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25

set

Progetto

Posted by Claudio  Published in Long Walk un viaggio nelle tre americhe

Presentazione from Claudio Giovenzana on Vimeo.

Faces Reel from Claudio Giovenzana on Vimeo.

  SINTESI IN MOVIMENTO

Sto facendo il giro del mondo in motocicletta, raccogliendo storie, testimonianze ed esperienze delle persone che incontro appartenenti a diverse realtà socioculturali. Le parole chiave per comprendere quanto sto facendo sono psicologia, viaggio, intercultura e reportage; una sorta di “sintesi in movimento” di questi elementi.

Adesso espongo alcuni punti salienti che tratteggiano le intenzioni e gli stili presenti inquesto modo di procedere.


 

 

  • Giro del Mondo in moto
  • Reportage legati a “luoghi” intesi come insieme di natura,cultura, storia collettiva e soggettiva.
  • Materiale Audio Video e Narrativa di viaggio.
  • Raccolta di storie e testimonianze relative alla realtà dei paesi attraversati ed anche alla rappresentazione del concetto di felicità nelle soggettività, società e culture diverse. Ovvero una ricerca etnografica intorno al tema avente un carattere non scientifico ma divulgativo e di piacere personale.
  • Psicologo con due specializzazioni, 29 anni di età.
  • Ultimi 6 mesi prima della partenza a lavorare come meccanico per imparare a riparare la propria Guzzi.
  • Viaggio con moto, tenda, macchina fotografica e la mia mascotte: il Toporso, un orsacchiotto che ho da tutta la vita. Il Toporso in un viaggio simile non è uno scherzo, simbolizza uno stile di approccio alla vita a me molto caro: “quello dell’Adolescente di Terza età“
  • Adolescente di terza età : soggetto affetto da una particolare variante “più matura” della sindrome di Peter Pan che può provocare sogni a occhi aperti, accessi di spontaneità, pruriti esistenziali e bisogno compulsivo di stringere relazioni e conoscere il mondo; e ancora allucinazioni sensorio-percettive che lo portano a sentire il profumo dell’avventura anche dove non sussiste e a vedere sorrisi “impiantati sotto la pelle delle persone”. Si osserva spesso una comorbidità con la “sindrome della cicala” che produce spensieratezza, canto, riso frequente e gratuito ma altre volte la patologia combinata con il “Disturbo Tarantolato” produce altresì lamenti per il presente, irrequietezza e desiderio incondizionato di cambiamento e innovazione. Sono state provate terapie con inserimento prolungato del soggetto in città  unitamente a piccole somministrazioni di monotonia. L’unica risposta terapeutica apprezzabile si è riscontrata aiutando il soggetto ad assumere in dosi combinate i seguenti farmaci: A)  Il Coraggio di cambiare ciò che si può cambiare. B) La forza di accettare ciò che non si può cambiare. C) La Saggezza per capire la differenza.  

 

GIOCO DI PENNELLO

Insomma, questo viaggio vuole essere un invenzione d’Arte, un esperimento di prospettive e un gioco di pennello che usa nella sua tavolozza i colori del Viaggio, della Cultura, della Motocicletta, dell’Avventura, della Storia, della Felicità e del  Racconto.
Datemi il tempo necessario per liberare piano piano, foto dopo foto e racconto dopo racconto, i pezzi di marmo che coprono questa strana scultura. 
Il viaggio è calato nella dimensione dell’andare, questo progetto è calato nella dimensione del divenire. Serve tempo, serve chiasso e movimento, dobbiamo alzare polvere e spaccare rocce, poi vediamo cosa succede.

DOTTORE MI FA MALE LA FELICITA’

Se questo collage ti lascia indifferente non leggere questo aragrafo

Viaggiare con il tarlo della felicità è complicato, raccontare la felicità ancora di più, riuscire a trasmettere le mille storie che ruotano intorno a questo perno è però meraviglioso.
Afferrare il concetto di felicità è come afferrare l’aria di un palloncino scoppiato, è un concetto etereo e soggettivo eppure anche prepotentemente presente e qualche volta persino ingombrante se guardiamo lo spazio che può occupare nell’anima di una persona. Chiedere a una persona, magari uno sconosciuto che ho la possibilità di incontrare per poche ore, “cos’è per te la felicità” o “sei felice” equivarrebbe ad assestargli un pugno nello stomaco. Il contenuto magico della domanda verrebbe meno e ne rimarrebbe una provocazione che spiazza alla quale tra l’altro nemmeno io saprei rispondere. Cambiamo prospettiva invece e insegnamo alla bocca a lavorare come le mani di un artigiano che tornisce un vaso di terracotta: il ceramista non può afferrare il “vuoto” contenuto al centro del vaso però può toccare la terra intorno, far scorrere le mani lungo la sua apertura oppure esplorare la protuberanza panciuta più in basso, il vuoto può essere sentito in qualche modo attraverso le forme che lo avvolgono. Non preoccupiamoci quindi di afferrare il vuoto di un concetto multiforme e infinito come la felicità, vediamo invece di sentire, raccontare e condividere le mille forme che lo avvolgono. Trattasi delle storie delle persone, delle leggende personali, degli artefatti e di tutti i racconti che, se guardiamo in controluce, ci mostrano una nuova sagoma e una nuova forma per dire “ho visto la felicità”. “Ci giriamo intorno” potrei dire, camminiamo sul bordo Preso da Wikipediaconl’orecchio teso e il gusto di ascoltare senza però giudicare. Diceva un poeta latino che “quando ti guardi intorno e vedi o senti cose strane, ricordati che la cosa più strana in quelle terre sei tu”. Questo è un prospettiva per raccogliere storie e testimonianze intorno a un tema che può essere così delicato, così banale o così scottante come la felicità.
Si suppone che come viaggiatore debba percorrere veramente tanta strada, sfortunatamente il tempo delle grandi esplorazioni sulla terra è finito, così, forse, se si vuole scoprire e raccontare qualcosa di diverso può essere più sensato invece che coprire solamente enormi distanze in superficie iniziare anche a muoversi “in profondità”. Un uomo mentre mostrava la rosa dei venti a suo figlio disse “Sei tu, qui in mezzo, il quinto punto cardinale.” Perchè non spendere un po’ di attenzione su questo quinto punto allora?

