Per Viaggiare da Soli dovreste uscire dalla Zona di Comfort? Che palle!

Viaggiare da Soli è uscire dalla zona di comfort?

Che palle questa storia!

Non so perché ma qualcuno un giorno ha confuso lo star comodi con lo stare bene. Invece sono due cose molto diverse.

Viaggiare da soli non richiede uscire da una zona di comfort, ma ripensare il proprio comfort. Capire se assomiglia di più a un divano o a una strada.

Capire se è più sinonimo di relax o di crescita personale. Ci sono momenti nella vita in cui quel comfort soporifero di ripetizioni e cliché allontana dal benessere, rinchiude in una prigione di ovatta, morbida e accogliente, ma più che sviluppare un individuo sviluppa solo la sua tristezza e mancanza di senso.

Viaggiare da Soli e Ripensare la propria zona di comfort

In altri momenti della vita invece il comfort deve essere ridefinito. Deve includere la scoperta, l’avventura e la conoscenza. Allora viaggiare non sarà un’evasione dalla zona di comfort ma solo lo strumento da mettere a punto per viverci dentro appieno. Non dovrai usare violenza contro te stesso e credere che nella tua “zona” succedono solo cose che non valgono nulla mentre là fuori tutto è una meraviglia. Non dovrai buttare giù muri e scappare. Più che evadere penserai a coltivare.

Certi viaggi iniziano tranquillamente da un divano, mesi prima dell’acquisto di un biglietto aereo, lo dico sul serio. Lettura, pianificazione, un po’ di logistica, un po’ di sogno, un po’ di film, qualche dialogo ispirato e qualche ponte solidale con altri sono segni di un viaggio iniziato. Sono l’espansione della zona di comfort e la prova che pensieri come andare, scoprire il mondo, connettersi a un tutto più grande e rovesciare certi schemi stanno diventando idee sempre più “confortevoli”. Non minacce.

Viaggiare da Soli ed espandere la propria zona di comfort

Rifiutare l’equazione comfort=felicità

Se hai letto fino a qui forse stai già rifiutando l’equazione “comfort = felicità”.

Le energie vanno spese per avere reazioni, le strade vanno percorse per raggiungere mete, la fatica va pagata per raggiungere altezze, lo sforzo va esercitato per avere crescita. È fisiologico, è naturale, è anche “felice” se fatto bene.

Chiedete a un ultramaratoneta se per lui la felicità è stare comodo, chiedete a un viaggiatore se la sua felicità è una giornata dove tutto va sempre secondo i piani.

La loro idea di comfort sarà molto diversa da quella che ci hanno propinato.

Se vuoi viaggiare devi allargare l’idea di comfort, includere ovviamente il riposo per ricaricare le batterie ma poi anche il movimento e la direzione per scaricarle di nuovo.

Quell’idea di comodità diventerà comprensiva di nuovi slanci, idee e progetti che costano qualcosa di sicuro ma che valgono molto di più. Sarai comodo con te stesso e con la strada che ti stai tracciando davanti. Intraprenderla non sarà uscire dalla zona di comfort, solo esplorarla, viverla. Viaggiare sarà un passo su questa strada, non una fuga dalla tua vita di merda verso quella “stupenda” che sta fuori con lo zaino in spalla.

Devi essere nel comfort mentre ti tieni dubbi e sospetti (paure?) che qualcosa di diverso si possa fare, devi essere confortato (non minacciato) da chi ha fatto un passo che tu non sei ancora riuscito a fare, devi essere comodo quando lavori d’immaginazione e senti storie che di danno la pelle d’oca o tengono sù tutta la notte. Metti dentro questo nella tua zona, abbi il coraggio di farlo e vedrai che quello per partire e viaggiare da solo/a ne serve meno della metà! 

Questo è un gran cazzo di comfort! Scusate il francesismo.

Se questa è la tua “zona” invitami, please. Ci vengo volentieri. :-)

Viaggiare e sta menata della zona di comfort

Il Salto nel vuoto di un Viaggio?

