MOTIVAZIONE – Perché è inutile Aspettarla

Aspettare la motivazione

Foto di Jacob Ufkes via Uplash

1. MOTIVAZIONE E FORZA DI VOLONTÀ

La motivazione non è qualcosa di cattivo, ci piace sentirci motivati, è uno stato che ci hanno fatto credere indispensabile per cambiare qualsiasi cosa o per fare qualsiasi azione importante. Dopo tanti anni di psicologia sto riscoprendo il tema con nuove letture come “the Power of Habits e MiniHabits” che ci illustrano come la motivazione è una pessima strategia per produrre cambiamenti duraturi.

Partiamo da qui: sappiamo che più siamo motivati e meno ci costa fare qualcosa.

motivazione e forza di volontà

Più la motivazione è alta e meno forza di volontà dobbiamo usare per fare qualcosa. Ma se la motivazione cade a 0 siamo fregati: ci serve una quantità enorme di forza di volontà.

Ma allora come facciamo a essere sempre motivati??

La motivazione è spesso composta da sentimenti che il nostro cervello produce rispetto al PRESENTE, rispetto a situazioni psico-fisiche che avvengono in questo preciso momento.

Due esempi:

  • Hai presente quando, dopo un bel film o bel libro di vien voglia di alzarti e cambiare il mondo? Poi la mattina dopo ti svegli ed è già finita…
  • Hai presente quando ti dici che devi andare in palestra e mangiare bene ma la tua motivazione sembra starsene molto meglio sul divano a guardare la tele e mangiare gelato?

Ogni tanto qualcosa ti si muove dentro e ti senti ispirato e propenso all’azione, ma non sai come evocarlo di nuovo e quel bel fuoco di paglia che senti, questione di poco, si spegne. A quel punto sai solo che devi fare qualcosa ma NON TI SENTI di farlo.

Quindi “essere motivato” non è una strategia solida per il cambiamento.

La motivazione è un sentimento importante con molti benefici ma va considerato come un bonus, qualcosa di importante che avviene dentro di noi durante il cammino. Non accade “prima” ma molto più spesso “dopo” o durante.

Altri 4 esempi in cui la motivazione non arriva prima

  • Ti è mai capitato di sentirti fisicamente bene prima di andare in palestra
  • Di sentirti all’altezza prima di accettare una nuova sfida
  • Di sentirti perfettamente sicuro di te prima di sapere il risultato di un esame o di un colloquio.
  • Di sentirti totalmente in armonia con qualcuno prima di aver parlato con lui e avergli chiesto scusa o confidato qualcosa?

Probabilmente ti sarà successo molto raramente, più facilmente dopo aver agito, non prima. Quelle sensazioni che volevi per iniziare si sono generate dopo o durante l’azione per la quale stavi aspettando la motivazione.

2. LA MOTIVAZIONE NON È UNA BASE SOLIDA PERCHÉ SI BASA SUI SENTIMENTI

La motivazione come strategia del cambiamento è inaffidabile perché è basata su quello che senti e da secoli sappiamo che come esseri umani le nostre sensazioni sono cangianti, fluide e imprevedibili. Non sono fondamenta per costruire cambiamenti. Le nostre sensazioni possono cambiare con il tempo che vediamo fuori dalla finestra, con la temperatura, con fluttuazioni chimiche dentro il nostro corpo, con il livello di zuccheri nel sangue, con le ultime secche parole che qualcuno ha inciso dentro di noi, con condizioni cliniche come depressione o ansia, con scadenze al lavoro.

Se stai passando un giorno, una settimana o un mese di m…. allora la motivazione di fare qualcosa andrà a farsi benedire.

