VIAGGIO – LE 7 COSE CHE AVREI VOLUTO SAPERE PRIMA DI FARLO

Sette cose che avrei voluto saper prima del viaggio

Dal 2008 ho imparato le mie belle lezioni… Ah! Se avessi saputo! (Per esempio in questa foto credevo di saper fare ancora capoeira… non vi dico come sono atterrato)

1. QUANDO CAMBI PAESE NON CAMBI LA TUA PERSONA

I primi mesi di strada ero convinto di aver trovato la fonte inesauribile della felicità, ero dopato su tutti i versanti della mia persona: più allegro, più all’erta, più in ascolto, più curioso, più intraprendente, più semplice, più socievole, più attivo, più dispobibile.

Una sorta di trasformazione da cozza chiusa nella sua routine a girasole splendente che guarda sempre il cielo. Ma la nostra personalità ha pilastri profondi e inamovibili che rimangono sempre lì, belli o brutti che siano, anche nelle tempeste prolungate di allegria e libertà. E all’inizio di un grande viaggio ce ne dimentichiamo perché viviamo una fase di liberazione prima ancora di libertà, ci scrolliamo di dosso un sacco di pesi e problemi e sperimentiamo noi stessi a un livello di funzionamento molto alto ma che non sarà costante per sempre.

Presto ho iniziato a sentire il “vecchio me” che tornava a bussare alla porta portando le sue lagne, la sua ira, il suo senso di giusto e sbagliato, la sua impazienza. Ha iniziato a seguirmi nel viaggio. Mi sono incazzato, ho sentito ancora di aver paura, non ho sopportato i gringos, i messicani, i guatemaltechi, i governi, gli editori, le piogge, i problemi della moto. Ho capito che anche con uno stile di vita così bello alla fine ero sempre io a viaggiare, con tutta la leggerezza e con tutto il fardello di me stesso. Ho imparato che un lungo viaggio rimette in gioco anche quello che pensavi fosse rimasto a casa, dopo un po’ di mesi di strada lo scopri infilato in fondo allo zaino e te lo devi portare appresso.
Sicuramente viaggiare lenisce molto le pene dell’anima, è una vita stupenda con molti meno fastidi che spesso si risolvono in semplici scomodità e qualche pericolo, tuttavia appena le cose iniziano ad andare storte certe reazioni profonde sgorgano da noi stessi ricordandoci molto bene chi eravamo quando siamo partiti e che cambiare non è una barzelletta.

2. UN PICCOLO PROBLEMA DI DISCIPLINA

sguardo di un pazzoI primi anni mi svegliavo sempre tardi, non per libertà ma forse per ribellione, come quando parti e metti il culo fuori dal finestrino per sfottere tutti, te ne freghi, sei libero, fai quello che vuoi. Eserciti il diritto al libero arbitrio nel modo peggiore: meno orari più feste, meno diete più abbuffate, meno agenda più casino.

Il tutto con la libidine e il privilegio di ripeterlo ogni giorno, prendendoti una rivincita esagerando su tutto quello che prima dovevi gestire con parsimonia e precisione.
Con gli anni di viaggio ho capito che la disciplina è una salvacondotto per la libertà
, se quando sei libero corri come un pazzo in tutte le direzione senza un piano non vai in realtà da nessuna parte, se non mantieni il tuo corpo la sua efficenza limiterà le tue possibilità e nemmeno potrai correre bene, se non avrai orari sarai libero soltanto di fare la metà delle cose meravigliose che potresti fare.

Pian piano ho provato, con poca convinzione all’inizio, a rimettere la sveglia, a ripensare a come mangio, come dormo e come alleno il mio corpo. Ho ripreso a studiare, anche all’alba o al tramonto, ho deciso di fissare obiettivi meno idioti, riprendere a scrivere e meditare, ho fatto un piano di recupero di me stesso per rimettermi in carreggiata.
Ho applicato la legge di Pareto facendo una analisi 80/20 per trovare quel venti percento che avrebbe garantito l’80% dei risultati che volevo ottenere. Ho iniziato a visualizzare costantemente dei desideri (guadagnare viaggiando senza compromessi assurdi, pubblicare un libro con una specifica casa editrice, avere un blog seguito…qui sto iniziando ora :-) ) e una strada per arrivarci che tenesse in conto anche soddisfazioni a breve termine. Ho cercato di scomporre il cambiamento in abitudini misurabili da introdurre con regolarità, a usare la tecnologia per tener traccia delle trasformazioni.

