A Zunil in Guatemala, sgorgano dalla terra le acque scaldate dai vulcani, il clima freddo condensa i vapori che diventano nebbia e si spargono accarezzando le pendici delle montagne.
Sagome diafane di contadini appaiono e scompaiono nei fumi della condensa, si muovono come fantasmi fatti di foschia.
Scivolo in folle a motore spento, nel silenzio.
Copio le dolci curve che s’inerpicano tra boschi e campi coltivati sui dorsi ripidissimi che bordano la strada. Compaiono furgoncini carichi di verdure e fascine di legna da ardere.
Arriviamo nell’hotel di lusso che ha accettato di ospitarci in cambio delle nostre fotografie. Per la prima volta in vita mia dormirò in una stanza con caminetto, yacuzzi in pietra, e letto king size con una dozzina di cuscini. Ci faranno dormire nella suite solo un paio di notti, alla fine passeremo la maggior parte del tempo a fare foto e dopo quelle due notti di lusso, seguite da altre due in un stanzina abbellita da qualche serramento in abete ma sempre scomoda e stretta, verremo invitati cortesemente a smammare.
Questo scambio sarà l’ultimo per molto tempo, le foto sono strapiaciute, la manager si scusa e ci regala un paio di massaggi ma il risultato finale non cambia, dobbiamo andarcene.
Facciamo i bagagli con l’amaro in bocca, abbindolati, senza aver nemmeno goduto del posto per stare dietro alle innumerevoli richieste della direzione. Venderemo online i video fatti cercando di bilanciare meglio questo scambio.
Conosciamo Rudy, il maestro di Yoga, anche a lui penso di offrire foto in cambio di ospitalità, ma mi anticipa invitandoci nella sua dimora di Quetzaltenango. Mi sembra un persona bellissima dalla nostra prima conversazione, oltre ad essere un eccellente maestro di Yoga, è uno psicologo totalmente dedicato alla causa. Mi ricorda una enorme fetta della mia persona, mi ricorda dieci anni di vita senza quasi week end rimasti liberi, ne soldi risparmiati di fronte alla passione per quel lavoro mal remunerato ma così nobile e importante.
Intanto dopo 20 anni di due ruote motorizzate buco finalmente la prima gomma! Non ci posso credere ma nonostante vulcani, deserti, boschi, sterrati coperti da ogni tipo di pietre acuminate e spigolose e sempre immancabilmente dotato di pneumatici da strada non mi è mai toccato di forare. Mi sono sempre chiesto che si fa … e sono passato dalla teoria alla pratica solo con la bicicletta, un paio di volte.
Buco e la ruota tubless mantiene la forma e mi permette di raggiungere un “Pinchazo“, una delle botteghe interamente dedicate a questo genere di sfighe. Con un nastrino di gomma vulcanizzante e una pompata risolviamo il problema ma inauguriamo una stagione di nuove forature senza ancora saperlo.

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