Una cosa è chiara, il “plot narrativo” come lo chiamano gli scrittori, o lo stile dei racconti, è e rimane “sulla strada”, quindi nella forma del racconto di viaggio, ne più ne meno. Non ho intenzione di fare dissertazioni filosofiche, ne speculazioni scientifiche, punto. Felicità è una chiave di lettura per rapportarsi alle storie, un modo di distillarne i contenuti, ma anche un modo di stare a chiacchierare intorno a un focolare, così come viene, senza storture, doppi fini o necessità di pilotare la discussione in qualche direzione. Se così non fosse ricalcherei l’immagine che più odio della mia professione: presunzione, saccenza, gambe incrociate e mano che gratta il mento mentre l’occhio socchiuso e penetrante fruga ogni parola e ogni frase come fosse una tasca che ben conosce, anche dal primo incontro, anche dalla prima sillaba. No, non credo proprio.
Questo non è stile. Lo stile è togliersi il cappello e levarsi le scarpe prima di entrare nella vita di qualcun altro. Essere “felicemente ignoranti” e saper ascoltare con la A maiuscola. Nel caso non capissi niente di quello che ascolto, non importa, lo capirete voi quando lo leggerete. Ne nasceranno, forse, mi auguro, scritti che parleranno di uomini e donne come noi, uguali ma diversi, presi a chiedersi “come e perchè” di certe cose o a non chiederselo affatto ma semplicemente “vivere”. Vi prego anche  di accettare l’ espressione anche della “mondaneità”, conquistata dopo tanta spiritualità e anni di analisi, le mie battute di spirito, i miei “lamenti italiani” e qualche parolaccia. Forse per qualcuno sarà una caduta di stile, ma per me è un guadagno di trasparenza e di “ritmo” narrativo.
Mi spiace ma sono un dottore che a 30 anni non è ancora capace di annodarsi la cravatta.

PERCHE’ IL RACCONTO?

Ogni uomo scrive il suo “testo” durante la sua vita: testo scritto in solitaria, testo scritto a più mani, testo con inchiostro sbavato o con inchiostro simpatico. Mille immagini e mille esperienze da rovesciare fuori dagli occhi ogni sera, prima di andare a letto, e scrivere nella memoria. Cosi parcheggiando una moto colorata e piena di adesivi che sembra arrivare quasi da un altro pianeta mi capita spesso l’incontro con i testi e le storie delle persone che si avvicinano incurisite. Inizia e finisce uno scambio di storie. Arriva poi il momento di raccontare quello che è successo. Perchè lo faccio e perchè lo facciamo?
Racconto per sentire la seconda volta il sapore dell’esperienza digerita e conclusa, la rivivo cercando nelle narici e nel palato la sua traccia odorosa mentre i polpastrelli come stantuffi scrivono rimbalzando sulla tastiera. Racconto perchè di racconti siamo fatti, siamo le storie con le quali i nostri papa o le nostre mamme ci addormentavano la sera, siamo i racconti che volevamo evitare e quelli che disperatamente usavamo per cucirci le ferite dopo averle lavate con il pianto. Siamo le fiabe ascoltate mentre il nonno diceva “c’era una volta” e agitava nell’aria le sue mani liberando la polvere magica che disegnava le figure delle favole… poi le palpebre chiudevano piano piano il sipario. E così siamo i racconti che iniziavano con “c’era una volta” ma purtroppo anche i racconti che iniziano con “vorrei che ci fosse stata”.

Non hai capito? ..vallo a raccontare a qualcun’altro.. :- )

PERCHE’ CON LA MOTO?

Ho sempre viaggiato con lo zaino in spalla prendendo treni, autobus e passaggi occasionali. Viaggiavo inchiodato al finestrino guardandoci dentro come fosse una cornice televisiva. Bello, rilassate, mancava solo una cosa: avere le mani sul volante. Non tanto per il piacere di guida quanto per la possibilità di creare, nei tanti spostamenti che un viaggio esige, un’esperienza di grande liberà. Gli spostamenti fanno parte del viaggio tanto quanto incontrare persone o visitare città, per questo principale motivo ho scelto di condurre un mezzo mio. Aggiungiamo poi il richiamo alla metafora del cavaliere con il suo destriero e un pizzico di sana passione motociclistica e abbiamo completato il quadro.

 

LOGISTICA, QUALE PERCORSO?

Sarebbero più precise le indicazioni per trovare “l’isola che non c’è” piuttosto che quelle che vi ho scritto relative al mio viaggio.
La mia precisione è retroattiva e riguarda solo la strada che ho percorso. Quella che devo ancora percorrere è programmata spesso in sella alla moto o alle pompe di benzina, alla meglio la sera prima in motel o chiedendo consigli alle persone mentre la sto percorrendo.

Cmq per sommi capi:

Prima Tappa: ATTRAVERSARE L’AMERICA DEL NORD
Seconda Tappa: ATTRAVERSARE L’AMERICA CENTRALE
Terza Tappa: ATTRAVERSARE L’AMERICA DEL SUD

Quarta tappa: …work in progress  

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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