Ho fatto un esperimento misurando concretamente il mio cambiamento in varie aree in QUESTO ARTICOLO CONCRETO E UTILE

Ho scoperto che:
-posso allenare il mio corpo senza palestra e per un tempo minore avendo un efficacia superiore ai metodi di prima
-posso scegliere non solo cosa ma anche QUANDO MANGIARE PER SVILUPPARE PIÙ ORMONI ANABOLICI E CONSUMARE GRASSI,
-posso usare un braccialetto che mi sveglia in fasi non-Rem in tre possibili momenti durante la mattina presto e mi da feedback sulla qualità del sonno
-posso automatizzare alcune parti del mio lavoro con dei workflow più efficenti che mi fanno risparmiare un sacco di tempo visto che il mio lavoro ha una componente seriale che posso sveltire
-posso fare meditazioni guidate con lo smartphone o modificare il mio ritmo di respiro per svegliare il cervello
-posso fare stretching per dormire meglio
-posso vincere il blocco dello scrittore con uno stratagemma stupidissimo. Ho scritto l’articolo IL MIO PRIMO MESE DA SCRITTORE per condividere questa stupenda esperienza.
-posso entrare facilmente nel “flusso di coscienza” se la prima attività che faccio durante la mattina è piacevole, attiva e non reattiva.
-posso ascoltare podcast in tre lingue e imparare qualcosa di nuovo mentre processo foto/video o faccio attività al computer che non occupano le aree linguistiche del mio cervello.
-posso raggiungere uno stile di vita in cui faccio quello che desidero senza compromessi spiacevoli che consumino più del dieci o venti percento della mia serenità e del mio tempo. Ho scritto la mia equazione della felicità all’inizio del nuovo anno.

3. IL TUO GRANDE VIAGGIO NON È UN GRANDE EVENTO MEDIATICO

Articolo Giorno di Milano Claudio Giovenzana longwalkEh sì, un po’ lo sapevo ma un po’ ingenuamente mi piaceva credere che presentandomi come giramondo mi si sarebbero aperte delle porte, qualcuno avrebbe detto “Caspita che roba che sta facendo questo!”. Non ero così naive da pensare che dopo “un viaggio di attraversata di qualcosa guidando qualcosa” ci sarebbe stata la casa editrice pronta con il contratto per i diritti del libro e l’anticipo. Però in parte speravo in un piccolo squillo di trombe, di trombette almeno, anche solo una citofonata o un colpo di clacson… Me lo aspettavo forse un po’ inconsciamente quando mi presentavo come avventuriero che da solo (e questo “da solo” faceva anche molto fico nonostante ho viaggiato in un mondo pullulante di altri esseri umani) attraversava l’America ( “A” ben marcata che richiama la magia che sentivano i nostri nonni emigranti per quella terra promesssa e lontana) con la motocicletta (certo perché a piedi non é “cool” ma con la moto fa molto cavaliere) e per di più non ero mica un coglione ma un dottore in psicologia con due specializzazioni e tre supercazzole.

Tutto questo non fregava molto a nessuno e per certi versi è stata anche una cosa bella perché il disinteresse mediatico ha presto neutralizzato in me quell’eccesso di narcisismo che finisce per spostare il centro di gravità del viaggio “dall’essere” “all’apparire”.
Per alcuni non è stato così e hanno continuato negli anni a suonarsi il violino, gonfiare il fan club e credere che sarebbero stati famosi e pagati per viaggiare.
Alla fine ho imparato che siamo tanti a girare per il mondo e che non c’è nulla di speciale che possa interessare i media, a meno che non siano rotocalchi con pagine orfane da assegnare a qualcosa che fa rumore. C’è chi gira il mondo con il balletto, chi con monociclo, chi con l’asino… qualche sfumatura di strano attira ancora. Se “lo famo strano” qualcuno può anche puntarti un riflettore addosso e magari, si vede in USA, farti fare un effimero “boom”, questo può succedere. Ma tu cambieresti la natura del tuo viaggio solo per fare boom? Faresti una cosa assurda e scomoda, che attira l’attenzione anche di chi non vuoi e per decine di migliaia di chilometri solo per un comparsata mediatica? Se sì allora viaggi per altre ragioni rispetto alle mie. Se no, sei dalla mia parte e ti devi rimboccare le maniche per portare avanti il viaggio della tua vita senza credere alle barzellette che faccia notizia. Questo non vieta di divertirsi, trovare un proprio stile originale e “sostenibile” che possa anche attirare l’interesse del pubblico.

