PUBBLICARE ARTICOLI ALL'ESTERO

PUBBLICARE ARTICOLI IN ITALIA? NON PIÙ o NON SOLO

Pubblicare articoli è parte del mio lavoro, una piccolissima parte dei miei introiti e sicuramente un ottimo esercizio di scrittura. Il livello di stima che ho per l’editoria italiana attualmente mi sta facendo rimpiangere di non essere nato madre lingua inglese. Sul serio. Pubblicare articoli all’estero mi ha sempre preoccupato. Viaggio per il mondo da tanto, lavoro con altri paesi e parlo tre lingue ma posso scrivere decentemente soltanto in una. Quella è l’unica lingua che conosce la mia anima, è la mia gioia e la mia prigione.

Potrei raccontarvi di pazienti tentativi settimanali, quindicinali e mensili (vari e personalizzati) di stabilire contatti con riviste e quotidiani con proposte (varie e personalizzate) senza nemmeno avere un edulcorato vaffanculo di risposta da parte loro. Oggi i miei 10 anni di viaggio, pubblicazioni, libri, collaborazioni con governi e istituzioni internazionali spesso non valgono ancora una fottuta risposta di un segretario/a di redazione. Pensate che il quotidiano della mia piccola città (quotidiano che mi pubblica come riempitivo tipicamente ad agosto con imbarazzanti errori di ortografia e mi ha chiamato una volta Carlo invece che Claudio) non ha accettato nemmeno la mia gratuita offerta di pubblicare settimanalmente immagini (quelle che poi vendo a centinaia ogni mese in tutto il mondo) e un piccolo diario (che poi pubblico a pagamento su riviste).

Talvolta non troverete risposta nemmeno quando offrite contenuti di qualità, gratis, in spazi senza alcun costo all’interno di portali sulla rete.

Quindi se avete poca bile, un solido sistema nervoso e un autostima antiproiettile provate pure con l’editoria Italiana. Io periodicamente ci provo ma non sono un Don Chichotte, finisce che mi spazientisco e non torno più alla carica.

La maggior parte di riviste di viaggio sono morte, quelle sul quale pubblico fanno i bulli di quartiere (tipicamente pretendono esclusività ma decidono insidacabilmente se e ogni quanto pubblicarmi, se non glielo ricordo si dimenticano di pagare), certi quotidiani, se rispondono, sono “ad honoris causa”, senza pagamento e comunque mai continuativi. Pubblicare in Italia, anche gratis, ha i suoi vantaggi come vedremo nel dettaglio in altri articoli (far curriculum, migliorare la scrittura, tessere relazioni, avvicinare nuovi lettori al blog, imparare una professione) ma se parliamo di guadagnare lasciamo pure stare, almeno nella maggior parte dei casi.

Per pubblicare all’estero bisogna avere gli stessi requisiti che tratterò in separata sede (saper scrivere decentemente, saper fotografare decentemente, saper inoltrare una proposta di collaborazione decente) + uno: una buona traduzione.

PUBBLICARE ARTICOLI ALL’ESTERO: DOVE E A QUANTO TRADURLI 

Sto esplorando solo ora questa possibilità e scopro che oggi una traduzione può anche costarvi, su Fiverr.com, 5 dollari per 3-500 parole. Non posso ancora parlare del livello di qualità, ma presto saprò dirvi.

Cercando su google.com i prezzi variano intorno ai 0.10 cent/parola. La qualità sarà certificata ma lascia margini di guadagno molto bassi, persino nulli in alcuni casi.

Due riviste made in Usa che mi hanno risposto (sì esatto, hanno risposto! Sono grandi 10 volte le nostre e non se ne strafottono dei professionisti che li contattano) mi hanno parlato di budget di 500 e 800 dollari per articolo. Tra le linee editoriali figura la richiesta di: 1000 parole per una rivista, 2000 l’altra. Accompagnate ovviamente da una selezione di 30-50 immagini.

Ora, esageriamo pure con i costi di traduzione, facciamo 10 dollari per 500 parole e prendiamo invece la cifra più bassa riconosciuta dalla prima rivista: 500 dollari (io non arrivo ai 300 quando pubblico in Italia e la gente si stupisce pure che me li danno!).

La traduzione ci costerà 40 dollari. 500-40 sono 460 dollari!! (probabile che si dovrà togliere anche una piccola tassa per collaboratori non residenti).

Risultato: ho pubblicato all’estero guadagnando più che in Italia. Non sembra un’utopia, stando ai carteggi con queste testate prima o poi succederà. Speriamo.

