Quante Strade – il Viaggio di una Vita insieme a un Peluche

Quante Strade – il Viaggio di una Vita insieme a un Peluche 2016-12-17T15:44:11+00:00
Quante Strade – il Viaggio di una Vita con l’Orsacchiotto

QUANTE STRADE DEVE PERCORRERE UN UOMO PRIMA CHE POSSA CHIAMARSI UOMO?

Quante Strade di Claudio Giovenzana

Questo libro è un’avventura, è l’inizio inconsapevole di una seconda vita, il primo bacio alla libertà, la ricerca di sé e la voglia di cambiare lasciandosi alle spalle forse anche troppo.
Dentro c’è tutta la spontaneità di un principiante, la paura di aver sbagliato facendo un errore irreparabile e la felicità incommensurabile di iniziare il viaggio per le tre Americhe che, senza ancora saperlo, cambierà tutto e per sempre. Questo “Viaggio di una vita” è in compagnia del mio orsacchiotto, il “Toporso”, compagno di strada e di chiacchiere intorno al fuoco, con il quale attraverserò le foreste immense del Canada a cavallo del Ferro, la mia vecchia moto scassata.

Ecco l’estratto scelto da Feltrinelli:

“‘Sai qual è la cosa bella, Toporso?’
‘Quale?’
‘È domenica, me l’hanno detto le cameriere, io non lo sapevo.’
‘Perché è bello?’
‘Perché ho passato una vita sapendo esattamente in quale giorno della settimana mi trovavo, la distanza da coprire per arrivare come un naufrago sfinito al fine settimana, la terra ferma. Adesso invece ho perso il registro del tempo e non sapere che è domenica è meraviglioso.’
‘Già. Sai qual è l’unica cosa brutta della domenica invece?’
‘No.’
‘Che lontano dalle città le pompe di benzina sono chiuse, noi siamo in riserva e sta per arrivare un nubifragio.’”

Ecco dove potere acquistare il libro:

Amazon, Feltrinelli, iTunes, Google, Bookrepubblic, Kobo.

Questo è il booktrailer:

LE OPINIONI DEI LETTORI

Un bellissimo racconto, che racchiude in sé un viaggio senza tempo, fatto di coraggio, incoscienza e voglia di esplorare. L’autore si lascia guidare dall’istinto, portando in giro anche un sano bagaglio di ragione e sentimento. Per tutto il viaggio si respira un senso di libertà. Bello, da leggere tutto d’un fiato, assaporando lo stile unico dell’autore. Consigliato!
il 13 gennaio 2016
Tra i vari libri “di viaggi e viaggiatori” è il più bello perchè si addentra nello spirito e nell’inconscio che ogni viaggio rappresenta. Bello anche il racconto di paesaggi ed incontri. Questi ultimi sono ben spiegati e diventano l’essenza del viaggio stesso. Spero tanto che l’autore ci delizi con altri libri sul seguito del viaggio…….
il 31 marzo 2016
Libro molto divertente e interessante da leggere.Scorre in modo veloce e senza difficoltà.Bella storia sia dal punto di vista del viaggio che dal punto personale dell’autore
il 1 ottobre 2015
un bel libro di quelli “on the road” insolitamente sincero, troverete i bei momenti, troverete quelli indimenticabili, ma troverete anche i momenti di depressione o di sconforto. D’altra parte fanno parte della storia, no ? Solo che molto spesso i viaggiatori le tralasciano, o ne accennano appena.
Ecco perchè il libro è, a mio parere, per molti versi meglio di tanti altri, scritti da molto più “blasonati” e famosi avventurieri su due ruote…
le strade, e chi va su dueo ruote lo sa meglio di tutti gli altri, non sono sempre facili anche se quasi sempre, alla fine del viaggio, ti rendi conto che comunque ti hanno cambiato e insegnato qualcosa

–Quella che segue è la meno positiva dovuta purtroppo, credo, all’eccessiva e un po’ fuorviante enfasi posta sul Canada dall’editore. Il Canada non è il protagonista ma lo sfondo di un’avventura e un cambio di vita.–

il 17 febbraio 2016
Credo che sia difficile bilanciare il racconto del viaggio “geografico” con quello interiore (causa e motore del viaggio stesso). Entrambe le parti sono necessarie. Io avrei preferito leggere un di più sul Canada, sulle strade, sui panorami, sulle case.

 

LA QUALITÀ

Bene, il libro è stato riscritto tre volte, dato a venti “lettori-test” di estrazioni culturali ed età differenti. L’ho sistemato grazie a questi feedback decine di volte.

Posso garantire per la sua qualità ma una garanzia ancora maggiore rimane la pubblicazione con Feltrinelli.

È dai tempi di Giorgio Bettinelli che non escono con un libro di un viaggiatore su due ruote. Ne vado fiero, anche se ho molte riserve su certi aspetti che qui non voglio trattare e ancora tanto margine per migliorare come viaggiatore e come scrittore. La vita è un viaggio no?
Se non potessi acquistare il libro contattami e te lo regalerò oppure lo scambierò.

COSA HA QUESTO LIBRO DI SPECIALE?

(dall’introduzione)

Ho scritto questo libro per condividere l’inizio del viaggio che ha cambiato la mia vita.

