Viaggiare da Soli e Mangiare sano – Consigli alimentari per Nomadi

Viaggiare da soli e mangiare naturale

Viaggiare da Soli è un’esperienza meravigliosa ma con il passare del tempo può presentare un conto salato da pagare, in termini di salute. Sopratutto se non riusciamo ad adattarci a questo stile di vita e alle sue limitazioni.

Ho lottato per anni, dopo il glorioso e libertino inizio, per riconquistarmi la salute con le unghie e sopratutto con i denti. Uno dei punti dolenti se viaggi da solo e per tanto tempo, prima o poi, sarà l’alimentazione.

Se vieni dalla mentalità vacanziera di fare quel cavolo che ti pare perché appunto “sei libero di fare quel cavolo che ti pare” tutto andrà bene per i primi giorni o settimane poi la tua energia e la tua salute inizieranno a vacillare.

Se sei uscito da quella fase della vita in cui eri una macchina metabolicamente brucia-tutto (che con il tubo digerente converte ogni porcheria in energia) allora un viaggio lungo, lontano da cucina e palestra, avrà effetti negativi. Se sei un viaggiatore di lungo termine o nomade non avrai nemmeno lunghi periodi di “rientro” per riparare ai casini che hai combinato trascurando la tua salute.

Qui inizia la sfida, tu e il tuo copro dovrete bastare a voi stessi. Diventerai spettacolarmente minimalista anche per quanto riguarda l’alimentazione.
In questo articolo vediamo come diventarlo. Vediamo Vantaggi e svantaggi dell’Alimentazione in Viaggio insieme a principi semplici, efficaci e trasversali a molte diete per alimentarci al meglio con semplicità.

Quando viaggi non dimenticare il significato della parola “Dieta”

Durante gli anni di viaggio ho provato tante diete, dimenticando l’etimologia greca di questa parola, che è “stile di vita”. Alcune diete le ho seguite alla stregua di esperimenti momentanei ( ma segretamente ho sperato che fossero soluzioni definitive) che mi hanno piano piano rieducato o solo fatto perdere tempo. Alcune altre mi hanno aiutato a comprendere il ruolo di alcuni macronutrienti, altre a sensibilizzarmi verso l’ambiente, altre a farmi perdere peso per poi riguadagnarlo, altre ancora a farmi sentire ingenuo e credulone. Un progresso c’è stato e c’è ancora, prima con il digiuno intermittente e poi con una dieta più vegetale integrale, ma il cammino è stato e sarà “lungo” (lungo è una parola poco associata a “dieta” purtroppo).

Ho capito che in un viaggio, anche alimentare, l’obiettivo finale è sempre l’equilibrio a lungo termine e la sostenibilità nel contesto di uno stile di vita che deve funzionare in movimento (quasi) perpetuo. Dobbiamo vivere di più con meno, in ogni senso.

Viaggiare da soli e alimentarsi bene

Vantaggi e Svantaggi dell’alimentazione in viaggio

I vantaggi

Sono l’esperienza, quasi mistica, del cibo interpretato da altre culture. Sono l’accesso a novità culinarie e spesso anche a prodotti genuini, che dal campo coltivato arrivano in bocca senza troppe manomissioni. Viaggiare costa energeticamente molto più che una vita sedentaria, questo se da un lato è un problema dall’altro è un allenamento per il metabolismo. Alimentarsi in viaggio ha come altro vantaggio l’educazione alla scelta in materia di cibo. Bisogna selezionare alimenti in base a dove ci troviamo, conoscere i valori nutrizionali e come questi possono curarci o avvelenarci. Questa educazione, questo “minimalismo”, ce la portiamo con noi anche sulla tavola delle nostre case, non solo quando viaggiamo da soli.

