Spiritualità e Cambiamento, Intervista a Elvio di Spiragli di Luce

Elvio Spiragli di Luce Spiritualità e Cambiamenti

Volevo condividere con voi un Intervista che Elvio mi ha concesso.

Come me anche lui è un espatriato, profondamente alla ricerca di sé stesso, intraprendente e curioso, che ha dovuto mettere in pratica i tanti bei discorsi sul cambiamento che per alcuni rimangono solo ipotesi e passatempo. Ex ingegnere oggi vive di Musica e seminari di crescita personale. È Nomade Digitale.

Appena ho letto la sua intervista su Nomadi Digitali ho voluto contattarlo e intervistarlo. Elvio ha un approccio molto spirituale al cambiamento, diverso dal mio, ma ammiro molto la sua spontaneità, il coraggio, la fiducia in sé, il desiderio genuino di aiutare gli altri e il suo stile di vita in cui mi ritrovo completamente.

Ecco un’intervista che forse può dare uno scossone a chi parla di cambiamento ma si sente ancora paralizzato da dubbi e paure, a chi vuole partire ma è bloccato sull’uscio, a chi vuole smettere ma non riesce a mollare la presa, a chi vuole iniziare ma non sa come fare il primo passo.

Quali credi siano gli errori più gravi nelle persone che hai conosciuto che vogliono cambiare vita e poi falliscono?

Se devo essere sincero, non ho mai conosciuto nessuno che volesse per davvero cambiare vita ed abbia fallito. Può sembrare un’eresia, ma è davvero così.
Chi intraprende un percorso mosso dal cuore, da una direzione precisa che sente sua, può sacrificarsi e soffrire, ma non fallire.
Credo che il fallimento possa accadere solo se non si hanno le idee chiare.
Questo non significa che tutto andrà esattamente come lo avevamo sognato, ma semplicemente che troveremo ad attenderci lungo la strada ciò che è giusto per noi.
In pratica, per “successo” non intendo che ho realizzato proprio tutto quello che pensavo, così come “fallimento” non credo significhi che le cose non sono andate come volevo.
“Successo” è essere riusciti ad evolvere e cambiare vita, il “come” lo decidi in parte in partenza, e in parte lungo la strada.
E questa seconda parte, quello che trovi, lungo la strada, è spesso quella più interessante.

Quali sono i consigli peggiori che hai sentito dare a persone che vogliono cambiare la loro vita?

Elvio Spiragli Luce Cascata Cambiamento Crescita PersonaleTutti i consigli che prescindono dal cuore, dal sentire.
Quando io parlo di cuore non intendo seguire in modo generico le proprie emozioni, ma connettersi con l’espressione più profonda del nostro essere spirituale, l’Anima.
Hai presente quando intraprendi una strada e “senti” dentro di te che qualcosa non va?Ecco, quando accade, quasi sempre, non va a finir bene.Perché?Perché ognuno di noi possiede una guida interiore più saggia del nostro cervello.I consigli sul cambiare vita che partono dalle competenze tecniche senza prima aver indagato le ragioni del cuore, non portano lontano. Vuoi un esempio pratico? Io sono blogger e nomade digitale. Mi è capitato di leggere articoli che parlano di come guadagnare con un blog. Sono articoli importanti e ricchi di consigli tecnici.Ciò nonostante, nel mio caso personale, tutto ciò sarebbe inutile se io non avessi chiara la mia missione.Spiragli di Luce – Meditazione e Crescita Personale, il mio blog, sta andando bene perché io sento di avere un messaggio evolutivo da trasmettere al mondo. È questo messaggio che traina il blog e non i vari dettagli tecnici che ho studiato nei corsi di web design che ho fatto. Gli strumenti tecnici sono importanti e devi studiare se vuoi andare avanti, ma solo dopo aver compreso le ragioni del cuore.

Se avessi solo qualche giorno per convincere qualcuno a cambiare vita come spenderesti questo tempo?

