Gli amici che ci hanno ospitato in Guatemala a Quetzaltenango

Non mi succedeva dagli Scout, lo avevo fatto da solo in Canada 8 anni fa, quando “infante del viaggio” iniziai dal Canada la mia grande traversata d’America e in solitaria bivaccavo davanti a un fuoco avvolto dai sussurri inquietanti del bosco.
Erano momenti sublimi, memorabili, di euforismo e di ansia, cercavo riparo dentro una natura che era molto più pericolosa dei guardia parco che avrebbero potuto scovarmi. Eppure mi sentivo al sicuro, forse protetto da quell’avventura che avevo immaginato e anticipato nella mia testa, che mi avrebbe fatto diventare un Marco Polo, un Thoreau, non certo cibo per gli orsi.

Che ricordi!
Poi con gli Stati Uniti e il Messico sono tornato in mezzo alla gente, i prezzi del Latino America mi consentivano d’intervallare alle spiagge o alle radure nel bosco anche i dormitori negli ostelli. Ho piantato la tenda in posti meno remoti e non ho dovuto più accendere fuochi per scaldarmi o cucinare.
Come Mowgli sono uscito dalla foresta per tornare nel mondo degli uomini.

Qui in Guatemala, a Quetzaltenango, ci siamo accampati nel primo piano sventrato e senza tetto della casa di Rudy, un caro amico conosciuto durante un servizio fotografico in un hotel di lusso (abbiamo barattato foto per vitto e alloggio), hotel di cui non rimpiangiamo proprio nulla, anzi, preferiamo di gran lunga l’amicizia vera al comfort.

Rudy ce l’ha offerta subito, autenticamente, invitandoci nella sua dimora insieme alla sua dolce zia. Abbiamo passato metà della notte a chiacchierare di fronte alla danza ipnotizzante delle fiamme. Il fuoco questa volta non illuminava il bosco ma le pareti della sua casa in divenire.
Eravamo nella periferia grigia di una città ma la magia era la stessa delle foreste incantate del grande Nord.
Abbiamo passato con loro vari giorni, facendo Yoga con Rudy, chiacchierando e conoscendo i suoi amici che immediatamente ci hanno invitato nella loro casa.