Gli svantaggi

Sono la mancanza della cucina, un luogo per apprendere e dedicarsi al cibo, la scarsa possibilità di fare provviste, la difficoltà nel conoscere dove comprare e cosa in ogni posto. L’impellenza di mangiare in giro può portare a commettere errori perché non “controlliamo” l’ambiente e le sue tentazioni o opportunità, come invece avviene all’interno delle nostre cucine, dove decidiamo cosa ha diritto di stare in dispensa e cosa non entrerà mai,

Quale dieta miracolosa per Viaggiare da soli?

Non mi sento di consigliarvi una dieta in particolare.

In passato ho provato la Dukan (tipo Atkins) poi la Keto, un poco la paleo ( e fino a qui mi sento di non consigliarvele) e ultimamente sto provando a concentrarmi solo sulle “piante” (che in un paese di dinosauri carnivori come l’Argentina, da dove scrivo, non è facile).

Come per il digiuno intermittente anche in questo caso sono a caccia di buoni principi, trasversali a mode commerciali, ad antichità e modernità, supportati da ricerca epidemiologica e risultati clinici. Non ultimo considero come mi sento e cosa dicono i miei esami del sangue.

Se il digiuno è una fase che ha accompagnato interamente la nostra storia evolutiva proprio come il sonno e la veglia (ha raccolto molte evidenze scientifiche su vari articoli) anche su altri principi possiamo incontrare consensi.

Tipo non mangiare troppo, mangiare “vero cibo”, sopratutto vegetali. Anche questa sembra una verità abbastanza trasversale non trovate? L’abbiamo sentita un po’ ovunque, nessuno o quasi è così folle da escludere i vegetali o suggerirci cibi troppo processati.

Non sarà un caso che le popolazioni più longeve della terra (le famose zone blu) e della storia hanno adottato questi principi. Possiamo adottarli anche noi viaggiatori?

I primi 3 principi

Michael Pollan, giornalista, autore di bestseller che non vende nessuna dieta in particolare, ha analizzato tanti approcci al tema ed estratto questi tre principi molto interessanti. Il suo intervento al festival della letteratura di Mantova mi è sembrato molto “saggio” perché equidistante dalle varie mode e correnti, ho subito visto alcune interviste su YouTube e letto uno dei suoi libri.

Ci viene in aiuto quando dobbiamo scegliere e mangiare del vero cibo.

Mangiare “Vero” Cibo

Come facciamo a capire qual’è un “vero cibo”? Traduco e cito nei virgolettati Michael Pollan

  • “Non mangiate cibo che la vostra nonna (o bisnonna) non riconoscerebbe come cibo”. A meno che vostra nonna ha 50 anni e ha visto l’alba del cibo spazzatura dovrebbe diffidare perplessa se in un supermercato mettete confezioni di schifezze assortite nel carrello. Ogni anno in USA vengono introdotti 17.000 nuovi prodotti alimentari, a meno che non sia un’invasione di nuovi vegetali stiamo parlando di una ricombinazione chimica delle solite cagate industriali o di un nuovo repackaging più attraente per qualche target di consumatori. Se fate un giro in un supermercato USA vedete come questo paese sia stia letteralmente uccidendo. Viaggiare da soli, anche fuori dagli States, comporta incontrare cibo spazzatura sotto mentite spoglie, travestiti da prelibatezze naturali ma imbottiti di chimica.
  • “Il cibo è fatto con ingredienti che una persona normale terrebbe nella propria dispensa”. Se doveste approvvigionare la vostra cucina o il frigoreifero mettereste dentro scorte di “carbonato acido di ammonio” “sciroppo di glucosio” “olio di palma” “diacetile””sucralosio” “glutammato monosodico” ? Non credo. Quindi perché mangiare cibi preparati da qualcuno, di certo non un cuoco ma più probabilmente un chimico (o un robot industriale), che li ha ficcati dentro?
  • “Se ha più di 5 ingredienti probabilmente non è vero cibo”. Si commenta da sola. Pensate solo, quando guardate una confezione, che razza di ingredienti trovate quando questi superano le cinque unità.
  • “Un bambino di terza elementare potrebbe capire il nome degli ingredienti” Sí, quando viaggio da solo, anche se sono laureato e bi-specializzato non capisco un cxxxo di molti ingredienti che leggo sulle confezioni.
  • “Gli ingredienti che compongono il cibo esistono in natura” Il cibo viene ancora da lì, dalla natura, dalla terra e dalle piante.
  • “Il cibo vero è vivo e va a male” Anche i batteri lo scelgono perché nutre, non solo noi.
  • Se ha lo stesso nome in tutte le lingue del mondo probabilmente non è cibo” Per esempio “Big Mac, Oreo, Snicker.”
  • Nel supermercato, di solito, il vero cibo è in periferia (frutta ortaggi etc), quello processato è nelle corsie centrali. Fateci caso, in Italia ho visto questa disposizione sia all’Esselunga che alla Coop che al Carrefour.

