Pensieri Canuck - Viaggio dunque ho tempo ma non denaro

Dovendo scegliere tra il tempo e il denaro credo che la vita abbia scelto il primo per prendere la sua forma. È il tempo che serve per vivere prima del denaro. La ricchezza del tempo ci è data dall’eredità biologica mentre quella economica dall’eredità familiare e dal frutto del nostro lavoro. Non ho visto spesso persone ricche contemporaneamente di denaro e di tempo, talvolta chi possiede il denaro rincorre il tempo, altre volte dice solo che il tempo è denaro.

Chi invece sente di avere il tempo lo può investire per cercare ideali e valori per mettervi dentro la propria vita e darle l’alloggio più maestoso che può sognare. Così mi sento per una volta di avere tempo a sufficienza, limitato solo dalle stagioni, dalle temperature, dalle piogge e dal mio stesso capriccio.

Sto covando questo pensiero sotto la tettoia adiacente alla roulotte guardando una luna gonfia e rossa come una pesca, fumo la mia sigaretta serale, è il settimo giorno di permanenza nella “Vecchia Fattoria” e mi sento sereno, gli ultimi giorni sono stati monotoni e la pigrizia ha preso il controllo generale amministrando le mie giornate dall’alba al tramonto. Sono riuscito tuttavia a sfuggirle scappando con la moto lungo le praterie che mi circondano o correndo per qualche chilometro sulla strada che collega le “casette in Canada”.

Ci sono una media di 3,5 abitanti al metro quadro fuori dai grandi centri urbani e io sto facendo sforare la media del mio chilometro quadrato di un punto abbondante. L’amicizia e l’aiuto reciproco sembrano le principali arterie di comunicazione sulle quali si muovono le persone di queste zone. Sono stato invitato, accolto e sfamato con una serenità e una naturalezza da lasciarmi basito e riconoscente. Credo la seconda ipotesi ma avrei bisogno di altre settimane, forse di mesi, per capire veramente.

Continuo le mie riflessioni e questa volta penso poi al concetto di felicità: ognuno è impegnato, che lo voglia o meno a cercarla, sia essa una tendenza al miglioramento o un’emblematica chimera da inseguire per tutta la vita.  La felicità, per George, è quanto ho sotto il naso, cioè la sua fattoria, i suoi figli, il lavoro con il mais e con il legno più la fede che un domani andrà in paradiso e starà vicino a Gesù. Queste sono le sue semplici parole che mi comunica dopo aver appositamente spento la potente sega che taglia i tronchi. Sono colpito dalla dolcezza con la quale si rapporta a me e soprattutto con suo figlio che, talvolta, a giudicare dai modi, sembra essere più un suo amico. Non ho visto traccia, almeno per il poco di tempo in cui ho presenziato, di alcuna irritazione, stizzosità o attrito nei suoi confronti. Al mio arrivo, quando non sapevo ancora che ruolo occupasse George, lo ho considerato come un amico di famiglia, alle dipendenze in qualità di falegname all’interno della fattoria. Poi ho scoperto che la fattoria era sua e che la fatica delle sue mani nel lavorarvi quotidianamente da una vita era il suo piacere insostituibile.

Pensieri Canuck - Viaggio dunque ho tempo ma non denaroQueste vicende sollevano un senso di ammirazione per ciò che osservo ma anche di dubbio per la maniera in cui ho progettato anni fa la mia vita.. ma è ancora troppo presto per dire, troppo imprudente per fare e troppo azzardato per concludere qualsiasi cosa. Sto zitto e sorrido, riaccendiamo la sega e dopo 10 secondi mi arriva in mano il primo asse di 4 metri da impilare sopra gli altri. Poche ore dopo finalmente guiderò il trattore, il momento agognato perchè era il sogno di quando ero un nanerottolo grande come un puffo. Adesso arrivo alla scaletta, afferro il corrimano e mi isso fino al sedile, sono “il re del mondo”!!.. per parafrasare DiCaprio sul Titanic! Io almeno mi accontendo di un trattore porcamiseria.. faccio qualche miglia arando i campi ma devo lasciare il vascello a George.. i miei bagagli sparsi per tutta la roulotte mi attendono, l’indomani si parte! La sera mi cuocio le mie 3 pannocchie di mais e me ne vado a dormire; sdraiato sul mio materassino ascolto il ticchettio delle zampette che “rientrano” anche loro sotto lo stesso tetto, non so bene dove ma sicuramente nel raggio di 10 metri, i passerotti a cui ho rovinato la pace riprendono  a nutrire i loro nidi nascosti nel porticato e le mie palpebre iniziano a schiacciarmi sotto una coltre di buio e silenzio.

Buonriposo a tutti ci sentiamo più avanti, quando leggerete questo messaggio (che si autodistruggerà) sarò già in viaggio da qualche giorno verso Thunder Bay.  Un abbraccio.

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