Il salto nel vuoto di certe trasformazioni o partenze diventerà una scala da salire, con fatica, non un baratro dentro cui buttarti.

Se proprio sarà un salto sarai tu a decidere se è di dieci metri o solo di uno. Non serve il coraggio per ridurre quest’altezza, serve invece lavorare sulla propria zona di comfort come ho descritto. Iniziare a mettere dentro informazioni, ispirazione, filosofia, storie altrui, dialoghi con chi è in un cammino piuttosto che in un parcheggio. Puoi realizzare “studi di fattibilità”, proprio come in ingegneria, e simulare se veramente una tua partenza lascerà una voragine incolmabile nel tuo intorno sociale, se distruggerà il tuo futuro… oppure se in fondo non sarà nulla di drammatico o apocalittico.

La zona di comfort non sarà solo un rifugio di abitudini ma un laboratorio di ricerca con esperimenti in corso. Alcuni esperimenti si fanno tra le mura di casa, altri prevedono geografie diverse e bagagli molto più leggeri. A questo punto partire diventerà solo una fase di un processo già iniziato.

Il mio Salto nel Vuoto prima di Viaggiare da Solo

Mentre scrivo questo articolo sul viaggiare non posso fare a meno di guardarmi allo specchio. Se leggete il mio libro vi sembrerà (mi sono rivoltato come un calzino tra spauracchi ansie e gioie, pagina dopo pagina) che il mio inizio assomigli più a un salto che a un processo. Ma non è così, ho iniziato il viaggio 8 mesi prima della partenza. Ai tempi (2008) chi viaggiava in modo indefinito o era giornalista/scrittore o era un mentecatto disadattato. La mobilità non era un valore, poteva essere una necessità di alcune carriere ma per “tutto il resto di noi” era una faccenda da “homeless. Muoversi era da A a B, era andare verso un’altra stanzialità, era un pellegrinaggio spirituale, una passeggiata o un viaggio vacanziero. Fine del discorso. Questo era il livello di discussione reperibile. Del nomadismo digitale nemmeno parlarne – non esisteva e se cercavi “nomadi” sulla rete trovavi solo quelli che cantavano (guarda caso…) “Io Vagabondo”. Se parliamo di internet questo vedeva le prime connessioni decenti ma pochi, se non nessuno, articoli nella nostra lingua sul tema del vivere viaggiando.

In buona sostanza ho fatto quello che ho potuto con quello che ho trovato. Libri di giramondo già esperti e professionisti, scambi con viaggiatori navigati, proiezioni sul mio futuro calmierate e non solo allarmate, scrittura di lettere per elaborare in pace certi pensieri, viaggetti preliminari da solo.

Il salto è rimasto lo ammetto, ma credo di aver fatto il mio per ridurne l’altezza.

Otto mesi prima di partire la mia zona di comfort ha iniziato ad allargarsi, a risucchiare dentro più mondo, più libertà, più voglia di scoprire, più ipotesi. Ha sputato fuori più mode, più senso comune, più tendenze generali, più medie nazionali, più aspettative di chi nulla può sapere di quello che stavo scegliendo.

A quel punto la vita entra nella zona di comfort per abitarla, partire e viaggiare sarà molto più sereno.

Altro che uscire dalla zona di comfort!

By |2018-08-26T11:17:32+00:00agosto 25th, 2018|Viaggio|

One Comment

  1. Stefano 5 settembre 2018 at 12:50 - Reply

    Bello!
    Credo mi possa aiutare a capire la “difficoltà” del momento della partenza.
    Viaggio, da solo, per periodi limitati; il giorni della partenza inizia sempre svogliato…ma basta uscire dal garage e tutto gira perfettamente.
    Quello potrebbe essere il momento di allargamento della zona di comfort.
    Il resto dell’anno la zona di comfort tende a rattrappirsi un po’ :-)
    Buona strada

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