2) Non troppo

Su questo punto converge l’antica saggezza e la ricerca moderna.

  • Mangiare fino all’80% della pienezza (Giappone), o al 70% (Cina) o lasciare un terzo dello stomaco pieno di sola aria (diceva Maometto), o “alzarci da tavola con un po’ di appetito”, o “se non avete abbastanza fame da mangiare una mela significa che non avete fame”. Se come me siete delle schiappe con queste massime allora rimpinzatevi di cibi a bassa densità calorica (molte fibre) o digiunate ed evitate di svegliare “il kraken” nel vostro stomaco con i primi bocconi.
  • Distinguere tra “Pieno” e “Sazio”, Non domandatevi più se “Siete pieni” ma se “non avete più fame”. L’idea di spazzolare via tutto il piatto radicata nella cultura cristiana e nella povertà che i nostri nonni o bisnonni hanno vissuto nelle guerre non si adatta a un’epoca in cui le conseguenze dell’alimentazione (diabete di secondo tipo e altri) ammazzano più di guerre e terrorismo. Secondo questa filosofia il cibo non mangiato non è necessariamente sprecato, si può conservarlo o condividerlo, a priori si può anche cucinarne meno.
  • Il segnale della sazietà (non ho più fame) impiega 20 minuti ad arrivare al cervello, quindi mangiare piano aiuta a sentire questo stimolo prima di esserci ingozzati. Altro mio punto debole.
  • Riconoscere la differenza tra fame, golosità e mancanza di energia. Questo lo si impara molto bene se praticate come me il digiuno intermittente. Si può avere fame ma non essere carenti di energia (ingrassiamo anche perché la accumuliamo, inoltre abbiamo riserve di glucosio nei muscoli e nel fegato). Nei miei esperimenti di digiuno esteso ho continuato ad allenarmi e lavorare per 7 giorni (9 nell’ultimo esperimento) in cui non ho mangiato altro che brodo di pollo, qualche oliva e caffè corretto con olio di cocco (su quest’ultimo ci sono ricerche controverse…)
  • La natura psicologica della fame, la conosciamo bene quando mangiamo per noia, per occasioni sociali, per depressione, per abitudine. Meglio viaggiare con cibi pronti a consolarci anche senza danneggiarci. Magari sostituiti dello zucchero come stevia e frutta dolce come banane. Cioccolato nero più puro possibile, “trail mix” (o come cavolo si chiamano i miscugli di frutta secca e noccioline)

3) Sopratutto piante

Dal libro “The China Study” l’attenzione mondiale è tornata sulle piante, sempre si è saputo della loro fenomenale completezza nutrizionale (se integrali e non processate) e della concentrazione di antiossidanti che aiutano a mantenerci in salute.Della bassa densità calorica e quindi della capacità di saziarci senza sovraccaricarci di grassi o zuccheri.