DOVE PUBBLICARE ARTICOLI ALL’ESTERO?

Non conosco il panorama straniero ma sicuramente il libro writer’s market raccoglie indirizzi email e linee editoriali di molte riviste. Ovviamente c’è una sezione TRAVEL CAMPING AND TRAILER che riguarda noi viaggiatori. Non ho ancora provato a contattarli, per il momento sono ancora su articoli di moto turismo.

In questo libro si spiega anche come scrivere una proposta. Questa dovrà sempre:

– dirigersi personalmente a un redattore
– formulare una proposta e fornire una motivazione sul perché debba interessare nello specifico quella rivista, con quel taglio editoriale e quel tipo di audience.
– presentare la propria esperienza/qualifiche.
– descrivere numero di parole dell’articolo e vari attachment (tipo quantità di foto fornite)

Ovviamente si presuppone che ci sia qualcuno dall’altra parte che riceve la proposta e, se scritta bene, la legge. Non è vostra responsabilità se, a seguito dell’invio di una email ben redatta e professionale, al destinatario si trovino redazioni subissate di lavoro che non riescono a rispondere oppure stronzi pagati per farlo che cestinano i vostri sforzi lasciandovi in una perenne attesa. Se pensate di pubblicare articoli con loro state buttando via il vostro tempo.

La vostra responsabilità invece è la qualità del contenuto che proponete e come lo proponete. Ripeto che bisogna saper scrivere e spesso anche fotografare, poi redigere una proposta interessante che invogli l’editore a pubblicare articoli con la vostra firma.

Non date mai per scontato che saper viaggiare sia anche saper raccontare. Anche su questo condividerò la mia esperienza maturata negli anni. Ho fatto tanti errori e rotto le scatole a tante redazioni per cercare di pubblicare articoli.

Sulla scrittura guardate pure questo articolo, mentre sulla fotografia ho scritto un decalogo di Dieci Anni in Dieci consigli. E chissà che magari un domani anche un famoso scrittore o giornalista ci venga in aiuto dimostrando un poco di generosità con la condivisione della la sua sapienza invece di tenersela abbottonata, continuare a pubblicare articoli e non condividere mai niente con nessuno.

LA PRIMA ESPERIENZA

Ho venduto un articolo per 200 dollari a ADV Moto RIDER, 1200 caratteri.
Costo traduzione 15 dollari.
Qualità traduzione: buona, sono riuscito a identificare alcuni errori e correggerli, erano pochi ma di sicuro se non conoscessi l’inglese li avrei lasciati “passare”.
Consiglio: quando ricevete la traduzione fatela leggere a chi conosce l’inglese prima di inoltrarla alla redazione straniera.
Prime conclusioni: MOLTO BENE, un inizio promettente.
Voglio continuare a tradurre altri articoli e più avanti iniziare a considerare la traduzione del mio libro.

AGGIORNAMENTI OTTIMI!!!

Mesi dopo la stesura di questo articolo ho avuto accettati (e tradotti) articoli anche per:

  • Overland Magazine (pagato quasi il doppio di Adv MotoRider)
  • Road Runner (2 articoli pagati un sacco!!)

COSTRUIAMO QUESTO ARTICOLO

Sto esplorando pian piano questa possibilità e ho bisogno di confrontarmi con voi per aggiungere informazioni importanti a questo articolo. Ho bisogno, abbiamo tutti bisogno, di ascoltare la vostra esperienza su:

  • Dove e a quanto tradurre
  • Dove pubblicare report di viaggio all’estero
  • Altre idee

Dal momento che su come guadagnare viaggiando si dicono un sacco di stronzate e per lo più chi ci riesce veramente se lo tiene per sé senza aiutare nessuno ti prego di supportare con la tua conoscenza la costruzione di questo articolo. Sino ad ora gli unici commenti arrivati da un traduttore (che cmq apprezzo) sono stati “auguri se riuscirai a vendere un articolo tradotto a così poco“. Fortunatamente non mi sono scoraggiato e come risultato ho venduto il primo articolo in lingua straniera. Seguito da altri 3!! Che fortuna che oggi considero ma non mi faccio demoralizzare dai soliti commenti di chi sottintende che “non ci riuscirai mai” per varie ragioni (banale senso comune o invidia o difesa della professione etc…)

Se apprezzi la mia trasparenza e sincerità leggi anche l’articolo, commentato positivamente più di 50 volte, che si chiama Tutto quello che ho provato per sopravvivere viaggiando.

Ti prego di aiutarmi con uno scambio di informazioni costruttivo.

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