In nessun modo, in quanto non si può “convincere” nessuno a cambiare vita ;-)
Il cambiamento deve esser sempre qualcosa di molto sentito, percepito internamente come quacosa di urgente e irrinunciabile. Nell’intervista per il mio blog, Andrea Zurlini (filosofo e alchimista) ad una domanda sul cambiamento e l’evoluzione ha risposto citando Matrix, la scena in cui Morpheus dice a Neo: “io posso solo indicarti la soglia, ma solo tu puoi oltrepassarla”.

Visto che molti sono preoccupati dalla sopravvivenza economica dopo un cambio di vita particolare come il tuo o il mio volevo chiederti quale è stato il percorso più efficace per guadagnare nella tua nuova vita. Il Blog oppure i concerti oppure altro ancora?

È soprattutto la musica a darmi da vivere, ma non solo! Ho conosciuto la permacultura in Colombia, un modo di vivere che tiene conto del fatto che le risorse del pianeta sono limitate.
Si lavora dunque sull’auto-produzione e sul costruire comunità e reti di persone con una visione comune.
In questo modo non ci si basa più unicamente sul denaro per vivere.
Ho un orto sinergico ed un frutteto che gestisco con la mia famiglia dai quali ricavo quotidianamente cibo genuino, scambiamo ciò che non consumiamo direttamente e condividiamo esperienze e informazioni.
E poi mi dedico a quella che so essere la mia personale missione, che è aiutare gli altri nel proprio percorso evolutivo.
Lo faccio attraverso il blog ma anche attraverso incontri di meditazione e seminari di risveglio della coscienza, che ho tenuto sia in Italia che in sud America.
Credo che ognuno di noi debba impegnarsi per riconoscere la missione che ognuno possiede, a quel punto il “lavoro” arriverà di conseguenza, e sarà una naturale espressione delle nostre capacità individuali.

p.s. se qualcuno volesse approfondire il tema della permacultura, ecco uno spiraglio che gli ho dedicato.

Quali sono stati gli errori più gravi che hai fatto tu, quando hai effettivamente cambiato vita lasciando il tuo lavoro e iniziando a viaggiare?

Elvio Spiragli Luce Cascata Cambiamento Crescita PersonaleSo che la risposta potrebbe sembrare presuntuosa, ma non credo di aver commesso errori. Tutto è stato perfetto così come è stato.
Attenzione: il fatto che lo definisco “perfetto” non significa che io non abbia sofferto, anzi!
Ci sono stati momenti di crisi nera, in cui non sapevo se sarei arrivato a fine mese, estati in cui mi fermai a Bologna con 40 gradi all’ombra perché non avevo i soldi per andare in vacanza ma…va bene così! Ogni passo è stato necessario per condurmi dove sono ora. L’unico vero errore che so di aver commesso, e che suggerisco di non commettere, è quello di non avere fiducia in noi stessi.

Se potessi incontrare il te stesso di 10 anni fa, pre-partenza, cosa gli diresti ?

Per il me stesso di 10 anni fa, la partenza era ancora lontana: nel 2007 avevo lasciato da poco il mio lavoro da ingegnere per fare il musicista.
Se avessi l’opportunità di lanciare un messaggio all’Elvio di allora griderei indietro nel tempo solo una parola: fidati!
E se potessi parlare sempre col me stesso che nel 2013 partiva per la Colombia gli direi la stessa identica cosa: fidati. Senti che questo è il tuo cammino? Allora, buttati.

Hai delle routine o delle abitudini quotidiane che hanno migliorato la tua vita?

Certamente: meditare e ritualizzare la vita di tutti i giorni.
Con “ritualizzare” intendo il rendere sacra la vita quotidiana, benedire il cibo prima di mangiarlo, ricordarmi che non è apparso dal nulla, che è stato coltivato, trasportato e cucinato.
Le mani e la fatica di tanti esseri umani, uniti all’acqua, al sole, alla terra, mi permettono di sfamarmi, allora, perché non dire “grazie”?
Ringrazio tutti i giorni al risveglio e, prima di dormire, ripercorro mentalmente i vari momenti della giornata, esaminando come mi sono comprotato: un esercizio simile all’esame di coscienza che ci insegnavano da bambini, ma senza sensi di colpa.
Quanto alla meditazione, la pratico da tanti anni ed è il mio faro nella notte della vita.