In ogni dieta o filosofia alimentare vengono immancabilmente consigliati. Dagli albori dei tempi vengono consumati, decine di ricerche scientifiche su alimentazione vegetariana e vegana (da China Study a quelli sugli Aventisti) mettono in luce più benefici che altro (e parlando di carne invece in una metanalisi di 800 studi la World Health Association ha dichiarato che carne e derivati sono carcinogeni – “An estimated 5.2 million deaths worldwide were attributable to inadequate fruit and vegetable consumption”)

Il dibattito scientifico recentemente pende a favore delle piante: sono molto più salutari rispetto alla carne, al latte e naturalmente ai cibi processati. Le piante sono una polizza per la salute in ogni paese e cultura (ad eccezione di climi estremi in cui non è stato possibile coltivarle…vedi il classico esempio degli eschimesi portato sempre dalle correnti “low-carb”) ed il loro consumo è una delle variabili più importanti, negli studi epidemiologici, collegata all’insorgenza di malattie come cancro, diabete e problemi cardiaci.

C’è chi si ciba solo di piante (tra cui è bene ricordare che oltre a insalate e frutta ci sono erbe, cereali e legumi!) e chi le integra con alimenti derivati da animali.

Viaggiare da Soli e Mangiare bene

Sì… ma in viaggio che faccio?

Di solito il dibattito sull’alimentazione ruota intorno a chi vive stanziale, a chi ha una cucina, un frigorifero, da riempire che ci aspettano ogni giorno. Un luogo di lavoro e una casa attorno ai quali comprare alimenti.

In viaggio le cose sono diverse, non possiamo portarci né frigoriferi né cucine sulle spalle e quindi siamo più vincolati a quello che troviamo lungo il cammino.

Ecco alcuni spunti per mangiare più sano che ho imparato sulla mia pelle in tanti anni di strada, tanti chili persi e guadagnati, infezioni e via dicendo.

1) lasciare che l’organismo si abitui ai nuovi alimenti quando viaggiamo

Nel nostro intestino (e non solo) portiamo a spasso milioni e milioni di organismi che vivono in simbiosi con noi, senza di loro la digestione non sarebbe possibile (alcuni pseudo-batteri sono parte integrante delle nostre cellule: i mitocondri). Questo “bioma” intestinale (sta acquisendo sempre più importanza per la ricerca scientifica) viene selezionato con la nostra alimentazione (le feci espellono tantissimi di questi batteri mentre altri se ne restano per farci assimilare nutrienti). Mangiare nuovi cibi, respirare aria e bere acqua diversa è una novità al quale il nostro sistema deve abituarsi progressivamente.

2) iniziare con alimenti lavati, sbucciati o cotti

Questo è un semplice modo per ridurre il rischio che nuovi batteri creino infezioni provocando la classica diarrea del viaggiatore.

3) acqua in bottiglia

Quando viaggiamo da soli, almeno all’inizio è una buona raccomandazione. Diffidate dei cocktail con ghiaccio di acqua non purificata e non tracannate dal primo lavandino che trovate (a meno che siate in situazione di pesante disidratazione) se vi dicono che è semplicemente “ acqua potabile”. Dopo 10 anni in latinoamerica posso mangiare e bere di tutto, non mi ammalo da almeno 5 anni ma all’inizio era normale avere ogni tanto una diarrea con o senza infezione e febbre. Quello che succedeva era che la mia flora intestinale “abbandonava la nave” dopo che avevo mangiato alcune novità (magari poco sterilizzate), sopratutto quando in eccesso. Un’alternativa valida sono filtri o pillole per sterilizzare l’acqua.

