PROCRASTINARE, le Ragioni e le Modalità della Procrastinazione.

Procrastinare e Procrastinazone

Foto di Sander Smeekes.

IO DEVO MORIRE QUINDI…

Quindi ho pensato di farmi un post-it con scritto il memento che PROBABILMENTE AVRÒ ANCORA DA VIVERE 370.000 ORE.

Se mi va di culo e se mi comporto bene.

Prima o poi metterò anche un conto alla rovescia delle ipotetiche ore rimanenti sul desktop del mio computer, e per quanto sembri mortifero e funerario credo che invece sia spettacolarmente sincero e coraggioso. Vitale e onesto. Dopotutto i greci che hanno coniato il termine di “persona” usavano come parola per chiamare l’uomo: “il Mortale”.

Viene da sé che ho ancora tante cose da fare e non un tempo infinito per queste. Ne ho concluso che prendermi per i fondelli e procrastinare davanti a questa clessidra che scorre, di cui spesso ci si vuole dimenticare, non è molto saggio. L’unica cosa che possediamo è il tempo, MA PURTROPPO È UNA RISORSA “NON RINNOVABILE”. Non ritorna, non si ricicla, semplicemente si esaurisce.

Con i miei studi di psicologia, l’aiuto di Olga, gli anni di strada in cui le scuse per non fare sono sempre state tante e buone, abbiamo affrontato il tema in modo completo. Scandagliando il web e leggendo in altre 2 lingue sono molte le informazioni recuperate. Abbiamo capito meglio chi sono i procrastinatori e come avviene la procrastinazione.

Ecco alcune cose MOLTO INTERESSANTI:

PERCHÉ PROCRASTINARE?

Integrando studi, articoli ed esperienza ecco una tassonomia di 5 macro categorie dove sicuramente possiamo trovare, “purtroppo”, ragioni validissime per procrastinare.

1) Piacere/Senso

La visione più semplice. Spesso ed erroneamente l’unica riconosciuta.
Quello che devi fare non è collegato in alcun modo al tuo desiderio. Quindi procrastini.
Oppure i benefici che otterrai non ricompensano i fastidi insopportabili di svolgere certi compiti.
Anticipare un piacere o una soddisfazione futura, che avverrà a “missione compiuta”, non motiva abbastanza se la sequenza di azioni necessarie è spiacevole.

Il classico “Non mi piace non lo faccio” ma che nasconde dietro alcune differenze e sfumature molto importanti che spesso non riconosciamo e che potrebbero invece farci cadere in ben altre tipologie di procrastinazione.

Un’altra categoria è collegata al PERCHÉ dobbiamo fare delle cose, una domanda che può essere solo strategica oppure addirittura esistenziale. In questo caso quando ci convinciamo di “dover fare” ma alla base non abbiamo avuto il lusso, la possibilità o l’introspezione sufficiente per collegare certi compiti a un PERCHÉ è molto facile sabotare tutta la la catena di azioni oppure procrastinare.

2) “Evasione”

Il confronto con l’IDEA dell’azione, genera fenomeni psicologici come Ansia, Rabbia, Tristezza e Insicurezza legati spesso alla Performance.

Non è che semplicemente “non ci piace”, il problema è che non ci sentiamo all’altezza del compito o questo causa dentro di noi sensazioni che proprio non vogliamo. In qualche modo la nostra autostima viene sfiorata, graffiata o addirittura affondata dalla missione per cui dobbiamo, o dovremmo, iniziare ad agire. Soprattuto dalle sue conseguenze.

A quel punto la pressione psicologica aumenta, si procrastina per evitare stress e sentimenti spiacevoli più collegati alla nostra persona che alla reale difficoltà o piacevolezza del compito.

È facile, per giustificare la procrastinazione, dedicarsi a compiti secondari, diciamo “satellite”, simili o diversi. Anche inventare emergenze o priorità fasulle.