3. STRESS = VECCHIE ABITUDINI E ZERO MOTIVAZIONE

Quando il nostro sistema è sottoposto a stress il nostro cervello si rifugia in abitudini consolidate, vengono prediletti percorsi neurologici costruiti nel passato. In questi non ci sono ancora le abitudini che stiamo cercando d’introdurre nel nostro progetto di cambiamento. Quindi una situazione di stress di qualunque tipo ci proietta dentro una routine precedente, dove certe sicurezze o certi piaceri ricompensano il nostro cervello e gli danno tranquillità.

Sebbene la meditazione, lo yoga, l’esercizio fisico, la lettura e la scrittura, il dialogo, la visualizzazione (“Mental imagery changes multisensory perception”) possano modificare il nostro stato PRESENTE e provocare quello che noi sentiamo come motivazione è anche vero che la motivazione non cresce sugli alberi da sola e non è un pulsante nascosto che possiamo premere per averne quando e come vogliamo. Tra l’altro le pratiche che ho descritto (meditazione, esercizio etc) sono a loro volta azioni da compiere e per molti di noi non sono nemmeno abitudini consolidate. Anzi sono proprio quelle che facciamo molto fatica a introdurre nel nostro stile di vita. Quante volte sei riuscito a intraprendere queste pratiche quando sei stanco, demotivato, afflitto, depresso. Cerchi di “motivarti a cercare la motivazione” con qualche buon esercizio ma non ci riesci, non ti viene voglia. Sei punto e a capo.

Due esempi

  • Ti è più facile iniziare ad allenarti quando sei in sovrappeso e ti senti male con te stesso o quando sei già in forma, fuori c’è una bella giornata di sole con il clima perfetto per andare a correre?
  • Ti è più facile iniziare a leggere un libro di crescita personale, o magari questo blog, quando sei sereno e rilassato oppure quando sei stanco morto e triste?

Se non sei un mediatore, un altleta una persona con abitudini sane consolidate che gli danno una ottima capacità di controllare e influenzare i propri sentimenti ti sarà molto difficile, se non impossibile evocare il demone della motivazione con la semplice forza del pensiero.

4. IL CERVELLO E LA MOTIVAZIONE

Il cervello cerca di essere stabile (“omeostasi”), ha routine che cercano di mantenere consistenti e prevedibili le reazioni agli stimoli del mondo.

Cambia lentamente e questo è uno svantaggio quando vogliamo cambiare abitudini ma un vantaggio quando vogliamo portare avanti quelle già consolidate. Il vantaggio è automatizzare quello che abbiamo appreso senza dover spendere troppa attenzione o forza di volontà.

Immaginati se dopo anni di salute ed esercizio fisico tre volte alla settimana dovessi ancora concentrarti, importi quasi con la forza e dedicare tutta la tua attenzione a preparare la borsa della palestra e uscire di casa…

Sarebbe anti-evolutivo, poco ergonomico e intelligente. Quindi una parte del cervello riconosce l’abitudine “andare ad allenarsi” e la esegue pedissequamente, senza troppe menate o sforzi. Ci sembra quasi normale e invece ci appare assurdo la fatica che abbiamo fatto a “prendere il ritmo” anni prima.

La maggior parte del nostro comportamento è abbastanza automatico, gestito maggiormente dai nuclei basali del cervello che ripetono “pattern” o abitudini. La corteccia prefrontale, presente solo negli esseri umani, ha invece la facoltà di intervenire in questi percorsi automatici e modificarli al costo dell’impiego di attenzione e forza di volontà.

Quindi da un parte abbiamo un sistema altamente efficiente ma stabile e automatico dall’altra un centro decisionale che può modificarlo consapevolmente spendendo molta energia.

(Se sei interessato puoi approfondire leggendo questo studio oppure questo.)

L’ottimizzazione del cervello

Come detto buona parte delle nostre abitudini (anche quelle nocive purtroppo) viene “ottimizzata” attraverso un’automatizzazione ad opera di centri nervosi alla base del cervello. La nostra materia grigia sa cosa fare in quel momento e non disturba troppo la nostra coscienza, ha imparato che può rispondere in un certo modo a certi stimoli aspettandosi determinati risultati o ricompense.