4) mangiare cibo di strada ma attenzione a frittura e bibite

Il cibo di strada quando viaggiamo da soli può essere una favola, sopratutto in decine di paesi dove ho viaggiato. Saporito (Sopratutto Messico, Colombia, Argentina, Perù, Ecuador) e più salutare di quello che ci propinano le multinazionali (animali allevate a soya e antibiotici, frutta e verdura piene di pesticidi etc…) ma spesso la frittura, sopratutto in strada, è il metodo più rapido, economico e gustoso per preparare i cibi. L’olio non viene cambiato a ogni frittura, potete starne certi. Il rischio è quello di mangiarsi “olio motore” insieme alle pietanze senza rendersene conto. Se potete evitate i cibi fritti meglio o almeno  guardate in che condizioni è l’olio che li frigge (spesso nelle bancarelle cucinano sotto i vostri occhi). Altro problema latinoamericano è l’onnipresenza di bibite gassate con la quale ogni famiglia, ristorante e mercato, innaffia ogni sacrosanto pasto. Evitate le bibite zuccherate o scegliete opzioni “light” (anche qui è controversa la faccenda che non facciano male ma di sicuro sono la scelta “meno peggio” rispetto a bersi cucchiaiate di zucchero raffinato). Qualche volta trovate anche bevande “contadine” fatte con mais frutta bacche o altro. Se non vengono preparate con tonnellate di zucchero sono una valida alternativa all’acqua.

5) frequentare mercati in viaggio

Mangiare ai mercati in viaggioI mercati in molti paesi in via di sviluppo rimangono lo smercio di frutta e verdura stagionali. Dal raccolto al mercato il passaggio è quasi diretto. Sono cibi che non fanno concorsi di bellezza come quelli che troviamo nei nostri supermercati ma sono freschi, bio, organici e tutto quello che volete. La loro estetica nasconde tutta la qualità della natura. Le carni hanno le mosche che ronzano intorno e andranno cotte per bene (spesso la mano che riceve i soldi nell’acquisto è la stessa che taglia e incarta il taglio che comprate) ma molte volte sarà carne di animali al pascolo, non ingabbiati e nutriti con soya/ormoni/antibiotici.

6) selezionare alimenti S.O.S da portare con voi quando viaggiate

Se la fame ti colpisce vicino a un fastfood, o un “alimentari” che vende solo porcherie… ti farai del male e lo sai. Ma farsi del bene non è facile: le gallette non esistono o costano un occhio in paesi in via di sviluppo, i cibi processati “light” o “diet” sono pieni di schifezze, quelli realmente poco lavorati stanno di solito in una piccola nicchia riservata ai ricconi. Alcuni cibi freschi vanno a male troppo in fretta o si spappolano se li portate nello zaino.

È importante capire subito, quando conoscete un posto nuovo, quali sono i cibi buoni che possono venire con voi. Le carote per esempio, sebbene non hanno molti carboidrati hanno tanti micro-nutrienti, non vanno a male in fretta e vi seguiranno ovunque. Ci sono tuberi e piante che non richiedono cottura oppure che una volta cotti possono durare a lungo (anche un paio di giorni fuori dal frigorifero). Le patate pesano ma una volta cotte vi seguono senza puzzare per parecchio tempo. I cereali come l’avena sono quasi eterni e li preparate ovunque innaffiandoli con acqua e qualche goccia di stevia. Alcuni frutti sono duri e duraturi. Altri deliziosi ma fragili e caduchi. La granola è formidabile e si può preparare solo con acqua calda e stevia.

Poi, ma sono ancora in fase di sperimentazione, ci sono i sacchetti sottovuoto con pompetta manuale per conservare fuori dal frigo ancora più a lungo, vi aggiorno dopo le prime intossicazioni :-).

7) Cibi fintamente salutari

Nei supermercati, come detto, molti cibi di sano hanno solo le parole che portano sulla confezione. Cercate cibi veramente integrali. Il pane integrale per esempio è spesso fatto da farina processato normale con l’aggiunta di un po’ di farina integrale e qualche seme (lino, girasole etc), zucchero, sale e magari anche grassi. Ce lo vendono come integrale ma è una colossale porcheria. Perlustrate bene le diciture delle etichette e identificate i falsi! Meno ingredienti ha meglio è. Capisco un po’ di sale e qualche addensante ma il resto di solito è un artificio per moltiplicare gli effetti sul palato.

Che portiamo con noi viaggiando?