3) “Perfezionismo”

Anche in questo caso procrastinare è una conseguenza di una pressione psicologia dovuta a un prefissato livello di qualità che dobbiamo assolutamente raggiungere. “Se non è perfetto non lo faccio”.

Purtroppo anche questa forma di procrastinazione che a prima vista sembra essere il classico “amo fare le cose per bene” tradisce un problema più profondo di sicurezza. Di come percepiamo noi stessi.

Se non è così, se veramente ami “fare le cose per bene” perché non inizi ad allenarti dunque? Ad esercitarti per migliorare e raggiungere quel livello di qualità che cerchi? A provare e riprovare, fare e disfare invece di rimandare e procrastinare?

Anche in questo caso non ci sente all’altezza del compito, fallire nel tentativo ha un potente contraccolpo per la nostra autostima. Quel livello di perfezionismo racchiude un’immagine ideale di noi che non possiamo permetterci di mettere in discussione con l’azione e con i risultati di questa.
Quindi procrastinare serve per evitare la verifica delle nostre capacità oppure, peggio ancora, a evitare una definizione/misurazione di quanto valiamo globalmente come persone sulla base dei risultati del nostro agire.

Nella psicologia c’è vecchia teoria del LOCUS OF CONTROL, ovvero della centrale di controllo interna di ciascuno. Se siamo delle persone sicure di noi dentro la nostra centrale di controllo i nostri successi saranno tendenzialmente attribuiti a capacità generali interne, quindi a nostre caratteristiche positive. I fallimenti saranno spesso imputati a compiti difficili, cose che non riguardano noi ma qualcosa di cui il mondo esterno è responsabile. La nostra autostima è salva, i problemi non sono nostri ma vengono “da fuori”.

Le persone insicure invece tendono, al contrario, ad attribuire i fallimenti a caratteristiche personali e i successi a colpi di fortuna o buone condizioni esterne. “Se va male è solo colpa mia. Se va bene…ho soltanto avuto culo”. Il loro “Discorso Interno” è molto pericoloso.

Quindi ogni compito di un certo livello, dove esiste la possibilità di fallire o avere scarsi risultati, può ferire duramente l’autostima. Meglio evitare e procrastinare.

4) Disorganizzazione/mancanza di priorità come motivo per procrastinare

Qui consideriamo gli aspetti più cognitivi della mente, la sua capacità di organizzare le azioni, concatenarle in un ordine efficace, saper estrarre dal marasma di cose da fare quelle che realmente servono per raggiungere la meta. Non è scontato saper decidere le giuste azioni da compiere se consideriamo che il 40% di queste sono automatismi derivati da abitudini (The power of Habits) e il resto dei nostri meccanismi decisionali è bombardato da tantissimi richieste, tantissimi compiti e tantissime possibilità dis volgerli.

La mancanza di organizzazione, di decidere cosa si fa prima e dopo, di come si fa e quando, può condurre a paralisi e procrastinazione.

Quando sappiamo che dobbiamo arrivare “lì” passando per un labirinto di infinite possibilità e scelte ci sentiamo stressati e, anche se abbiamo tutto l’entusiasmo per i nostri obiettivi, preferiamo procrastinare perché non sappiamo uscire da questa saturazione di stimoli organizzando un piano di azioni sequenziali.

Chi di solito ha messo il naso in in questi casini e cercato di organizzare il suo flusso di lavoro studiando tecniche e strategie ha spesso incontrato approcci ragionati alla risoluzione dei problemi come questi:

Analisi secondo la legge di Pareto 80/20

-Differenza tra Efficacia ed Efficenza

-Necessità di avere feedback sulle singole azioni e misurarle

Metodo “Pomodoro”

Metodo Eisehower

Bisognerebbe parlare anche di Problem Solving, Creative thinking, e degli aspetti Divergenti e Convergenti in cui l’azione volta alla risoluzione dei problemi può provenire non da un’organizzazione delle azioni ma dalla disorganizzazione di queste, dalla ricombinazione degli elementi del problema, dall’intuizione… e via dicendo.