Siamo in tre: io, il Toporso, che è il mio orsacchiotto, e il Ferro, la mia vecchia inseparabile Moto Guzzi. Davanti a noi c’è il Canada, il secondo paese più grande del mondo, e dopo questo la strada continua lungo un intero continente: dalle pendici delle Rocky Mountains fino agli scogli di Ushuaia, nell’estremo Sud, che alcuni chiamano apocalitticamente la Fine del Mondo.

Tra queste pagine trovate i primi diecimila chilometri, raccontati unendo taccuini di viaggio, riflessioni e discorsi tra me e il mio orsacchiotto. Sembrerà una follia ma avere qualcuno con cui parlare, anche un pupazzo, può diventare un sollievo per chi viaggia solo e circondato dall’immensità delle foreste del grande Nord: con il Toporso posso discutere del giorno passato, di quello che verrà, di come il viaggio prende forma e di come ci dà forma. Di un mondo affascinante ma selvaggio che isola, forza a un’introspezione e confina in un silenzio che spesso si vorrebbe rompere con le parole. Ma queste nella foresta cadono inascoltate. Forse.

Diceva Steinbeck che non è la persona a fare il viaggio ma il viaggio a fare la persona. Credo non si sbagliasse: dopo anni di strada, dopo migliaia di chilometri di asfalto, di congetture e sensazioni, la mia vita come la mia persona sono inevitabilmente cambiate. Il viaggio ha fatto il viaggiatore e mi ha rivoltato talmente tanto che sento il dovere di vuotare il sacco e condividere qualcosa di questo spettacolare stravolgimento. Alcune esperienze che ho vissuto vanno fissate con le parole per salvarle dall’oblio, altre vanno tramandate per stuzzicare chi è ancora titubante sulla linea di partenza, chi se ne andrà per vedere il mondo e spero tornerà a raccontarlo.

In molti libri di viaggio si leggono le storie di chi è già arrivato a destinazione, di chi è sicuro, audace, esperto e con grande competenza e professionalità racconta ciò che ha intorno. Tutto tranne se stesso. Forse trascura di raccontarci com’era quando ha iniziato, quante volte è caduto e di come il mondo che descrive ha saputo prenderlo a calci oltre che ammaliarlo con le sue bellezze. Si legge poco di chi deve ancora partire, di chi non sa un accidenti di cosa significhi mollare tutto né tantomeno di come si faccia a viaggiare, a raccontare, a cavarsela da soli dopo aver rinunciato a tante sicurezze per andare allo sbaraglio. Questo libro racconta – senza omettere ingenuità, paure e dubbi – l’inizio di una nuova strada, i suoi retroscena e i suoi segreti.

Quante strade deve percorrere un uomo prima che possa chiamarsi Uomo? Questa strofa di Bob Dylan, l’incipit del libro, mi ricorda come fare strada, in un’accezione molto più ampia, è anche fare un Uomo. Questo racconto è l’inizio di una di queste strade che oggi continua ancora, dopo sette anni, settantamila chilometri e un milione di emozioni. Troverete il ritmo on the road, un po’ incalzante e sincopato, scandito da eventi che richiedono reazioni rapide come trovare un rifugio in tempo, scappare da un acquazzone, superare gelide valli o noiosissime pianure, riparare la moto e gestire incontri peculiari. Ma c’è anche la storia di un “adolescente di terza età” che mentre copre vaste distanze in motocicletta avverte anche quelle che lo separano dalla vita “di prima”. Distanze che marcano silenziosamente un punto di non ritorno. La strada sembra protendersi solo in avanti, a senso unico, non c’è nessun giro di boa, nessun luogo dove ritornare per un epilogo. Ci sono solo le case delle mille e una persona che ti accoglieranno lungo il cammino, alle quali racconterai come vuoi andare avanti. Mai di come tornerai indietro.

Con il passare degli anni ho di certo perso qualcosa di quel magico, spensierato e avventuroso inizio nel quale riuscivo a essere altro da me stesso, altro dal mio mondo. Dove potevo “far finta che” e nessuno mi avrebbe dato del bugiardo.

Ho voluto raccontare proprio questo inizio, per cercare di fissare le emozioni volatili e meravigliose di quel primo bacio alla libertà assoluta, di quel rodaggio interiore che diventa presa di coscienza e comincia a mettere in discussione tutte le convinzioni su come si vive una buona vita.

Tra accampamenti clandestini, tempeste, tramonti e ore di guida verso Occidente ho scritto le mie sensazioni epidermiche e viscerali, le distanze infinite della lunghissima Transcanada, le paure di un neofita, il profumo dell’avventura, i guasti al Ferro, la solitudine nella tenda e gli incontri, forse predestinati, con alcune persone.

Il Toporso, inseparabile pupazzo che ho dalla nascita, è il mio doppio ma spesso anche il mio contrario.

Mi aspetta vicino al falò che preparo prima di coricarmi per chiacchierare del giorno che è ormai passato.

Mentre il sole si spegne nella cenere rossa del tramonto lui contempla il bosco e mi parla.

È il mio unico appiglio ai sogni che avevo da bambino.

È il compagno di strada perfetto per un “adolescente di terza età”.

Buona strada e buona lettura.

Quante Strade - il Viaggio di una Vita insieme a un Peluche

 
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