Che citazione o che frase sceglieresti se potessi stamparla in un cartellone gigante che milioni di persone possono vedere?

Sceglierei alcune delle frasi più belle della poetessa Marianne Williamson, che secondo me sono queste:
“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati, ma potenti oltre ogni limite. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi, siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto”.
Queste meravigliose parole vennero usate da Nelson Mandela nel suo discorso di insediamento. Vale la pena non dimenticarle.

Ci sono dei libri o dei blog che ti senti di consigliare a chi vuole cambiare la propria vita?

Come libri consiglierei “Cambia l’abitudine di essere te stesso” di Joe Dispenza. Un altro è “Il potere di adesso” di Echart Tolle.
Per quanto riguarda siti e blog, suggerisco ilcambiamento.it, portale che raccoglie molte storie di persone che hanno cambiato vita ed il canale YouTube di italiachecambia.
Riguardo il mio blog, dato che mi hai chiesto dei riti quotidiani, ho scritto un post per chi volesse approfondire, che si può trovare qui: L’importanza del rituale per vivere più felici.

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By | 2017-07-07T18:54:24+00:00 aprile 15th, 2017|Mente|

4 Comments

  1. Nunzio 16 aprile 2017 at 16:41 - Reply

    Bellissima l’energia che trapela da questa intervista genuina. Grazie Claudio di avermi fatto conoscere Elvio. Ciao Elviooo! Mi ha toccato.
    Seguo e pratico la permacultura da circa 4 anni, la pratico nel possibile qui in Norvegia facendo volontariato come Woofer nei fine settimana e partecipando alle food Forest cittadine quando devo staccare dal lavoro. Ho letto Emilia Hazelip, Bill Mollison e seguo ItaliaChecambia e altri “esperti” italiani del settore sperando di poter praticarla presto in modo piu soddisfacente. La permacultura é 3/4 produrre un suolo fertile, e qui in Norvegia, quando é possibile lo é per poco tempo poiché il meteo é orribile. I miei genitori sono entrambi contadini, io sono cresciuto tra i pomodori e le verdure della campania, dove ho passato per decenni tutte le ore di luce. Sono legato alla terra e fremo dal desiderio di produrre il mio cibo, qualcuno dice che “produrre il nostro cibo é l’azione piu rivoluzionaria che possiamo fare” e, se lo osservate con una prospettiva globale tenendo conto degli influssi della globalizzazione sulke nostre vite e delle pressioni e dipendenze dalle multinazionali che ci inquinano letteralmente la vita e vivono ESCLUSIVAMENTE dei nostri supporti capiamo quanto é vero.
    Peró, come Elvio ben sa. Non si può fare permacultura da soli. O almeno non si può essere indipendenti. Io punto all’ indipendenza alimentare ed energetica. Ed é il modo in cui voglio crescere, invecchiare e morire. L’argomento non é complesso ma estremamente vadto e articolato se osserviamo i dettagli e gli aspetti pratici. Ora mi ritrovo, da anni a cercare di seguire dei percorsi che danzino su degli equilibri e compromessi personali. Elvio diceva che la vita non va impostata secondo le competenze tecniche ma a secondo di cio che sentiamo, e in un certo qual modo concordo. Mi interrogo ultimamente molto su questo, sono un tecnico da piu di un ventennio e riparare cose che non funzionano mi piace, vedere il cliente felice di pagare mi piace. Certo vorrei studiare la tromba e avere piu costanza nella meditazione ma in base agli orari lavorativi, se lo facessi, dovrei togliere tempo ad