5) “Aspettare” la motivazione o l’ ispirazione e intanto procrastinare

Alcuni prima di fare aspettano delle particolari condizioni interiori, qualcosa che chiamano “Motivazione” e spesso è inteso come uno stato interno di forza, determinazione, volontà ed entusiasmo.

C’è un grosso problema nell’aspettare questa “MOTIVAZIONE”: questi stati interiori sono spesso composti da emozioni e sensazioni e che si generano soltanto per situazioni che riguardano il PRESENTE del nostro corpo e del nostro cervello. Non riguardano il FUTURO, non scoppiano dentro di noi quando pensiamo a una lista di cose che dobbiamo fare.

Non si generano con la semplice IDEA che dobbiamo fare qualcosa.

Questo punto è importantissimo e voglio spiegarlo meglio:

  • Ti è capitato di sentirti meravigliosamente bene PRIMA di andare in palestra?
  • Ti sei sentito soddisfatto PRIMA di aver fatto un esame universitario, o di aver completato con successo una prova scritta o orale?
  • Ti sei sentito sicuro di te PRIMA di aver trovato il coraggio di fare qualcosa?
  • Ti sei mai sentito felice o realizzato per qualcosa PRIMA di averlo fatto?
  • Ti sei mai sentito in pace con te stesso PRIMA di aver detto quella cosa a qualcuno?

A parte eccezioni questo di solito NON accade.

Quindi stare ad aspettare che arrivi la motivazione vuol dire chiaramente PROCRASTINARE.

Cerchiamo che nel corpo o nell’anima si generi qualcosa che ci metta in moto e renda piacevole tutto, che ci faccia scivolare con soluzione di continuità nell’azione. Ma come si dice anche in inglese i “FEELINGS” riguardano il nostro stato attuale, quello che sento (ora), non “sento” quello che dovrei fare e non ho ancora iniziato.

È vero che è possibile evocare con certe tecniche che discuterò (training, pnl, meditazione, postura, esercizio fisico) degli stati interiori che facilitano l’inizio di azioni, è anche vero che certi pensieri e focalizzazioni mentali possono generare potenti emozioni.
Tuttavia il procrastinatore non usa queste tecniche perché in realtà ha l’obiettivo di rimandare l’azione con la scusa che non “arriva” (da sola) la MOTIVAZIONE con la bacchetta magica. Come se questa potesse trasformare lo sforzo volitivo, la volontà che abbiamo esercitare, in una reazione interiore spontanea che va da sé e si compie da sola.

TIPI di PROCRASTINATORI

Ecco alcuni modi di esercitare la procrastinazione, io cado in almeno due o tre categorie…e tu?