Anche senza cercare le luci della ribalta condividere la propria esperienza di viaggio rimane una prerogativa per molti,  il blog come spazio personale lo permette ma non per questo viene automaticamente letto. I social sono purtroppo invasi da porcherie e da un gran “rumore di fondo” ma consentono, attraverso i gruppi e le pagine, di collegarsi a viaggiatori e trovare lettori che possano sostenere e motivare la nostra comunicazione.

Questo è TUTTO QUELLO CHE HO PROVATO E CHE FUNZIONA PER GUADAGNARE VIAGGIANDO.

4. LEGGEREZZA = FELICITÀ

Tutto il nostro mondo materiale quando viaggiamoIl gesto di caricare e scaricare è il mantra quotidiano, l’azione che all’inizio mi rubava ore ogni giorno e che adesso riesco a gestire molto meglio. Il peso dello zaino sulla schiena, della macchina fotografica sul collo della motocicletta carica di bagagli incidono quasi in modo proporzionale al livello di felicità perché possono compromettere l’esperienza del viaggio e “appesantirlo” sia in un accezione letterale che sentimentale. Non hai un guardaroba dove ficcare gli esuberi, anche il guardaroba ti segue ovunque a meno che non abbia la fortuna di potertene sbarazzare regalando tutti gli oggetti inutili.
Purtroppo ho dovuto fare molti esperimenti prima di capire cosa era necessario e cosa no, cosa era insostituibile e cosa avrei potuto trovare ovunque. Ho provato tante di quegli obiettivi fotografici, insieme a treppiedi stedicam e luci che avrei allestito una bancarella.
Ho portato tanti di quei pezzi di ricambio che avrei allestito un’officina mobile.
Anche con i vestiti, nonostante me la cavassi bene per via di anni agli scout tendevo a portare sempre qualcosa di troppo, come se più fosse lungo il viaggio e più avessi bisogno di vestiti.
Ho avuto molte più situazioni compromesse dall’eccesso di “cose” quando non ne avevo bisogno che dalla loro mancanza quando ne avevo bisogno.
A parte certi oggetti tecnologici che, a un certo livello professionale, sono difficili da reperire in Latinoamerica (e se li trovi i prezzi sono un furto), molti altri oggetti sono acquistabili quasi ovunque.
Acluni oggetti sostituibili:
Una maglietta, una scarpa leggera anche tecnica, un bel golf di lana o una tuta antipioggia, una buona crema per il sole e delle medicine, un jeans e degli attrezzi generici, candele e viti, batterie e telefoni.
Come oggetti insostituibili:
Un sacco a pelo leggero che non abbia la circonferenza di una balla di fieno, un materassino tecnico piccolo, una tenda ultraleggera, alcuni pezzi di ricambio per la mia sconosciutissima moto, alcuni elementi per campeggiare come forchette posate piegabili o gavette collassabili.

Ho scritto un articolo che spiega come LA NOSTRA (mia e della mia compagna) VITA MATERIALE STA IN SOLTANTO 160 LITRI.

