Le relazioni a distanza

Foto Tony Lang Hoam

Si scoprono belle e brutte cose cercando di mantenere relazioni a distanza: alcuni amici si perdono, altri non parlano, alcuni ritornano, nuovi arrivano. Quando viaggi il tuo universo di relazioni più importanti rimane lontano, passano i giorni, le settimane, i mesi e i legami si trasformano.

Ci sono amici che quando torni “ è come se non ci vedessimo da ieri” e ci sono amici che “non ti vedo da una vita”, alcuni spariscono, altri intensificano la comunicazione, ad altri non frega più niente.

Ho visto come alcune relazioni a distanza aumentino d’intensità e qualità proprio perché non sono sottoposte alla monotonia di incontri in cui nulla è cambiato e nulla si ha da dire. In questi casi la lontananza lavora a tuo favore e la chiacchierata diventa un evento speciale, raro, da celebrare, che prende valore proprio perché avviene attraverso “un mondo”, lungo distanze considerevoli e intavola episodi nuovi, esotici, diversi.

In altri casi invece il fatto di non essere a disposizione fisicamente comporta l’allontanamento da parte di chi non è abituato a tenere relazioni a distanza.

In questo caso il tuo corpo, anche se muto, deve essere “lì” di fronte, fare da segnaposto alla tua anima che altrimenti svanisce nell’etere e non si può più interpellare. Devi esserci tutto, altrimenti non vale. Altrimenti la diffidenza è come quando Meucci inventò il “Telettrofono” e si sentiva la voce della gente senza vederla.

Quindi, tanto per creare tassonomie su cose molto unite che separate, ho pensato a 4 EFFETTI CHE Il VIAGGIO PRODUCE sulle relazioni a distanza.

EFFETTO 1 delle RELAZIONI A DISTANZA IN VIAGGIO: “ELASTICO”

Aumenta la distanza e aumenta la tensione, negativa o positiva. È tipico con la mia famiglia, ci si sente una volta alla settimana su skype, è piacevole, bello e costruttivo. Ci sono tante cose da dire, un filo di nostalgia, qualche piccolo sbotto ma nulla come quando si viveva sottotetto e ci si scaricava addosso valangate di malumore e insoddisfazione. Mi è successo anche con i pochi amici che hanno retto la rivoluzione digitale “naturalizzando” le nuove comunicazioni tra app di messaggistica, social o email.

Con questi superstiti evoluti e adattati oggi abbiamo appaganti scambi di pensieri, emozioni e riflessioni. Molti altri, su questi media, riescono al massimo a dire “Ciao, come stai?” con la spontaneità del Grillo Parlante. La lontananza in questo caso non ha creato una tensione positiva ma solo rottura.

EFFETTO 2 delle RELAZIONI A DISTANZA IN VIAGGIO: “LONTANO DAGLI OCCHI LONTANO DAL CUORE”

Qui si parla purtroppo anche di chi non ha il briciolo di empatia per capire che tu, dall’altra parte del mondo, sei solo e ovviamente senti il distacco in un modo molto diverso, quindi anche un ciao per email/whatsapp/fb è un’impresa titanica.

Poi parliamo anche degli “anti-tecnologici” che non hanno mai registrato un messaggio vocale o fatto una chiamata Skype senza ungersi il capo con l’acqua santa, toccare ferro e trattenere il respiro. Talvolta questa categoria usa la tecnologia come scusa per camuffare un atteggiamento tipo primo punto. Altre volte sono per davvero persone dolci ma che non sopportano i vincoli di una comunicazione digitale a distanza perché non hanno mai dovuto farlo, non ne sono capaci e non ne hanno voglia. Queste persone quando tornerete saranno vicino a voi facendovi sentire che l’amicizia non è andata perduta.

EFFETTO 3 delle RELAZIONI A DISTANZA IN VIAGGIO: “PULIZIA ETNICA”

Me lo aveva detto un amico olandese quando parlavamo di nostalgia… “il viaggio serve anche per sfoltire bene le relazione e terminare con quelle che non contano”. Sono d’accordo, il silenzio e la lontananza non devono necessariamente portare a un taglio radicale delle relazioni a distanza (anche per i motivi di cui sopra) ma alle volte sono ottimi decespugliatori.