  • IL MANIACO DELLA PULIZIA: Pulisce la scrivania, la riordina, la lucida se necessario, impila per bene faldoni e appunti, tempera matite e risistema bloc notes. Poi inizia a farlo con il desktop del computer, i file e le cartelle, poi… è troppo tardi per fare quello che doveva dare.
  • L’ANSIOSO: ogni compito di una certo livello alza i livelli di ansia, in alcuni casi (spesso quando un “pubblico” è coinvolto in qualche modo) si può arrivare a condizioni simili all’attacco di panico. Procrastinare diventa quasi una necessità per mantenere la salute.
  • L’INSICURO: quando il compito dovrà coinvolgere altre persone ecco che l’autostima precipita e l’ansia cresce. Il giudizio altrui è temuto così tanto che è meglio procrastinare e non far nulla per evitarlo. Il procrastinatore insicuro riesce a far passare anni senza mai confrontarsi con sé stesso, cercando “zone di sicurezza”, perimetri di NON azione dove costruisce solide giustificazioni o menzogne per mantenere il suo status.
  • IL MANIACO DELLE LISTE: cortocircuitato in “To Do List” continua a prendere appunti sul da farsi, a compilare minuziose liste, a rifarle sull’agenda, sul calendario poi in programmi del pc dedicati come reminder o tasks list (io cado in questa categoria e ho almeno 5 app diverse solo per “dirmi” che devo fare qualcosa!!!). Dopo aver esaurito le possibilità di dettagliare le azioni ed elencarle in tutte le forme e i formati spesso questo procrastinatole devia verso azioni secondarie scollegate dai compiti prioritari che sono molto meno costose in termini psicologici.
  • IL SOCIEVOLE: Cerca un “supporto di gruppo”, un conforto, un minuto di contatto con gli altri prima di iniziare a svolgere certi compiti. Ma poi questo contatto si trasforma in sessioni di ore sui social media, pause caffè che si protraggono oltre il ridicolo, riunioni senza né capo né coda, pranzi lunghissimi, telefonate camuffate da emergenze. Gli altri non sono compagni di strada ma salvagenti al quale aggrapparsi per evitare ad ogni costo l’azione.
  • L’INVESTIGATORE DI INTERNET: Cado anche in questa categoria che riguarda di solito chi procrastina attraverso navigazioni compulsive e lunghissime sulla rete. Spesso giustificate dalla necessità di recuperare informazioni e “prepararsi” meglio al compito. Sotto l’insegna di una ricerca di “qualità” è più facile autorizzarsi a buttare ore grufolando tra siti web attinenti o meno a ciò che dovremmo veramente fare. Dall’invenzione del bottone SNOOZE sulle sveglie abbiamo iniziato a sviluppare una tecnologia che non solo ci aiuta a fare ma anche a procrastinare.
  • IL DELEGATORE: riesce a scaricare il barile di mansioni psicologicamente onerose sule spalle degli altri. Spesso accompagnando la consegna con complimenti e incoraggiamenti, come se fosse una scelta oculata basata sui talenti individuali.
    Quando questi compiti “procrastinati su spalle altrui” sono strettamente personali i delegati torneranno continuamente indietro per chiedere più informazioni, precisazioni e istruzioni. Alta inefficienza e ulteriore procrastinazione anche in questo caso.

TUTTI PROCRASTINIAMO MA NON TUTTI SIAMO PROCRASTINATORI

L’American Psychology Assosiacion ha pubblicato una intervista sulle ricerche del Dottor Joseph Ferrari circa la procrastinazione.

Sono emerse cose interessanti tra cui il fatto che il 20% degli Statunitensi fanno del procrastinare il loro stile di vita, al lavoro, a scuola e nelle relazioni.
La statistica supera di netto chi soffre di depressione e fobie, due disturbi riconosciuti come malattie e curati. A questo livello la procrastinazione non è semplicemente un “aspettare” o un “ritardare” è il decidere di non agire sistematicamente, è un disturbo di condotta.

Da questo punto di vista tutti procrastiniamo ma i procrastinatori sono solo quelli che elevano a stile di vita questo comportamento e lo fanno diventare permanente e pervasivo.

Lo Facciamo Da Migliaia Di Anni

Anche se oggi siamo subissati di compiti procrastinare non è un problema solo dell’epoca moderna. È una tendenza che ci caratterizza dalla notte dei tempi.

  • Intorno al 800 a.c Esiodo, uno dei primi poeti Greci scrisse “Non lasciare il lavoro di oggi per domani, né dopodomani, il lavoratore che procrastina non riempirà il granaio, l’uomo che non lavora sarà in rovina”.
  • Nel 400 a.c il generale ateniese Teucidide disse “la procrastinazione è il tratto di carattere peggiore, procrastinare è utile solo per ritardare l’inizio di una guerra”.
  • Nel 44 a.c Cicerone disse: “Nella esecuzione di quasi tutti i compiti la lentezza e la dilazione sono i mali peggiori”.
  • Nel 400 d.c, in Cappadocia, un comandante romano in procinto di convertirsi al cristianesimo sentì un corvo che gracchiava “cras! cras!” che in latino significava “domani! domani!”. Il centurione schiacciò il corvo dicendogli “Hodie!! Hodie!!” che significa “Adesso! Adesso!”. Da questa parola, “cras”, trae origine il termine crastinare.
  • Nel 1579 John Lyly, autore inglese di un famoso libro di proverbi “L’anatomia di Wit” scrisse “Non c’è niente di tanto pericoloso come la procrastinazione”.
  • Le uniche tre leggi con le quali si regolava la vita e amministrava la giustizia nell’Impero Inca, ribadite in anni recenti dal presidente Boliviano Evo Morales sono: “Ama Sua, Ama Llulla, Ama Quella”-Non Rubare-Non Mentire-Non essere pigro (richiama il concetto di non procrastinare)