5. NON FIDARSI MA SORRIDERE SEMPRE

All’inizio ho fatto il tragico errore di credere che i simpatici fossero anche onesti e che alla gentilezza seguisse l’affidabilità. Una proprietà transitiva inventata nella mia testa forse dopo anni a guardare film o a vivere in una società dove tendenzialmente chi è stronzo ha anche una faccia un po’ da stronzo o come minimo si comporta da stronzo.
Neanche Cesare Lombroso era riuscito a dimostrare scientificamente i veri tratti somatici dello stronzo, figuriamoci io. L’unica cosa che so, adesso, è che lo stronzo è cangiante e mimetico. Si nasconde dietro le persone più dolci qualche volta.
I primi anni mi son fatto fregare alla grande, spesso solo il tempo, in altre occasioni anche i soldi e i miei oggetti più preziosi.
Il papà di Olga me lo ripetava tutti i giorni: “non fidarti di nessuno” ma io non potevo credere che gente così simpatica, dolce, aggraziata e ben educata potesse quasi sistematicamente non rispettare la parola data. Purtroppo anche se ho ricevuto tantissimo come amicizia e ospitalità quando ho iniziato a fare i conti con la sopravvivenza e con il lavoro sono stato abbindolato varie volte, con privati o governi, amici o conoscenti.
Ho dovuto imparare a sorridere sempre, essere sempre amabile e disponibile ma non fidarmi mai. Non è ipocrisia o falsità ma una sorta di scudo trasparente che fa passare sorrisi, buone intenzioni, serenità ma blocca la prematura fiducia.
Quindi tendenzialmente:

  • regalo volentieri il mio tempo per chiacchierare o per fare insieme qualcosa,
  • non mi prendo impegni precisi sugli orari/appuntamenti (onde evitare di stare come un imbecille ad aspettare ore),
  • non presto mai dei soldi ma eventualmente li regalo,
  • non credo che “faremo cose eccezionali” ma apprezzo l’entusiasmo di comunicarmelo
  • non credo alle promesse que “mañana” farai qualcosa ma mi piace che mi stai invitando e che lo faresti insieme a me o per me

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6.LE PIÙ GRANDI ESPERIENZE UMANE NON SONO SEMPRE TURISTICHE

Se ripenso agli otto anni di viaggio credo che gli eventi più belli o forti siano nati dalla casualità, o forse come diceva Jung dalla “sincronicità” in cui qualcosa ha fatto “click” tra la mia anima e il mondo circostante proiettandomi dentro esperienze o relazioni che sembra siano state modellate sulla mia persona. Quasi sempre queste esperienze sono accadute senza seguire la traccia suggerita, quasi imposta, dalle guide turistiche.
All’inizio non lo sapevo e formavo itinerari sopratutto sulla base dei classici input, poi con il passare del tempo ho deciso dove andare assegnando molta importanza alle persone, ai consigli ricevuti, alla gente che si offre di ospitarmi, alla presenza di festival, animali da vedere, climi o tipi di natura.
Nelle aree turistiche c’è meno spontaneità e più mercato per vendere l’attrazione di turno, quando sei lì sei un turista come tutti, importa più il servizio da piazzarti che la tua persona. Prova a incontrare un uomo, per caso, nel deserto e dimmi se la qualità di quel contatto umano e delle cose che può generare è lo stesso di un tipo (90% guida turistica, cicerone o venditore) che ti viene incontro davanti al tempio maya, nella spiaggia di cancun, nel merato di marrakesh.

Accampamento e bivacco con fuoco al secondo piano durante il viaggio in GuatemalaOk, adesso butto giù senza “editing” e di colpo le prime 10 esperienze che mi vengono in mente quando penso a esperienze che hanno segnato e arricchito il mio viaggio:
-Andare in cima a un vulcano e ascoltare le storie del guardiano del rifugio che ti racconta di quando aveva conosciuto Oriana Fallaci (!!) prima che la crivellassero nella mattanza del 68
-Fare 2000 km e poi tornare indietro per “amore”.
-Andare ad aiutare Greenpeace dopo aver letto la biografia di Sepùlveda.
-Finire bloccati in un bosco dopo una tempesta di neve e conoscere la squadra più comica e disperata della croce rossa con la quale sono poi finito a lavorare.
-Vedere 200.000 tartarughe uscire dal mare e deporre le uova in una spiaggia inaccessibile protetta dai marines.
-Parlare con uno e dopo due ore finire a vivere con la sua meravigliosa famiglia nel bosco per quasi due mesi.
-Parlare dei miei “grandi” problemi con un uomo e scoprire dopo il mio sfogo che ha il cancro.
– Diventare amico di uno scrittore, vivere nella casa di uno che era narcos, conoscere un vero poeta, parlare con un giornalista minacciato di morte ma senza scorta, conoscere una vecchia rivoluzionaria e la sua incredibile storia.
-Accamparmi in un cimitero di automezzi durante 16 ore di tempesta, dormire nel deserto e venir svegliato di soprassalto da due amici che mi fanno una sorpesa.
-Provare il peyote e scoprire che non mi fa niente ma è troppo tardi perché sono nella cerimonia e devo rimanere a pregare con i sundancer per 12 ore. Rifarlo anni dopo, per caso e nella totale diffidenza, vedere le stelle che si muovono nel cielo e sentire la tua compagna che piange perché finalmente reincontra suo padre guardandole.