Sa che può fumare una sigaretta se sente stress oppure sa che può aumentare la respirazione o stirare i muscoli.

Fargli imparare qualcosa di nuovo non è facile all’inizio ma quando viene assimilato (Quanto tempo ci vuole? Bella domanda che affronteremo..) lui pensa a rendere tutto più facile.

Attivando la corteccia prefrontale esercitiamo un’influenza su questa parte “basale” del cervello che tende a “non cambiare” e mantenere abitudini. Ancora una volta lo strumento principale di questa centrale di controllo, oltre alla riflessione, è l’attenzione e la volontà (chiamiamolo anche Self Control).

5. MOLTI PENSANDO CHE ESSERE MOTIVATI È L’UNICA BASE PER AGIRE

Anche questo ci è stato trasmesso da molti motivatori, da molti guru, da molti che vendono corti di formazione dove attraverso tante tecniche (alcune bellissime che conosco e ho praticato) ci “convincono” a cambiare. I nostri sentimenti proliferano, ci sentiamo bene, ci sentiamo motivati.

Poi il giorno dopo torniamo in azienda, piove, qualcuno ci risponde male, c’è crisi, etc… ecco che che la motivazione diventa il ricordo di come ci eravamo sentiti ma adesso tutto è diverso.

Quell’impegno che eravamo convinti di portare avanti diventa una forzatura, persino ci sembra un poco ridicolo o troppo “fuori mano”. Il motivatore ha fallito e noi con lui. Tra forza di volontà e strategia da una parte e motivazione dall’altra abbiamo puntato tutto sulla seconda e questa è svanita. Spazzata via da nuovi eventi e nuove emozioni.

6. IL CIRCOLO VIZIOSO CON LA PIGRIZIA

Se non possiamo fare nulla a meno di essere motivati siamo fregati. Non fare nulla porta a pigrizia, dalla pigrizia (che spesso psicologicamente porta a noia e poi a depressione e autostima ai minimi) non nascerà di certo motivazione. Se quindi continuiamo a sentirci pigri e non fare nulla questo atteggiamento ripetuto diventerà un’abitudine. L’abitudine dove il nostro sistema mente-corpo correrà al riparo ogni volta che sentiamo stress. Quindi: sensazione di pigrizia -> formazione di un’abitudine a non fare -> automatismo del “non fare”.

Conosco persone che chiamano questo stato “Qualità di Vita”, un modo di riverniciare con colori sgargianti qualcosa di sporco e arrugginito, che non gira come si vorrebbe ma è socialmente accettato. Spesso lo chiamiamo anche Comfort anche se dentro di questo, nella nostra intimità, non ci sentiamo felici.

Aver aspettato la motivazione a cambiare le cose ha lasciato silenziosamente spazio al consolidarsi di meccanismi diversi.

7.  LA TRAPPOLA DELL’ENTUSIASMO

Il termine “abitudinario” riconduce infatti all’idea di una certa piattezza e questo è sicuramente vero, non abbiamo le stesse emozioni quando siamo all’inizio di qualcosa di eccitante rispetto a quando lo abbiamo già ripetuto un milione di volte.

Quando la ripetizione di qualcosa sta consolidando un’abitudine se facciamo affidamento alla sola motivazione questa, carente dell’eccitazione che avevamo quando abbiamo iniziato, potrà venir meno lasciandoci con il sedere per terra.

Qualcuno potrà dire: “E che cavolo lo faccio a fare se dentro di me non sento sensazioni positive?” Nuove condizioni interiori si generano quando ripetiamo azioni anche se perdiamo l’eccitazione iniziale: la fiducia in sé, il benessere psicofisico, il senso di “auto-efficacia”, il senso di arricchimento, la serenità, la pace con se stessi, la soddisfazione.
A tutto questo segue la “vittoria” di raggiungere gli obiettivi per i quali abbiamo iniziato a ripetere azioni, trasformarle in abitudini e cambiare la nostra vita per il meglio.