CONCLUSIONI

Ci sono metodi per aggirare questa tendenza: alcuni comportano la risanazione di ferite profonde legate a una debole immagine di Sé, altri comportano l’organizzazione delle azione, la costruzione di abitudini attraverso piccoli passi ripetuti, altri ancora la ricerca di mentori e di informazioni e di consulenza nel processo decisionale, altri ancora meditazione e preparazione all’azione, altri la semplice presa di coscienza del nostro personale modo di posticipare l’azione. La strategia, il “trucchetto”, la scorciatoia possono di certo aiutare ma non sostituiscono l’atto di volontà. Tuttavia, mettendo pure in conto che a un certo punto dovremo esercitare decisione e azione, possiamo:

  • avvicinarci al problema iniziando a preparare senza “evitare”,
  • reperire risorse senza “esagerare”,
  • incontrare gli altri non per scappare ma per organizzare,
  • analizzare per ridurre in passi più piccoli le azioni più grandi,
  • collegare l’azione ai propri “perché” in modo da aumentarne il valore e la desiderabilità dei risultati
  • usare liste, tecniche e strategie (i vari metodi elencati prima)
  • prepararsi con varie tecniche di “riscaldamento” all’azione.

Se vuoi scoprire cosa è successo in tanti anni di viaggio e come ho evitato di procrastinare dai un occhio ai miei esperimenti per:

introdurre nuove abitudini e cambiare
sopravvivere viaggiando 10 anni
fotografare come un professionista
mantenermi in salute con il digiuno
-perché NON DEVI seguire le tue passioni o uscire dalla zona di confort

LA PROCRASTINAZIONE E IL MIO VIAGGIO

Per essere uno che ha studiato con i salesiani, tra mura con inchiodata l’immagine di Don Bosco e la sua celebre frase “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”, sono stato decisamente un “ribelle”.
Pur rimanendo da sempre un incallito ricercatore di me stesso ho sabotato il mio agire in tanti modi, sino a ribaltare sistematicamente la massima salesiana trovando ogni scusa per trascinarmi nell’empasse sino all’ultimo secondo disponibile prima dei castighi o di severe conseguenze.
Durante il viaggio, in quasi dieci anni, sono stato obbligato dalle circostanze e dai mie sogni ad adattarmi per sopravvivere, a scegliere, a coltivare, lavorare sodo, sperimentare e costruire qualcosa che mi tenesse in vita all’inizio del viaggio e che mi facesse crescere come viaggiatore e professionista poi. Non ho nessun parente psicologo, né viaggiatore né fotografo, non ho avuto mentori né aiuti e sono spesso collassato sulle mie paure. Ho tirato il freno a mano procrastinando e gridando per rabbia e frustrazione, ho giustificato l’inazione usando l’inattaccabile immagine di un cucciolo ferito lontano da casa, tutto solo e inerme di fronte a una vita nuova a cui nessuno l’ha mai preparato.

Per procrastinare ho fatto appello a un’idea di pochezza, di svantaggio tattico e di innocenza con il quale ho potuto sabotare o frenare trasformazioni molto difficili e rischiose. Dopotutto vengo da un paese con un’economia di merda, dentro di esso ho scelto un lavoro che era in crisi prima della crisi, e poi i tempi sono difficili e una rondine non fa primavera etc.
Quando ho capito, anche a qualche livello sotterraneo, che indipendentemente dal tuo punto di partenza l’unica opzione che hai nella vita è crescere o morire, ho fatto la mia scelta e mi sono rimboccato le maniche. Ho migliorato il mio discorso interiore cercando di procrastinare di meno. Grazie anche a questo oggi ho una vita felice, prospera e libera.