Nessuna di queste esperienze è nata dai dettami di una guida turistica o dall’aver visitato le sue imperdibili mete. La guida è un canovaccio, una ipotesi, un pretesto per iniziare a camminare e mettere in funziona la sincronicità . Poi il destino, o il caso o chissà cosa, si mette al lavoro infilando nella trama del viaggio imprevisti, deviazioni, apparizioni, tentazioni. Se c’è un disegno in tutto questo non lo so, c’è chi non può fare a meno di questa idea e chi di un Dio che la sovrintende, personalmente vivo considerando questa possibilità ma preferisco tenermi il dubbio invece che fare un voto di fede. Mi piacciono le tendenze alla trascendenza, meno le certezze, le domande e meno le risposte.

7. VIAGGIARE NON È RACCONTARE

Scrivere e prendere appunti con una tazza di caffèC’è chi pensa che se viaggia sarà automaticamente scrittore, che dal gran viaggio verrà il gran libro perché il suo, appunto, é stato un gran viaggio.
Sicuramente viaggiare e raccontare sono ottimi compagni, grandi amiconi che assieme hanno fatto la letteratura di viaggio e per tante buone annate hanno prodotto testi che ancora oggi possono ispirare partenze, esplorazioni o emigrazioni. A parte questo i due amici non sono fratelli gemelli ma due persone diverse. Viaggiare non è raccontare.

Raccontare è una competenza fortemente stimolata dal viaggio, riempita spesso a piene mani da tutto quello che è stato raccolto facendolo, ma che non deriva da questo. Leggere un racconto non produce un viaggio ma può ispirarlo così come fare un viaggio non significa saper scrivere il libro che lo racconterà. Personalmente ne avevo sentore ma credevo che il semplice fatto di avere un sacco di cose stupende da dire provocasse anche la magia di esprimerle per iscritto con fluidità, stile e regolarità.
E poi ho scritto un sacco di porcherie.
Porcherie “fondamentali come le fondamenta” di tutto quello che ci ho costruito sopra con l’esercizio e il miglioramento.
C’era tutto in quelle prime parole: l’amore, l’avventura, l’angoscia, l’immenso Canada e l’immensa paura, la libertà di andare ovunque e la liberazione da ogni prigione.
I contenuti c’erano ma le parole ancora non riuscivano a stare bene insieme nel rispetto di quelle regole che avrei dovuto imparare a scuola. Ho le mie vergogne quindi, ma pazienza!
Con il senno di poi avrei aspettato a cercare un pubblico per quei lacunosi post del blog come anche per il libro alla sua prima strampalata versione. Avrei speso un tempo a rivedere quei testi, a smollare le frasi contorte, a depurarli da certe espressioni accademiche, a lubrificarli nei loro ragionamenti macchinosi, a ordinarli meglio sulla linea del tempo.
Se hai l’onestà di riconoscere le porcate che hai fatto significa che una evoluzione l’hai avuta, questo è un buon segno.

Ragazzi, se vi è piaciuto l’articolo e non mi lasciate un commento vi rintraccio con il numero IP della vostra macchina e vi vengo a cercare.
Sono capace di stare a dormire a casa vostra senza impegno (mio) per due mesi, occhio :-).

By | 2017-07-07T19:37:44+00:00 aprile 28th, 2016|Viaggio|

29 Comments

  1. mirco 29 aprile 2016 at 10:01 - Reply

    fantastico dottore

  2. Chiara Gentilini 29 aprile 2016 at 15:47 - Reply

    Eccezionale! E di immensa ispirazione!

  3. alessandra 29 aprile 2016 at 15:47 - Reply

    Bello,mi sono riconosciuta nelle tue parole….percorsi diversi…conclusioni simili!!!!continua a scrivere ….:)

  4. paolorinalducci 29 aprile 2016 at 15:54 - Reply

    Che dire?! Impressionante! Un bellissimo e suggestivo racconto di vita. Davvero!

