul pavimento. La reazione è stata come se gli avessi proposto di ammanettarlo al calorifero e violentargli la moglie davanti.
Eppure mi ricordo che quando andavo agli scout e mi presentavo come un bamboccio in pantaloncini corti con la squadriglia scalcagnata al seguito difficilmente mi rifiutavano.
Non getto la spugna e in futuro cercherò nelle Alpi e negli Appennini l’accoglienza che noi italiani abbiamo ricevuto ovunque nel mondo.

E TU HAI VERGOGNA DI FARTI INVITARE A CASA DI QUALCUNO?

RISORSE UTILI PER VIAGGIARE!!

 

By | 2017-07-07T19:13:42+00:00 febbraio 6th, 2017|Viaggio|

4 Comments

  1. RC 7 febbraio 2017 at 12:01 - Reply

    Ti offro una prospettiva dall’altra parte della barricata.
    Sono un couchsurfer che ha ospitato alcune volte ma che, le poche volte che ha provato a chiedere ospitalità, non l’ha mai trovata, forse perché non sono né donna né giovane.
    Mi è passata la voglia di dare alloggio a gente che arriva la sera e se ne va la mattina dopo, che in fin dei conti cerca solo di risparmiare il costo di una notte in albergo, senza dare nulla in cambio, nemmeno la propria disponibilità a fare due chiacchiere.
    Ora sono diventato più selettivo e la mia ospitalità la riservo solo a chi penso che se la meriti (o se la meriterà), quindi se passi dalle mie parti, hai un posto a tua disposizione.

    • Claudio 7 febbraio 2017 at 20:42 - Reply

      ciao Roberto!!
      Sono d’accordo con te. Ci sono Couchsurfer che proibiscono di fermarsi solo una notte. Altri che usano casa propria come un bordello e se non sei gnocco e sola non t’accettano. Credo che si possa continuare con il touch stabilendo ben chiare le regole. Ma rispetto la tua scelta e sono onorato di potermi auto-invitare da te un giorno. Spero tanto di fare nella mia terra quello che sto facendo in quella altrui. Avere gente come te che si rende disponibile mi fa veramente felice.
      A presto!!

  2. Davide 8 febbraio 2017 at 10:03 - Reply

    Articolo molto interessante ed emozionante, ho vissuto anche io delle esperienze simili, ci sono giorni che alle 9 di sera non sai dove andare a dormire e sei in un posto sperduto nel niente e che non hai mai sentito nominare, in pochi minuti la situazione si trasforma e ti ritrovi in un soggiorno a mangiare con una famiglia sorridente, piena di bambini che ti circondano e osservano curiosi, o che si nascondono per timidezza. Tutto questo fa parte del nostro modo di viaggiare e mi fa piacere che tu Claudio riesci a scriverne così bene.

    Grazie

    • Claudio 8 febbraio 2017 at 13:54 - Reply

      Ciao Davide, finalmente abbiamo risolto i casini con i commenti. Anche io sono affascinato dai ribaltamenti tra solitudine e compagnia, freddo e caldo, che trovo grazie a chi incrocio nel cammino! Veramente bellissimo!

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