Azioni ed Entusiasmo

Se fondiamo la nostra azione su qualcosa solo perché ne siamo “entusiasti” quando l’entusiasmo per qualche ragione viene meno cadrà tutto quello che stiamo costruendo. Allora direte: “Non mi sento più motivato” e abbandonerete azioni come:

  • andare in palestra o fare esercizi
  • scrivere
  • meditare
  • fare volontariato
  • tentare nuove strade al lavoro
  • etc..

Siamo sempre umani e sempre apprezzeremo le emozioni, è giusto che queste ci accompagnino ma non che decidano sempre quanto e per quanto dobbiamo impegnarci.

Per concludere invece che aspettare la motivazione per intraprendere un cambiamento il consiglio è di impiegare la forza di volontà e la strategia (MOLTO IMPORTANTE!! – vedi sotto) per introdurre ogni giorno azioni che si ripetono producendo un cambiamento a lungo termine.

Le emozioni sono meravigliose e la motivazione un grandissimo supporto, vanno sperimentate evocate e condivise. Semplicemente non lasciate che siano soltanto loro a sostenere oppure uccidere il vostro processo di cambiamento.

8. LA FORZA DI VOLONTÀ E LA MOTIVAZIONE

Se vogliamo cambiare dobbiamo ripetere azioni per consolidare abitudini (che sono le cornici dentro il quale prende forma la nostra vita e la nostra salute), per agire sappiamo che la motivazione è benvenuta ma non deve essere la base del nostro agire. La Forza di Volontà lo è ma se non la esauriamo.

In questo studio viene paragonata a un muscolo.

Tuttavia la forza di volontà che tratterò nei prossimi articoli non è infinita, da alcuni studi (“Decision Fatigue Exhausts Self-Regulatory Resources., “Ego depletion and the strength model of self-control: a meta-analysis”)

sembra che la EGO DEPLETION, che possiamo definire come una riduzione del controllo di sé e dell’esercizio della volontà, è causata da alcuni fattori come: Sforzo, Difficoltà percepita, Affetti negativi, Fatica Soggettiva, Livello di Zuccheri nel sangue.

9. PENSARE IN “PICCOLO”

Purtroppo sovrastiamo sempre la nostra capacità di cambiare, ancor di più la nostra capacità di essere costanti nel tempo. Se abbiamo grandi obiettivi dobbiamo imparare a focalizzarci su piccole azioni.

Lao Tze diceva “Un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo”.

Quindi iniziare a adottare la forza di volontà invece della motivazione deve tener conto che questa è una risorsa molto più affidabile e stabile ma non infinita. È fondamentale scegliere azioni minime all’inizio, capaci di consumare la quantità minima di forza di volontà, d’incontrare la resistenza minore e sopratutto “metterci in movimento”.

Einstein diceva: “Niente succede finché qualcosa si muove”

Anche se giustamente ci piace la motivazione aspettare che arrivi è una pessima scelta, attendere che ci salvi dalla pigrizia o dalla procrastinazione è peggio. Fissare piccolissime azioni da ripetere spendendo una bassa quantità di forza di volontà è invece molto meglio che non fare nulla. Sopratutto perché ci mette in movimento, cambia lo stato mentale e quindi più facilmente evoca stati motivazionali, tra l’altro una volta che si è passati da 0 a 1 è molto più facile passare da 1 a 2.

Scegliere “dosi minime di azione” è strategico e serve a costruire una ripetizione giornaliera che consolida abitudini, le rende come abbiamo visto più automatiche e meno dispendiose in termini volitivi, fonda le basi per aumentare le prestazioni con azioni più complesse nel futuro.

Come diceva Antony Robbins:

Non è quello che facciamo una volta ciò che da forma alla nostre vite. È quello che facciamo consistentemente.