  5. Lamberto 29 aprile 2016 at 16:29 - Reply

    Bello e interessante, pieno di spunti spesso un po’ amari ma presi bene (come direi di qualcosa tipo il peyote). La disillusione di chi pensa di viaggiare per gli altri e scopre che lo fa solo per se stesso, l’abbiamo provata tutti, quando stai un mese lì a sistemare le foto o le vecchie diapositive ed emozionato trovi il modo di farle vedere agli amici o semplicemente ai suoceri e ti innervosisci quando loro girano lo sguardo per parlare di altro e si perdono quello che tu magari reputi il momento migliore del viaggio. Oppure quando metti una foto sul tuo diario che reputi importantissima e hai 5 “mi piace” ma se scrivi che è il cumple di tua nonna ne hai più di 200…….tu hai pensato di vivere facendo quello che ami, io ho capito che devo fare quello che non amo per poter poi fare quello che amo, e sempre più viaggio per me stesso e per chi viene con me (non ho mai porvato a viaggiare da solo), senza aspettarmi niente da nessuno e ogni volta la cosa che mi colpisce di + in qualsiasi posto è la voglia di aiutare che gli altri hanno senza che la chiedi. ps ho commentato solo perchè mia moglie è vegana, non sò se apprezzeresti la cucina se ti stabilisci nella mia taverna :)

    • Claudio 29 aprile 2016 at 16:40 - Reply

      Ciao Lamberto ! Bellissimo pensiero. Sul discorso che il viaggio non sia “un evento mediatico” credo di dover aggiongere e avvalorare l’importanza di condividerlo e comunicarlo. Non per narcisismo ma per la voglia di connettesti agli altri scambiando spesso le esperienze più belle della nostra vita (il viaggio ne fornisce) … e capisco benissimo la delusione dei 5 like… purtroppo solo ora sto uscendo pian piano dalla mia reputazione di “tipo che viaggia con la moto” e sto tornando viaggiatore con testa e cuore. Ho tanta voglia di connettermi a chi non viaggia con la moto ma con l’anima… e spesso mi arrivano i 5 like quando condivido foto da mostre o pensieri da libro. Se siamo su questi social è anche per cercarci e dare un senso ai like. Volessi mettere questo commento anche in calce al post ne sarei felice, è bellissimo.

  6. fulvio setti 3 maggio 2016 at 09:51 - Reply

    Ciao ! Bravo e …. continua così !.
    Finite le frasi fatte (:-) sono CONTENTO di averti scoperto trovando il tuo libro sul tuo viaggio in Canada su Amazon … visto che NON sono molto user-friendly con ‘la rete’, spero di essere informato di tue prossime pubblicazioni, per questo mi sono iscritto alla tua proposta di ‘salire a bordo’ … SE l’ho fatto bene !!! (:-)
    p.s. SE vorrai e SE produrrai altri libri, per me andrà benissimo SE vorrai venderceli direttamente SENZA lasciare il ‘pizzo’ ad Amazon …. (:-)

    Pura Vida !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Claudio 4 maggio 2016 at 01:19 - Reply

      Ciao Fulvio!
      Adesso le mie pubblicazioni seguiranno un po’ sul blog, poi faccio girare bene il primo libro visto che si prende il vero pizzo, l’editore che non sta facendo un cazzo a parte prendere il 75% per i prossimi 20 anni e decidere tutto su tutto. Pura vida. Un abbraccio e benvenuto a bordo! Grazie

      • fulvio setti 4 maggio 2016 at 15:47 - Reply

        Benissimo !!! p.s. non avevo tenuto conto dell’editore !!! (:-( .. a questo proposito (ndr. ‘L’editore’) ricordo che ne parlai tempo fa con Giorgio Càeran e anche lui voleva scrivere/pubblicare il suo ultimo libro (ndr. ‘Papà andiamo a Santiago ?) e mi pare decise di ‘bypassare’ l’editore componendo direttamente lui l’ebook e avvalendosi di Youcanprint,… però, visto che non ne so molto dell’argomento, altro dirti non so … anzi, magari con Giorgio interagisci anche tu e sai già tutto !!!!
        Pura Vida !!!!

