Una parte del mio giro del mondo in moto. Siamo in bassa California

Una parte del mio giro del mondo in moto. Siamo in bassa California

Riportando tutto a casa è il titolo di un album dei Modena City Ramblers, lo prendo a prestito per questo post perché si avvicina il momento di rientrare nella mia Terra per un breve tempo, salutare le mie radici, onorare il padre e la madre e stringere i nodi dell’amicizia con chi è cresciuto insieme a me.

Sono tanti i pensieri che la strada evoca mentre guidi per migliaia di km e vedi un mondo scorrere fuori dalla visiera del casco mentre un altro ti scorre dentro. I ritorni sono tempo di bilancio, si mettono le nuove esperienza alla pesa per capire se ne è valsa la pena.

Gli ultimi mesi sono stati densi, abbiamo accompagnato Greenpeace in un battaglia per salvare un paradiso terrestre situato nel parco marino di Cabo pulmo. Con piacere le mie immagini sono state mandate in televisione e hanno contribuito insieme agli ingenti sforzi di molti attivisti a ottenere una dichiarazione di annullamento del progetto di cementificazione che avrebbe rovinato questo stupendo paesaggio.

Poi siamo andati a nord attraversando 1700 km di deserti e, raggiunta Ensenada, abbiamo fotografato un parco naturale di rara bellezza e fattezze quasi alpine.

Senza quasi crederlo siamo stati bloccati da un metro di neve, nel mio immaginario la bassa california era  una distesa di sabbia e cactus ma questa tempesta di neve a riorganizzato le mie percezione oltre a tenermi in ostaggio in un bosco per una settimana.

Dopo giorni bloccati abbiamo conosciuto la croce rossa statale che è intervenuta con un mezzo cingolato per trascinare i veicoli bloccati nella neve. Dopo aver preso visione di un Promo che avevo fatto per la croce rossa di Taxco, in un altra località, ci hanno invitato a realizzarne uno per loro a Tijuana.

Tijuana l’avrei evitata volentieri, memore della violenza dilagante del 2008.. quando di notte mi sembrava di sentire i petardi delle feste patronali e il giorno dopo mi spiegavano che erano spari. Ma 4 anni dopo Tijuana è stata molto più tranquilla della Tijuana del 2008.

Questa squadra della Croce Rossa è organizzatissima sul piano professionale quanto  totalmente sgangherata sul piano umano. Mentre qui loro sono quelli che vanno a salvare gente, in altri Paesi loro sarebbero decisamente quelli da salvare. Racconterò tanto di loro ma per il momento concludo solo che l’esperienza è stata formativa e conclusa positivamente.

Mentre Tijuana è stata clemente, la paciosa Ensenada, in un pomeriggio da dimenticare ci ha fatto vivere l’incubo di un omicidio nella stanza di motel accanto a dove stavamo alloggiando. E vedersi due sicari che ti passano accanto con la mano sulla pistola non è raccomandabile, ma per fortuna l’esperienza rimane comunicabile con ovvie conclusioni sulla nostra salute. Ne parlerò ancora cmq siamo finiti a testimoniare nella sezione omicidi e la polizia ci ha assicurato che è stata “sfiga” perché a Ensenada non succede mai niente… a parte a noi e al nostro vicino che ha ricevuto in omaggio 6 pallottole e un biglietto per l’altra vita.

Ombre danzanti sulla spiaggia mentre una ragazza mi fotografa

Dall’estremo Nord siamo tornati a Sud, con il calore spossante dei quasi 40 gradi che fa picchiare in testa i cilindri e sudare liquidi che starebbero meglio sottopelle.

Bello fermarsi, senza sapere, in posti reconditi, lasciare i bagagli e guidare in ciabatte a 20 allora esplorando stradine costiere, anfratti di Oceano arrabbiato che sbatte sugli scogli, prendere una birra al tramonto e poi scappare dalle zanzare sotto i refoli di vento della brezza serale.

Bello visitare le Salinas, mari di cristallo da dove si estraggono milioni di tonnellate di sale all’anno.

Salire sulle enormi ruspe caterpillar che da piccolo addobbavano le mie scansie di giocattoli e vedere il mondo da una cabina gialla a 4 metri d’altezza mentre le loro ruote giganti  ti spingono su distese infinite dove in un giorno annuvolato vedi le nubi riflettersi nel sale sciolto sulla terra.

Brutto invece risparmiare 4 euro e dormire senza aria condizionata sotto un tetto di lamiera, mangiare ghiaccio tutta la notte per rinfrescarsi e poi vomitare il giorno dopo in strada per un intossicazione probabilmente dovuta all’acqua non purificata dei cubetti.

Poi siamo andati ancora più a Sud, e il Sud è quel primo grande amore che mi aveva ammaliato e spinto a cercare l’Argentina se non fosse intervenuto un altro amore, per una donna, per un paese e per il ritornare indietro. Questi amori mi hanno fatto impazzire la bussola ma hanno creato un uomo più libero dalle mete geografiche e un viaggiatore più attento. Eppure sento ancora che è a Sud il mio destino e che presto ci andrò per esplorare il resto  del continente.

Siamo finiti in una antica Missione Gesuita a San Javier, 39 km di straduzze attorcigliate con la Sierra che terminano in questo villaggio al quale hanno portato la luce elettrica solo pochi anni fa. La vecchia missione gesuita svetta su un orizzonte a pecorelle chiuso in una morsa di montagne brulle e aride. Ho ammirato nelle prime luci della mattina un Ulivo di 400 anni e poi siamo ripartiti per ritornare a La Paz dove amici ci hanno dato casa per qualche giorno.

Greenpeace ha vinto la battaglia ma un nuovo presidente ha vinto le elezioni riportando il Messico ai tempi della dittatura camuffata da democrazia del PRI e forse questa terra sarà di nuovo uno scalpo da consegnare agli investitori in nome di un falso progresso. Olga ha vissuto in pieno il viaggio, ha guadagnato più coscienza per questo bizzarro stile di vita, nel suo bilancio degli ultimi mesi ha perso il padre ma ha rafforzato l’amore per la madre terra, ha capito cos’è vivere e viaggiare e sa che dovrà impegnarsi per permetterselo. La Guzzi, detta il Ferro,  ha compiuto i 120 mila, è una signora di rispettabile età, senza il fulgore dei motori tedeschi degli ultimi anni ma con la perseveranza e la saggezza della vecchia guardia, un incrocio tra un mulo e un cavallo di razza che accetta la bardatura e va ovunque a qualunque costo: sterrati, calore, sovraccarico, benzina da pochi ottani. Il toporso, seppur in terribile carenza di spazio, ci segue legato sopra la borsa dell’attrezzatura fotografica. È la vedetta che avvista i pericoli e ci guida seguendo il profumo dell’Avventura.

Un altro pezzo di Lungo Cammino è pronto per essere riportato a casa.

Un ulivo vecchio più di 500 anni in bassa California

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