altro come cucinare, lavare, pulire, perdere tempo sul web. Da quando avevo 15 anni lavoro con le mani e non so scindere (ancora) in che misura sia realmente parte di me o sia un percorso verso il quale preferisco contunuare perché mi torna piu confortevole. Sta di fatto che provo soddisfazione in cio che faccio, non vuol dire che é sempre bellissimo, ho anche io il mio stress e le rotture come credo abbia un blogger o un musicista, se invece di fare 8-10 ore al giorno ne facessi 5 sono sicuro migliorerebbe di parecchio, ma questo significherebbe non poter piu ambire a un contratto da dipendente o essere lavoratore indipendente e quasi sicuramente in pianta stabile da qualche parte. E i principi con i quali lavoro li ritengo nobili; fisica, elettricità, termodinamica…esistevano nell’ era glaciale esattamente come esistono oggi. Forse spesso ne facciamo un uso non nobile e proprio, troppo consumistico. Infatti guardo con occhio di riguardo il recycling nel settore energetico. Esempio, produrre un generatore di elettricità da una vecchia lavatrice é un concetto che adoro alla follia e praticamente fattibile e in molte aree del pianeta utilissimo.
    Osservando questi punti e aggiungendone altri che Claudio conosce bene mi sembra di vedere davanti a me un percorso di crescita abbastanza chiaro che sto cercando di chiarire geograficamente e socialmente. Mi piace far parte di progetti e soprattutto di comunità. Inoltre sono estremamente down to earth. Con i conti, i numeri devo almeno valutare il fatto che nell’ ipotetica prospettiva annuale ci sono spese quasi indiscutibili quali il dentista o nel caso di un blogger il mantenimento del sito o tanto altro che non puoi (ancora) barattare con la verdura. Inoltre io sono libero e indipendente da quando avevo 19 anni. Da allora mi pago un affitto, le tasse e qualsiasi altra cosa. Tutto. Se dovessi fare uno stile di vita piu, possiamo chiamarlo “alternativo” (?) io non metto neanche lontanamente in conto di appoggiarmi a nessuno tipo i miei genitori ( a parte quella settimana a Pasqua o a Natale), cooperare con altri si ma non appoggiarmi. Quindi tutte le spese relative all’ indipendenza, per me, si sommano a quelle annuali del dentista, blog ecc.
    E a conti fatti vedete che le cifre crescono, se poi vogliamo aggiungere anche una semplice possibilitá di viaggiare a maggior ragione il conto sale. Fate una media di quanto spendete al giorno in viaggio, decidete quanti giorni volete viaggiare annualmente e fatemi sapere.
    Con questo non voglio essere pessimista o catastrofista, anzi. Voglio dire che tutto è possibile, ci mancherebbe, mi ritengo estremamente soddisfatto delle esperienze fatte e posso dire che fin’ora ho realizzato tutti i sogni che mi sono preimpostato. Sognare é un diritto e avverare i sogni é forse lo scopo piu nobile della nostra vita, direi un dovere. Ma a volte vedo realtà un po precarie o forse incoerenti, quando mi parlano di indipendenza individuale sono scettico, credo all’ indipendenza di gruppo soprattutto se il fine ultimo non é solo autosostentarsi ma “costruire” qualcosa, ma sono SEMPRE disposto a ricredermi. Nessun riferimento a nessuno di Voi, non fraintendete. Inoltre quanto il sistema messo in piedi può auto reggersi prima di crollare su se stesso (poiché le epoche e le necessita cambiano) o doversi necessariamente evolvere/ trasformare?
    Mi piacerebbe affrontare l’argomento scendendo molto nei dettagli.
    E crescere con Voi