  7. Luigi Bellu 10 maggio 2016 at 12:55 - Reply

    Ciao Claudio, leggo sempre con molto piacere i tuoi scritti.
    Ho un “ferro” identico al tuo con soli 83k di Km e quindi leggo con moltissimo interesse le Avventure e le disavventure e di come sei sempre riuscito a farla macinare altri Km.
    La mia l’ho battezzata “ciuchino” mi porta a spasso a ritmo lento e so che ha un’anima e so anche che appena avrò lo sporco denaro per farle fare la traversata ti verrò a cercare per berci una birra insieme.
    Conosco bene cosa significhi viaggiare non tanto per andare da un punto all’altro, ma per il piacere anche nelle disvventure di vivere le esperienze, soprattutto nel contatto con le persone, nel provare piacere nella scoperta e nelle sorprese che sono il sale del viaggiare. Buona strada.

  8. fulvio 16 maggio 2016 at 03:24 - Reply

    Bello, fluido e capace di parlare direttamente al lettore con i fatti che ti hanno toccato ed i tuoi pensieri e conclusioni organiche derivanti.
    Continua cosi’.

    • Claudio 17 maggio 2016 at 04:17 - Reply

      Caro Fulvio!! Quanto sono felice che dopo tanti anni ancora mi segui… nonostante abbia aggiornato così poco il blog.
      Grazie! Sei parte integrante del viaggio insieme a tutta la tua famiglia. Siete stati i primi ad ospitarmi nel viaggio che ha cambiato per sempre la mia vita. Un abbraccio!

  9. Sandro Bognolo 16 maggio 2016 at 21:27 - Reply

    Concordo con la tua visione, anche se faccio viaggi più brevi, al max 2 mesi, l’impostazione è la stessa anche se non racconto con la parola (anche se potrei provarci, in caso seguirei i tuoi consigli :) ) ma la macchina fotografica, ove peraltro anch’io ho seguito lo stesso tuo percorso del racconto scritto.

    • Claudio 17 maggio 2016 at 04:20 - Reply

      Ciao Sandro!! Grazie del feedback! Anche io mi sono diretta dopo i primi mesi sulla fotografia e sul video per trovarci una maniera di divertirmi e sopravvivere. Non ho abbandonato la scrittura … la sento forse come una testimonianza più unica e profonda di me stesso. Ho appena scritto un post sul primo mese da scrittore. Se ti interessa lo trovi in homepage alla sezione risorse. A presto! Ciao

  10. Roberto Miggiano 17 maggio 2016 at 19:13 - Reply

    fortissimo…mi è piaciuto proprio tanto leggere questo articolo.mi hai fatto ridere un sacco ad immaginarti con la “banda della croce rossa” e con le esperienze da “sballo” xD…sono venuto a cercarti(online ovviamente) dopo aver letto l’articolo su Motociclismo di Marzo o Aprile ,non ricordo,e devo dire che mi piace molto come scrivi.Un abbraccio e buona strada.
    P.s.:tratta bene la Guzzona eh ;D

    • Claudio 20 maggio 2016 at 01:22 - Reply

      Ciao Roberto! Grande! Sono contento che sei capitato sul Blog… molto più personale e profondo di ciò che scrivo per le riviste.
      La Guzzona la tratto bene anche se ultimamente ci ha fatto dannare parecchio. Grazie ancora. Ciao!

  11. chiara 16 giugno 2016 at 09:13 - Reply

    Infatti gli incontri più belli o le agiornate che ricordo di più nella mia breve vita da non viaggiatrice furono scaturite dalla leggerezza di andare in posti non particolarmente conosciuti e di non andarci con qualche scopo…
    e a proposito, la guida che ti suggerisce le” chicche” di un posto fa automaticamente perdere magia ai suoi tesori, perché è decisamente una cosa meravigliosa quando le scoprì da solo kie ti sembrano subito più inedite e personali perché tu ne sei stato lo scopritore..