Ho capito che alcune relazioni va bene anche perderle o affidarle al destino senza più prendersene cura, magari ci si vede una volta quando si torna magari mai più. Sono stufo di dovermi ricordare sempre per primo di amici che, realmente, lo sono stati più nel passato che nel presente. Altri, anche nelle vacanze di Natale dove non si può accampare la scusa del tempo mancante, sembra non riescano mai a prendere l’iniziativa e mandare un saluto invece di riceverlo e rispondere. Evidentemente pensano che se tu parti sei sempre tu quello che deve farsi sentire, ogni volta. Anche questo con gli anni mi ha innervosito, prima si poteva parlare di problemi di tecnologia, adesso parlo di egoismo e prendo le distanze.

EFFETTO 4 delle RELAZIONI A DISTANZA IN VIAGGIO: “I PEN FRIENDS MODERNI”

Forse questo è uno dei motivi principali per scrivere un Blog, il fatto che altri esseri umani con specifici interessi si orientino su questi contenuti e su chi ci sta dietro cercando confronto, vicinanza, sintonia. Se un blog è fatto bene avvicina al suo autore persone simili, permette di montare squadre di lavoro, creare sinergie, sentirsi vicini, fare qualcosa. Allora può nascere un’amicizia con il sapore che, quelli della classe 70-80 come me, avevano con i cosiddetti “pen friends” che vivevano lontano e che quasi mai nella vita s’incontrava di persona.

Farsi nuovi amici sulla pura affinità di sentimenti e pensiero lo trovo molto bello e poetico anche se molti lo considerano fasullo perché è un processo che passa attraverso il web dove sappiamo ci può essere tanta superficialità e tanti perditempo. Nell’era “Analogica” abbiamo costruito relazioni a distanza di amore e amicizia anche lavorando a distanza, mandando lettere verso i fronti di guerra, verso paesi lontani, verso colleghi o parenti, giornali o riviste. Oggi ho ancora quella profondità, nonostante i mezzi digitali, quando da un continente lontano scrivo rispondendo ai lettori del mio blog o a chi dichiara una simpatia verso di me e quello che comunico.

Ogni tanto scrivo di mio pugno per conoscere nuovi blogger, giornalisti e scrittori. Raccolgo spesso amicizia e cooperazione ma anche menefreghismo e supponenza. Tuttavia se in passato ci si aggregava per vicinanza geografica, (vicini di casa, campetto di calcio, i boschetti del quartiere o l’oratorio, l’associazione culturale della città) nel presente possiamo, anche se non sempre con la gioia di un incontro di persona “fisico”, avvicinarci secondo similitudini profonde, simpatie, somiglianze e progettualità mi sembra fantastico.

LA MIA SOLITUDINE

Di sicuro, con molta tristezza, prendo atto dopo 9 anni di viaggio che il 95% dei miei più “antichi” amici sono rimasti OFFLINE, connessi solo per organizzare serate nei soliti posti o nelle solite case. Solo per dire due cazzate o accordarsi su orari e luoghi di ritrovo. Ogni dialogo profondo, ogni emozione, ogni scambio umano è rimasto al riparo dalla tecnologia, affidato ancora al “vis-a-vis”, senza nessuno sconto nemmeno per chi, 9-10 mesi all’anno, ha solo internet come mezzo per vivere un’ amicizia distante. Quando torno “tutto è come prima” ma quando riparto non c’è nessuna pietà per quel distacco che sto cercando di neutralizzare e rendere solo “fisico”.

Ogni tanto mi sento schifosamente solo, capita poco ma capita, se pensi che viaggiare per anni sia sempre un luna park e che ogni giorno sia una giostra nuova leggi un attimo qui.

LA MIA SPERANZA

La mia speranza è che le relazioni a distanza diventino relazioni e basta, che l’aggettivo a distanza sia relegato alla pura geografia e non all’affettività, che un WhatsApp all’amico della casa di fronte equivalga a un WhatsApp all’amico oltreoceano, è in tutto e per tutto uguale e l’ultimo non richiede costosi francobolli internazionali o tempi di latenza ridicoli.

Che spedire a chi si vuole bene un audio o un video di sé stessi per stare in contatto valgano almeno lo sforzo di tener premuto un tasto e l’imbarazzo di qualche prova generale per prendere dimestichezza davanti allo smartphone. Che la supposta “freddezza” della tecnologia non venga più usata per nascondere l’egoismo in generazioni che non hanno nessun handicap con questi strumenti che tra l’altro usano quotidianamente. Se quando sono partito nel 2008 potevo accettarlo, oggi non più.

Se ti interessa sapere alcune cose che ho imparato in quasi un decennio di strada forse questo ti può interessare:

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