    Nunzio

    • Claudio 17 aprile 2017 at 00:04 - Reply

      Ciao Nunzio!!
      Grazie a te e Elvio per questo bombardamento di stimoli.
      Spero possiamo conoscerci di persona un giorno, io e te per la seconda volta e con Elvio per la prima.
      Io da nomade non incontro molti “cambi di vita”, spesso sono solo prosecuzioni di un’educazione e di un’abitudine. Qualche volta sono contadini che portano avanti il loro discorso con la terra (talvolta sacra come Pachamama, talvolta come necessità si sussistenza) e con la loro cultura. Altre volte sono persone di città, qualche ribelle per ragioni politiche, pochissimi ribelli che cambiano direzione con il coraggio di scartare una tradizione e un’educazione per cercare una vita diversa. Questi ultimi li trovo più con l’aggregazione per interessi e scopi che ci da la rete che vagando con la moto per l’America.
      Parlare con te di questo m’illumina e mi fa immaginare come potrebbe essere la mia vita quando appoggerò le borse e parcheggerò la moto per tempi lunghi, il distacco materiale mi ha portato anche ad abbandonare o non conoscere quelle attività stanziali e materiali che hanno sempre fatto sopravvivere o evolvere l’etica dell’uomo. Il contatto con la terra, la permacultura, le comunità, i progetti rurali, il coltiving. Mi perdo parte della saggezza di chi “sta” nello stile di vita di chi si muove continuamente.
      Quando avrò uno spazio “mio” lo organizzerò cercando di protrarre il minimalismo del viaggio e la sua libertà. Cercherò di tradurre in un’architettura fisica quella mentale, scegliendo mobili che si possono trasformare e che siano capaci di tener dentro poco più delle borse che porto in moto. Voglio vivere anche sul pavimento, potermi sdraiare, fare ginnastica, togliere ingombri dalla vista e nascondere il letto. Espandere un tavolo per avere amici che si siedono numerosi e scansarlo per rotolarmi per terra se voglio. Avere il controllo delle luci che influenzano le produzioni di ormoni come la melatonina e anche certe emozioni, voglio avere piante che purificano l’aria della casa (spesso più inquinata di quella fuori). Ci deve essere sempre uno spazio per ospitare qualcuno e possibilmente un quadro di legno con un micro giardino verticale per produrre qualche verdura e purificare l’aria. Una piccolo leggio/scrittorio deve potersi muovere ed elevare per permettermi di lavorare in piedi (w la salute della colonna vertebrale).
      Queste sono cose che sento di poter realizzare, poi ci sono suggestioni che arrivano da siti che progetto case mobili da 30 metri quadri o case agli alberi o galleggianti.. con tutti i benefici fiscali oltre che psicologici…

      Parlando della nostra indipendenza posso dire che questa è sicuramente garantita dalla tecnologia avanzata di lavori internet… senza di questa rimarrebbe solo l’ospitalità delle persone e la necessità di offrire lavori manuali lungo il cammino (ho conosciuto un carpentiere viaggiatore che se la cavava così ma in modo molto precario).
      In un articolo che ho scritto identificavo questo come un “sopravvivere viaggiando”, ma poi quando parti da un luogo per arrivare in un altro sei un disoccupato che cerca un altro posto dove atterrare e cercare lavoro. Uno dei vantaggi di questa rivoluzione tecnologica è proprio la possibilità di essere produttivo anche mentre ti sposti in un deserto o in una giungla. Questo è il mio punto di forza, se questo sistema collassa rimango solo con la saggezza di essere povero ed essenziale ma con un gran problema di solvenza da risolvere con i “vecchi metodi” molto buoni per nobilitare l’animo ma costruiti decisamente per vite stanziali.
      Chi viaggiava in passato portava merci o greggi principalmente, oggi non potrei vivere cosí, diventerei un disoccupato in movimento tra geografie e nuovi lavori, probabilmente manuali, che non so fare bene a differenza di te.
      Quindi la mia indipendenza è molto alta, considerando i buoni guadagni, le ristrettezze materiali e lo stile minimalista che prima era forzatura adesso è scelta indipendente da veicoli o condizioni economiche. Tuttavia un collasso di internet ci segherebbe le gambe…quindi anche la mia indipendenza ha dei limiti e dei vincoli con il sistema.

      Credo nel cambiamento individuale prima di quello collettivo. Ho una sfiducia nei movimenti lenti di un gruppo che deve sincronizzare su questioni molto vitali e importanti, anche se riconosco che lo scambio diventa propellente per motivazioni personali. E di questo ho bisogno visto che quando viaggio incontro al 90% chi critica ma ripone sempre gli stessi modelli di vita, se è ricco deve mantenere uno status quo e un potere di acquisto, se è povero deve raggiungerlo… L’alternativa che vedo qui in argentina è invece il lassismo, lo sbattersene, che non è un “minimalismo” di scelta ma una restrizione obbligata di chi se ne fotte di tutto, non cerca una direzione o uno scopo, un progetto o un senso, ma solo il minimo da fare per tirare a sera e domani vediamo. Suona come un downshifting affascinante quando lo conosci all’inizio ma poi è una solo un menefreghismo che non persegue nulla, né una idiosincrasia, né una crescita, né una cultura, né una esplorazione.. nulla.

