Sono ospite di un caro amico e di sua moglie che vivono in New Jersey a un’ ora da New York, sto passando momenti piacevoli con loro e altri momenti di familiarizzazione con il suolo Americano, le grandi Highway, le più piccole Interstate, le case costruite in legno con il loro giardino e la loro bandiera Americana, le macchine grandi e le grandi distanze da misurare a loro volta da grandi unità di misura. Sarà banale scriverlo ma per la seconda volta che mi fermo negli States sono colpito dagli ordini di grandezza, grandezze del mondo circostante e anche grandezze nei modi di misurarlo: un gallone sono quasi quattro litri, una miglia sono più di un km e mezzo, una libbra sono più di quattro etti, non stupisce vedere nei supermercati “taniche” che contengono alimenti che noi sigilleremmo solamente in lattine o bottiglie.
Parlando di costruzioni invece notavo che a New York la mancanza di terreno ha costretto ad uno sviluppo che punta decisamente sulla verticalità, differenziandosi dalle casette di legno che stanno fuori dalle metropoli dove gli spazi per costruire in “orizzontale” paiono infiniti.

…di questo mi rendevo conto mentre guardavo e passeggiavo senza meta tra le strade di Manhattan, stupefatto da quanto mi circondava e stanco di calcolare ottimisticamente le distanze che mi separavano dalla fine dell’isola… ho capito che dalla 34 esima andare a piedi sino a Battery Park (il limite estremo di fronte al quale compare la Statua della Libertà) può essere letale…

Senza desistere ho continuato a girovagare, ho visto la culla che teneva le macerie delle torri gemelle, oggi pronta ad ospitare una nuova sfida edilizia e la chiesa georgiana adiacente, la chinatown e poi ancora la little Italy, Broadway e Brooklyn.

Sulla via del ritorno mi sono presto reso conto dei limiti della mia anca dx, provata da un brutto incidente anni prima, questo ha comportato il fatto che a due ore da Madison Square ho iniziato a zoppicare assomigliando a uno scattoso burattino metropolitano che si trascina per la grande mela, comunque a mezzanotte ero di nuovo a casa dei miei amici quasi sano e salvo.  A proposito di loro, lui è un mio amico sin dall’adolescenza che dopo la decisione di venire negli States ha inziato la sua carriera manageriale e ora guadagna bene ha una bella moglie, una bella casa e una bella macchina…è questo il “sogno americano” ?

Non lo so ma lui è felice ed’io a vederli insieme lo sono altrettanto, lei invece si chiama Ana, è filippina, designer di interni in formazione e veramente un New Yorkasso nella cucina internazionale, incredibile!!

Poi una parola va a Nacho, il cane dagli occhi sporgenti che più sporgenti ancora rotolerebbero fuori dalle orbite come palle da biliardo; quando siamo andati in campeggio ho avuto il piacere di che la sua tenda, la tenda proprio dedicata a lui quadrupede (!!)… era più grande di quella che mi avrebbe accompagnato tutto il viaggio!! E questo nonostante fosse un cane da tre spanne di lunghezza. Proporzionalmente a quella del loro cane, la tenda dei miei due amici poteva contenere una roulotte e il banchetto di cibi e bevande stipato nella bmw e trasportato fin li mi avrebbe sfamato per la durata dell’intero viaggio sino al Sudamerica ma è stato divorato da tutta la ciurma di amici in una sola serata.

Adesso sono qui con loro in attesa di preparare la motocicletta e partire… manca pochissimo.

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