Ok, dovete leggere questo articolo d’un fiato! È come una sequenza di belle e intense diapositive, una dopo l’altra, senza introduzione e conclusione. Provate e sentite i sobbalzi della Strada!

 con Sander al seguito perchè il suo faro non illuminava abbastanzaSei ore di Ferry con il Ferro perso tra Hangar di camion infilati al centimentro l’uno con l’altro.
Tre ore di guida di notte, con Sander al seguito perchè il suo faro non illuminava abbastanza.

L’arrivo alle 2 di notte a El Fuerte, la ricerca di un ostello, svegliare il guardiano scuotendo il cancello, mettersi a letto e dormire ancora prima di chiudere le palpebre.

Un giorno per passeggiare nel centro, una giorno per scoprire un bullone mancante della sua moto, un attimo di paura e poi ringraziare la fortuna per aver tenuto insieme la ruota per tutta la strada.

Una mezza giornata per trovare il giusto bullone e mezzo paese girato bussando le porte di ferramenta, meccanici e negozi.

Un sonno “blitz” di alcune ore e una nuova avventura alla ricerca della Barranca del Cobre con i suoi innumerevoli canyon, le sue mine arroccate e un solo treno che vi passa attraverso.

230 km di sterrati, sgonfiando le gomme del ferro per tenerlo in traiettoria. Schizzi di adrenalina e lo sguardo perplesso di lui, al manubrio di una moto da cross di 150 kg, verso di me, preso a tenere in equilibrio la mia vacca motorizzata da 270 kg, nata per la strada ma all’occorrenza trasformata in un maldestro saltafosso.

Una mucca ci corre contro lui si spaventa, frena io freno, la strada è troppo pendente, scivolo indietro mordendo il freno anteriore, la moto va per terra.

230 km di sterratoCarico a mia volta la mucca con la rabbia tra i denti, la mucca scappa. Rialziamo la moto e passiamo guadi fangosi, sterrati e pietre. Il battesimo del fuori strada su strade veramente “fuori”, fuori dalle mappe locali, fuori dalle mappe di Google, fuori dalle mappe del suo Gps. Ci fermiamo a riparare la gomma di una jeep bloccata da ore sotto il sole, non sono un asso della manica, la ruota perde ancora ma loro riprovano a partire e ci regalano ospitalità se volessimo andare a trovarli.

Carico un minatore ubriaco che vuole tornare al suo sperduto villaggio, è buio, la moto slitta ma arraca con due persone a bordo. Sander mi guarda in tralice con tutta la sua disapprovazione. Dopo un po’ lo lascio continuare a piedi, mi ringrazia e continua traballando a mescolare canzoni e sentenze, strofe e opinioni, note musicali e parole morsicate. Tenda e picchetti, luce di stelle e luce di fornello, pentola e spaghettini leofilizzati, sigaretta e cartone animato sul computer, stretta di mano per essere arrivati sino a lì e ultimo sguardo al bosco in mezzo alle rocce dei canyon.

Si accende la luce aprendo la tenda, spazzolino e risciacquo, biscotto e sorso d’acqua, guanti casco e via. Paesini e ancora paesini, piccole scuole con cortili terrosi e qualche decina di bambini, rifornimenti per l’arsura in discesa giù per la gola.

scivolate con la moto sbagliata nel posto giustoArriviamo a Cherocaui, enchilladas di fagioli e riso, foto alla chiesa del 1600, saltiamo in sella, acceleriamo e andiamo verso Creel.

Arriviamo a Creel con il buio e la sciarpa tirata su fino alle sopracciglia, 2400 metri di altitudine, l’ingresso nel paese e la ricerca dell’ostello più economico. Amicizie, e conversazioni bilingue con altri “mochilleros” zaino in spalla: gli auto-reietti che abbandonano il lavoro e fanno i giramondo e i vacanzieri esploratori che vanno in cerca di pillole di messico da portare a casa e in ufficio.

I viaggiatori senza limite di tempo ma con il limite del denaro e i viaggiatori con il limite del tempo ma senza quello del denaro. Chi menomato di qui e chi mancante di là. Tutti riuniti in una sola tavola a incrociare idiomi diversi tra i ticchettii delle forchette e gli struscii dei cucchiai che grattano le ultime gocce di zuppa. Una ragazza canadese bella e sola che lascia il lavoro in cerca della felicità, noi due europei di razze diverse, erezioni nascoste sotto i tavoli.

Inpilati in un letto a castello formato cuccetta Io, lui e il Toporso, ognuno a schivare le scorregge dell’altro, l’armadio è una generosa porzione di pavimento e le docce sono finalmente con acqua calda. La mattina la bella se ne va, ci aveva fatto credere che sarebbe venuta con noi in moto ma poi un messicano se l’è portata via verso i canyon dove siamo già stati. Sarebbe stato un match all’ultimo sangue tra l’olandese volante contro il terrone dell’europa, lui un inglese migliore e un fare da gentiluomo io il calore della mia terra, la vocale “magnetica” e il pizzico di pepe. Fanculo. Vado a Viaggiatori senza soldi con Sander al seguito perchè il suo faro non illuminava abbastanzabermi una birra e guardo la rotaia della ferrovia “più utopica del mondo”, costruita da un tal Owen, ingegnere, esploratore, filosofo e sognatore, facendola passare sulla Barranca del Cobre e riuscendo a dimostrare che non era un’impresa impossibile come gli veniva rinfacciato.  Impresa lunga e laboriosa, vide la posa della prima rotaia nel 1898 e l’inaugurazione dell’ultimo tratto di ferrovia nel 1961, quando purtroppo pochi ricordavano il nome di colui che l’aveva progettata. Colui che prima di dedicarsi al treno aveva tentato di fondare una una colonia di uomini e donne libera e fondata sul principio della cooperazione integrale. La “Ciudad Pacifico”.

Questo progetto è poi fallito, la comunità non è riuscita a vivere seguendo queste regole ed è tornata ad uniformarsi al vivere comune. (preso da libro di Pino Cacucci)

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