Viaggiare Nomadi Cibo e alimentazioneIn questi anni abbiamo portato con noi: carote, jicama, cracker di mais senza schifezze aggiunte, semi (le arachidi costano poco), formaggi stagionati, mele, banane avocado e pomodori (anche se vanno a male in fretta e si schiacciano), uova già bollite.

L’idea che sto cercando di portare avanti, come detto in questo articolo, è concentrarmi su vegetali, frutta e cereali integrali poi grassi (meglio i semi, ma potete considerare formaggio e affettati) e proteine (delle piante o di prodotti di derivazione animale…ma decenti).

Ci sono diversi cibi S.O.S in ogni area geografica di cui vale la pena fare una modesta scorta. Oltre ad essere nutrizione saranno anche un’ottima medicina preventiva.

Viaggiare da Soli, dimagrimento e Ingrassamento

Sono alto 1.73 e peso 67-68 Kg. Non sono longilineo e ho due genitori con chili di troppo, per quello che può contare in termini di “genetica”. Ma peso oggi quello che pesavo quasi 15 anni fa. Quando avevo la palestra e la cucina, un letto comodo ogni notte e il metabolismo di un ventenne che non doveva spostarsi per 8-10 mesi all’anno. Non ho le “performance” atletiche di quando ero palestrato ma solo l’ultimo anno di viaggio sono salito su due vulcani a 5600 metri, ho corso una mezza maratona (non mi piace molto correre ma ero in un deserto meraviglioso) e riesco a reggere, insieme ad Olga, trasferte in moto al freddo o al caldo, allenamenti in posti improbabili e trekking di ogni genere e difficoltà. Facciamo fatica, ogni tanto siamo svogliati, spesso l’allenamento diventa stretching o meditazione, qualche volta dormiamo più del dovuto, altre ci concediamo dolci e schifezze. Ma stiamo facendo passi avanti, anno dopo anno, perché non vogliamo che la gioia di viaggiare per il mondo debba pagarsi con la salute o il benessere fisico.

Ho sempre avuto qualche chilo addosso di cui farei volentieri a meno ma continuo a lavorarci. Non sono “arrivato” a uno stato di grazia ma sono in un cammino lento e progressivo. È tutto un viaggiare, anche per l’alimentazione.

E perché?

Perché dopo pochi anni dall’inizio del viaggio i chili di troppo erano diventati dieci! Da quel momento sono scattati i primi campanelli di allarme e una lenta inversione di tendenza, molto più difficile dato lo stile di vita nomade, che però sta portando ottimi risultati anno dopo anno.

Viaggiare da soli e perdere peso è possibile, non è nemmeno difficile, ma il problema è non cantar vittoria dopo le fluttuazioni rapide che si possono avere in modo episodico. Prima che il corpo si abitui a un diverso rapporto tra massa magra e grassa ci vuole tempo e costanza. Bisogna considerare la genuinità degli alimenti, la densità calorica, la spesa energetica e diversi segnali corporei.

Quindi?

Quindi la nutrizione è un tema complicatissimo, un campo di battaglia dove la ricerca scientifica è molto giovane e corrotta da interessi multimiliardari. I principi di tradizioni millenarie, la sperimentazione personale, le ricerche più estese a livello mondiale, alcune linee guida collaudate (di alimentazione antitumorali sopratutto) sono i fari nella notte che dobbiamo usare per orientarci. Non seguire mode dei divi di Hollywood o di chi riporta “uno studio ha detto che” e vende un milione di copie con un milione di seguaci di cui non si sa ancora nulla della loro salute a lungo termine.

In viaggio il gioco si fa ancora più duro, senza frigo e dispensa dobbiamo rieducarci a fare “il meglio con il poco”, volta per volta, prova dopo prova.

Prendere questo articolo con le pinze ma vi prego, non abbandonate la ricerca e commentatelo per accrescere questo bagaglio di sapere.

By |2018-11-11T16:16:04+00:00agosto 26th, 2018|Corpo, Generale, Viaggio|

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