    • Claudio 24 giugno 2016 at 18:57 - Reply

      Ciao Chiara! Scusa il ritardo. È vero il caso, o un destino felice, che ti fa incontrare e scoprire in funzione dei tuoi movimenti e della tua curiosità è molto meglio di tutto quello che la guida anticipa e svela…

  12. martino 19 dicembre 2016 at 14:09 - Reply

    Ciao Claudio, siete fantastici. Invidio la capacità di sintesi (nei bagagli e anche nella vita), ma naturalmente bisogna essere in due per condividere la cosa. E questo e’ senz’altro un fattore determinante, la spartanita’ magari anche un po tecnologica, quasi come un amuleto contro il rumore di fondo e le tentazioni del mondo.. Mi raccomando non sgonfiare troppo la gomma che con il doppio disco ti gira la camera d aria in frenata.. Ti leggo. Buon vento

  13. Stefan 30 dicembre 2016 at 20:05 - Reply

    Ciao, bel articolo. Potresti dirmi che braccialetto usi per tracciare il sono in modo da non svegliarti durante il REM? Grazie

    • Claudio 31 dicembre 2016 at 04:46 - Reply

      jawbone up24 prima ..adesso jawbone up2. Ciao!

  14. Carolina 5 gennaio 2017 at 18:07 - Reply

    Quasi quasi non lascio un commento così mi rintracci con il numero IP e le sento tutte dal vivo ste cose! Ma poi ho pensato che, se la tecnologia non ci assiste, non avrei avuto la possibilità di dirti che il tuo articolo non l’ho letto: l’ho maniato! Alla faccia di chi dice che oggi l’utente non fa più di due scroll senza annoiarsi!:)

    • Claudio 6 gennaio 2017 at 20:35 - Reply

      Ciao Carolina!! Bellissimo!! Sei il motivo per cui mi sbatto a scrivere e svuotare anni su anni di esperienza. Grazie!

  15. 144 31 gennaio 2017 at 02:28 - Reply

    Ho scoeprto il tuo blog anni fa, poi ho lasciato perdere ma continuavano ad arrivarmi le notifiche dei tuoi articoli sulla mail ebbene, ci sono ritornato come vedi XD Da una parte mi piace un casino leggere articoli e articoli su internet (che siano blog di viaggi o altro) ma poi mi rendo conto che ricordo ben poco di quello che ho letto e purtroppo leggere mi porta via un bel po’ di tempo, anche ore, soprattutto quando passo da un articolo a un altro grazie alla tecnica del mettere link ad altri articoli nel mezzo dell’articolo che sto leggendo purtroppo quella tecnica funziona bene con me e ahimè dal dover leggere un solo articolo finisco per leggerne vari…. Devo ammettere però che invio il modo in cui scrivi poichè sai farlo, sai usare i gusti termini tipo quando dicevi che viaggiare non ti cambia come persone e dopo un po’ che viaggi ti rendi conto che in fondo allo zaino hai portato il vecchio te con tutti i pregi ma soprattutto i difetti.

    Bene, ci sarebbero un paio di domande che volevo farti ma alcune le ho scordate via via che leggevo quindi ne farò solo una… Il fatto di fidarsi della gente è un errore che farei anch’io ma ahimè vorrei imparare qualcosa in un modo diverso dall’esperienza e quindi ti chiedo in base a cosa hai scelto di andare a a stare per 2 mesi con la persona con la quale hai parlato solo 2 ore?

    • Claudio 31 gennaio 2017 at 03:28 - Reply

      Ciao! In quell’episodio ero a panama, stavo soggiornando con Olga in un ostello dove pagavamo abbastanza rispetto alla media più bassa con la quale abbiamo viaggiato per mesi. Ho conosciuto il giardiniere che mi ha raccontato delle sue battaglie ecologiche contro compagnie straniere che stavano ( e stanno) disboscando per costruire centrali idroelettriche (quella zona è una delle più dense al mondo di centrali). Abbiamo parlato e quando gli ho detto che portavo un drone mi ha chiesto se potevamo aiutarlo a fare foto aeree dei disastri che stavano combinando. Gli ho detto “volentieri!” se in cambio di avesse ospitato a casa sua e fatto conoscere il suo paese. Quindi come vedi tutto è iniziato come uno scambio ed è finito con una delle più belle esperienze umane degli ultimi anni di strada. La diffidenza c’è stata (senza alcuna maleducazione naturalmente) e Olga era pure contraria quando ci è stato offerto di dormire nell’unico spazio disponibile: la tenda. Abbiamo iniziato con prudenza ma poi c’è stato un escalation di amicizia, vicinanza e affiatamento irresistibile. Grazie del commento! Spero di averti tra i miei lettori. Ciao

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