      Be, caro Nunzio.. leggendo i tuoi commenti prima mi è venuta la voglia di chiederti il permesso per fare un articolo, poi un’intervista…
      Adesso sono in strada ma mi piacerebbe molto prepararne una assieme. Credo che per questo blog il tuo pensiero sia una linfa eccezionale!

      Abbraccio!

      • nunzio980nunzio 18 aprile 2017 at 16:05 - Reply

        Ciao Claudio,
        riletto il tuo articolo 2 volte e cerco di raccogliere i pensieri. Quando parli dell’indipendenza legata alle attivita’ tradizionali e attivita’ digitali penso che sia importante sapere quanto il metodo di retribuzione influisca. Oltre ovviamente alla sedentarieta’ del lavoro (che puo’ diventare piu nomade volendo). Voglio dire, se in un ipotetico contesto in cui tu non accettassii o potessi piu essere pagato con bonifici o pagamenti sul conto ma in modo “alternativo”, cambierebbe la tua liberta di movimento?
        Magari la mia prospettiva e’ sbagliata o forse faccio fatica a focalizzare qual’e’ il vero argomento del discorso.
        In ogni modo opzioni catastrofiste forse sono inproduttive ma ritengo che si debba mettere in conto che ci sia la possibilita’ di perdere esattamente tutto quello che abbiamo in possibilita’ di avere. Semplicemente perche’ nulla e’ per sempre. Questo approccio lo ritengo estremamente lungimirante e fine a focalizzarsi solo su di noi come persone.
        Sono compiaciuto e onorato di far parte del tuo blog nele modalita’ che tu preferisci, sappi solo che mi piacciono i lavori dettagliati, minuziosi, anticonformisti, illuminanti e tendenti al perfezionismo. Tu sai di cosa parlo. Non importa quanto tempo portino via.
        Non preoccuparti di “perdere parte della saggezza” solo perche’ viaggi. Ne stai acquisendo altra. E la forza della comunita’ sta nella diversita!

        • Claudio 29 aprile 2017 at 17:03 - Reply

          Caro Nunzio!! Scusa il ritardo, sono stato in giro una settimana tra montagne etc..
          Diciamo che avere in cambio soldi invece che “scambi” consente di muoversi più rapidamente. Se per ogni necessità devo scambiare qualcosa con qualcosa è molto più lento e ostico il processo. Anche essere pagato in qualcosa che non sia un bonifico può essere un problema per la mobilità in quanto i soldi sono stati inventati proprio quando i crociati (credo) dovevano viaggiare e attraversare terre nemiche o cmq pericolose senza potersi portare dietro ori o materiali preziosi. Dovevano avere qualcosa che c’era e non c’era fisicamente. Che potesse essere usato er una cosa o per l’altra, che tutti accettassero. Non entro in un discorso lunghissimo (che includerebbe anche la deificazione del denaro). Ne faccio solo una questione di mobilità e versatilita. Una parte tuttavia del mio tempo la sto dedicando per instaurare scambi di competenze o prodotti che mi servono in cambio di recensione e foto. È molto bello anche se riduce la mobilità.
          Sicuramente tutto questo non è a prova di un futuro apocalittico o semi-apocalittico dove, perdendo tutto, la ricchezza è il talento individuale, la terra, l’auto-sussistenza, la manualità.

          Non so se sarai avvistato di questo commento. Spero ti arrivi la notifica. Ho scritto anche un altro bell’articolare su cose che cambiano dopo 9 anni di viaggio.
          Ti mando un abbraccio e presto (appena torno in italia) penso a qualcosa da fare a quattro mani, magari un’intervista o altro..

          Ciao!!

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