Se decidi di fare un’azione relativamente piccola, che non ti costa quasi nulla, la fai, anche se fuori c’è brutto tempo, se ti è morto il gatto, se sei stanco.
Se invece aspetti di avere la motivazione per fare qualcosa probabilmente aspettarti che “si diano le condizioni” ma queste, come sappiamo, cambiano come il vento. Se ti dico di toccarti un orecchio o distogliere lo sguardo dal monitor lo farai sicuramente, userai la tua volontà che sarà sufficiente all’esiguo compito. Se aspetterai di avere la motivazione probabilmente non succederà.

In realtà la forza di volontà quando attiva l’azione attiva anche, spesso, la motivazione proprio perché cambia il nostro stato.

Provate a fare una flessione per terra e vedrete che vi verrà più facile fare anche la seconda e la terza, magari arriverete a 10.

Ma se sapete che dovete fare 10 flessioni e aspettate di essere “motivati” le fareste ancora? Siete sicuri al 100%?

Ecco quindi che la forza di volontà può produrre motivazione. E non il contrario. Il segreto sta nell’alterare con la volontà uno stato psicofisico e raccogliere le sensazioni che arrivano da questa trasformazione. Alcune di queste saranno proprio quelle che stavamo cercando.

10. LA FORZA DI VOLONTÀ PUÒ ESSERE ALLENATA

Contrariamente alla motivazione che è alimentata da sentimenti la forza di volontà può essere in qualche modo allenata e rinforzata, come se fosse un muscolo. Il Dott. Roy Baumeister nel 1999 ha dimostrato che studenti che hanno esercitato la loro volontà per migliorare la postura durante due settimane hanno ricevuto risultati di gran lunga migliori circa le loro capacità di “self control”.

Un’altro studio di Oaten & Cheng del 2006 ha dimostrato come le persone che hanno svolto per due mesi un programma di esercizi aerobici hanno migliorato anche il loro senso di controllo riguardo ad altre attività non collegate.

Questi studi dimostrano che l’atto di esercitare la volontà e agire migliorano il proprio senso di controllo, il self control possiamo anche definirlo come forza di volontà.

Sappiamo quindi che:

– la volontà non è infinita ma anche che

– la volontà può essere “allenata”

Questo significa che possiamo allenare la forza di volontà con le giuste azioni (“Dosi Minime Efficaci”) e opporre resistenza a tutti quei sentimenti che possono sabotare l’azione come malumore, mancanza di confidenza, bassa energia, traumi emozionali.

Vedremo meglio con quali strategie

  • scegliere azioni
  • ripeterle
  • monitorarle
  • trasformarle in abitudini

Se procrastini NON è solo una questione di mancanza di motivazione, leggi questo articolo: PROCRASTINARE, le Ragioni e le Modalità della Procrastinazione.
Se vuoi guarda l’esperimento che ho fatto un anno fa con scrittura, allenamento, meditazione e qui: Come Cambiare Concretamente, il Mio Esperimento.

 

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By | 2017-07-07T19:14:49+00:00 gennaio 31st, 2017|Mente|

7 Comments

  1. clach 1 febbraio 2017 at 23:11 - Reply

    ciao Claudio, interessante, come sempre.
    Il link a fine articolo Come Cambiare Concretamente, non funziona

  2. clach 2 febbraio 2017 at 05:11 - Reply

    manco a farlo apposta mi sono appena imbattuto in questo articolo sul kaizen chevsi lega beneal punto 9 http://upliftconnect.com/japanese-overcoming-laziness/

    • Claudio 7 febbraio 2017 at 21:23 - Reply

      Ciao!! Sono veramente d’accordo. Svilupperò il tema in abbondanza credimi!! Grazie di condividere!

  3. Claudio 7 febbraio 2017 at 21:33 - Reply

    Altro commento di prova…

  4. gianniclemente 17 aprile 2017 at 09:01 - Reply

    Complimenti Claudio. Un bel sito (scoperto per caso), una bella avventura, e un bell’articolo!

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