Sono ancora codardo per molte cose e oggi riesco persino a “rimandare a domani” sedendomi sugli allori e inventandomi pause che “merito” per allontanare un po’ certe faccende che mi tengono sulle spine.

Questo è un modo con cui uso ancora subdolamente la procrastinazione, un’altro è ficcarmi in un perenne stato “preparatorio” dal quale cerco di non uscire. Mi chiudo in un laboratorio e non esco più.
Quindi sì, rimando ancora, ma non all’infinito,di solito succede con i compiti che sento ancora di “alto livello”, forse un pò “fuori tiro” forse un pò della lega professionisti al quale ancora non mi sono convinto di appartenere.

Ma con gli anni, calpestando le frecce di chi mi credeva incapace di andare e di farcela, ho divorato chilometri di strada e d’imprenditoria, raggiungendo livelli che non mi sarei neanche io aspettato di raggiungere. Insormontabili montagne da scalare a mani nude oggi sono diventate solo piacevoli passeggiate all’aria aperta.

Tanta strada manca ancora, e vedo punte all’orizzonte che ogni tanto mi danno fremiti, non so se sono di paura o di eccitazione.

 

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By | 2017-07-07T19:18:36+00:00 gennaio 28th, 2017|Mente|

7 Comments

  1. mery 28 gennaio 2017 at 13:09 - Reply

    interessantissimo articolo! tra l’altro cade proprio a fagiolo in un periodo di ‘blocco’! grazie!!

    • Claudio 29 gennaio 2017 at 23:26 - Reply

      Grazie Mary, buona anti-procrastinazione allora!!

  2. Bride 29 gennaio 2017 at 06:29 - Reply

    Ciao Claudio e Olga, credo che darsi un obiettivo che soddisfi se stessi, impegnandosi a raggiungerlo, cercando di comprendere le proprie emotività o momentaneamente isolandole, sia uno dei modi per arginare il procrastinare. Come in tutte le cose, non bisogna eliminare il problema che talvolta è impossibile, ma trovare un equilibrio in esso, come voi stessi affermate… una serena procrastinazione a tutti voi!

    • Claudio 29 gennaio 2017 at 23:28 - Reply

      Ciao Fede!
      Grazie del commento. Se un problema è impossibile da risolvere allora c’è un errore nella definizione degli obiettivi. A presto!! Ciao!

      • Bride 30 gennaio 2017 at 14:40 - Reply

        purtroppo ci sono situazioni in cui anche avendo definito degli obiettivi, i “problemi” non ti permettono di raggiungerli, quindi si cerca un “equilibrio” differente, ridefinendo l’obiettivo stesso

  3. Gianmichele 30 gennaio 2017 at 08:18 - Reply

    Bel discorso, che tocca tutti, più o meno, immagino…
    Me di sicuro.
    Pensavo, non è che hai cominciato a viaggiare proprio per procrastinare il resto di quello che avrebbe dovuto essere la tua futura vita ?
    In questo caso è comunque stato un successo.

    • Claudio 30 gennaio 2017 at 16:28 - Reply

      Ciao Gianmichele!
      Grazie del commento, ti rispondo sinceramente che il mio viaggio non è stata una procrastinazione, anzi, continuare la mia vita di prima sarebbe stata una procrastinazione.
      Infatti il cervello quando stressato da qualcosa (nel mio caso era la partenza) tende a ritornare nei “pattern” abituali, ovvero preferisce tornare in modalità “safe” e continuare la quotidianità rassicurante (anche se deprimente) di sempre. Quindi la partenza è stata proprio un “agire” e non un procrastinare. Ti ingrazio del commento! Ciao!

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